SINESTESIE E FENOMENI PK: POSSIBILI MANIFESTAZIONI DELL’IO-SISTEMA NERVOSO ESTESO

Il legame tra sinestesie, fenomeni PK e Sigmasofia: percepire l’unità dei sensi

Il termine sinestesia deriva dal greco sýn: con, assieme e aisthánomai che significa percepisco, comprendo; quindi percepisco assieme. Quando accade questo fenomeno, infatti, avviene una percezione simultanea di alcuni sensi, nel senso che una percezione che avviene solitamente attraverso un senso viene percepita attraverso un altro, per esempio viene associato a numeri e/o lettere un colore, che viene visto realmente come sovrapposto al grafema, oppure visto mentalmente. “Tale fenomeno può verificarsi sia in condizioni di normalità, specialmente nei soggetti giovani, sia sotto l’influsso di particolari sostanze tossiche (per es., la mescalina). Con lo stesso termine si indica anche un disturbo neurologico, dovuto a lesioni cerebrali o delle strutture nervose periferiche, consistente nella percezione di una stimolazione in una zona lontana dal punto ove questa viene esercitata[1].

Normalmente, come descritto in lezioni precedenti, la percezione di elementi esterni, come suoni o colori (dopo che i segnali bioelettrici vengono trasportati dalle vie nervose periferiche preposte), viene elaborata in aree distinte (anche se possono essere vicine) dell’encefalo.  Tuttavia in alcuni casi accade che la percezione di uno stimolo esterno venga associata a quella di uno completamente diverso e perfino inesistente rispetto alla realtà con cui ci si sta rapportando in quell’istante. Ad esempio in qualche soggetto la percezione del suono riesce a stimolare la corteccia visiva (V4), specializzata nel riconoscimento dei colori, provocando un’inedita percezione cromatica, senza che sia effettivamente intervenuto lo stimolo relativo al colore.

Le diverse forme del fenomeno: dai colori ai sapori

Esistono diverse forme di sinestesia. Tra le più comuni vi è la

Le basi neurologiche: l’ipotesi del pruning e le vie neurali

Ramachandran e i suoi collaboratori hanno notato che la forma più comune di sinestesia è quella grafema-colore i cui rispettivi centri cerebrali sono molto vicini tra loro (in particolare l’area 4 nel giro fusiforme). L’area si attiva sia in seguito alla presentazione di lettere sia in seguito alla presentazione di numeri.

L’ipotesi di Ramachandran è che ci sia una attivazione congiunta, ciò vuol dire che l’attivazione dell’area dei grafemi fa attivare contemporaneamente anche l’area del colore, questo è dovuto ad un eccesso di connessioni tra le due aree, non presente in tutte le persone. In base a questa ipotesi le connessioni tra l’area del colore e l’area dei grafemi, che normalmente subiscono un processo di pruning[2], rimangono invece intatte nei sinestesici, probabilmente per una mutazione genetica che fa fallire il processo di pruning.

Ramachandran ipotizza inoltre che l’attivazione del giro fusiforme non implichi un arrivo alla coscienza delle informazioni. Perché sia possibile essere consapevoli dell’informazione percepita si dovranno attivare altre aree superiori.

Tuttavia, Grossenbacher sostiene che la sinestesia non è dovuta alla presenza di un numero maggiore di connessioni neurali (le quali non sarebbero presenti nei non sinestesici); infatti, secondo lo studioso, tale fenomeno percettivo è imputabile al fatto che, nel cervello dei sinestesici, alcune connessioni neurali risultino ancora attive, mentre non vengono più “utilizzate” in chi non sperimenta tale modo di percepire. Questo spiegherebbe il motivo per cui chi assume droghe psicoattive è in grado di esperire una condizione di “pseudo-sinestesia”, circoscritta esclusivamente al limite temporale in cui tali sostanze dispieghino il loro effetto, per poi tornare a non percepire sinestesicamente una volta terminato quest’ultimo. Secondo Grossenbacher è molto improbabile, infatti, che si siano create nuove connessioni neurali durante l’assunzione di tali droghe; piuttosto, risulta più probabile che vengano percorse “strade” neurali solitamente “disattive”[3]

Schema dei passaggi dalla biologia accidentale alla pratica intenzionale fino alla Sigmasofia per potenziare l'uso delle sinestesie.

