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L'ALLERGIA

Sezione: Sigmasofia autorig » Articoli
Data: 08/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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L’ALLERGIA
 
 
 
Nell’accezione Sigmasofica, l’allergia è una patologia che coinvolge il sistema di difesa immunitario, riconoscibile, in generale, nel fatto che l’Io-soma-autopoiesi di chi la produce edifica reazioni (anticorpi) eccessive nei confronti di sostanze, di solito, innocue.
Allergia, dal greco, significa altro lavoro e indica sempre lo stato di iper-sensibilità del soggetto che la produce.
L’anticorpo che determina l’allergia ha la caratteristica di manifestarsi, quando è presente la sostanza (allergene) a cui risponde. Questa risposta è pressoché simultanea e avviene al massimo nell’arco di 40 minuti.
 La predisposizione genetica è certa. Se nei genitori si manifesta in un modo, la predisposizione determina che, nel figlio, può manifestarsi anche in altri e verso sostanze diverse. Si riconoscono alterazioni poligeniche su alcuni cromosomi, di cui alcuni regolano l’asma.
Non bisogna cercare la causalità nella sola genetica, ma anche nelle predisposizioni ambientali e in altre ancora, quelle coscienziali, che sono fondamentali. Ad esempio, l’eccesso di igiene che può far insorgere un’allergia è ovviamente influenzato dalla pulsione coscienziale che spinge il soggetto ad eccedere nel lavarsi, a tenere un ambiente o il cibo eccessivamente sterilizzati. Paradossalmente, chi, fin dalla nascita,  vive in ambiente rurali, a contatto con animali, con microbi anche alimentari produce meno allergie (la flora batterica è ricca di microbi che producono endotossine che, a loro volta, inibiscono la produzione di proteine allergizzanti).
Paradossalmente, un alto standard igienico può innescare processi allergici.
Entriamo nel merito.
Anche se la sostanza è innocua, può essere riconosciuta dal soggetto come estremamente pericolosa e produrre, quindi, l’iper-reazione, denominata allergia. Quindi, si tratta di una difesa dell’Io-soma-autopoiesi a qualche cosa, interpretato come pericoloso.
È  necessario chiedersi chi siano gli allergeni, ossia il pericolo per il soggetto che produce allergia.
Un conto è la naturale difesa che ognuno produce verso l’allergene, un altro è una iper-difesa.
Chi è a quell’aggressore, per il soggetto?
Di fatto, l’allergico tende a vedere aggressori dappertutto (pur non essendone consapevole), infatti si può essere allergici a molte sostanze. Difendersi da nemici, in realtà innocui, indica la presenza di un alto grado di aggressività. L’eccesso di difesa e l’aggressività sono represse nel corpo e non importa se il soggetto ne è consapevole e meno: é ma una repressione che si riscontra sempre in diverse quantità.
 In altri casi, i soggetti ne sono consapevoli e lo indicano chiaramente. Abbiamo verificato che alcuni esprimevano nei comportamenti e nelle situazioni di vita,  a detta di tutti, assoluta mitezza, ma, scavando ed indagando, si è scoperta la presenza di tali processi opposti-complementari, anche molto intensi.
Nel caso dell’allergia, è la componente somatica ad evidenziare tale rabbia, che, se continua ad essere presente, a non essere abreagita (scaricata), potrà scegliere, di volta in volta, nemici verso cui riversarla. Non essendo in grado di agirla verso la reale destinazione, si innesca un processo di somatizzazione, si trovano altri nemici, sostituti e si entra in proiezioni simbolico-reali (verso cani, gatti, pollini, pomodori, peli, detersivi, fumo, latticini, e così via). Tale aggressività nasce dalla paura e divora l’oggetto simbolico-reale somatizzato. Analizzando al meglio le sostanze simbolico-reali, si può decodificare il tipo di ambiente, di paura, di aggressività proiettata. È necessario chiedere al soggetto allergico quale tipo di rapporto, di relazione ha con l’allergene, con quello che per lui rappresenta. Ad esempio i pollini hanno come loro peculiarità il concepimento e possono essere oggetto della stessa proiezione, ossia il soggetto potrebbe aver prodotto avversità, verso il proprio concepimento, verso chi lo ha concepito.
Voglio comunicare che è importante riconoscere che cosa l’allergico tenta di evitare (l’oggetto, l’ambiente dove tale oggetto risiede). Osservare verso chi viene rivolta rabbia e aggressività e in quali modi.
È fondamentale disidentificare e, quindi, de-sensibilizzare il soggetto da tali elementi, operazione che va effettuata dal piano coscienziale e che, se riesce, può porre in remissione la patologia: è quando si affronta e ci si reintegra con l’oggetto della propria avversione, rabbia.
La maggior parte degli allergeni sono associati ad espressioni della vitalità, quali la sessualità, l’amorevolezza, l’aggressività, lo sporco.
L’allergia è un bisogno fondamentale che non è stato soddisfatto, e che ha fatto nascere rabbia, la quale è stata somatizzata, per cui potrebbe essere utile interrogare l’allergico, in specifici modi:
·         Perché non consento o non riesco a manifestare la rabbia che ho dentro?
·         Perché determino che abbia effetti patologici sul corpo?
·         Nell’ambiente dove vivo e agisco, che cosa c’è che mi spaventa, che non mi piace e che voglio assolutamente evitare?
·         La mia allergia mi serve per condizionare, per ricattare, per aggredire persone a me care?
·         Riesco ad integrare, ad accettare ciò che mi viene detto, comunicato?
È possibile affermare che il sistema di difesa immunitario è il maggior responsabile della discrasia allergica e dei sintomi che produce.
