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OLOS

dialogo con Leonardo
Sezione: Interviste e dialoghi » Articoli
Data: 08/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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OLOS
 
Applico la ∑igma-logic all’interessante articolo proposto da Leonardo
 
Leonardo
Risulta ben difficile poter spiegare in termini di parole la sensazione che si ha durante uno starnuto, se lo si dovesse spiegare ad una persona, si arriverebbe alla conclusione più logica che l'unico modo per ottenere una completa comprensione della sensazione, sarebbe quella di provarla direttamente, poiché il processo di concettualizzazione dell'evento per adattarlo ad una Forma verbale è un processo che ne storpia l'essenza originale, infatti nella trasmissione la sensazione prende Forma, e questa Forma non è la sensazione in sé, soltanto una sorta di Contenitore, un'Immagine dell'esperienza.
 
Nello Mangiameli
E’ il problema tecnico che in Sigmasofia viviamo da sempre, infatti, praticando le Autopoiesi olosgrafiche non locali (meditazioni dinamiche finalizzate alla de-localizzazione) si possono raggiungere vissuti che possono essere descritti soltanto vivendoli. In ogni caso abbiamo provato a tradurli in parole e ci siamo resi conto, che non esisteva un corrispettivo. Per questo motivo ho ideato nuovi conii (linguaggio olistico-autopoietico), in modo da avvicinarci, un pochino di più, alla descrizione dell’esperienza, ma sono consapevole che non può essere sufficiente: infatti, nulla è come il vissuto diretto ma, se questo è realmente raggiunto, lo trasmetterà mentre viene comunicato attraverso il (comunque inadeguato), linguaggio. Per questi motivi, il linguaggio verbale, in base a come viene comunicato, può, se scaturente dal vissuto, essere un linguaggio che tocca, o un grandioso meccanismo di fuga dal vissuto, se utilizzato senza di esso.
 
Leonardo
Provate invece ora a prendere una bottiglia di plastica vuota, di quella bottiglia potete conoscerne ogni cosa percepibile tramite i sensi, potete conoscerla per la funzione che ha, ma quella bottiglia non è sempre stata bottiglia ed ugualmente un giorno non adempierà più alle sue funzioni di bottiglia, né avrà la stessa forma, ciò ne consegue che conoscere il “percepibile” della bottiglia non equivale a conoscerne pienamente l'essenza e quindi a conoscerne tutti i processi che in uno spazio-tempo indefinito l'hanno portata ad essere nel modo in cui si presenta fisicamente ai sensi, essa rimane un concetto dell'uomo che ricerca una staticità nel mutare, come è l'idea di starnuto e come sono in definitiva tutti i concetti umani. Ogni cosa materiale in realtà è una manifestazione, e quindi un evento, che non permane nel tempo, allo stesso modo ogni manifestazione della mente segue le stesse regole d'impermanenza della materialità poiché viviamo in un universo olografico-frattale sia nelle strutture che nelle modalità di interazione, com'è all'interno così è all'esterno.
 
