IL CIFRARIO DELLA SERENDIPITÀ AUTOPOIETICA

Serendipità autopoietica: disidentificazione e insight

L’imprevisto, l’inatteso
autopoietico
-auto-creato-

Iniziamo a partecipare-osservare insieme di cosa si tratta.

Durante la forma-azione in Sigmasofia Io-somatica, applicando la Maieutica P.Si., è sempre accaduto che il Maieuta e il ricercatore, mentre vivevano e analizzavano gli argomenti da loro consapevolmente concordati, scoprissero e prendessero coscienza di altri contenuti Io-somatici, ossia di

qualcosa di imprevisto,
di inatteso.



Riconoscere l’inatteso attraverso le A.Si.Re

La frequenza di tali

inattesi

mentre tutto era orientato a studiare

altro,

mi spinse ad elaborare un protocollo mirato attraverso cui il Maieuta, durante la somministrazione della Maieutica Io-somatica potesse sviluppare la facoltà consapevole di poter individuare

l’inatteso,
imprevisto e l’imprevedibile.

Sintetizzai questa proprietà emergente dal setting Sigmasofico in un cifrario che somministro durante la fase di supervisione sigmasofica, denominato:

il cifrario della

serendipità autopoietica

mentre somministrano il protocollo formativo a se stessi e ad altri,

il Maieuta e il ricercatore in Sigmasofia

dovranno, in specifici modi e progressivamente, sviluppare

 la facoltà Io-somato-autopoietica

di saper riconoscere e individuare

tutte le coincidenze che vivono

al fine di estrapolare

quelle maggiormente significative,

e riconoscendo in esse

l’inatteso.

Per poter farlo ho elaborato diversi protocolli operativi, denominati,

Azioni Simbolico-Reali
A.Si-Re.

Due esperienze rivelatrici di serendipità vissuta

Di seguito, illustro due esperienze formative che contribuirono in modo significativo a farmi elaborare il cifrario.

 

Prima esperienza

Si tratta del caso di un ragazzo che aveva prodotto il Disturbo da Attacco di Panico (D.A.P.). Mi raccontò che andando a fare una gita in montagna, in un luogo che non conosceva, proposto da un suo amico, allo scopo di rilassarsi e di cercare di conoscere qualche bella ragazza gli accadde, appunto, qualcosa di inatteso. Mi disse che tre giorni prima aveva ascoltato da una tv privata la notizia di un meeting che alcune persone affette da D.A.P. avrebbero avuto in uno specifico luogo (di cui non comprese il nome). Fu sorpreso nello scoprire che il luogo coincideva con quello proposto dal suo amico. Accadde così che camminando si imbatterono in quel gruppo e parlando con loro apprese informazioni utili per il suo DAP, in sintesi mi disse che

aveva trovato la risposta che cercava

(e non trovava)

in modo del tutto

inatteso.

Seconda esperienza

Si tratta del caso di una donna che durante una conferenza seguita in un’associazione culturale di Roma aveva sentito affermare che proprio nella zona dove lei era nata e residente fosse presente un significativo monumento antico etrusco che lei, pur essendo un’esperta di archeologia e una profonda conoscitrice di quel territorio, non conosceva. Avvenne che in occasione di una delle sue escursioni, si perse in un bosco e che dopo ore di girovagare a vuoto (non trovava più il sentiero per tornare sulla strada principale), in un luogo impervio, probabilmente non percorso nemmeno dai cacciatori, incontrò, con sorpresa, un uomo, che le chiese se aveva bisogno di aiuto…, a cui, ovviamente, rispose di si.

Quell’uomo ero io!

Mi chiese come mai stessi passando di lì, le dissi che stavo provenendo da un monumento etrusco poco conosciuto. Successivamente scoprì che si trattava dello stesso monumento archeologico di cui aveva sentito parlare e che non conosceva.

L’inatteso

può evidenziarsi in moltissimi modi e può essere riconosciuto come

propedeutico ad un cambiamento, ad una trans-mutazione.

Infatti, successivamente, quella donna mi chiese di accompagnarla al monumento e decise di seguire, a suo modo (tramite social), la Sigmasofia.

 

La serendipità autopoietica: intenzionalità, non caso fortuito

Dopo queste e altre esperienze simili, iniziai a formare il concetto e l’azione di

serendipità autopoietica

ossia, volevo

creare l’intenzionalità a riconoscere l’inatteso come processo voluto,
togliendolo dalla descrizione di processo che
accade per puro caso.

