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DEL CONDIZIONAMENTO MONDIALE E DI COME CI SIAMO LIBERATI

Sezione: Storia e Sociologia » Articoli
Data: 08/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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E’ possibile affermare che i liberi ricercatori sulla coscienza, che hanno assunto e hanno saputo formarsi, visceralmente, a se stessi attraverso la pedagogia olistico-autopoietica, proposta dalla International Sigmasophy University, abbiano
evidenziato nell’azione principi attivi di auto-determinazione-realizzazione, auto-organizzazione, auto-rigenerazione-guarigione, omeostatici e di conoscenza,
in grado di porre in remissione ogni tipo e forma di condizionamento e di delega. I ricercatori, assumono, ormai da più di venti anni, la produzione diretta dell’essere complemento di se stessi, soprattutto in riferimento al cosiddetto benessere personale, e anche collettivo. Si tratta di una delle basi fondamentali, utilizzate nell’eco-società ∑ophy. Non osserviamo i desideri, bensì li partecipiamo-osserviamo e siamo ontologicamente certi di essere ispirati dal campo coscienziale olistico-autopoietico locale e non localistico, di veicolare e di aver posto in remissione ogni modello stereotipato, pre-confezionato, da molti anni.
I processi e gli stati di consapevolezza, che viviamo, continuano a potenziarsi. Il mio messaggio è: siamo tecnicamente in grado di produrre stati olistici di coscienza e ho motivo di ritenere che molti altri dei Creativi Culturali veicolino tali consapevolezze, per cui molte forme di condizionamenti sono, di fatto, trascese, e poste definitivamente in remissione.
Qualcuno si è già liberato!
La prevalenza delle azioni che assumiamo di agire è olistico-autopoietica ed è ispirata dallo stesso tipo di intenzionalità. Ciò che è al di fuori di noi e appositamente costruito per condizionare è da noi considerato archeologia psichica e irrilevante. Siamo, però, consapevoli che in molti Io-psichè tali condizionamenti trovano risonanze: per questi motivi, a tali esseri umani proponiamo la formazione all’autoconsapevolezza che deriva dalla formazione vissuta a se stessi, l’Universi-parte (non importa con quale scuola o via di conoscenza, purchè funzioni!). Noi, allo stato della nostra ricerca, siamo certissimi
di non essere identificati in nessun modello stereotipato precostituito
e la questione del possesso è stata posta in remissione da moltissimi anni. Il ricercatore in Sigmasofia ritiene finalità, come la felicità, superate da altre avanguardie che la includono.
L’Io-psichè che veicoliamo assume di creare o di orientarsi verso la creazione di ciò che, come consapevolezza raggiunta, indipendentemente dagli stimoli esterni di chiunque, ritiene di voler creare. Quindi, produciamo, agiamo, ciò che, in anni di formazione, abbiamo saputo raggiungere come autoconsapevolezza. Se qualcuno, Super Organismi, poteri economici, politici religiosi e similia, ci proponesse panem et circenses, presentandolo come fatto da noi auspicabile, semplicemente resterebbe identificato in quel suo tentativo, senza nulla scalfire nel nostro Io-psichè. Il cibo, ce lo autodeterminiamo e addirittura autocostruiamo e, seppure utilizziamo cibo esistente nei supermercati, questo non intacca minimamente l’autoconsapevolezza raggiunta. Noi partecipiamo e creiamo le nostre consapevolezze! Non si tratta nemmeno di scelte, ma di concretizzazione di quanto faticosamente raggiunto attraverso la formazione a se stessi: l’Universi-parte, con buona pace della presunta società democratica, anch’essa vissuta come processo obsoleto e anacronistico.
Ogni Io-psiché, che si forma attraverso gli strumenti che conosciamo, dichiara di voler porre in remissione (e lo fa!) il concetto di democrazia. Infatti, il termine deriva dal greco demos che significa popolo e cràtos, che significa potere, quindi potere del popolo: disponendo il popolo di Io-psichè per produrre potere, se si seguissero gli assunti democratici, nei fatti, si dovrebbe ascoltare ciò che l’Io-psichè del popolo dice, ma ciò semplicemente non accade.
Il metodo democratico non fa parlare il popolo, ma pochi eletti dal popolo
(quando le leggi elettorali non sono, come in Italia, delle ingenue e palesi truffe!).
