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DIALOGO TRA KESAVA BLUE, J. K. E NELLO MANGIAMELI

Sezione: Interviste e dialoghi » Articoli
Data: 02/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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DIALOGO TRA KESAVA BLUE, J. K. E NELLO MANGIAMELI
 
Caro Kesava Blue,
rispondo volentieri, nel merito, alle tue parole.
Una premessa. Ci troviamo su internet, hai pubblicato un articolo dell’amico Jiddu e, ovviamente, avendolo studiato a fondo, ho ricavato su di lui la mia opinione che, altrettanto ovviamente, è stata elaborata, applicando la visione nascente dai miei vissuti diretti, di cui sono, quindi, consapevole, e che hanno saputo creare la innovativa via di conoscenza, da me fondata, che ho denominato Sigmasofia.
Ti rispondo con lo stesso mezzo da te utilizzato e che internet ci consente: le parole. Potrebbe essere utile affermare che ogni scienza, ogni filosofia, ogni spiritualità, ogni pratica conoscitiva, attuando i propri studi e ricerche, evolve, produce innovative scoperte e visioni: fino a poco tempo fa, utilizzavano la Olivetti 32, per scrivere articoli; oggi, per risponderti, sto utilizzando un home computer molto potente, il che non significa essere critici o contro la magnifica Olivetti le cui funzioni sono state perfettamente integrate dal computer e dal programma Word. Voglio comunicare che anche per la ricerca sulla coscienza le cose procedono. Ci sono scoperte, innovazioni, nuove prese di consapevolezza di funzionalità che, prima, non si conoscevano, ma questo non significa non comprendere la funzione propedeutica che hanno avuto le precedenti e che, quindi, anche J. K. ha avuto. Tali orientamenti, nascenti dal vissuto, non vogliono essere una critica (accezione negativa, non sono interessato a questa componente) che gli si rivolge, bensì l’indicazione implicita ed esplicita che le funzioni, le caratteristiche, le conoscenze di J.K. sono state contenute e perfettamente integrate in nuovi processi pratico-teorici di ricerca, esattamente come fa l’home computer che contiene l’Olivetti 32. Si potrà dire che Jiddu è il massimo dell’avanguardia della consapevolezza, che non è contenibile riconoscendolo come maggiormente consapevole rispetto a chiunque altro: è una valutazione possibile. Ma, essendo tutto in stato di entanglement, se così fosse, prima o poi tutti noi ne arriveremmo a prendere coscienza, per cui, consapevoli di tale realtà di unità, implicita, innata, possiamo assumere di procedere verso la sperimentazione integrale, senza pregiudizi e al di fuori del linguaggio verbale, senza essere una reazione della memoria, come direbbe J.. Questi mi autorizza un ricordo verso mio nonno: vedendo che la sua inseparabile Olivetti 32 funzionava, gli è rimasto fedele, identificato in essa, fino al suo punto morte e nella piena convinzione che gli articoli che produceva fossero perfettamente funzionali, veri , e che non ci fosse bisogno di innovazioni! Ma, questo non mi ha impedito di produrre i miei, con enorme più velocità e con migliaia di funzioni e di possibilità in più. E’ morto senza una reale apertura olistica all’esistenza che nuove possibilità, nuove consapevolezze fossero state realmente raggiunte e in atto (tale apertura non significa assumerle).
Ho motivo di ritenere che anche per la ricerca sulla coscienza le cose talvolta procedono nello stesso modo: ricordo ancora quando invitammo un maestro molto famoso e quotato orientale di tantrismo, che durante lo stage ci invitava bonariamente a tentare di decolpevolizzare la mediazione corporea e le forme di intellettualizzazione sia verbale che somatica, senza minimamente rendersi conto che in sala ,di fronte a lui, aveva dei ricercatori con non meno di diecimila ore (ripeto, per non essere frainteso, almeno diecimila ore) di vissuti a contatto somatico ed energetico integrali, al di fuori del linguaggio verbale. Alla nostra timida affermazione che avremmo integralmente seguito le sue indicazioni ma di non preoccuparsi assolutamente di proporre vissuti vita o morte, integrali e che non avremmo battuto ciglio (in piena aderenza alle sue straordinarie premesse teoriche), sembrò offendersi, concluse la pratica e se ne andò dicendo che era un gruppo che non seguiva le sue indicazioni, capite? Avevamo richiesto di seguirle di più e senza riserve!
I vissuti sono andati molto avanti,  molto di più di quanto molti pensano…. Non bisogna ripartire ogni volta da zero….
Terminata la premessa, entro nel merito.
 
