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INNATO-ONTOS-SOPHOS-LOGIA

ci sono ancora intere regioni dell’innato stesso, non localistico,
ancora da consapevolizzare

Innato, da innatus che significa nascere dentro. Con questo termine, mi riferisco agli enti, agli elementi, ai principi attivi olistico-autopoietici di cui l’essere umano ha disponibilità fin dalla nascita: intendo il genoma, le funzionalità degli atomi, le meccaniche quantistiche e sub-quantistiche che agiscono in essi, la manifestazione sensibile, le funzionalità non localistiche, l’encefalo e così via. Ossia,

tutti i processi esistenti, non acquisibili attraverso l’esperienza diretta,
realizzabile dal concepimento-punto nascita in poi e che risiedono in ciò che in Sigmasofia denomino
l’inconscio autopoietico
(da non confondersi con quello collettivo o individuale, proposto dalla psicologia).

Mi riferisco esattamente alle

funzioni innate
che hanno saputo creare la

manifestazione sensibile,

l’Universi

(esiste più di un Universo)

noi stessi (…).

L’Io-psyché dell’essere umano anch’esso evidenziantesi dall’inconscio autopoietico è lo strumento che utilizzo per indagarlo, ossia una parte di se stesso. In questo quadro di riferimento, posso specificare che

non seguo l’innatismo
ma
l’innato ontos-sophos-logia
(nell’innato ho vissuto forme dell’essere, di saggezza, di scienza).

Si tratta di funzionalità dell’Universi, di cui siamo parte integrante e inscindibile. Il vissuto degli enti indicati coincide con

Kraino
che significa, semplicemente,
Io compio
(la presa di consapevolezza di elementi, presenti nelle funzionalità innate che ancora non abbiamo consapevolizzato).

Sto trattando della

gnoseologia Sigmasofica
(indagine pratico-teorica relativa alla conoscenza vissuta dell’esistente).

che afferma, perché lo ha vissuto, che

un essere umano dispone
di in-formazioni Io-somatiche innate

già al momento della nascita
(mi sembra perfino banale doverlo affermare).

Tali in-formazioni innate non vengono apprese attraverso l’esperienza. Qui devo chiarire un punto, definitivamente:

non mi riferisco, rigorosamente, ai soli istinti ed emozioni che pur essendo delle funzionalità innate sono soltanto la parte densa, materiale, per così dire, razionale di processi Io-somatici-energetici molto più sottili ed estesi che sono all’opera,
prima che iniziamo a produrre esperienze.

Di base, l’esperienza è l’azione dell’Io-psyché quando investe sensorialità-percezione e istinto-emozione su un evento-situazione di vita interiore-esterna. Tutti gli stati Io-somatici sono produzioni, di fatto, innate, infatti, il neonato per automatismo genetico dispone di sensi, di percezione, di fisiologia per pensare, per concettualizzare, per immaginare (…), di istinti, di emozione, di sentimento (…), poi con la

convenzione linguaggio verbale

gli abbinerà una denominazione che è soltanto la

“trasduzione” in parole di un processo soltanto da vivere.
La parola che descrive non è l’esperienza.

In Sigmasofia, utilizziamo l’esperienza penetrata che ha come base quanto sopra indicato e a cui è possibile

aggiungere gli stati E.C.A.
(entanglement Coscienziale Autopoietico),

attraverso cui si possono produrre insights intuitivi e sincronici riguardanti la fenomenologia sovrasensibile quale quella subatomica o quella cosmologica-dell’Universi (che peraltro non sono osservabili direttamente dagli strumenti scientifici) ed è anche questo che rende l’esperienza penetrata.

Essendo evidenza delle funzionalità innate ed avendo anche la funzione di ricordare (avvalendosi dell’encefalo), l’Io-psyché può applicare

la tecnica
 dell’anamnesi
(che significa appunto ricordare, reminiscenza)
. dell’innato

La conoscenza Sigmasofica è conseguenza

dell’anamnesi dell’Io-psyché di se stesso delle funzionalità da cui si evidenzia
e di cui è parte inscindibile.

Qui è utile ribadire che non si tratta di esperienze acquisite dal concepimento in poi, ma appunto delle funzionalità appartenenti alle in-formazioni genomiche che sanno edificare l’Io-soma. In Sigmasofia,

l’anamnesi
non ha nulla a che vedere con la storia clinica del ricercatore
che evidenzia una patologia
in quanto non formuliamo la diagnosi
utilizzando l’accezione medica attuale,
ma attraverso l’accezione antica originaria:

diagnosi
(dia e gnosis
attraverso la conoscenza)
consapevolizziamo noi stessi.

L’innato ontos-sophos-logia è testimoniata dal fatto che le conoscenze scientifiche e filosofiche complessive esistenti non potrebbero esistere se non ci fosse la fisiologia innata che forma l’Io-psyché che poi assumerà di creare scienza e filosofia.

