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ARCHEOLOGIA OLISTICO-AUTOPOIETICA

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Sezione: Archeologia » Articoli
Data: 09/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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 ARCHEOLOGIA AUTOPOIETICA

 
Per la Sigmasofia, l’archeologia è sostanzialmente la disciplina che studia le civiltà antiche, ne considera gli usi, i costumi, i riferimenti religiosi e filosofici, tenendone presenti le opere realizzate: monumenti, oggetti, templi, chiese, tombe, abitazioni, iscrizioni, rituali (…).
 
Oltre alla civiltà nel suo complesso, studia anche le azioni espresse dai singoli individui, ricostruendone la storia.
 
Dal greco
 
archaiologhia, archaios,
che significa
 
antico
 e
 
loghia,
che significa:
 
discorso su, scienza.
 
Ci troviamo, quindi, di fronte ad uno specifico, chiaro e classico significato di archeologia che, per capire il tema di cui stiamo trattando, dovremo integrare al termine autopoiesi. Evidenziamone i significati-significanti.
L'Universi-parte (noi stessi) sono un essere vivente attivo, dinamico. Al vissuto diretto, lo si può scoprire e riconoscere come un sistema dalle capacità di autopoiesi continua di tutte le sue espressioni, sovrasensibili e sensibili: le galassie, le stelle, i pianeti, la Terra, le specie, gli atomi, le molecole, il DNA, i quarks, le stringhe, l'antimateria, il campo morfo-atomico-coscienziale (…). E' immerso nella poiesis, dal greco creare, creazione. Ogni espressione dell'esistente è parte integrante di tale poiesis: riconoscendola e vivendola come Universi-parte, atomicamente e coscienzialmente collegata, è evidente che è quella realizzata da un singolo essere. Quindi, si tratta di un'attività di autopoiesi. L'Universi-parte è un sistema unico, autorganizzato come rete di produzione di processi e di microstrutture sovrasensibili e sensibili, autopoietiche e acquisite, in cui tutte le microstrutture e i processi sovrasensibilmente prodotti proseguono, assumendo, nel sensibile, morfologie specifiche, la propria attività di generazione di altri processi e di microstrutture, modulandone la funzione, determinandone l'azione che dovranno compiere. L'autopoiesi, che partecipiamo-osserviamo nelle diverse morfologie sensibili, è generata da queste funzionalità autopoietiche, non localistiche, transfinite, che è possibile sperimentare e riconoscere durante la pratica delle tecno-ontos-sophos-logie di Sigmasofia, denominate genericamente Autopoiesi. Quindi, le Autopoiesi sono un processo autopoietico del campo morfo-atomico-coscienziale e la denominazione delle tecniche operative della Sigmasofia.
 
Archeologia olistico-autopoietica è, quindi, la scienza che studia le componenti autopoietiche, legate al continuo presente, e arcaiche che hanno determinato, nel sensibile, la produzione di strutture psichiche, di pensieri e di idee che, a loro volta, hanno creato civiltà, monumenti, templi, tombe, abitazioni e varie forme di rituali (…).
 
Nell’inconscio autopoietico e collettivo, risiede e opera un numero impressionante di memorie, di cogniti, di storie, di vissuti, di conoscenze che non aspettano altre che di essere recuperate e vissute. Mi riferisco a uno dei settori operativi più significativi dell’Archeologia olistico-autopoietica che, attraverso la pratica di tecno-ontos-sophos-logie di Sigmasofia, realizzate anche nei siti archeologici arcaici, sacri, mi ha permesso di ricostruire storie di luoghi, di antichi rituali, di scoperte di altri siti, e di entrare in contatto con archetipi, viventi nel continuo presente. Per esempio, alcune tradizioni orali che sono riuscito a ricostruire e che presenterò in questa sezione, sono una forma di archeologia autopoietica operante nell’inconscio.
 
Un altro aspetto è quello che, a contatto con gli archetipi autopoietici è possibile vivere e comprendere funzionalità che muovono all’essenza della manifestazione sensibile: si tratta di strutture archeologiche operanti
nell’inconscio olistico-autopoietico o campo morfo-atomico-coscienziale.
 
Archeologia autopoietica significa, quindi, anche occuparsi di queste strutture Io-autopoietiche e di riviverle. Tutto questo, come visto, è realizzabile a contatto dei monumenti, dei templi presso cui furono agite e ritualizzate, dopo di che è possibile praticare la Concentrazione-transmutazione (ascesi) fino ai principi attivi  che le hanno formate.
 
Tale ricerca è necessariamente di tipo intuitivo, vissuta attraverso prese di consapevolezza che, solo in parte, possono essere sostenuti da documenti storici, reperti arcaici che, quando possibile, ovviamente, verranno integrati. Nei casi in cui verranno a mancare i riscontri scientifici e documentali, utilizzeremo le facoltà autopoietiche (l’endoscopia Io-somato-autopoietica, la non località, le Autopoiesi olosgrafiche ecc.) che hanno dato prova di funzionare, di essere attendibili e ripetibili.
 
Le caratteristiche dell’archeologia autopoietica hanno, quindi, una doppia valenza, scientifica e intuitivo-sincronica.
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