Il sistema di difesa immunitario è una funzione che serve a preservare l’integrità delle funzionalità psicosomatiche, complessive, del corpo. In realtà, organizza il corpo a mantenere la propria funzionalità naturale, quando entra in contatto con agenti esterni, esistenti. Non è una difesa da quegli agenti (che è soltanto una nostra interpretazione), quanto una forma per trovare, creare forme di integrazione funzionale. Il corpo interagisce sempre con ogni sostanza e inizia la propria opera per integrarla, per renderla compatibile. Gli anticorpi, che produce, inglobano la sostanza incontrata, per integrarla funzionalmente, tanto è vero che in conseguenza di tale operazione aumenta la propria banca dati, la propria memoria interna, organizzandosi, così, per i successivi incontri.
L’allergia scatta, quando il sistema di difesa immunitario produce troppe azioni di interazione funzionale con la sostanza incontrata, che spesso vive come incompatibile con sé, ma potendo essere perfettamente interagente con quei prodotti, in realtà li considera nocivi, quando questi non lo sono affatto. Anzi, spesso ingigantisce quel riconoscimento erroneo, producendo incompatibilità abnormi, numeri enormi di anticorpi (sensibilizzazione).
È come se affrontassimo una persona, che si avvicina con sguardo minaccioso, chiamando centinaia di pattuglie della polizia, centinaia di carabinieri, l’aviazione e i paracadutisti, per difenderci da quel signore con lo sguardo turpe! Tutti questi anti-signore minaccioso agiscono, non valutando la reale pericolosità dell’uomo e, quindi, utilizzando azioni che creano effetti collaterali ed inutili.
·         Per questo motivo, quando tentiamo di individuare il corrispettivo psichico, è necessario individuare che cosa il soggetto viva come pericolo.
·         Perché lo interpreta come enormemente pericoloso, tanto da combatterlo con tutte le forze immunitarie, di cui dispone?
·         Quale è l’errore di valutazione, agito in quel riconoscimento?
·         Quali episodi di vita, vissuti in tal modo, sono stati somatizzati?
Perché produciamo allergizzazione verso quegli agenti, consci o inconsci che siano?
Essendo ogni Io differente, è chiaro che ognuno produrrà tempi di allergizzazione differenti. Non si può stabilire chi sia a rischio o meno, perché questo dipende dall’organizzazione di autoconsapevolezza di ognuno, ossia del tempo che intercorre tra il primo contatto con la situazione di vita che non si accetta e lo scatenamento delle azioni di risposta che possono essere somatizzate, il che può avvenire in pochi giorni, ma anche in anni.
Ognuno ha i propri allergeni! E questi entrano in contatto con noi in molti modi: quando si respira una brutta aria, una brutta atmosfera, si produce una reazione che potrà sfociare in un eccesso di difesa. 
Quando avviene la somatizzazione, questa coinvolge il respiro e, quindi, i pollini delle piante e delle erbe del luogo in cui si è vissuto quella brutta aria. Anche per questo motivo, le sostanze allergizzanti sono diverse: nocciolo, olmo, pioppo e salice parietaria, betulla, quercia, faggio, platino, pino, piantaggine, acetosa, graminacee, tarassaco, ortica. In altri casi, possono essere elementi presenti in casa (cani, gatti, uccelli, conigli, cavie). Ed ancora, prodotti fecali di un acaro, il dermatofagoide, che vive negli ambienti polverosi e umidi, specialmente nei materassi di lana, nei tappeti e nelle moquette.
Infatti, alcuni sono sensibili a questi allergeni altri meno, dipende dal sistema di difesa immunitario Io-somatico. Per questo, è di fondamentale importanza la profilassi, ossia il modo attraverso cui potenziamo, alleniamo, il nostro sistema di difesa immunitario, per lasciarlo funzionare secondo i processi innati di cui dispone, senza ostacolatori, difese, resistenze, costrizioni.
I sintomi dell’allergia sono molteplici:
·         quelli nasali, con starnuti ripetuti: indicano chiaramente come quel colpo di tosse voglia respingere, non far entrare l’allergene, la situazione di vita che non vogliamo che entri o, se è già entrata, si tenta di grattarla via, attraverso secrezioni acquose, nasali o pruriti;
·         quelli oculari, lacrimazione per espellerli, arrossamenti alla sola vista del soggetto a cui siamo allergici, gonfiori, fastidi alla luce, metafora di una condizione, per in cui è avvenuto il fatto che si sta somatizzando;
·         quelli respiratori: in presenza di quella situazione, ci manca l’aria, non si può proprio respirare! Respiri affannosi, accorciati di paura, di irritazione, di frenesia verso quei processi.
Stanchezza e facilità di irritazione sono spesso frequenti.
Per questi motivi, è consigliabile un’ approfondita indagine sulla causalità che ha prodotto quell’avversione coscienziale, verso quella situazione di vita, verso quel luogo, quella persona, indagare se si sta seguendo una sana vita ecologica o se si sta curando l’alimentazione, se la pratica ecologica giornaliera è sufficiente, se si sta producendo adeguata attività fisica, meditativa, dinamica: se si sta apprendendo a vivere.
Oltre all’indagine, di cui sopra, è necessario procedere con altri accertamenti somatici:
·         il prick test o test cutaneo, con allergeni.
·         il rast (prelievo di sangue, finalizzato alla ricerca di anticorpi verso la sostanza allergizzante).
Si intuisce che la sostanza allergizzante è il sostituto simbolico-reale dell’ente verso cui psichicamente si produce avversione, difesa: per questi motivi, le sostanze verso cui si è allergici vanno analizzate in profondità cercando di individuare il processo, di cui sono simbolo. È ovvio che si tratta di due azioni concomitanti, medica e psicoanalitica, che vanno seguite, entrambe, simultaneamente.
 
