La visione della Sigmasofia sull’omosessualità: un’espressione dell’androginia innata dell’essere umano, oltre le etichette di genere e le patologie.
In tutte le culture del mondo
è possibile trovare esseri umani
che riferiscono di essere omosessuali.
In generale, si dice
omosessuale
chi
prova attrazione sessuale verso altri esseri umani dello stesso sesso
e di tutto ciò che ha attinenza, collegamento con tale condizione.
L’omosessualità è, quindi, secondo la convenzione, la
tendenza-inclinazione verso la condizione omosessuale.
Il primo dato evidente è che si può affermare che
in tutte le culture del mondo è possibile trovare esseri umani
che riferiscono di essere omosessuali.
Il fatto assume valore più rilevante quando si partecipa-osserva che ogni essere umano attento e formato a sé stesso riconosce che tale condizione, stato, è parte integrante delle
potenzialità esprimibili dall’Io-soma.
La costituzione androginica dell’essere umano
Per la Sigmasofia, appare chiaro subito un fatto, l’essere umano è formato da cellule ed
ogni cellula da un principio maschile e da uno femminile,
spermatozoo+ovocita, lo zigote
(in Sigmasofia denominato,
androgynus)
per cui ha riscontrato la
costituzione androginica innata dell’essere umano,
tanto che definisce
non corrispondente alla funzionalità innata chi afferma di
auto-riconoscersi
come solo uomo o come solo donna,
perché, di fatto a livello cellulare innato le cose non stanno così.
Si può anche affermare che
in tutti i corpi degli esseri umani si trovano tracce
dello specifico apparato proprio dell’altro sesso.
Ma, per la Sigmasofia, è basilare partecipare-osservare che tutto l’organismo, indipendentemente da specifiche parti, è formato da cellule. L’essere umano ha, di fatto, una struttura innata
androginica
e, per questo motivo, di base,
può esprimere bisessualità,
e questa è la funzionalità che
muove dietro la differenziazione successiva,
che ha orientato l’Io-soma di molti esseri umani
a specializzarsi nella monosessualità,
e non è di particolare rilievo il fatto che ha
posto in remissione la crescita dell’organo
e delle funzioni dell’apparato opposto-complementare.
Come noto, dall’esperienza si evince che
il corpo e l’Io-psyché sono un campo unico, sono indelebilmente collegati,
e funzionanti simultaneamente.
L’influenza del vissuto e delle identificazioni acquisite
Quindi, di fatto e alla luce delle esperienze finora maturate, ne risulta che
anche l’Io-psyché ha in sé la stessa struttura androginica innata.
Per questi motivi di base e per altri che vedremo,
l’omosessualità
non
può essere considerata un’invenzione
e tanto meno una patologia Io-somatica.
Gli
esseri umani non divengono omosessuali,
non invertono, ma esprimono una loro condizione innata
legata all’androginia Io-somatica, che può, semplicemente, esprimere
bisessualità.
Premesso quanto sopra, osserviamo insieme dei casi che ci hanno permesso di rinforzare le nostre considerazioni su questo argomento.
Ad esempio, i ricercatori in formazione riferiscono, in molti casi, di avere avuto una fissazione-identificazione verso la madre (o sostituto). Questa fase, legata ai nove mesi di gravidanza e almeno al primo anno e mezzo di vita, viene introiettata e diviene patrimonio di quell’Io-psyché, tanto che, in alcuni casi, la qualità delle esperienze vissute, condivise (spesso legate alla sopravvivenza), divengono qualità dell’Io-psyché del piccolo che assume gli stessi comportamenti introiettati (il caso di Frank); tanto che Frank decise di esprimere il
proprio aggredior verso le persone più piccole del suo stesso sesso,
esattamente come faceva la madre con lui, e lui faceva con la madre,
questa spinta
gli faceva sentire il suo aggredior orientato
verso altri esseri umani più piccoli del suo stesso sesso.

