L’estraniazione dell’essere umano da se stesso, si può definire il declino dell’Io-psyché.
Declino e forma-azione dell’essere umano
In molti esseri umani di questo tempo che si considerano di potere, ho potuto riconoscere il processo interiore per cui il loro Io-psyché si sia
estraniato da se stesso,
dalle proprie estensioni, come campo coscienziale innato naturale, da cui si evidenzia,
producendo in tal modo una forma ostacolante-discrasica, che potrei definire come,
il declino dell’Io-psyché.
Ciò di cui sto trattando coinvolge, in misura sempre maggiore, il sistema relazionale degli esseri umani: dentro il loro Io-psyché si è evidenziata e si evidenzia questo ostacolatore sistemico che difendono.
La mia intenzione non è quella di criticare, quanto quella di contribuire a porre in remissione tale ostacolatore-discrasia che quelle persone
non hanno saputo riconoscere in loro stesse
e che proiettano all’esterno.
Il lavoro maieutico sigmasofico esige coerenza e prevede, come prima istanza, la verifica che
le forme di declino riconosciute dal Maieuta in quegli Io-psyché
non possano essere applicate e riconoscibili in se stesso:
se supera tale auto-verifica, il Maieuta potrà affermare la propria
autonomia conoscitiva
e dare il proprio contributo alla
conoscenza olistico-autopoietica, vissuta, dell’Io-psyché.
Simmetrico e simultaneo con questa coerenza, voglio evidenziare come il declino evidenzi chiarissimi e inequivocabili ostacolatori-discrasie, facilmente ponibili in remissione con il
sistema metodologico formativo sigmasofico.
Ho verificato che soltanto la
forma-zione vissuta a se stessi,
per produrre
conoscenza vissuta del reale innato-acquisito complessivo
potrebbe, potenzialmente, essere utile per non proiettare più su altri il declino sistemico che, forse inconsapevolmente, veicolano.
Sono consapevole che a molti esegeti coinvolti nello stesso declino sembrerà inappropriato affrontare il tema della
consapevolezza dell’Io-psyché
utilizzando il
momento analitico sigmasofico su ognuno
ma, in ogni caso, la mia volontà è quella di illustrare come ho proceduto per riconoscere tale ostacolatore declino e perché l’ho denominato in questo modo.
Ci sono dei fatti, essenziali, che sono immediatamente riconoscibili a chi dispone di un minimo di
onestà intellettuale, auto-maieutica-valutativa:
La guerra come stallo dell’evoluzione conoscitiva
l’Io-psyché in declino
non ha come scopo il progresso conoscitivo dell’essere umano,
inteso come trasmissione di conoscenza che possa
far evolvere, appunto, verso il progresso,
infatti, come partecipiamo-osserviamo, con le sue guerre contribuisce, significativamente, alla
produzione di centinaia di migliaia di morti,
il che significa che, di fatto,
non determina la condizione per tale evoluzione
(un essere umano morto non dà evidenza di poter evolvere sul piano conoscitivo)
e quindi implementare la conoscenza.
Con tali azioni determina soltanto
impasse storici
al progresso conoscitivo dell’essere umano,
in quanto l’identificazione-fissazione che evidenzia nelle sue scelte di dare continuità alla guerra, trovandosi nella condizione di ente che veicola potere decisionale, che può decidere di farlo, impone in qualche modo ad altri, utilizzando eserciti formati da altri Io-psyché (in declino), di fatto, conniventi, nel determinare quanto indicato. Tali azioni non puntano allo sviluppo del significato-significante della creatività, della creazione della conoscenza (…), non vedo come, ad esempio, i sessantamila morti palestinesi o i duemila israeliani uccisi, o gli ucraini o i russi (…) morti, possano farlo.

Di conseguenza, è facilmente comprensibile come l’Io-psyché che ordina la
guerra e quello che la esegue
produca lo
stallo della conoscenza
e l’ingresso nel punto morte in anticipo di molti esseri umani,
rispetto a quanto innatamente previsto dal loro genoma.