Terapia:
in chiave psicosomatica è necessario bloccare la produzione eccessiva di anticorpi, ossia delle azioni di risposta all’evento che si sta combattendo. Questo lo si può fare individuando l’evento, verso cui si è allergici ed indagare i modi, attraverso cui si veicola la risposta all’allergene psichico. Non si può bloccare totalmente la risposta all’allergene, altrimenti si inducono danni collaterali anche gravi. È necessario comprendere l’elemento scatenante, perché è così scatenante e orientare, trasformare tale stato. Se il processo funziona, si parteciperà un miglioramento somatico.
 
Prevenzione
La prevenzione può essere attuata, organizzando specifici protocolli comportamentali in attraverso cui si curerà molto la formazione psico-somatica vissuta a se stessi, analisi, vita ecologica integrale, allenamento fisico, pratiche meditative dinamiche, attitudine al viaggio come predisposizione a incontrare nuove realtà, nuove persone….
Proviamo a sintetizzare alcune azioni specifiche:
 
1.     assumere in acqua, mattina e pomeriggio, ribels migrum
2.     integrare con le vitamine c b k
3.     aumentare le escursioni in natura (almeno tre volte alla settimana e, con cautela, realizzarle, quando ci sono giornate secche e ventose, per reimparare a convivere progressivamente con  concentrazioni di pollini maggiore). Non accentuare mai le crisi, ma entrare nell’intenzionalità di iniziare a gestirle, anche soltanto per pochi secondi, ogni volta. Aumentare le escursioni, quando piove (minima presenza di pollini) e fare attività con intemperie e senza protezioni (progressivamente e senza eccessi). Lo scopo è forgiare progressivamente il corpo.
4.    Inserire un allenamento fisico giornaliero.
5.    Inserire un’attività meditativa dinamica, almeno una volta la settimana.
6.    Inserire una formazione di gestione e di indagine della propria psiche, delle emozioni dei sentimenti.
7.     Diminuire, se possibile, l’assunzione di farmaci, sempre sotto controllo medico.
8.     Non fumare
9.    Privilegiare, se possibile, frutta e cereali (assumere pesce, carni bianchi e carni rosse e cibi cotti al forno, massimo una volta a settimana o eliminarli definitivamente).
10.Dormire almeno 8 ore.
11. Non aver timore di stancarsi.
 
L’importante è non forzare mai, non eccedere, ma entrare nell’ottica del tentativo di dover integrare la sostanza allergizzante, sia fisicamente che psichicamente.
 
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