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ALIENI E MALANGA CONSIDERAZIONI

Sezione: Parapsicologia » Articoli
Data: 08/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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ALIENI E MALANGA CONSIDERAZIONI
Giuliano Mizar
Gli Alieni di Malanga non esistono nella realtà come non esistono i Demoni degli Esorcisti. Sono tutti costrutti inconsci della mente dell'uomo. Proiezioni mentali di persone nevrotiche o psicotiche che probabilmente hanno subito un grosso trauma nella loro infanzia.
 
Nello
Il conscio e l’inconscio sono processi, campi, sulla cui esistenza c’è accordo internazionale. Tutti sono pressoché d’accordo nell’affermare che tali enti esistono! Se, come Giuliano dice, il costrutto è inconscio, ne consegue che esistono nella realtà complessiva in quel modo: ossia, come costrutti della mente!
Questi, ovviamente, possono essere traslati, proiettati, ma questo è un altro fatto! Per ora, non importa se il soggetto che proietta sia nevrotico o psicotico, parole che indicano uno stato psicosomatico corrispondente e sintetizzato con quei termini. Il fatto che abbiano prodotto un grosso trauma (grosso rispetto a che cosa???) nell’infanzia o in un altro periodo è un’affermazione generale che, di fatto, non offre una spiegazione completa rispetto al linguaggio verbale e tanto meno, rispetto al vissuto integrale, al di fuori del linguaggio verbale.
Il fatto che esistano come immagini mentali, concetti o pensieri-idee è un fatto assolutamente certo: io personalmente avrò seguito almeno venti casi. Per il ricercatore che li esprime, tali processi sono così certi che l’intervento di autorigenerazione-guarigione è molto impegnativo, complesso e dura molti anni. Tali processi quindi esistono e ci sono migliaia e migliaia di prove a riguardo. Esistono nella realtà e modificano la realtà di chi li esprime!
 
Giuliano
Questo disturbo della personalità veniva chiamato fino a qualche anno fa’: “disturbo da personalità multipla” (MPD -Multiple Personality
Disorder) divenuto, nella quarta edizione, del 1994, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM -Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) “disturbo dissociativo dell’identità” – (DID -Dissociative Identity Disorder), ma rimasto MPD nella classificazione internazionale delle malattie (ICD -International Classification of Diseases , alla sua decima edizione) è incluso nella categoria nosografica dei cosiddetti “Disturbi Dissociativi” (ufficializzata, per la prima volta nel 1980 nel DSM III). Per chi è interessato può andare a vedersi su Internet una delle molteplici e controverse (almeno sulle cause) descrizione del disturbo.
 
Nello
Nella International Sigmasophy University, gli iscritti studiano soltanto su due testi, che sono: il (DSM -Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e Principi di neurosciernze di Kandel, Ambrosiana editore e, ovviamente, sulla S.T.o.E. (i testi ufficiali della Sigmasofia). Il fatto che quelle tipologie siano presenti sul DSM prova ulteriormente che quegli stati coscienziali esistono! Se esistono, come ogni esistente psicosomatico ed energetico, la Sigmasofia assume di viverlo e di studiarlo.
Molti Io-psichè segnalano di percepire tali immagini nella loro interiorità-coscienza. In alcuni casi, lo hanno riferito come un processo che si è presentato all’improvviso, attraverso un sogno, ma può succedere di vivere tali situazioni, anche da svegli. Come qualunque altra immagine prodotta dalla coscienza, può essere vissuta, partecipata-osservata e può essere interiormente percepita esattamente nel momento in cui la si sta formando: ci si concentra interiormente su tale immagine e la si penetra con lo sguardo interno, diretto, fino a riconoscerne la fisiologia somatica che in quel momento la sta producendo, indipendentemente se questa rappresenta un demone o un alieno. Quello che è interessante non è tanto il significato-significante (l’alieno, il diavolo) anche se tutti analizzano quello, quanto i meccanismi inerenti il processo innato del produrre immagini, che allo sguardo interiore si mostra attraverso bios-elettricità, bios-chimica, in Sigmasofia denominate bios-luminescenze. Ebbene, se si segue l’attività di tali bioluminescenze, si vive che queste sono collegate e interagiscono in un’estensione, che non trova confini, con milioni di altre morfologie e processi bioslumenescenti di ogni tipo, geometrici, frattali (…), riconoscendole e intuendole come se fossero operanti non localmente. L’attività, che ho descritto, risiede ed opera dietro ogni singolo stato coscienziale, producibile dall’Io-psichè. Di questa facoltà, il DSM, Kandel e gli altri manuali citati non ne fanno parola. Semplicemente, non la conoscono. Si potrebbe obiettare perché, in Sigmasofia, si studia approfonditamente il DSM: semplice, perché è importante che gli allievi della scuola ne conoscano ogni tipologia che, dopo averla ri-elaborata, unitamente ad altre create ex-novo dal Centro Studi e Ricerche Sigmasofia, verranno inserita nel M.O.D. (Manuale degli Ostacolatori e delle Discrasie). Ovviamente, l’immagine del demone, dell’alieno è la punta dell’iceberg che è stata confezionata in quel modo, perché la cultura, i traumi, l’acquisito di quell’Io-psichè, per specifici suoi motivi, l’ha confezionata in quel modo. Giuliano per scrivere ha utilizzato il pensiero e la fisiologia somatica che forma il processo del pensare: si tratta di bios-elettricità, collegata e interagente con altre funzionalità quantistico-autopoietiche (come diciamo in Sigmasofia). Anche se siamo d’accordo o non siamo d’accordo, la fisiologia del processo del pensare, dell’immaginare dall’innato opera.
 