L’Io-psyché identificato-fissato nel solo acquisito è scisso, dissociato, alienato dal proprio ontos-sophos-logos-kraino innato (essere-saggezza-scienza-autorealizzazione) ed è inconsapevole di quanto risiede in se stesso.

La conoscenza Sigmasofica è quindi anche ricordare, è

l’anamnesi autopoietica di in-formazioni
che già operano all’essenza dell’Io-soma.

La conoscenza va creata, perché i bambini neonati dimostrano di essere inconsci, inconsapevoli di queste funzionalità che pure li fanno vivere (la vita-autopoiesi in azione nell’Io-soma in cui ci riconosciamo) e lo faranno sicuramente fino al punto morte. Per questo motivo, conoscere significa anche anamnesi autopoietica.

Il ricordo è, letteralmente, creato dall’Io-psyché che, sostanzialmente, nell’encefalo si manifesta come attività bios-elettrica, bios-chimica (ad esempio l’elettroencefalogramma è una misura possibile di tale attività elettrica): infatti, a comprova di tale affermazione, durante la fase REM si può misurare l’intensità bios-elettrica prodotta dal cervello, ma il ricercatore la vive come immagini che si succedono (il sogno). L’ente coinvolto in tale transmutazione è l’Io-psyché che non è scindibile dall’encefalo stesso:

Io-psyché e cervello sono lo stesso processo in azione.

Quindi, all’essenza, l’immagine, il ricordo, ripeto, non è stimolato dalla percezione sensibile, anche se, per specifici motivi, vi contribuisce. Lo spunto per attivare l’anamnesi è dell’Io-psyché che per entanglement coscienziale e micro-particellare non è scindibile dalla natura percepita. In questo senso, la percezione è, sostanzialmente, una radiazione emessa dall’Io-psyché-cervello e non una radiazione proveniente dall’ambiente. Per questo motivo, sviluppare l’auto-maieutica è di fondamentale importanza.

Questa descrizione per significare che la nascita si inscrive nei processi di automatismo olistico-autopoietico innato, da cui tutti ci evidenziamo quindi, per così dire, prima della nostra nascita esiste l’Universi da cui, come parte, ci evidenziamo. Prima dell’esperienza sensibile, riscontriamo quanto appena detto.

Quelle di cui sto trattando non sono forme astratte di conoscenza ma sono, esattamente, anche quelle che la scienza ufficiale studia, scopre, vedi ad esempio la fisica, la biologia quantistica, la cosmologia e così via:

stanno studiando la natura, consapevolizzandola.

I contenuti acquisiti empirici che inseriamo sono semplicemente incompleti rispetto all’esistente complessivo, ma li implementiamo continuamente scoprendo l’Universi esistente.

Alla nascita, gli Io-psyché-soma non sono una tabula rasa ma sono il processo, preparato dall’innato, per creare acquisito che attraverso la scienza e altro stiamo consapevolizzando (cerca la sua stessa scaturigine!). L’acquisito non inscrive soltanto conoscenze, cogniti e nozioni ma soprattutto prese di consapevolezza dell’esistente, una delle sue funzioni fondamentali.

Il fine proiettivo di molti esseri umani identificati-fissati nel solo sensorio-percettivo, nel solo acquisito di fatto

sottrae l’innato ontos-sophos-logico
alla ricerca e alla verifica continua

ponendo così in remissione la possibilità a scoprire in modo più completo le funzionalità esistenti, soprattutto quelle sovrasensibili non locali.

Il fatto che gli esseri umani abbiano trovato delle leggi acquisite che hanno dimostrato al loro livello di consapevolezza di funzionare e di creare tecnologia simmetrica ha indotto taluni a pensare che non potessero essere poste in dubbio (in quanto tale tecnologia prodotta era riproducibile) e ciò è considerato un fatto inequivocabile che utilizziamo tutti, ma si tratta soltanto di una parte della questione: infatti, proseguendo la ricerca

si scoprono e si realizzano tecnologie più avanzate
che includono e trascendono la precedente.
È come dire sono vere, momentaneamente (…).

Allo stesso modo, quando l’Io-psyché si occupa delle funzionalità innate, procede nello stesso modo, ossia

applica il principio attivo di auto-trascendenza continua del consapevolizzato.

Il fatto di riconoscere processi innati non significa che tutto sia finito con quella scoperta, infatti, trovandoci in un Universi interiore-esterno transfinito quella scoperta ci rivela che

ci sono ancora intere regioni dell’innato stesso, non localistico,
ancora da consapevolizzare:

non si tratta di mettere o di non mettere in discussione i principi trovati, quanto di procedere nella ricerca. È questo il grande implementatore dell’uso dell’Io-psyché, della ragione, che ci porterà anche nel sensorio percettivo a scoprire altre tecnologie.

L’Innato è l’antidoto del credere, della fede, dell’accettare su base fiduciaria e similia. È una spinta verso

esperienze penetrate più estese.


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