L’Io-psyché in declino è coinvolto in forme gravemente proiettive, è inconsapevole della consapevolezza vissuta possibile, perché la realtà che vive gli appare in quel modo che denomina geo-politica, economia, religione, cultura (…), identificandosi così negli interessi che può con tale consapevolezza pensare e che ritiene di interesse, non rendendosi minimamente conto delle avanguardie conoscitive che la consapevolezza vissuta delle in-formazioni innate ci ha permesso di raggiungere: il suo intelletto concepisce porzioni soltanto sensoriali-intellettuali (identificate nel solo acquisito) e non riesce nemmeno a sospettare dell’esistenza di leggi innate, disponibili potenzialmente ad ogni essere umano, che nulla hanno a che fare con il suo declino, scambiato per potere reale. Non vede minimamente, il declino, l’alienazione dal potere reale innato e dalle in-formazioni che in esso operano.
- Perché continuare a ritenere che taluni di quegli Io-psyché siano dei leaders, addirittura mondiali, se producono morte, distruzione, declino della conoscenza?
È possibile riconoscere che gli esseri umani conniventi con loro evidenzino le loro stesse identificazioni-fissazioni, stereotipate. Spesso, quelle dell’Io-psyché in declino (di alcuni leaders politici, ad esempio) sono più imponenti, perché dispongono di maggiore capacità decisionale e consacrati da pseudo poteri che non si chiedono se questi veicolano, realmente, progresso conoscitivo.
Alcuni esempi.
Questi Io-psyché usano la scoperta dell’energia atomico-nucleare (fatta da altri) e la utilizzano come deterrenza, come facile minaccia e non si chiedono quale sia il prezzo, come se Hiroshima e Nagasaki non esistessero! Sembra che il loro interesse sia somministrare la morte, appunto perché, minacciando (inadeguatezza auto-formativa evidente), vogliono far nascere nell’altro la paura della morte.
- Che cos’altro può essere, se non il declino dell’Io-psyché da forme di conoscenza olistico-autopoietiche, vissuta, più estese?
Come Sigmasofia, sono in grado di
cogliere il malessere Io-somatico
che quegli Io-psyché veicolano
(ovviamente non per giustificarli),
quando impongono la loro visione semplicemente dal fatto che determinano oltre che la morte anche
l’impasse dell’intelligenza conoscitiva
finalizzata al progresso autentico dell’umanità.
Cerchiamo di riconoscere nell’Io-psyché l’ostacolatore-discrasia, cerchiamo di cogliere, ora, il danno che arrecano a loro stessi e all’altro, senza aspettare alcune decine di anni, per scoprire che si tratta di azioni anti-vita, di semplici strumentalizzazioni, ossia espressioni di razionalità in declino, talvolta mischiata con pochissime altre idee, forse meno in declino.
- Possiamo chiederci se tale declino distruttivo Io-somatico dell’Io-psyché come il minacciare di somministrare la morte di altri, legittimandolo con spiegazioni intellettuali, con strutture di linguaggio verbali, sia per noi stessi accettabile?
- Per quante generazioni ancora molti si lasceranno influenzare da tali ritardi formativi conoscitivi?
Alienazione sistemica e identificazione nel “solo acquisito”
L’Io-psyché in declino è la conseguenza della sinergia tra
alienazione personale che diviene sistemica
e
alienazione sistemica che diviene personale,
per poter comprendere tale sinergia si tratta di studiare
che cosa sia, realmente, la conoscenza innata-acquisita,
quali siano le azioni che la producono.
Esiste un sistema efficace per riconoscerlo, per esempio quando ci chiediamo:
- quando ci ascoltiamo, Io e i leaders produciamo conoscenza oppure ci innervosiamo, ci stressiamo, ci stimoliamo a creare maggiore coraggio e capacità di critica o quelle relazioni dirette o indirette, ci assorbono come declino alienante che non ci fa cogliere
l’autentico progresso verso la conoscenza umana di ogni tipo?
Il genius-loci è, anche, la conseguenza delle azioni dell’intelligenza umana che abita, vive, in quei luoghi, a cui sono implicite la religione, la spiritualità. È una Io-dinamica di saggezza, emergente da tali intelligenze e che realizza processi conoscitivi di chi vive in quei luoghi.