Siamo certi che esprimere un voto non significa affatto esprimere il potere del popolo, in quanto quest’ultimo dovrebbe essere la sommatoria e proprietà emergente del potere reale di ognuno, andando così a formare quello complessivo. Il potere di ognuno non si esprime con il solo atto del voto e con pochissimi altri, spesso del tutto ininfluenti. Per ovviare a tale truffa, abbiamo organizzato il principio di autonomia fusionale autopoietica, per cui ogni ricercatore può esprimere integralmente la propria identità (potere reale), senza condizioni (autonomia), nella consapevolezza di essere parte di un’unità (l’ecosistema, l’Universi…), inscindibile (fusionale), in modo autocreato, secondo la propria autodeterminazione (autopoietico). E siamo certi che tale condizione, continuamente espressa, assunta, non possa essere fatta fuori o resa innocua. In base alla nostra esperienza diretta, possiamo affermare senza timore di essere smentiti che, nella prevalenza dei casi, le Istituzioni democratiche si sono dimostrate decisamente avverse all’azione che proponiamo: hanno bloccato quasi tutto della nostra azione di volontariato, autogestita e autofinanziata, ma, nei fatti, non hanno nemmeno scalfito, né direttamente né indirettamente, l’autoconsapevolezza descritta che, semplicemente, procede nella propria azione bios-etica autopoietica. Nessuno di noi teleguida l’assunzione di autonomia fusionale autopoietica, altrimenti non sarebbe tale. Tali raggiungimenti non possono essere oggetto di manovre, né dirette né indirette, da parte di chicchessia, per il semplice fatto che tale autonomia fusionale punta diretta verso i vissuti consapevoli della non località ossia ciò che facciamo ricadere, consapevolmente, nell’azione quotidiana, processo che, per proprie esigenze intrinseche, non può seguire regole precostituite.
L’odio e l’amore sono una produzione dell’Io-psichè che li crea. Sono tali Io-psichè che costituiscono associazioni, movimenti, gruppi, superorganismi, lobbies, con finalità di potere condizionante o di vantaggio economico-politico, non l’inverso. Ciò che genera, che attua un movimento di qualunque natura è la sommatoria più proprietà emergente che gli Io-psichè che ne fanno parte, mettono in essere. Quindi, si evidenzia che se quegli Io si fossero adeguatamente formati a loro stessi non avrebbero prodotto differenziazioni tra Io e tu, soggetto e oggetto (Io, soggetto, voglio controllare tu, oggetto), tra interno ed esterno: tutte categorie ampiamente superate dalla ricerca. Tali funzionalità proiettive non sono caratteristiche del gruppo di potere, ma sono proprie dell’Io-psichè non autoconsapevole, che quel gruppo forma: si tratta di prodotti dell’Io-psichè localistico autoreferenziale, che non ha vissuto il tutto atomicamente e coscienzialmente legato, lo stato di entamnglement, e proietta tale propria scissione dall’ecologico, unito, di cui è parte. Si autodivide da se stesso da ciò che realmente è, ossia Universi-parte e si individua soltanto nella parte, proiettando che, anche per altri, le cose stanno in quel modo. I ricercatori che hanno realizzato quanto descritto e che si sono riconosciuti come Universi-parte riescono tecnicamente ad includere in loro stessi quella parte di sé che è l’altro (microstrutturalmente e coscienzialmente, di fatto, è così). Tale stato olistico-autopoietico di coscienza include, contiene e pone in remissione la produzione della paura: l’altro non è diverso, ignoto, ma è vissuto esattamente come un corpo fisico vive un proprio arto, ossia in modo non scisso da sé. Per questi motivi, quando gruppi di potere somministrano, proiettano quei condizionamenti repressivi, comprendiamo immediatamente quella discrasia e, per quanto a noi possibile, tentiamo di dar loro un aiuto indirettamente con l’azione bios-etica autopoietica che comunque agiamo e, ove ci fosse esplicita richiesta di aiuto, anche direttamente (caso ad oggi mai accaduto). Quando li vediamo agire con quei tentativi grossolani di esportare, imporre democrazie, condizionamenti (…) ci appaiono come se il dito mignolo tentasse un colpo di stato sul corpo che lo veicola e in cui agisce.