Kesava
Caro Eophy, ( scusa se uso una E nel tuo nome ma non ho quel carattere ).
Ti ringrazio molto per la tua analisi-spiegazione, che naturalmente ho letto con interesse, anche se devo dire onestamente che nno mi ha aiutato molto, se non complicato la comprensione.
 
Nello Mangiameli
Mi dispiace molto, per le complicazioni. Se vuoi e se posso esserti utile, ci sono.
 
Kesava
Il linguaggio che usi è a me infatti straniero, termini tecnici come: autopoiesi, aoutopoietica, sigmasofia... li incontro per la prima volta. Questo mi riconferma l'assoluta necessità di ritrovare un linguaggio comune fra tutti gli esseri umani, e non solo per gli adetti ai lavori di un particolare campo di interesse, in costante dibattito verbale, con chi usa un'altro linguaggio, per magari dire la stessa cosa. Di questo si parlava proprio Lunedì sera nell'incontro al Cafè Holon su Skype: e questo è il mio impegno negli ultimi anni.
 
Nello Mangiameli
Sigmasofia, allo stesso modo di Antroposofia, di Teosofia, di Ontosofia, di Biosofia (…) è semplicemente il nome della Via di conoscenza, da me fondata. Autopoiesi: da autos che significa se stessi e poiesis, creazione, quindi autopoiesi significa creata da se stessi. Per quanto concerne il linguaggio comune, posso affermare che anche per me termini come cafè holon o twitter fanno parte di un linguaggio riservato agli addetti ai lavori, ma volentieri sono andato a informarmi sul loro significato, fino a comprenderlo. Il linguaggio verbale è quello comune, convenzionale: tu lo usi, io lo uso, J. lo usa,  gli altri lo usano. Per quanto concerne altri linguaggi comuni, so per certo che l’esperanto sta incontrando notevoli difficoltà. Comunque i vocabolari riconosciuti possono essere d’ausilio.
 
Kesava
Io potrei parlare sanscrito cercando di spiegare come i Veda descrivono e suddividono le varie energie, i loro movimenti etc...perchè questa è la mia formazione culturale; ma perchè sanscrito mi chiederebbe chi magari non lo conosce, e se non fosse in grado di assimilarlo sarebbe forse tagliato fuori dalla comprensione?
 
Nello Mangiameli
Gli studiosi in fisica, in matematica (…) utilizzano il linguaggio comprensibile soltanto agli iniziati in fisica, in matematica (…). Nel caso di interesse specifico per quelle materie, non potrei far altro che iscrivermi a quelle facoltà, ottenendo la mia iniziazione a quelle materie. Non mi sentirei tagliato fuori, ma mi adopererei per ottenere quelle informazioni, quei vissuti, anche se fossero in sanscrito.
 
Kesava
In questo senso non amo entrare in dibattiti, preferisco ascoltare, ascoltarsi, lasciar fluire e vedere se è possibile ritrovare quel linguagio comune, che forse non è nemmeno fatto di parole...forse...chissà...
 
Nello Mangiameli
Di fatto, inserendo l’articolo e poi, rispondendomi in modo esteso, sei entrato nel dibattito! E questo è perfettamente compatibile con l’ascoltare, l’ascoltarsi (…). Il linguaggio verbale che hai utilizzato e che io utilizzo è una convenzione tra esseri umani: è uno dei linguaggi comune che utilizziamo, appunto per comunicare. Sono d’accordo con te! Io personalmente preferisco il linguaggio non verbale, per dare un riferimento viscerale, meditativo che non ha bisogno assolutamente di parole, ma ciò non significa non conoscerle e non utilizzarle.
 
Kesava
Mi ero anche ripromesso di non cecare di comunicare nulla che io non stia veramente vedendo e vivendo  completamente nei fatti, e non solo a parole o per sentito dire, perchè ne ho visto l'inutilità e i pericoli: a che serve, per esempio, parlare della libertà psicologica, se io non sono libero? Parlare delle energie  delle loro qualità etc...solo perchè l'ho letto o sentito dire da qualcuno, mentre non le vedo come realtà di fronte a me o ne sento il movimento, è solo teoria. Posso sentire, accettare intellettualmente una verità espressa da qualcuno, ma fino a che non la realizzo nel mio cuore a che serve parlarne: per propaganda?
 