Gli Io-psyché sono presenti in tali luoghi, ne respirano e ne alimentano le caratteristiche: se in quei luoghi, come sta accadendo, ci vivono esseri umani che evidenziano un evidente grado di inconsapevolezza, di scissione dall’innato, il genius-loci rispecchierà la loro stessa natura. I leaders, in qualche modo, integrano tale genius-loci difficilmente, sono troppo distanti dalle sue caratteristiche, perché gli altri esseri umani non li riconoscerebbero. Per questo motivo, alcuni sembrano non avere contezza dell’innato e sembra ne abbiano soltanto della cerebralità, della zona frontale parietale che, secondo la loro consapevolezza, basterebbe per tutte le azioni quotidiane che si compiono. Non hanno la consapevolezza dell’auto-consapevolezza integrale, delle estensioni dell’Io-psyché.
Per questo motivo, i loro paradigmi non possono acquisire la consapevolezza olistico-autopoietica innata e le loro azioni, in qualunque settore di vita sono riduzioniste, non sono in fusionalità consapevole con l’eco-sistema innato. Sono
realtà virtuale localistica in azione,
sono alienazione schizofrenogena in azione.
Non possono tecnicamente comprendere il linguaggio che sto utilizzando, perché manca loro il vissuto per poter farlo, ma la loro amplificazione intellettuale, in cui sono identificati-fissati, non permette loro di riconoscerlo per cui, di conseguenza, lo liquideranno razionalizzandolo.
Non sono in grado di essere
entelechia Io-somato-autopoietica,
di cui non hanno comprensione vissuta.
Nella loro limitata civiltà umana, esiste soltanto intelligenza logico-meccanicistica che, di fatto,
espropria il significato significante innato del vivere.
In genere, il leader ci investe di proiezioni e di conseguenza ciò che arriva a chi ascolta è il risultato delle intenzioni positive o negative proiettate. In Sigmasofia, riconosco che, penetrando le immagini che scorrono in noi, è possibile iniziare ad avvicinarsi al proprio progresso autoconoscitivo, per questo ho potenziato il lavoro autopoietico (auto-creato), ognuno dovrà vivere in se stesso la propria im-ago, per attraversarla e vivere il proprio
ontos-sophos-logos-kraino
(essere-saggezza-scienza-Io compio)
innato.
Se ne ripercorriamo la storia, riconosciamo che quelle immagini sono operanti nell’innato da cui, per entanglement micro-particellare e coscienziale, siamo inscindibili. Si tratta di prese di consapevolezza che possono farci affermare,
io conosco in misura maggiore chi sono,
elementi innati che l’Io-psyché di molti, ad esempio, non afferma mai, per un semplice fatto, da molte sue testimonianze afferma di
non riconoscere nemmeno di cosa si stia parlando:
il suo declino è evidente,
non conosce la propria scaturigine!

La prevalenza degli esseri umani, da me conosciuti e studiati, riferisce dell’esistenza
dell’Io-psyché e del soma, intendendoli come due definite e definibili entità ma, ad oggi, non ho mai incontrato qualcuno che abbia testimoniato della simultaneità dei due che, in realtà, sono un unico processo, inscindibile. Questo non significa che quegli Io-psyché siano del tutto inconsapevoli della condizione innata, entangled di loro stessi, dell’Universi di cui sono parte inscindibile. Della condizione che ho denominato
stato coscienziale Sigmasofia
(sommatoria più proprietà emergente dell’esistente),
non hanno contezza.
In tal senso, quegli Io-psyché semplicemente non penetrano loro stessi, la loro interiorità, le in-formazioni innate che veicolano.
Nel momento in cui le in-formazioni innate, l’ordine implicito, sono stati per così dire, sostituiti da identificazioni-fissazioni nel solo acquisito, è prevalsa la scissione, la schizofrenia inconsapevole. Questo ha, di fatto, svuotato i significati-significanti innati-acquisti del vivere, riconoscendo potere (pseudo) a dinamiche soltanto acquisite, alienando l’Io-psyché da se stesso, dall’Universi transfinito.
