CAMBIAMENTO E TRANSMUTAZIONE IMPOSSIBILI?

Cambiamento come parte innata e cambiamento acquisito: due aspetti differenti e simultanei nell’essere umano.
Intervento realizzato in occasione del XXVI ∑ophy International Congress.

Dal momento del concepimento, ovvero dalla formazione della cellula da cui discenderà l’intero corpo dell’essere umano (o animale di altre specie) in gestazione, si innescano successivi e continui cambiamenti:

Fasi dello sviluppo fetale su base blu.

Come si può facilmente osservare, avviene una vera e propria progressiva mutazione che attraversa i diversi stadi, dall’uovo fecondato, una unica pallina minuscola, al piccolo/a interamente formato, con tutti gli arti esterni e gli organi interni in grado di funzionare, tanto che l’esserino è pronto per la nascita, per venire al mondo e vivere, respirando e nutrendosi autonomamente, non più soltanto per mezzo del corpo della madre.

E il tutto con meccanismo assolutamente innato! Avviene naturalmente, autopoieticamente, possiamo dire, ossia in modo autocreato, auto formantesi: non c’è qualcuno che intima alla cellula di attraversare i vari passaggi e di confezionare in nove mesi il cucciolo completo.

La formazione della “gabbia caratteriale” e le prime relazioni

Simultaneamente alla formazione fisica, corporea, si delineano le caratteristiche psicologiche, caratteriali, maggiormente dipendenti dall’acquisito, dal mondo esterno che il nuovo essere incontrerà e con cui entrerà in relazione.

Vanno a fissarsi modalità di sopravvivenza, che si attuano e si strutturano nei primi anni di vita, sommate alle induzioni ricevute già durante la gestazione: emozioni, percezioni vissute dai genitori e respirate, per osmosi, dalla nuova vita in itinere.

Si è a conoscenza che, a seconda della reazione a quella che è la nuova vita, si acquisiscono e si fissano alcune modalità che andranno a formare il cosiddetto carattere, oltre alle peculiarità innate: aspetto fisico, tendenze generali espressive (…). Il vissuto riguardo l’accoglienza da parte dei genitori e, all’inizio, soprattutto da parte della madre risulta essere fondamentale: la risposta alla richiesta d’aiuto risulterà importante ai fini della formazione della struttura della personalità. Se il pianto del neonato non viene ascoltato e consolato, può indurre la costruzione della cosiddetta gabbia caratteriale (come definita da Reich), caratterizzata da forme difensive che nell’età adulta potranno manifestarsi attraverso ostacolatori, impedimenti al libero fluire della propria vitalità e scopo da individuare nella propria esistenza. Così come potranno influire le prime esperienze sociali, la relazione con il padre, con le prime strutture educative, ecc.

La problematica formatasi crea malessere, disfunzioni corporee, disturbi psichici come ansie, panico, difficoltà relazionali da cui emerge la richiesta d’aiuto per comprendere e capire il motivo di quel fastidio, sofferenza, intoppo alla realizzazione di sé.

Ma, quell’ostacolatore si è formato ed è emerso, dopo anni di un determinato comportamento e attitudine di vita, conseguenti alla causa originaria per cui è ben radicato nella personalità dell’individuo che si accorge della necessità di intervenire, per risolvere quello stato.

Il paradosso del cambiamento: tra natura e resistenze psichiche

Ed inizia il percorso personale verso la propria presa di consapevolezza dei meccanismi irrigiditisi dalla ripetitività di comportamenti che, seppur comprensibili e motivabili, hanno provocato e provocano il malessere, mantenendolo in essere.

Così, mentre il corpo continua fisiologicamente a cambiare, a modificarsi, seguendo la naturalità innata, la persona tende a mantenere il proprio conosciuto, anche quando dichiara di voler assolutamente cambiare, per stare meglio.

Il malessere richiama attenzioni, giustifica la mancata assunzione di se stessi, delle decisioni, delle scelte di vita che si vorrebbe attuare ma che non si riesce perché non ce la faccio, sto male. A volte, le persone rimangono all’interno di situazioni relazionali insopportabili, frustranti da cui sembra non essere possibile uscire, perché, poi…che faccio? Dove vado?

Oltre il conosciuto: la via della Sigmasofia e della consapevolezza energetica

Con l’innesco del metodo maieutico, per cui l’individuo viene aiutato ad esplorare il se stesso profondo (che sa quali sono le risposte da darsi) e soprattutto quando il malessere è grande, il cambiamento a poco a poco avviene: a piccoli passi, si inizia a modificare certe abitudini quotidiane che sembravano immutabili. A poco a poco, l‘Io accetta di disidentificarsi dalla propria coazione a ripetere, prende coscienza della dimensione più ampia del proprio essere, non relegato soltanto alla dimensione acquisita, bensì facente parte di un tutto olistico che comprende la consapevolezza dell’innato appunto, dei principi attivi che dalla cellula primaria hanno edificato il corpo fisico e che continuano ad essere presenti come risorse utili e necessarie ad un cambiamento consapevole.

Tuttavia, può succedere che, anche quando il cambiamento necessario a porre in remissione la problematica ostacolante per cui si è andati in terapia o a seguire comunque un percorso di conoscenza di sé si è realizzato, la ricaduta dello stesso nella vita quotidiana non avviene o dopo poco viene annullata o in alcuni casi, la persona si rivolge a percorsi diversi, più facili e gratificanti. Il cambiamento non dura, non in tutti casi, ovviamente, ma in molti sì. O meglio, è più esatto affermare che risulta difficile apportare il cambiamento nella vita quotidiana, lasciando che il vecchio habitus si ripristini.

I motivi possono essere molteplici, almeno quelli spiegati a livello corticale:

 Se evito il cambiamento nella mia vita e rimango statico in ciò che conosco, forse posso evitare anche quello!

 È la proiezione inconscia di un desiderio onnipotente, che nell’ambito sociale e mondiale, si traduce in conflitti ripetitivi e in massacri continui, mai finiti:

se procuro morte ad altri, evito la mia

può essere il suggerimento che i cosiddetti potenti della Terra danno alle proprie menti psicotiche, in cui migliaia di altri Io si identificano.

Il vero problema è l’identificazione nella sola esperienza acquisita, deviata, spostatasi dall’innato, che si fissa sulla ragione e sul torto, sul giudizio morale e ovviamente fortemente divisiva. La consapevolezza del piano energetico significa de-fissazione, dis-identificazione dai contenuti ripetitivi e generalmente patologici, spesso fonte di discrasie e squilibri psico somatici.

La questione sta nell’incontro e nella consapevolizzazione dell’energetico a cui generalmente non si è allenati: è sufficiente toccare l’aria, immergersi nel silenzio suono interiore per iniziare ad intuire che è possibile toccare e ascoltare la realtà in cui siamo immersi.

È necessario imparare a farlo e la metodologia proposta dalla Sigmasofia, le tecniche elaborate da Nello Mangiameli assolvono a questo scopo.

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