Ma nel caso di Frank ho notato anche un altro particolare, aveva introiettato comportamenti e azioni da parte di un essere umano riconosciuto come donna e a sua volta, lo aveva investito di reazioni, di soddisfazioni, e anche questo comportamento suscitava attrazione, tanto che
riferiva di avere delle forti spinte anche verso il femminile
che risvegliava in lui le stesse atmosfere (vissute da piccolo).
Quindi, orientava la propria spinta sessuale, il proprio aggredior anche verso le donne, e ripeteva nella propria vita questa doppia direzione omosessuale ed eterosessuale (non aveva il padre!).
C’è da notare che queste componenti acquisite profonde, andavano a sovrapporsi a quella che è la costituzione androginica, di cui sentiva in qualche modo la presenza dietro le sue relazioni, i suoi atti acquisiti,
questo in-formava il suo comportamento bisessuale
colpevolizzato da una educazione sessuofobica ricevuta successivamente.
I comportamenti, le azioni, dipendono anche da ciò che introiettiamo, da come formiamo l’Io-psychè, dal tipo di esperienze e di istinti-emozioni che
viviamo dal concepimento in poi.
A ben partecipare-osservare,
il cosiddetto omosessuale è semplicemente l’espressione di ciò che ha introiettato e di ciò che è a livello innato, e verso cui il proprio Io-psyché mostra forme di identificazione.
I comportamenti assunti tengono sempre conto della componente innata e di quella acquisita, le ho sempre riscontrate.
Sempre Frank, crescendo, ricevette un’educazione castrante, colpevolizzante la sessualità, tanto da
vivere la paura-fantasia che l’atto con una donna
potesse arrecargli danno, castrarlo (da verbalizzazione),
da qui un’ulteriore spinta verso figure dello stesso sesso, in cui poteva partecipare-osservare che non ricorrevano pericoli, che poteva mantenere l’integrità del suo pene. Nel caso di Frank la mancanza della figura paterna, diretta, fu significativa, i sostituti non furono all’altezza. Non aveva potuto riconoscere, attraverso la figura maschile, la propria componente maschile, acquisita e innata, ne era poco consapevole, questo fu motivo della
ricerca di questa componente mancante in altri uomini e che ancora non era in grado di riconoscere in sé come componente innata delle proprie cellule.
Frank, avendo introiettato, solo azioni, esperienze della figura materna, ne assumeva forme e comportamenti e, sentendosi e riconoscendosi in quel modo, non poteva che agire di conseguenza,
sceglieva come padre-marito-se stesso
perché quel pezzo mancava
(da verbalizzazione).
Nel caso di Laura, ad esempio, ho incontrato pressoché le stesse dinamiche, in questo caso era assente la madre, morta al momento del parto.
Aveva introiettato umori, esperienze, azioni, prodotte dal padre, dalla figura maschile, e quello il suo Io-psyché poteva agire e riconoscere. Esattamente come faceva il padre, riproduceva e investiva il proprio aggredior su donne più piccole, pur mantenendo per gli stessi motivi di Frank, l’interesse verso il maschile.
In questo caso riscontrai, rispetto a Frank, una differenza: ebbe i primi nutrimenti al seno da una nutrice, questo nel caso di Laura ebbe delle valenze sessuali (per alcune donne è così),
poi fu il padre a nutrirla con il biberon, una condizione che si manifestò con una sostituzione-deviazione sorprendente. Da adulta riferiva che
con gli uomini poteva avere solo rapporti orali,
paragonabili all’allattamento al seno
che lei riferiva di sentire con particolare intensità (da verbalizzazione).
Il resto è molto simile alla storia di Frank. Con questi esempi voglio evidenziare il fatto che
la componente acquisita può incidere profondamente
sui comportamenti omosessuali
e in ogni caso, essendo l’acquisito differente per ognuno, assume un significato a sé, da vivere, destrutturare, Risalire e transmutare ma, dati alcuni semplici riferimenti acquisiti, per la Sigmasofia, ancora non abbiamo individuato e vissuto la questione alla profondità dovuta.