La visione della Sigmasofia: l’Io-sistema nervoso esteso

Nella sperimentazione delle Autopoiesi olosgrafiche sigmasofiche, ma anche dalla testimonianza delle pratiche meditative in genere, indipendentemente dal metodo, dalla Scuola, la modalità percettiva cambia, anzi, si può affermare che uno degli scopi di tali pratiche è proprio quello di ascoltare se stessi in modo più profondo per rendersi consapevoli di zone della coscienza normalmente non utilizzate, quanto meno, appunto, con la consapevolezza di farlo. Abbiamo più volte detto che l’Io-sistema nervoso sono un unico processo, pertanto non stupisce che esistano manifestazioni non ordinarie, in base all’utilizzo che se ne fa, inconsapevolmente o meno (a prescindere che ci sia un processo di pruning non completato o che si attivino percorsi neurali di solito non utilizzati). La meditazione rende consapevole questo utilizzo non ordinario.

In Sigmasofia esistono delle Autopoiesi olosgrafiche che hanno come finalità quella di potenziare proprio la percezione sinestetica che, in realtà, è parte del processo di simultaneità, dell’indifferenziazione. Per esempio, l’esperienza della fusionalità Io-somatica tra due o più individui porta proprio all’indistinguibilità tra i confini corporei che può condurre a un idem sentire, quindi a forme di empatia, empatonia, telepatia, telesomatopatia (…) ossia a tutte quelle facoltà autopoietiche che, per essere tali, si caratterizzano per una modalità di funzionamento non convenzionale.

Ciò non vuol dire che siano capacità, poteri veicolati soltanto da alcune persone, sono altresì facoltà potenzialmente esprimibili da tutti come infatti testimonia la grande mole di lavoro scrupolosamente rigoroso e scientifico di Radin. Quando si sperimentano forme di sinestesia, durante le Autopoiesi olosgrafiche, l’Io è semplicemente collocato sulla fonte percettiva, ossia non identificato in una particolare forma percettiva (la visualizzazione, il gusto, l’olfatto ecc.) ma sul processo a monte, sul percepire la percezione. Il punto significativo non è tanto la modalità differente di percezione, quanto la possibilità dell’Io di percepire se stesso in modo più esteso e, questo, come ricaduta nel quotidiano, può indurre un approccio più prismatico nell’osservazione-partecipata degli eventi di vita, a una maggiore capacità di gestione dell’identificazione-fissazione in un particolare contenuto emotivo, ossia di permanenza eccessiva, ostacolante il naturale fluire della fisiologia Io-somatica innata.

Sinestesie e percezione del processo della percezione: illustrazione con didascalia.

Fenomeni PK e interazione mente-materia

La manifestazione sinestetica è una modalità di funzionamento simultaneo così come l’interazione mente-materia, ossia la psico-cinesi: i cosiddetti fenomeni PK.

Da sempre l’essere umano proietta l’idea che una propria intenzionalità, volontà, desiderio possa influenzare la realtà fino a renderla conforme ai propri desideri. La preghiera ne è un esempio. Poiché a volte accade che effettivamente una propria intenzionalità possa realizzarsi, non tanto perché le proprie facoltà psichiche agiscano come un’influenza a distanza modulata dalla volontà ma perché la parte ricevente percepisce le intenzioni della persona distante e risponde conformemente, gli studi inerenti le facoltà psichiche si sono concentrati per verificare questa influenza a distanza su oggetti inanimati, al fine di poterne verificare la veridicità (non potendo, l’oggetto inanimato percepire le intenzioni del soggetto).