Un Io-psichè formato a se stesso a tutto pensa meno che a dominare un gruppo di persone! Non c’è bisogno di dominare un processo, di cui si è parte integrante e che microstrutturalmente e coscienzialmente già vive simultaneamente con l’insieme. Ovviamente, sono consapevole che lo stato acquisito culturale di moltissimi è differente da questo che sto indicando, il che non esclude il fatto che, a livello micro strutturale, tutti formiamo un unico corpo inscindibile. E’ stato dimostrato che questo ha delle implicazioni straordinarie: si tratta di riallineare l’Io-psichè localistico che, ancora non ha preso coscienza di ciò e di rendersi conto che anche lui è evidenza dello stesso campo coscienziale locale e non locale, di cui ogni parte-Universi è evidenza. Le formazioni proposte, se realmente vissute, evidenziano, inequivocabilmente, la remissione dell’ostacolatore paura e dolore, entrambi derivati della paura del punto morte. L’applicazione dei principi attivi, della profilassi olistico-autopoietica potenzia enormemente la capacità di autorigenerazione-guarigione e ciò che denominiamo salute: le estensioni non locali coscienziali ci instillano fiducia nella ricerca e ci comunicano che c’è qualche cosa da scoprire, da vivere, dandoci certezze sul futuro, verso l’assunzione integrale del continuo presente. Questo è il sublime gioco dell’auto-formazione vissuta a se stessi, che progressivamente pone in remissione l’ostacolatore condizionamento, evidenziando processi di decrescita economica, di riduzione di utilizzo di sovrastrutture e, perché no, eliminando l’assurdo sistema dell’indebitamento (…).
Sappiamo che la vita si auto-organizza e noi non possiamo far altro che procedere verso la soddisfazione dei metabisogni che produciamo. Anche se li riduciamo all’essenziale funzionale, dobbiamo soddisfarli. Non si tratta di essere solidali, bensì di assumere, progressivamente, la capacità di essere complemento di se stessi. Procediamo verso tale assunzione, non preoccupandoci troppo di inevitabili contraddizioni a cui, talvolta, siamo costretti: sono inevitabili, perché tutto è organizzato in base al socio-politico-culturale-convenzionale di questo tempo e noi siamo perfettamente organizzati per olos-direzionarci non in questo cono di luce, ma altrove. Tuttavia, detto questo, l’azione che assumiamo integralmente è quella indicata, il che modifica e orienta chi la incontra e la assume, per esempio verso la remissione dell’incazzatura provocata dalle perdite di tempo a cui la convenzione dell’epoca talvolta ci costringe. Procediamo verso la reintegrazione.
Semplicemente, siamo olistico-autopoieticamente liberi e ci autodeterminiamo, per porre in remissione dualità, opposti-complementari, enantiodromie, amore-odio, bene-male, vita-morte e così via, andando a vivere ciò che genera opposti-complementari. Chiunque sia non potrà mai trarre giovamento da noi, in conseguenza di ingenui tentativi di condizionamento.
Questa formazione utilizza il condizionamento come spinta verso il suo superamento e, pur tenendo conto di tale fattore, procediamo agendo all’opposto: traiamo forza dalla coscienza della cellula, dell’atomo e dai vissuti innati della non località. Non dobbiamo salvarci da alcunché, ma assumere di conoscere le estensioni non locali, transfinite del campo coscienziale olistico autopoietico, di cui siamo evidenza, essendo in grado di contenere, di gestire quei condizionamenti che pure ci sono, agiscono. Conosciamo la posta in gioco:
prendere coscienza di essere Universi-parte transfinito e che ci sono intere regioni di tale campo, ancora da consapevolizzare, sia nell’interiorità che all’esterno, un campo unico.
Per noi, termini come cittadino medio non hanno alcun senso e significato, in quanto esistono degli Io-psichè di ognuno che possono decidere di autoconoscersi o meno: durante la formazione, noi creiamo le condizioni perché possano farlo e trarre consapevolezza da se stessi: quella che avranno saputo raggiungere sarà ciò che li individuerà, per cui non diverranno medi, diverranno ciò che hanno riconosciuto di essere.
Quando, attraverso il vissuto diretto, siamo entrati nelle forze innate che ci compongono non abbiamo trovato dicotomie, dualità, ma funzionalità coerenti: dal concepimento al punto nascita, la natura non perde colpi, sa esattamente come costruire quel feto, quell’essere umano e lo fa con precisione straordinaria. Quando, con la coscienza, ci immergiamo fusionalmente in tale vita-autopoiesi, scopriamo campi coesi e coerenti, non dicotomia, non opposti-complementari, tutti processi che nasceranno dopo, per cause noetiche acquisite. Non c’è né bello né brutto, né buono né cattivo, ma funzionalità di creazione all’opera e meno aggettivi diamo loro, meglio le riconosciamo. Non ci sono né separatività, né egoismo: la differenziazione cellulare accade perché così funziona a livello innato, per causalità dello stesso tipo e non perché è bella o brutta (…).