Nello Mangiameli
Indico la nostra esperienza. Ho lavorato per un decennio sulle tecniche della concentrazione interiore (Via del pensiero vivente di Massimo Scaligero), facendole evolvere nella Concentrazione-transmutazione olistico-autopoietica (una delle tecnologie coscienziali proposte dalla Sigmasofia). Si propongono concentrazioni su oggetti di qualunque natura. Utilizziamo la bottiglia. Ebbene, concentrandosi su di essa, si può arrivare a percepire che la sua morfologia (che è vero un giorno si modificherà, i suoi atomi si reintegreranno in natura) è formata da atomi aggregati in quel modo. Potenziando la concentrazione interiore e visualizzando l’aggregazione atomica, si comprende e si vive che la manifestazione sensibile (il percepibile, per Leonardo) si estende a componenti sovrasensibili non locali e che tali componenti proseguono nell’Universi: Tutto è atomicamente e coscienzialmente legato. Si tratta dello stesso Universi (atomico) in cui si reintegrerà quando deteriorata. In tale Concentrazione-transmutazione olistico-autopoietica uno dei fondamenti è quello di vivere il processo funzionale del concettualizzare, ossia per percepire la bottiglia dobbiamo, necessariamente, utilizzare quella facoltà. Si evidenzia quindi che è tecnicamente possibile percepire la morfologia sensibile della bottiglia e, simultaneamente, il processo di concettualizzazione che utilizziamo per percepirla (percepire la percezione, la concettualizzazione). Già questo, se realmente applicato, è un’estensione della sola percezione della morfologia della bottiglia. Ed ancora. Anche il processo funzionale del concettualizzare (disponibile all’Io-psichè), a sua volta, è generato da altri processi, infatti si tratta di una facoltà Io-somatica producibile dal campo coscienziale olistico-autopoietico. Quindi, la Concentrazione-transmutazione olistico-autopoietica interiore ci mostra estensioni della funzione concettualizzare e, per tanto, si pone in remissione la staticità indicata da Leonardo. Però è un’operazione che bisogna voler fare, voler raggiungere. Il fatto che non permanga nella convenzione spazio-tempo non significa che non è possibile riconoscerla in quello spazio-tempo, come diretta emanazione di processi sovrasensibili, non locali, che non risentono dell’impermanenza, ma creano, continuamente, la funzione concettualizzare, la funzione impermanenza. Quello che voglio comunicare è che, se penetrato, qualunque processo sensibile conduce direttamente alle estensioni sovrasensibili, non locali da cui si evidenzia. La bellezza olistico-autopoietica di tale vissuto consiste nel fatto che è possibile partecipare in diretta l’Universi (quello che si riesce a partecipare) mentre produce la fluttuazione-parte, stati di coscienza compresi: l’oceano (campo coscienziale olistico-autopoietico, transfinito) che produce onde (l’Io-psichè) e poi le riassorbe, fuor di metafora, le onde sono la bottiglia, lo starnuto, la concettualizzazione ecc. Quindi, il sensibile è il sovrasensibile in azione, non è scindibile, tutto è parte del Tutto. L’impermanenza indicata e la permanenza dell’Universi, determinano di produrre transfinitamente parti e la capacità di riassorbirle. Per questo motivo ogni parte-Universi, se penetrata, è riconducibile a stati di espansione non locale coscienziale da cui si evidenzia che, sicuramente, Leonardo ci vuole indicare, insegnandoci l’esistenza. In Sigmasofia, la parte non è scissa da Universi: l’Olos.
 
Leonardo
Il punto nel quale siamo oggi è quello in cui non si ha la consapevolezza che i concetti non sono la realtà ultima delle cose, e questo porta all'inevitabile degenerazione sociale che periodicamente si manifesta più o meno fortemente nei vari periodi storici.
Il fondamentale problema sta nella concettualizzazione del proprio Sé: l'ego.
 
Nello Mangiameli
Qui c’è pericolo di fraintendimenti. Vi suggerisco di aumentare l’attenzione.
E’ strutturalmente vero che i concetti non sono la realtà ultima delle cose! Infatti, durante le tecniche indicate, si vive nettamente che sono attivazioni prodotte dal campo coscienziale olistico-autopoietico. La capacità di concettualizzare è una densificazione di funzionalità innate (in Sigmasofia sono denominate, principi attivi olistico-autopoietici o genoma autocoscienziale), che si trovano in tale campo sovrasensibile non locale. E’ fondamentale perché tale capacità di concettualizzare è una variazione-contrasto di stato rispetto al principio attivo che la forma. Spiego.
Se tale principio attivo non determinasse tale variazione-contrasto da se stesso (individuabile in concettualizzare, pensare, sentire, volere, immaginare, ipersensibilità e così via) non potrebbe autoriconoscersi. Voglio comunicare che procederebbe in funzionalità, senza divenirne autoconsapevole: posso riconoscere il caldo in relazione all’opposto-complementare freddo; posso riconoscere il rilassamento solo in contrapposizione allo stato di agitazione, altrimenti sarei, semplicemente, lo stato che sto producendo, senza rendermene conto. L’opposto-complementare, la variazione-contrasto, il gioco enantiodoromico è funzionale a creare l’Io-psichè, la manifestazione acquisita, sensoriale, densificata, del campo coscienziale olistico-autopoietico, e serve appunto a produrre tali opposti, tali differenze di potenziale, per generare autocoscienza, per autoriconoscere, altrimenti ci troveremmo in un Universi non autoconsapevole. Anche Leonardo ci riferisce che, invece, dobbiamo dirigerci verso l’espansione della consapevolezza. Quindi, il fatto che le variazioni-contrasto, gli opposti complementari in molti casi siano finiti in forme degenerative e molti si siano identificati in esse, non pone in remissione il fatto che quelle manifestazioni siano funzionali all’autoriconoscimento. Il problema tecnico non è l’Ego, questi è fondamentale (vedere dopo).
Quello che è disfunzionale è l’identificazione dell’Io-psichè in uno di quegli opposti. Ma, se dalla variazione-contrasto, dall’opposto-complementare noi estrapolassimo il come si è differenziato dal campo coscienziale olistico-autopoietico, ciò ci permetterebbe di riconoscere il campo coscienziale stesso, esattamente come quando dal freddo sappiamo intrinsecamente che cosa è il caldo. Se viviamo l’Io-psichè acquisito –Ego- e ne estrapoliamo l’insegnamento che veicola (in Sigmasofia denominato, funzione Ypsi), concentrandoci su di esso e trasmutandolo, potremmo riconoscerlo come la porta da cui entrare nel sovrasensibile, nel campo coscienziale olistico-autopoietico.
Quindi, il problema sta nel non formarsi a riconoscere e vivere i principi attivi autopoietici da cui ogni concettualizzazione, ogni stato di coscienza sensibile, nasce. Senza questi non avremmo la porta d’ingresso per risalire alla scaturigine olistico-autopoietica, per questo l’Ego (in questo senso e con questi significati) è di fondamentale importanza: è la porta da risalire e da transmutare per raggiungere stati espansi di coscienza. Quindi entra di diritto nelle funzionalità utili, non è maya, illusione.
La concettualizzazione del Sé: l’Ego, va compresa in modo più esteso. Ripeto. Il problema tecnico è l’identificazione-fissazione nella dualità, in uno degli opposti-complementari, non importa che sia l’amore o l’odio, è l’identificazione che può degenerare, ma l’opposto-complementare, la dualità, se risalita e transmutata ci apre le porte allo stato Buddhico, all’Uno, all’OLos (allo stato da noi denominato Sigmasofia).
 