Veicolo conoscenza e coscienza olistico-autopoietica innata-acquisita
è il nome del nuovo comandamento di ogni Io-psyché che assume di formarsi a se stesso. Questo per affermare che ognuno ha la responsabilità della conoscenza vissuta di se stesso.
Questo sentimento religioso universale, da re-ligare ossia ri-unire insieme, è molto semplice da spiegare, di fatto, implicitamente o esplicitamente, contraddistingue, in qualche modo e in qualche misura, diversi per ognuno, i tentativi di conoscenza.
Gli esseri umani da me incontrati hanno evidenziato l’identificazione-fissazione nel solo acquisito, condizione che ha determinato troppe incompletezze, incapaci di emanciparsi da loro stesse. Questa incompletezza sul piano della consapevolezza vissuta è diventata
declino della percezione dell’esistente, della relazione, della civiltà.
Dobbiamo lavorare per porre in remissione tale incompletezza, ma ancora non è stata intuita la necessità della
forma-azione assoluta vissuta dell’Io-psyché a se stesso,
alle proprie estensioni inconsce, sovrasensibili e non locali:
confermando l’identificazione nel solo acquisito, l’Io-psyché si è privato di vissuti creatori, di valore innato, non localistico.
- Ma perché l’intelligenza di quegli Io-psyché non ha assunto la necessità di formarsi a se stessa?
In ogni caso, ci sono sempre stati esseri umani che hanno sentito la pulsione a conoscersi ponendo in remissione i propri ostacolatori-discrasie (sofferenze, problemi…), malgrado i quali, gran parte degli esseri umani sembra essere resistente a questo.
Anche duemila anni di pratiche religiose
non hanno saputo porre in remissione definitiva
il conflitto prodotto dall’Io-psyché
con se stesso e nella relazione,
eppure, l’innato che veicola, il genoma ad esempio, ne sono certo, agisce per funzionare, per creare, come nei fatti dimostra.
È l’identificazione nel solo acquisito dell’Io-psyché, che gli fa evidenziare incompleto progresso ed è quello che di conseguenza crea ostacolatori, aggressività-violenza, conflitto, disastri. Ed anche se dopo ognuno di essi, l’Io-psyché reagisce ritenendo di comprenderli, di fatto continua a produrre recidive, ci ricade. Una componente delle cause di ciò, sicuramente presente, è la difficoltà di molti nella soddisfazione dei meta-bisogni fondamentali
mangiare, bere, respirare, dormire, evacuare congiungersi pulsione a vivere e, con meno intensità, i bisogni desideri insoddisfatti di ognuno,
condizione Io-somatica che, per specifici motivi, fa da
humus al proliferare di conflitti nella relazione, guerre, disastri nucleari.
A questo punto, è necessario partecipare-osservare che è sempre l’Io-psyché a creare teorie, ideologie, dogmi che decidono la propria sorte ed anche la sorte di interi gruppi umani. Per porre in remissione quanto appena indicato, la Sigmasofia assume una forma-azione vissuta che prevede la sperimentazione integrale dello stato Io-somatico e relativo significato, in un modo realizzato al di fuori del linguaggio verbale: questa modalità operativa pratico-teorica ha aperto il ricercatore alla propria scaturigine sovrasensibile non localistica, a in-formazioni innate presenti nell’Universo, al vissuto della fisiologia innata tecnicamente in grado di formare, di evidenziare ogni stato Io-somatico producibile.
La Maieutica Io-somatica è, come detto, essenzialmente il vissuto dell’
ontos, sophos, logos e kraino
da riconoscere in se stessi.
Il Maieuta e il ricercatore collaborano insieme per realizzare questo intento esistenziale, bios-etico, vissuti che ci indicano che l’ontos, il sophos e il kraino sono innati, mentre il logos ha componenti acquisite.
All’essenza dell’Universi parte che siamo opera l’in-formazione innata
che è essenza dell’io-psyché.
Questa frase dovrà essere intesa come la condizione innata-acquisita dell’Io-psyché. Si tratta di un vissuto e non di parole, quello che ci consente di comprendere, maggiormente, l’esistente. È il vissuto da cui si evidenzia ogni forma di cultura ed ha un significato innato esteso entangled, ciononostante è stato svuotato di significato-significante, di vita-autopoiesi, consentendo soltanto alla cultura, soltanto all’acquisito di evidenziarsi e di affermarsi
Per restare in ambito di maieutica Io-somatica, l’indicazione è quella di sperimentare direttamente la vita innata, penetrandola in modo da poter affermare l’ho vissuto e di conseguenza inizio a comprenderlo a intuirlo.