Giuliano
Molto più complessa è la diagnosi del "disturbo" di cui soffre Malanga (non lo andate a dire in giro, mi raccomando) e cioè di colui che crede che 13 razze di alieni vivono da parassiti nella mente dell'uomo da millenni. Quali traumi ha subito quell'uomo nel passato per proiettare negli adotti la convivenza di alieni senza corpo al solo scopo di copiare la nostra anima?
E su questa mia ipotesi che volevo sentire il tuo parere come quello degli altri del gruppo Mizar.
Grazie di nuovo.
 
 
Nello
Diagnosi significa attraverso la gnosi, la conoscenza: ma, come può una diagnosi essere completa, se chi la fa non riesce a percepire interiormente la fisiologia che forma gli stati di coscienza, che formano l’Io-psichè e non conosce le estensioni non localistiche del campo coscienziale di cui l’Io-psichè è evidenza? In questo stato collassato, serve la diagnosi, il DSM che risultano necessariamente incompleti, in quanto non tengono conto di quelle estensioni, per mancanza di consapevolezza delle sinestesie, ad esempio, che servono e vanno applicate per specifiche esigenze, durante i sogni lucidi. Quindi, in una mera azione coscienziale, andando ad osservarle nella loro ricaduta sensorio-percettiva, è chiaro ed ovvio che non trovano applicazione: ergo quel processo è definito patologico, proiettivo, non vero. Determinando la realtà con tale definizione, di fatto, non potranno mai vivere integralmente l’applicazione della sinestesia nel mondo onirico, privandosi di funzionalità innate che hanno una specifica applicazione! Durante i miei sogni lucidi, mi diverto a saltare da una montagna ad un'altra, ad allungare il mio arto e prendere un oggetto anche a tre chilometri di distanza e poi portarlo a me. Quando lo faccio e consapevolmente, quel sogno mi diventa puro divertimento e talvolta conoscenza: una volta, durante un sogno, ho preso un libro in un’antica biblioteca, sono riuscito a leggerlo (sempre nel sogno) e sono riuscito a ricordarmi interi concetti che ho utilizzato in uno dei miei libri. Voglio comunicare che la riduzione-collasso al range del sensorio-percettivo è ciò che invalida un processo e il toccare con mano, con i sensi e quindi riconoscerlo come vero, con buona pace di San Tommaso, possiamo affermare che è esattamente ciò che lo invalida, che lo rende incompleto e non ciò che lo conferma. Infatti, in quella percezione, manca l’infrarosso, l’infrasuono, l’ultravioletto, e così via, allo stesso modo la riduzione-collasso al proprio range culturale. Il trauma che ha vissuto Malanga e altri è semplice: non hanno formato adeguatamente il loro Io-psichè alle estensioni non locali che lo formano e di cui non è consapevole, processo che se realmente realizzato determinerebbe innovative visioni sul significato-significante di tali prodotti coscienziali considerati in modo riduzionistico.
Ciao. Nello
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