IL GIOCO SIMBOLICO-REALE E REALE SIMBOLICO CON IL BAMBINO

Il setting a mediazione somato-psichica, anche con il bambino, si basa sul gioco spontaneo, libero e integrale.

«Giocare, libera-mente»

Il corpo è il primo strumento attraverso cui la psiche inizia a manifestarsi. Psiche e soma sono nella medesima relazione che c’è tra l’acqua e il ghiaccio, e questo significa che tutto ciò che il corpo evidenzia è, di fatto, psichico e tutto ciò che è psichico è, di fatto, somatico. Il corpo è quindi il primo mezzo di espressione e comunicazione.

Spesso il bambino non parla, parla il suo corpo per lui. Al corpo egli affida messaggi e risonanze empatiche profonde, bisogni di fusionalità e di identità, gli affetti. Il setting a mediazione somato-psichica si basa quindi sul gioco spontaneo, libero e integrale, non solo attraverso il linguaggio verbale. Il bambino può così sperimentare, in un contesto protetto dove si lavora al di fuori del giudizio, la possibilità di poter esprimere, attraverso il vissuto diretto, ogni singolo contenuto interiore, sia esso pulsione, emozione, istinto, affetto o pensiero, ovvero ogni stato psicosomatico producibile in se stesso, con lo scopo di poterlo vivere, scoprire e sperimentare in tutte le sue sfumature, in modo da costruire semi a sostegno della futura consapevolezza.



Il gioco libero e spontaneo…

I giochi liberi, spontanei che vengono messi in atto devono nascere, sempre, dall’auto-determinazione del bambino che, inizialmente, potrà esprimerli in un setting protetto (anche in natura) e predisposto per tale pratica, che veicola, oltre l’esplorazione e la costruzione della propria personalità, anche la possibilità di fungere da profilassi per:

Un altro degli scopi della profilassi è quello di tentare di evitare di lasciar insorgere, in alcuni bambini, processi somatizzanti che potrebbero anche diventare irreversibili, con interventi rigorosamente non patologizzanti, psichiatrizzanti (…), ma istruttivi di conoscenza e divertenti. Il gioco simbolico-reale non è solo psicoterapia e non si rivolge solo ad esseri umani cosiddetti malati, ma si rivolge ad esseri umani-bambini e con loro fusionalmente (più che empaticamente), vive cresce, scopre, trasforma, qualunque contenuto esistente incontrabile, creabile. In questo senso e con questi significati, la patologia è uno dei tanti processi Io-somatici possibili, ma il lavoro è sempre sulla personalità complessiva.

…senza linguaggio verbale

Durante le sedute non si utilizza il linguaggio verbale, ma si utilizzano azioni giocate a mediazione somato-psichica (il linguaggio verbale sarà recuperato successivamente al vissuto integrale, per descriverlo ed elaborarlo in base al grado di comprensione del bambino). Ciò è stato strutturato affinché tale pratica possa permettere di entrare in comunicazione anche con bambini che non hanno sviluppato la funzione del concettualizzare e per questo non parlano, non leggono-scrivono, non disegnano, non utilizzano i giochi, gli oggetti con senso e significati normali-convenzionali.

Soltanto dopo i vissuti integrali, senza giudizio e senza linguaggio, si potranno elaborare eventuali suggerimenti educativi. Tali vissuti, trasmessi progressivamente anche ai genitori attraverso colloqui dedicati a tali incontri, possono contribuire a far sviluppare nella relazione genitori-bambini la comprensione vissuta di ciò che in essa accade, soprattutto nella sua dimensione inconscia, di non detto, ed è tale comprensione vissuta la funzione che potrà implementare la già esistente relazione cosciente, voluta.