La serendipità autopoietica non ha nulla a che vedere con il cosiddetto colpo di fortuna, ma è, sempre, la proprietà emergente, che si evidenzia dall’insieme di stati Io-somatici e relativi significati riferiti, vissuti dal ricercatore in Sigmasofia durante il setting, su cui il Maieuta somministra le A.Si.Re. (Azioni Simbolico-Reali) finalizzate a questo. Per comprendere meglio questo passaggio è necessario illustrare, maggiormente, che cosa siano le A.Si.Re.:

L’A.Si.Re. è la somministrazione di un‘azione giocata che ha finalità di presa di consapevolezza vissuta di uno stato Io-somatico o di un ente ancora non conosciuto, altresì a finalità di induzione di

processi di autorigenerazione e di auto-guarigione.

L’A.Si.Re. richiede la partecipazione attiva del ricercatore che accetta di mettersi in discussione, negli elementi che riconosce come ostacolanti-discrasici.

La Maieutica Sigmasofica si applica all’intero Universi-parte e ad ogni parte-Universi per finalità conoscitive vissute e per autorigenerazione-guarigione

L’A.Si.Re. se ben somministrata può consentire di vivere l’eziologia dell’ostacolatore-discrasia in un modo in cui il ricercatore si sente non giudicato, compreso e accettato, incondizionatamente.

Remissione dell’incertezza e unità funzionale-fusionale simultanea

A.Si.Re. dopo A.Si.Re. il percorso formativo consente all’Io-psychè del ricercatore di prendere coscienza delle proprie funzionalità e risorse innate-acquisite sviluppando pre-disposizioni di cui non era consapevole. Il percorso formativo vissuto gli indica che quello che denominava i suoi limiti indica le sue possibilità d’avanguardia da implementare da estendere fino all’inatteso e oltre.

La presa di consapevolezza diretta di processi innati ed acquisiti di conoscenza olistico-autopoietica innata, sui significati della vita, dell’esistere.

È il mezzo attraverso cui realizziamo

kraino

ossia

l’Io-compio
ciò che l’intenzionalità si prefigge.

L’A.Si.Re. è un predicato, dal latino praedicatum che significa

ciò che viene affermato
(attraverso l’azione).

Se l’avanguardia di consapevolezza dell’Io-psyché evidenzia qualcosa la può tecnicamente materializzare (farla divenire azione, esperienza vissuta penetrata), se ciò accade significa che

non c’è relazione tra soggetto e oggetto
ma unità funzionale-fusionale simultanea,

sono tutt’uno.

Quando l’Io-psyché scinde tale simultaneità, di fatto, evidenzia

la discrepanza tra avanguardia di consapevolezza-concetto-pensiero e azione.

L’A.Si.Re. è utilizzata per porre in remissione tale discrepanza
(tra avanguardia di consapevolezza e azione,
tra vita-autopoiesi-fisiologia innata e Io-psychè creante avanguardia di consapevolezza).

L’A.Si.Re., l’esperienza vissuta penetrata, il fare, è la via fondamentale per la presa di consapevolezza, per conoscere e raggiungere la serendipità autopoietica e oltre.

Via via che si somministrano si assiste alla

remissione progressiva dell’incertezza e all’implementazione dell’apertura verso il nuovo, verso l’inatteso anche mentre si sta attuando altro.

Il Maieuta e il ricercatore non sanno, esattamente, che cosa stanno cercando altrimenti se lo direbbero e non lo cercherebbero, ma con l’applicazione di questo cifrario sanno che

l’inatteso esiste ed è riconoscibile,

e che

non è mai
la conferma di una realtà già conosciuta.

Oltre l’indagine scientifica: i tre principi attivi

Il cifrario della serendipità autopoietica, non è un metodo di indagine scientifica, sistematica, infatti, tratta della capacità maieutica di portare

l’attenzione sugli opposti-complementari, sulle sfumature, sui contrasti, sugli ostacolatori Io-somatici e o gruppi di essi per riconoscerne la serendipità

in modo non previsto dal maieuta e dal ricercatore ma riconosciuto attraverso

l’esperienza penetrata.

Il cifrario di riferimento del Maieuta è il seguente:

vivrò, esplorerò ogni parte-Universi
con l’unico scopo di
creare la
presa di consapevolezza dell’inatteso
anche mentre cerco e sono impegnato in altro.