Entriamo.
Sono in grado di affermare, per averlo visto in centinaia di casi, che ogni essere umano evidenzia
metabisogni innati,
stati Io-somatici che richiedono di essere soddisfatti per consentire di dare continuità alla manifestazione della vita-autopoiesi nel corpo in cui ci individuiamo,
denominati
mangiare, bere, dormire, respirare, evacuare, congiungersi,
pulsione olistico autopoietica a vivere e (…).
Si manifestano attraverso gli stimoli che sentiamo, quali: fame, sete, sonno e così via, ossia,
l’aggredior.

L’aggredior e il soddisfacimento dei metabisogni
È la pulsione innata
creata da sé stessi
e rivolta verso sé stessi
che ognuno dovrà soddisfare direttamente, se così non fosse,
l’Io-soma produrrebbe il punto morte.
Per poter farlo, talvolta, l’Io-psyché dell’altro da sé, può essere riconosciuto come strumento che coadiuva, contribuisce a tale necessità innata di soddisfazione. A ben partecipare-osservare, come dicevamo prima, la cellula è un androgino, quindi, quando andiamo a soddisfare l’aggredior, andiamo a soddisfare quest’essere androginico, che può esprimere bisessualità.
La struttura androginica di cui le componenti omosessuale ed eterosessuale sono parte integrante, è l’unico genere formato al momento del concepimento.
Tale condizione innata non può essere
considerata patologica o un’inversione
perché è il fondamento da cui si evidenzia
la differenziazione in genere maschile e femminile.
Tutti gli elementi che deviano da questa condizione androginica, potenzialmente esprimente bisessualità,
sono le basi per le future somatizzazioni e deviazioni identificative di cui la sola espressione omosessuale o la sola espressione eterosessuale, ne sono, per così dire, la riduzione-collasso.
C’è da tenere presente che la componente specifica della sessualità si forma dopo che l’Io-soma è formato, se l’Io-psyché rivive, riconosce la funzionalità a livello della cellula, degli atomi che lo compongono, si renderà conto che questa androginia innata sarà la base, uno degli ingredienti, dei campi di forza funzionali alla conoscenza vissuta.
L’essere umano evidenzia il metabisogno della riproduzione sessuata che richiede l’unione con un altro essere umano di sesso opposto-complementare.
Al di là della riproduzione sessuata, la sessualità è utilizzata dalla stragrande maggioranza degli esseri umani anche per altri scopi: la produzione del piacere; altri, la produzione della beatitudine-estasi; i Sigmasofici, la creazione di conoscenza-meditazione vissuta della fisiologia stessa che forma la sessualità.
Gli usi molteplici della sessualità possono essere vissuti dalla posizione di auto-riconoscimento di essere soltanto uomini, soltanto donne o dalla condizione di auto-riconoscimento di essere androgino-uomo, androgino-donna:
- nel primo caso utilizzando una forma di identificazione-fissazione nel genere;
- nel secondo caso utilizzando il riconoscimento della funzionalità innata simultaneamente a quella acquisita.
Oltre il binarismo: verso l’olos-sessualità

Per questo motivo,
in Sigmasofia considero l’omosessualità e l’eterosessualità
riduzioni-collassi di una funzionalità innata che, come potenziale esprimibile di base,
è bi-sessuale
(poi ognuno la utilizzerà come la propria consapevolezza gli suggerisce,
in modo etero, in modo omo, o altri)
da cui abbiamo deviato, forse condizionati dal fatto che la riproduzione sessuata richiede la cosiddetta, eterosessualità.
Ma l’androginia innata ci evidenzia che in ogni essere umano si evidenzia, potenzialmente, nemmeno la bisessualità ma ciò che in Sigmasofia denomino
olos-sessualità.
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