Leonardo
L'ego altro non è che l'Immagine del Sé, il quale non corrisponde in nessun caso al Sé originale, l'ego è quindi solo un concetto nato durante il corso delle esperienze che ogni persona ha maturato: il modo in cui si ha reagito a quelle determinate esperienze ha plasmato di conseguenza la nostra Immagine del Sé originale. Studiando ed analizzando sé stessi si può realizzare come stanno le cose dietro al velo dei concetti, della mente, e di ogni tipo di classificazione, e soltanto così si può percepire il meccanismo di creazione della mente, il quale corrisponde all'originale meccanismo di creazione di Dio.
 
Nello Mangiameli
L’ego è la densificazione sensoriale per variazione-contrasto, per opposto-complementare del campo coscienziale olistico-autopoietico. E’ sempre perfettamente simmetrico alla sua scaturigine e si manifesta attraverso concetti e altri stati di coscienza che applichiamo durante le esperienze giornaliere, quotidiane. Ripeto, il problema è l’identificazione ma, applicando i codici della concentrazione interiore o i codici della concentrazione-transmutazione utilizzati in Sigmasofia si entra nel sovrasensibile, dalla porta (almeno per noi) principale. La creazione dell’Io-psichè è parte integrante
dell’intelligent design olistico-autopoietico dell’Universi-parte che partecipa-osserva e consapevolizza se stesso.
Raggiungimento da far ricadere nell’azione quotidiana, ossia, dopo aver prodotto dualità autoconsapevoli possiamo trasmettere unità, olos!
 