Questo cifrario consente all’Io-psychè del Maieuta e del ricercatore di comprendere che in natura non ci sono mai, ripeto mai, effetti casuali in quanto l’esistente si evidenzia da in-formazioni innate e modulate dall’acquisito ancora in gran parte da consapevolizzare. Per questo motivo, l’inatteso è sempre immanente e dimostra che l’Io-psyché ha ampliato la propria attenzione. Viene ad accadere la seguente situazione: l’attenzione non si concentra soltanto su ciò che in base alla propria esperienza, alla propria forma-azione e cultura, si aspetta come conseguenza dell’immediato futuro del ricercatore ma anche e soprattutto sulle conseguenze inattese

Indico tre principi attivi del cifrario:

  1. Ogni parte-Universi, può essere indagata fino a vivere, a conoscere le in-formazioni innate (inconsce, inattese…) da cui si evidenzia.
  2. Riconoscersi come ricercatori in forma-azione vissuta continua all’Universi-parte, ossia saper applicare la pragmatica della disidentificazione dalle presunte certezze conoscitive scientifiche e filosofiche (…) riconosciute come note.
  3. Vivere e riconoscere l’inatteso come uno degli ingredienti fondamentali che formano l’insight intuitivo e sincronico.

L’Io-psyché-encefalo: la macchina per creare l’inatteso consapevole

In conclusione.

L’Io-psychè-encefalo è, sostanzialmente, una macchina che può creare serendipità autopoietica e può farlo a partire dalle in-formazioni di cui dispone. In realtà, quando esploriamo noi stessi, ciò avviene attraverso l’intenzionalità e la techné disponibile all’Io-psyché che decide di farlo. A molti esseri umani accade di identificarsi nei circuirti acquisiti personali e autoguidati, determinando così che i propri stessi filtri saranno quelli che canalizzeranno la loro ricerca facendo divenire molto difficile vivere l’inatteso, il saper trascendere se stessi.

La serendipità autopoietica è disidentificazione dai meccanismi Io-somatici acquisiti in cui si è identificati:

è una freccia puntata verso la produzione di
insights intuitivi e sincronici,
attesi.

LE SEDICI A.Si.Re.

L’A.Si.Re. antinomica

L’A.Si.Re. antinomica è un’azione paradossale, detta anche

azione di contrapposizione,

che indica la presenza simultanea di due contenuti Io-somatici di cui

l’uno è l’antitesi dell’altro,

pur essendo

entrambi facilmente spiegabili e giustificabili

dall’Io-psychè che li veicola.

L’A.Si.Re. metaforica

Il termine metafora significa, io trasporto. Si tratta dell’azione simbolico-reale e reale-simbolica che evidenzia la similitudine ossia,

confronta due azioni.

Nell’A.Si.Re. metaforica l’Io-psychè somministra a se stesso, si devono individuare caratteristiche e proprietà somiglianti a quella sotto analisi, sotto partecipazione-osservazione.

È utilizzata per associare un concetto diverso da quello che il ricercatore osservando ma che nello stesso tempo presenta similitudini, caratteristiche e proprietà somiglianti ad esso.

L’A.Si.Re. ampliata-amplificata

L’Azione Simbolico-Reale ampliata-amplificata per mezzo della quale i singoli elementi del tema partecipato-osservato vengono investiti di simboli-segni analoghi, e amplificati, fatti diventare più grandi, estesi fino a che non emerge l’insight intuitivo inatteso e/o il vero significato-significante.

L’A.Si.Re. mitologica-eroica autopoietica

Per rappresentare, per transmutare-trasformare il tema sotto osservazione in eroi, in miti, in racconti vissuti, in storie grandiose, con esseri e fantasie pre-esistenti o inventati sul momento che li incarnano, in qualche modo o con qualche oggetto o significato-significante. Li si usa per produrre risonanza con il tema sotto osservazione per auto-orientarsi dall’interno, verso l’auto-comprensione e auto-trascendenza, inattesa.

L’A.Si.Re. metonimica autopoietica

Dal greco metonymia, che significa scambio di nome, di azione: da meta che significa trasformazione e onoma che significa nome.

L’Io-psyché l’agisce, quando sostituisce il tema trattato, meditato, con un altro, avente con il primo un rapporto di contiguità. Ossia di vicinanza nello spazio e nel tempo, ad esempio, quando lucidamente e consapevolmente applichiamo lo scambio tra causa ed effetto, il contenente con il contenuto, l’autore per l’opera (…).

L’A.Si.Re. catacretica autopoietica

Deriva dal greco katachresis, che significa abuso.

L’Io-psyché la applica sul tema sotto osservazione, quando abbina un contenuto interiore che è la metafora di quello studiato, per indicare un contenuto che non ha una propria denominazione: ero a cavallo del mio bastone, chiama collo la parte di una bottiglia, in sintesi si fa diventare il significato-significante, proprio del tema sotto osservazione con un altro che presenta analogie, scesi e mi misi a dormire sul mio letto di foglie.