I primi anni di vita

Nei primi due-tre anni di vita il bambino non dispone ancora di linguaggio, di capacità di concettualizzazione, dispone della relazione istintivo-emozionale, affettiva, corporeo-motoria. È possibile osservarlo mentre agisce sguardi, contatti, atteggiamenti, gesti, mimica. È un flusso di funzionalità aperte, senza difese o protezioni, motivo per cui attraverso la fusionalità, l’empatia, il tono, sente tutte le pulsioni le tensioni consce e inconsce dei genitori, del tutore, dell’altro. Le sente oltre che con il contatto diretto anche a distanza. Introiettando tutto quello che gli viene somministrato, è giocoforza che tali somministrazioni avranno un ruolo determinante nell’edificazione della sua personalità, della sua futura individuazione. Ma trovandosi nelle prime fasi dell’esistenza la sua impronta caratteriale è ancora in formazione, è ancora assolutamente modulabile, malleabile, non è rigida, identificata-fissata (…), per questo motivo la somministrazione della pratica del gioco simbolico-reale senza proiezioni, può contribuire a creare mattoni di quel tipo, più funzionali rispetto a educazioni più proiettive, meno elaborate, meno vissute. Si può, di fatto, incidere sulla struttura caratteriale di base, potenziando e iniziando la consapevolizzazione delle funzionalità innate di cui già dispone al momento della nascita, ai processi fisiologici funzionali del pensare, del sentire, del percepire, del volere, dell’immaginare, del concettualizzare e così via. Poi, successivamente, li specializzerà immettendo significati-significanti da lui scelti, sicuro che le funzioni psicosomatiche innate stanno funzionando secondo natura e in modo più consapevole. L’approccio a mediazione somato-psichica al di fuori del linguaggio verbale contribuirà a creare le condizioni che permetteranno di vivere che cosa sia la comunicazione non verbale e che cosa la differenzia da quella soltanto verbale, ponendo in remissione la relazione a senso unico, in cui è sempre l’adulto quello che assume di educare il bambino in maniera razionale e in base alla propria consapevolezza, in favore dello sviluppo della propria capacità di ascolto fusionale di quanto irradiato dal bambino che, per ovvi motivi, lo fa in modo assolutamente non culturale.

Le azioni pedagogiche…

Gli strumenti operativi utilizzati sono azioni psicopedagogiche volte alla stimolazione di processi psichici: si tratta di atti giocati, durante i quali si assumono determinate posture, dinamiche, sguardi o assenza di sguardi, gesti, mimiche, azioni metaforiche, allegoriche, analogiche e così via. La somministrazione di tali azioni psicopedagogiche induce sempre nel bambino (se si è in fusionalità con lui) la possibilità di poter esprimere i propri contenuti, meta-bisogni, bisogni-desideri e problematiche-discrasie, ottenendo il risultato di conoscerli e, se ritenuto opportuno, di trasformarli, correggerli, orientarli (…). Ovviamente, in quella situazione di gioco spontaneo, libero, non colpevolizzato, si liberano dinamismi giocati gioiosi di piacere, di affettività e di fusionalità profonda vissuta, altresì, di liberazione di aggredior-acting out abreagenti che determineranno significative transmutazioni nell’Io-soma.

…e gli oggetti mediatori

Vengono inoltre utilizzati oggetti mediatori, ovvero strumenti su cui il bambino può investire i propri stati somato-psichici. Si tratta di mezzi per scambiare comunicazioni, per avvicinare e per allontanare l’Altro, per aggredire o per essere desiderati, per innescare l’espressione di un proprio bisogno, si scelgono con forme, colori e dimensioni che permettono facilmente l’investimento che si vuole esprimere. Da soli, alcuni oggetti hanno già un significato convenzionale, come ad esempio la palla che solitamente viene presa per essere lanciata, ma in questo tipo di setting, inizialmente gli oggetti vengono presentati senza attribuzione di alcun significato precostituito, lasciando che sia il bambino ad utilizzarlo secondo la propria consapevolezza e stato interiore del momento. Ma, ogni oggetto, per forma consistenza e caratteristiche strutturali, può consentire di essere investito con la trasposizione analogica, assumendo il significato-significante più specifico per sollecitare l’emersione di determinate emozioni o istinti. Di seguito verranno elencati e descritti brevemente solo i primi oggetti ad essere utilizzati:

Tutti gli oggetti, quali che siano, sono un pretesto, spesso, per permettersi l’avvicinarsi all’Altro da Sé. Accade frequentemente che, dopo un primo momento di interesse, i bambini abbandonino l’oggetto per avvicinarsi all’adulto. Infatti, è il nostro corpo l’oggetto più importante. Esso è il luogo delle proiezioni del bambino, delle sue paure e desideri, oggetto di fiducia o diffidenza, sintesi di tutte le ambivalenze.

L’adulto accompagnerà il bambino
nella scoperta di tali ambivalenze e significati psichici,
alla scoperta del proprio io-psiche-soma,
giocando libera-mente.

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