Il ricercatore in Sigmasofia assume di esprimere i propri vissuti esperienziali, le proprie facoltà, uscendo così da identificazioni soltanto cultural-mondane, ritenute queste illusoriamente come superiori a quella dei principi attivi innati dell’essere umano.
La Sigmasofia e la maieutica dell’Io-soma
La Sigmasofia è la Via che può condurre oltre, è la metodologia che permette la disidentificazione, de-fissazione dal solo acquisito e permette di dare il contributo soggettivo, intuitivo, sincronico facendo evolvere, di fatto, il riduzionismo della ricerca scientifica.
La consapevolezza vissuta dell’ontos-sophos-logos innato è il processo di simultaneità, di misura, di tutte le parti-Universi che l’Io-psyché può esprimere, da ciò è nata l’ispirazione di creare la tecno-ontos-sophos-logia Io-somato-autopoietica denominata
Intuitive and synchronicity insight
della Sigmasofia.
L’Universi-parte appare al ricercatore come se disponesse di un volume finito, essendo consapevole però che, allo stato della ricerca, non ha limiti finiti.
Per questo motivo, l’Io-psyché è consapevole che al momento non potrà comprendere per intero l’Universi-parte, in quanto risulta essere transfinito (mai finito), ragione per cui la scienza non è ancora riuscita a formulare la
T.O.E.
Theory of Everything.
L’Io-psyché la sta cercando ma, al momento, potrà forse trovare una efficace metodologia di ricerca che non potrà fare a meno della
Maieutica Sigmasofica Io-somato-autopoietica che ha saputo porre in remissione definitiva fedi, fideismi, divinità, dogmi, credi (…), in quanto ha saputo riconoscere e vivere il proprio ordine implicito innato, in-formato
Ciò è potenzialmente di ogni essere umano e consapevolmente del Maieuta-Docente che ha saputo vivere risalire e transmutare i propri ostacolatori-discrasie (quindi di porli in remissione).
Per somministrare la maieutica Sigmasofica, ho elaborato un metodo che permette di, per così dire, consapevolizzare attraverso il vissuto diretto l’innato, realizzato attraverso il linguaggio non verbale, capace di trans-mutare l’acquisito che conosciamo e su cui siamo spesso identificati-fissati. Ci si apre alle energie innate non superluminali ma simultanee all’entanglement coscienziale autopoietico, vissuto, da cui nasce la
sicurezza ontos-sophos-logica
secondo la quale ogni presa di consapevolezza innovativa e nuova è sempre tecnicamente possibile.
Il maieuta di Sigmasofia è intensamente consapevole del fatto che molto è stato detto, scoperto, ma anche che trans-finite in-formazioni innate devono ancora essere consapevolizzate, c’è molto sotto, sopra, di lato al sole: al momento, non si riscontra nessun limite alla creazione di nuovi paradigmi olistico-autopoietici innati.
La Sigmasofia è un metodo che conduce all’esplorazione dell’innato transfinito e questo è fondamentale. Essendo un’esperienza integrale, totale, la Sigmasofia, forse, ce la farà a sopravvivere a se stessa in quanto ha saputo porre in remissione l’anacronistica locuzione della
fine della scienza, della filosofia,
in quanto tutto sarebbe già stato scoperto.
Con la scoperta dell’entanglement micro-particellare e coscienziale, la Sigmasofia ha vissuto la necessità di andare a verificare l’estensione non locale dell’Io-psyché e quindi una sorta di integrazione di funzionalità entangled universale coscienziale. Molti di questi studi sono da sperimentare in modo ancora più esteso. Se ogni essere umano agisce nella propria sfera d’azione ed è in stato di entanglement coscienziale, significa che a quel livello di funzionalità innata è in movimento fusionale- sincrono con altri, ognuno dei quali esprime il proprio suono.