L’A.Si.Re. sineddochica autopoietica

Dal greco syneddochè che significa accogliere insieme.

L’Io-psychè applica sul tema partecipato-osservato lo spostamento del suo significato-significante sulla base di uno stretto rapporto di quantità: un pezzo di stoffa, vissuto come un vestito o il singolare trasformato in plurale, un problema per i problemi. Il tema trattato per una la componente di una situazione dell’inconscio innato, per il Tutto: l’essere umano, per l’Universi-parte.

L’A.Si.Re. diversificata autopoietica

L’Io-psyché la applica sul contenuto sotto partecipazione-osservazione autoproponendosi riflessioni vissuti che si allontanano da esso per esprimere così un contrasto-variazione, ma che comunque tale azione spontanea può essere decodificata o risalita e transmutata.

L’A.Si.Re. metalepsica autopoietica

Deriva dal greco metalepsis, che significa cambio, permuto; meta indica trapasso. Significa anche prendere il conseguente per l’antecedente o viceversa.

L’Io-psyché la applica sul tema trattato, quando lo ascolta, lo auto-partecipa ma simultaneamente e intenzionalmente e simultaneamente, disubbidisce. Il contenuto su cui si riflette spensierati e lo si lascia fluire ma simultaneamente trasmettono funzionalità sovrasensibili o campi di forza.

L’A.Si.Re. opposta-complementare autopoietica

L’Io-psyché la applica sul tema partecipato-osservato investendolo di pensieri che hanno un senso contrario, si oppongono o sono complementari e che possono evidenziare auto-ironia auto-presa in giro.

L’A.Si.Re. antifrasica autopoietica

Deriva dal greco antiphrasis, da antichè, che significa contro e pharein che significa dire.

L’Io-psyché la applica sul tema sotto partecipazione-osservazione esprimendo ironicamente un significato opposto a quello proprio naturale, sei proprio un genio, per evidenziare il fatto che quell’individuo è stupido.

L’A.Si.Re. allegorica autopoietica

Dal greco allegoria, da allei, che significa in altro modo, e agorenein che significa parlare.

L’Io-psyché la applica sul tema partecipato-osservato, quando, molte volte senza rendersene conto, quel tema evoca un significato-significante diverso da quello immediatamente riconoscibile che è appunto per così dire nascosto dietro il tema che sta analizzando.

L’A.Si.Re. aposiopesica autopoietica

Dal greco aposiopesis, composto da apo, che significa da, e siopesis, che significa tacere: cessare di parlare, interrompersi.

L’Io-psyché la applica sul tema che sta partecipando-osservando quando accorgendosi di proiettare su tale tema lo interrompe, lo tronca, prendendone maggiormente coscienza, per cui completa la propria osservazione applicando in diretta l’azione correttrice. Per troncare ad arte un vissuto e comprendere, intuire, nel tema stesso il significato che veicola

L’A.Si.Re. apostatica autopoietica

Dal greco apostasia, che significa ribellione. Dal verbo afistemi, che significa allontano, disgiungo, separo, rimuovo, faccio sparire, rendo vano.

L’Io-psyché la applica sul tema che sta partecipando-osservando, ripudiando consciamente quel tema è un apostata, e segue un’altra per determinare l’abbandono momentaneo di un’identificazione dell’Io-psyché, esattamente quando prende inequivocabilmente coscienza di significati-significanti, di funzionalità diverse rispetto ad una questione che prima viveva o riconosceva in altri modi. Non si tratta di cambiare vestiti, ideologie, religioni, identificazioni, ma di risalire alle forze autopoietiche dalle quali ogni azione, anche quella apostatica, nasce.

L’A.Si.Re. anagogica autopoietica

Dal greco anagoge, che significa innalzamento, innalzare.

L’Io-psyché la applica sul tema che sta partecipando-osservando quando lo vuole condurre, guidare, e spiegare in significati maggiormente d’avanguardia rispetto a quelli immediatamente riconosciuti. La peculiarità dell’azione anagogica vissuta e strutturata può essere immediatamente integrata a sostegno dell’azione quotidiana, per contribuire così alla ricostruzione dell’Io-psyché secondo intenzionalità anagogica autopoietica.

L’A.Si.Re. analogica autopoietica

Dal greco analoghia che significa relazione.

L’Io-psyché la applica sul tema indagato creando una relazione di somiglianza con esso utilizzando un altro tema simmetrico, somigliante, risonante, fino ad individuare il principio attivo da cui nasce.

L’azione analogica autopoietica è sempre relazione che ciò che la fa nascere (relazione che potrà essere riconosciuta come simultaneità.

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