Non troviamo tensione armonica, bensì creazione armonica e continua e questo in tutto l’Universi, di cui siamo parte.
Attraverso l’Io, siamo noi che possiamo consapevolizzare tali funzionalità innate e, nel caso, gestirle: nessuno dall’esterno può farlo, perché il meccanismo non funziona in quel modo. Nessun modello comportamentale può essere tecnicamente imposto. Un esempio: durante uno dei processi giudiziari subiti, dovuti ad affermazioni dei modelli olistici indicati che la società, il potere non hanno condiviso, ho assunto la pratica di meditazioni dinamiche durante il processo e ho creato la condizione per divulgare la Maieutica Sigmasofica, incredibilmente con ottimo successo! Trattandosi di consapevolezze che veicoliamo alla radice dell’Io, nessuno può condizionarle, anche in carcere potrei posizionare l’Io su me stesso ed esplorarlo per trarne informazioni. Anche se interrompono quest’azione con uno spot pubblicitario imposto, l’Io ha comunque gli strumenti per sorridere olisticamente e proseguire nella propria azione. Punto, stop, con buona pace degli Io-psichè che perdono tempo a illudersi di poter condizionare altri.
L’Io-psichè riconosce e vive valori in se stesso e, riconoscendosi come Universi-parte, non diviene solidale con parti di sé (l’altro), ma applica su quelle parti i principi attivi autopoietici di autodeterminazione-realizzazione, autorigenerazione-guarigione omeostatici di conoscenza, assestandosi e somministrando mete perfettamente raggiungibili, autorendendosi libero e veicolante potere reale. Non si tratta tanto di obiettare la gente non è stupida, quanto di prendere coscienza che le facoltà olistico-autopoietiche risiedono alla radice dell’Io-psichè di ognuno e che più si percepiscono, più gli eventuali stati di scissione, di separazione dall’Universi-parte vanno in remissione. Non esiste un livello mentale delle masse, ma stati di autoconsapevolezza producibili da ogni Io-psichè e soltanto da lui, in se stesso, direttamente misurabili. Il campo-istintivo-emozionale è lì, nelle disponibilità dell’Io-psichè: il campo non ha suggerimenti e non può essere condizionato da informazioni di massa, in quanto è innato e funziona, a prescindere. Il campo istintivo-emozionale non coincide con il significato significante che gli attribuiamo: esso è come il sangue nel corpo, presente in una determinata quantità e ha funzionalità innate. In seguito, l’acquisito può interpretarlo come bello, brutto, impressionante o attraente, aggettivi che non hanno nulla a che fare con le funzionalità per il quale il sangue è stato prodotto: si può affermare lo stesso per il campo istintivo-emozionale.
Il campo istintivo-emozionale e aggredior è una delle disponibilità dell’Io-psichè e la natura ce lo ha fornito per produrre i metabisogni (mangiare, bere, dormire, respirare, congiungersi, pulsione a vivere): il campo produce maggiore aggredior (registrato come maggior istinto-emozione in circolo). Quando uno di questi non viene soddisfatto per un lungo termpo, il campo produce maggiore aggredior o, se necessario, anche lo stato di morte del corpo.
Non è l’informazione che produce duplice ruolo, ma l’Io-psichè acquisito che trasmette dicotomie, dualità. L’informazione e la controinformazione sono prodotti dell’Io ed i contenuti dipendono dalla sua formazione a se stesso; non si tratta di credere all’una o all’altra, bensì semplicemente di produrre autoconsapevolezza e, da quel luogo, produrre informazione olistico-autopoietica, quella che non ha nulla a che vedere con l’omologazione o con la contro-informazione, ma che si evidenzia da processi innati.
Non si tratta tanto di discernere, quanto di partecipare-osservare che quella consapevolezza includa e partecipi in altri modi le questioni segnalate.