Si è proceduto quindi allo studio circa la facoltà psichica d’influenzare il lancio dei dadi. Le numerose prove di laboratorio suggeriscono che in effetti la mente sia in grado di influenzare la caduta dei dadi lanciati[4]: “(…) Ciò nonostante gli esperimenti suggeriscono che esiste una correlazione effettiva tra mente e materia, anche se di basso grado, che può essere ripetuta statisticamente sotto rigorosi controlli sperimentali ma tale fenomeno è ancora avvolto nel mistero”[5]. Prosegue Radin: “Forse mente e materia sono le due facce di una stessa medaglia?” A tal proposito Radin utilizza l’esempio del nodo Moebius[6] per dire che “a volte basta una semplice variazione di un concetto convenzionale per unificare cose che appaiono molto differenti”. Per la Sigmasofia, che prende spunto anche dagli studi di fisica quantistica oltre che basarsi sull’esperienza vissuta, l’Io-soma-autopoiesi è un processo unico, come detto più volte, di cui l’Io, il soma, l’autopoiesi sono diversi aspetti. Il sensibile e il sovrasensibile che lo edifica sono sempre simultaneamente presenti, il prenderne consapevolezza, attraverso percezione diretta è uno delle rivelazioni della pratica meditativa. L’entanglement, esistente anche tra mente e materia, è un processo simultaneo più che di interazione, da quest’ottica non stupisce quindi che effettivamente la psiche, come campo di forza, possa modificare la materia, pensiamo ad esempio agli stati di autoguarigione.

L’intenzionalità e la metafora del nastro di Moebius

Sinestesie ed entanglement tra mente e materia: illustrazione del nodo di Moebius

Il punto focale è l’intenzionalità. L’intensità della motivazione, infatti, può potenzialmente determinare la realizzazione di ciò che ci prefiggiamo, e ciò può implicare anche un determinare le condizioni, gli eventi, le situazioni affinché ciò accada, ma soprattutto ciò può farci riflettere con il potere reale di interagire-modificare noi stessi. In realtà, quando tutto sembra allinearsi a proprio favore, secondo la propria intenzionalità, è l’Io che essendo focalizzato su quel determinato target, su quell’obiettivo, è più attento a ciò che è in linea con esso e si autodetermina la scia di eventi, situazioni, attraverso scelte e azioni che possano avvicinarlo a ciò che si prefigge di realizzare; allo stesso modo quando tutto sembra andare storto in realtà è sempre l’Io che si autodetermina circostanze che possano fargli rendere conto di aspetti di sé probabilmente inconsci, al fine di correggere il tiro, ammesso che sappia vedere oltre la situazione-evento di vita in sé, ossia il messaggio che esso veicola, utile per sé, ed esclusivamente per sé, non generalizzabile come significato per chiunque.

A tal proposito si può utilizzare come metafora proprio come il nodo di Moebius: qualunque situazione di vita, qualunque opposto-complementare è il risvolto dell’Io-soma-autopoiesi di ognuno.

Note:

[1] Enciclopedia Treccani

[2] Le connessioni che si hanno alla nascita sono in numero superiore a quelle che si hanno in età adulta. Quello che avviene nei primi mesi di vita è un processo definito pruning (potatura, sfoltimento) delle connessioni cerebrali.

[3] Cit.: Wikipedia

[4] Dean Radin, “Menti interconnesse -entangled minds- i fenomeni psichici spiegati dalla fisica quantistica; Ed. Mediterranee; pag. 138-144.

[5]  Cit.: Dean Radin, “Menti interconnesse -entangled minds- i fenomeni psichici spiegati dalla fisica quantistica; Ed. Mediterranee; pag.144

[6] È una superficie geometrica con una sola faccia e un solo bordo ottenuta unendo le estremità di una striscia con una mezza torsione.

Iscriviti alla newsletter Zoe per essere aggiornato su articoli d’avanguardia e attività!
Sfoglierai la rivista Gli Ottagoni della Σophy!



autoconsapevolezza autodeterminazione autorigenerazione buio campo coscienziale conoscenza consapevolezza continuo presente coscienza danza dio ecologia entanglement esoterismo essenza estasi forra futuro gioco identificazione inconscio libertà madre morte musica oikos olismo parapsicologia paura psiche psicologia psyché realtà ricerca scienza sessualità sigmasofia significato simboli simultaneità torrentismo tradizione esoterica transmutazione universo vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

logo della rivista Gli Ottagoni della Sophy

VIA DI CONOSCENZA
SIGMASOFIA
Fondatore
Nello MANGIAMELI

Simbolo grafico dell'opera S.T.o.E.
Simbolo del sigilllo Sophy