Leonardo
La difficoltà di trasmissione di questo insegnamento è talmente elevata da non poterlo esporre direttamente, se avvenisse ciò non lo si comprenderebbe nella sua totalità: la psicologia (o logica) della creazione è infallibile, qual'è il miglior modo di manifestare qualcosa di così importante se non tramite l'occultamento? La mente di colui o colei che ricerca la verità nascosta, solo quando comprenderà ciò allora potrà capire che lo sforzo di decodifica della propria mente, e cioè la distruzione dell'ego, equivale al desiderio di trasmissione dell'insegnamento nella sua essenza, raggiungendo questa intuizione la mente di colui il quale riceve l'insegnamento si trasforma inevitabilmente nella mente del creatore, così avviene l'individuazione della divinità nell'interiorità, che solo successivamente può riflettersi esteriormente. Oggi molte religioni parlano di un dio onnipotente che ci giudica dall'alto, un Dio esterno all'individuo, una falsa Immagine di Dio: ci viene detto che siamo dei peccatori e che per redimere questi peccati dobbiamo utilizzare degli intermediari che si frappongono tra noi ed il divino. In realtà tutto questo è un meccanismo atto a soggiogare le menti ignoranti delle masse, quando invece se si analizzasse con attenzione la propria mente in totale autonomia e con il giusto sforzo, ci si renderebbe conto che tutti i problemi del mondo derivano da una scarsa conoscenza del proprio Sé Originale. Infatti, come si può analizzare con obbiettività la propria mente se non tramite sé stessa? Ci vengono proposti simboli, comportamenti e liturgie da persone che non conoscono il vero significato di tutto ciò, ci viene mostrata la parte superficiale della realtà e per di più erroneamente spiegata come lo sono astrazioni che inculcano nella mente delle persone la paura di una presunta fine del mondo, il quale effetto è stato anche alimentato durante i secoli dal predominio di vari enti autoproclamatosi superiori per sfruttare a proprio vantaggio la non-conoscenza: la sottovalutazione della propria individualità a causa della perdita della visione di divinità coincidente con il Sé, porta inevitabilmente le persone a ricercare fuori da sé stesse un aiuto per la loro precaria condizione spirituale e non solo, infatti anche la concezione di un ente che governa gli individui di un popolo ad ogni livello (come può essere un qualsiasi tipo di potere politico) non è dissimile dallo stesso procedimento sopra descritto il quale sfrutta l'ignoranza del popolo stesso per poter governare.
 
Nello Mangiameli
Il libero ricercatore sulla coscienza olistico-autopoietica deve ravvedere la necessità che il proprio Io-psichè (Ego) deve formarsi a se stesso e scoprirsi nelle proprie estensioni sovrasensibili non locali. L’occultamento è l’identificazione dell’Io-psichè in se stesso, nel solo proprio acquisito e relativi istinti-emozioni e significati-significanti. No, per quanto ci consta, non è necessario distruggere l’Ego (l’Io-psichè) ma quanto viverlo, penetrarlo, risalirlo e trasmutarlo, perché si tratta proprio dello strumento che dovremmo irrorare di consapevolezza, raggiunta proprio attraverso la sua risalita e transmutazione, in modo che veicoli stato Buddhico, olos, unità, coscienza olistico-autopoioetica, nell’azione quotidiana..
Non è mai esistito un Dio evidenziante le caratteristiche indicate (se non per gli Io-psichè che in quel modo hanno voluto definirlo). Secondo la nostra esperienza, siamo d’accordo, le cose non funzionano in quel modo, non c’è proprio nessuno che giudica se non l’Io –psichè acquisito identificato nel solo acquisito e non consapevole di quanto evidenziato. La fine del mondo è una delle tante stupidaggini proiettive che ogni tanto qualcuno, privo di vissuti reali mette in circolo. L’Universi-parte è transfinito e ancora interamente da esplorare. Dovrebbero spiegare a loro stessi che cosa pensano che finisca, quando le evidenze, inequivocabilmente, ci indicano altro.
L’Io-psichè è l’onda prodotta dall’oceano e, durante la sua manifestazione, produce opposti complementari, quelli da risalire per ritrovare, consapevolmente, l’oceano transfinito. Per questi motivi e con questi significati-significanti, invito a prestare maggiore attenzione alle funzionalità dell’Ego esso è emanazione del Sé (per dirla con i termini utilizzati da Leonardo. Il problema è l’identificazione-fissazione sul solo sensorio percettivo, errore comune a molti esseri umani.
Per questo motivo ad ogni ricercatore proponiamo l’automaieutica autopoietica, affinchè diventi docente di se stesso: Tutto è atomicamente e coscienzialmente legato, è Universi-parte, se stessi, l’antidoto ad ogni forma di dipendenza patologica.
 
Leonardo
Sarebbe il momento di leggere e rileggere con estrema attenzione tutto quello riportato in questo breve testo, leggerlo fino a farlo diventare proprio, come se fosse un pensiero uscito dalla stessa mente del lettore. Una volta compreso ciò sarebbe giusto prendere queste parole e gettarle all'aria, lasciarsele alle spalle e vederle non come pura verità, bensì come se fossero il dito di colui che indica la luna, sapendo che l'obbiettivo ultimo non è fissare il dito che indica ma ammirare lo splendore della luna stessa.
 
Nello Mangiameli
In Sigmasofia affermiamo:
 Io sono coscienza olistico-autopoietica e azione
e
azione nella Coscienza olistico-autopoietica
 
Ciao
Nello Mangiameli
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FONTE
"Associazione Sigmasofia®"
Nello Mangiameli-
www.sigmasophy.com