Se si ha la consapevolezza delle funzionalità descritte, è semplice comprendere all’interno dell’In-formazione, se gli assunti siano simmetrici e in fase con l’innato, con l’ecologico, non locale e se l’applicazione sensorio-percettiva ne sia emanazione: è uno dei riferimenti possibili che non risentono di speculazioni, anche proiettive dell’acquisito, identificato in se stesso, localisticamente autoreferenziale.
Il campo coscienziale olistico-autopoietico non ha bisogno di nutrimento, perché è esso stesso ciò che nutre e con la sua manifestazione acquisita (l’Io-psichè) non dobbiamo fare altro che prenderne consapevolezza.
La sostanza, la forma sono produzioni di tale campo e, se se ne conoscono i principi attivi che formano tutto ciò, divengono gestibili, riconoscibili. La consapevolezza del campo coscienziale non oscura, anzi essa ha il potere di illuminare ciò che crea, che percepisce. E’ l’essenza che vivifica, che genera le forme che ovviamente vanno risalite e transmutate, fino alla scaturigine.
Da anni, proponiamo l’antidoto che pone in remissione stereotipi, coazioni a ripetere, adottando semplicemente una delle caratteristiche fondamentali disponibili all’Io: la creazione. Per creare, è necessario che il campo istintivo-emozionale sia perfettamente stato vissuto, riconosciuto ed emesso come forza a sostegno dell’azione, attraverso tutto, tranne con forme di suggestione non consapevole. Quando creiamo scienza, filosofia, politica (…), lo facciamo ispirati dall’ecologico innato, raggiunto dopo una determinata formazione, la stessa che gestisce la materialità.
Il raggiungimento vissuto dell’intelligenza olistico-autopoietica è ciò che permette di produrre creazione consapevole dell’essenza delle cose: la si riconosce come fonte ispiratrice, il sophos innato. La coscienza olistico-autopoietica, di cui sto parlando, non ha nulla a che vedere con il cuore da solo, ma lo include insieme a qualunque altro processo, con il potere di porre in remissione (ma anche di non generare) condizionamenti, sovrastrutture, ostacolatori, giudizi, moralismi ecc.. I principi attivi olistico-autopoietici, che compongono la coscienza olistica, generano la remissione dei rapporti, della relazione, di individualità, identità contrapposte ad altre, come in una grande orchestra la sinfonia è un unico suono compatto: è l’Universi in azione, l’Uno, l’Olos, l’indissolubilità che veicoliamo alla radice di noi stessi, l’Universi-parte transfinito.
Abbiamo verificato che è proprio il vissuto consapevole di essere coscienza olistico-autopoietica, anche nella sua densificazione somatica a determinare riallineamenti immediati delle microstrutture del DNA che spesso sono interferiti da proiezioni di stati identificativi acquisiti. Tale operazione non ha nulla a che vedere con l’amore o con l’odio, che sono semplicemente due opposti complementari da risalire e da transmutare, per raggiungere la coscienza tecnicamente in grado di produrli.
Vivere consapevolmente di essere Universi-parte e non parte-Universi è uno degli stati riconoscibili dalla formazione Sigmasofica. Lo schema corporeo dell’Universi-parte, ovviamente, è strutturalmente indefinibile: essendo esso transfinito, include parti come il sistema nervoso e cerebrale, il cuore, l’Io-psichè acquisito che utilizza, unitamente ad altre funzioni, per riconoscersi quale, libero ricercatore sulla coscienza in continua formazione a se stesso, per auto-liberarsi.
La formazione a se stessi non può limitarsi al solo ambito meditativo, inteso nell’accezione ordinaria, tradizionale. Reintegrare l’Io-soma-autopoiesi in modo integrale richiede vissuti che lo inglobino in un unico processo funzionale, non scisso, di cui anche l’ambiente, le parti-Universi sono parte integrante. Come si intuisce, tale lavoro autoformativo è molto complesso e lungo da realizzare: di base, ci vogliono molti anni e non è mai finito, essendo l’Universi-parte transfinito.
La sperimentazione ci dimostra che non esiste un centro rispetto ad una periferia, se non per l’interpretazione che se ne fa. L’unico processo, riconoscibile come centro, è la coscienza olistica che, peraltro, si presenta come un campo olosdirezionalmente transfinito, che non consente di riconoscere un centro, in quanto ogni luogo è il centro e, ripeto, non rispetto ad una periferia.
Di fatto, tale reintegrazione ci consente di essere conoscitori di noi stessi, di creare consapevolezza e soluzioni esistenziali.

 

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