Entro nel merito.
A livello innato, gli esseri umani e anche i pianeti si muovono, secondo in-formazioni innate specifiche che hanno definite caratteristiche, come i tasti di un pianoforte e delle note che emettono. In base al tipo di relazione o di simultaneità o di altro, l’intensità può esser più o meno ascoltata. Questa musica emergente inizialmente non è immediatamente udibile dagli esseri umani perché è innata e spesso molti di loro sono identificati-fissati nel solo acquisito.
L’innato è un sistema ordinato (cosmo significa ordine), regolato da in-formazioni leggi innate.
La forma-azione maieutica vissuta è la Via d’accesso alla comprensione di se stessi e delle proprie estensioni sovrasensibili.
Negli anni, ho verificato la possibilità tecnica della previsione in senso sigmasofico e come questo possa guidarla, attraverso Io-psyché maggiormente formati a questo.
La produzione di un ostacolatore-discrasia può manifestare effetti ovunque sull’Io-soma, l’Io-psyché soma è il responsabile dell’ordine della vita-autopoiesi nell’interiorità.
In genere, gli ostacolatori-discrasie acquisiti hanno la loro intenzionalità non completa che, in genere nega le funzionalità innate, quelle che, se raggiunte, completerebbero la coscienza e la conoscenza olistico-autopoietica possibile, orientandoci verso lo stato Sigmasofia.
L’Io-psyché può richiamarsi al proprio
ontos-sophos-logos-kraino
innati,
ed è in questo raggiungimento vissuto a risiedere la remissione del declino dell’Io-psyché.
Verso la S.T.o.E.: la teoria del tutto sigmasofica

Gli scienziati di questo tempo stanno ricercando la
T.O.E.
Theory of Everything
ma non ammettono e non riconoscono la costante, sempre presente, in qualunque ricerca che è l’Io-psyché a realizzarla, motivo per cui propongo la
S.T.o.E.
Sigmasophy theory of Everything,
ossia l’inserimento dell’Io-psyché nella T.O.E.
L’inserimento dell’Io-psyché è efficace quando vive la consapevolezza (come auto-tendenza formativa) delle in-formazioni innate, le stesse che la T.O.E. sta cercando (ovviamente mi riferisco al loro corrispettivo interiore).
Il declino dell’Io-psyché è la conseguenza ovvia della
prima grande dicotomia, dualità dell’essere umano,
quella tra innato e acquisito,
ossia l’identificazione-fissazione prevalente nel solo acquisito,
scindendosi così sul piano della consapevolezza vissuta,
dall’ontos-sophos-logos-kraino innati.
È soltanto dall’intelligenza psichica innata che possono emergere insights intuitivi e sincronici riguardanti le sue componenti.
La mia visione gnostica interiore estrapola dalla vita embrionale, dalle meccaniche quantistiche e sub-quantistiche (nel corrispettivo coscienziale).
Se vorrà porre fine al suo declino progressivo l’Io-psyché dovrà necessariamente entrare nel vissuto e nella gestione della componente energetica localistica e non locale.
Quando l’Io-psyché vive e lascia fluire spontaneamente il proprio ontos-sophos-logos-kraino attualizza la necessaria conoscenza e coscienza olistico-autopoietica che, tra l’altro, ha valore auto-rigenerativo.
Ovviamente
la Sigmasofia
non avversa l’acquisito,
avversa il suo utilizzo non simmetrico,
non simultaneo con l’innato,
ossia con ciò che gli permette di evidenziarsi.
A questo punto, occorre specificare che non significa esprimere un ostacolatore-discrasia, indotto da una disposizione erronea dell’Io-psyché nel somatico, non è una condizione somatica di origine psichica, è ciò che indica il
sinolo
(termine composto da sýn che significa insieme’ e da hólos che significa Tutto)
ovvero l’inscindibile Io-soma-autopoiesi che non sono in relazione tra loro, ma che funzionano simultaneamente, sono un unico corpo, un’unica forma, corrispondente con
l’entelechia sigmasofica
(nel senso che sono perfettamente compiuti in loro stessi),
ovvero con ciò che pone in remissione, definitiva
il declino dell’Io-psyché.
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