Nello Mangiameli
La pratica della Sigmasofia (di se stessi) assume la sperimentazione diretta, penetrata, viscerale, integrale, rigorosamente realizzata al di fuori del linguaggio verbale. Assume che fino a che il ricercatore di se stesso non arriva a vivere i fatti, sia nella loro manifestazione sensibile che in quella sovrasensibile, non è legittimato a tentare di descrivere tale vissuto attraverso le parole. Ciò che legittima il linguaggio verbale è il vissuto! Questo accade da sempre. Non ci si basa rigorosamente sul sentito dire, ma, ripeto, sul vissuto integrale, anche dei processi sovrasensibili non locali. Assumiamo la pratica integrale totale (senza riserve), poi potrà avvenire ciò che denominiamo la costruzione della propria teoria conseguente al vissuto (ognuno la propria. La sigmasofia non assume di insegnare nulla).
La via di conoscenza, denominata Sigmasofia,  ad oggi, è l’antidoto di ciò che tu denomini propaganda, nei fatti e nelle realizzazioni!
 
Kesava
Io non sono certo una persona illuminata o libera dal gioco dell'ego, ho un'intuizione parziale di ciò che possa esser l'Energia Suprema, per questo a volte sono tentato di comunicarne la verità; ma forse in questo caso avrei dovuto pubblicare solo le parole di Krishnamurti che veramente vivo e non solo intuisco intellettualmente.
 
Nello Mangiameli
Jiddu Krishnamurti, ovviamente, è stato una luce significativa che almeno, qui da noi, conosciamo fin nei minimi dettagli anche nelle sue biografie autorizzate e non. Come sai, Jiddu ha utilizzato moltissimo la parola (qui, in Associazione, abbiamo tutti i suoi scritti e molti suoi video, che sono veramente numerosi). La nostra esperienza operativa ci consiglia di non utilizzare le sole conferenze o il solo uso di libri, per cui il Maieuta, il ricercatore, pratica per decine di ore al giorno (quelli che assumono la ricerca pratica) e al di fuori del linguaggio verbale, totalmente partecipatore fusionale con la natura, di cui si sente  parte integrante e inscindibile.
Sono, di cuore e senza riserve, lieto per te che vivi e non intellettualizzi le parole di Jiddu, così saprai che ha saputo raggiungere vette di conoscenza extra-ordinarie!
 
Kesava
In ogni caso, da quello che riesco a comprendere leggendo le tue parole, mi pare che in generale non siano molto diverse dai discorsi di Krishnamurti; o per lo meno in parte, sebbene da punti di vista e con scopi diversi. Per questo volevo solo commentare due punti che a me sembrano in condivisione fra la tua visione e quella di Krishnamurti, che forse ti sono sfuggiti nella tua lettura dei discorsi di Krishnamurti.
 
Nello Mangiameli
Hai colto nel segno! La Sigmasofia integra, nei fatti, molti concetti indicati da Jiddu: uno per tutti, il superamento delle anacronistiche figure di Maestro e discepolo, di docente e di allievo o il superamento di gruppi, associazioni, movimenti … (prevengo facili obiezioni, Sigmasofia è uno stato di coscienza), e così via. Potrei citarne molti altri. Nella mia risposta, ho cercato di evidenziare alcune estensioni al pensiero di Jiddu, come l’evoluzione dallo stato di osservatore allo stato di partecipatore fusionale che tanti anni di pratica operativa ci hanno confermato (e che, sono certo, anche Jiddu viveva: l’innovazione sta nell’averlo integrato alla pratica operativa). In ogni caso, parlare di estensione non significa eliminare l’osservatore, ma integrarlo in nuove pratiche operative (e non parlate, intellettualizzate, come tu giustamente dici!)
 
Kesava
Ad esempio quando dici :
Nello Mangiameli
Il pensiero non può non esserci, ma non sto riferendomi al contenuto del processo del pensare, bensì al processo funzionale innato del pensare, che può benissimo essere prodotto, nella piena consapevolezza dell’estensione olistica, non localistica, transfinita (l’energia suprema di J. K.) da cui si evidenzia. La questione non è il pensiero, ma l’identificazione nel contenuto del processo del pensare...,
 
Kesava
Sebbebe Krishnamurti sembri negare del tutto il pensiero ascoltandolo in altri discorsi dice:
Jiddu
 " Ciò che viene chiamato felicità o estasi è, secondo me, il pensiero creativo. Il pensiero creativo è l'infinito movimento del pensiero, dell'emozione e dell'azione.
Se il pensiero, che in se stesso è emozione e azione, non viene impedito; se non viene influenzato, costretto e delimitato dal pregiudizio, e se no proviene dalla tradizione o dall'abitudine, allora è pensiero creativo.
La domanda che ogni persona riflessiva dovrebe farsi è: come risvegliare il pensiero creativo?
 Perchè il pensiero creativo è movimento infinito, e quindi abbandona ogni idea di limitazione e conflitto. Il movimento del pensiero creativo non cerca risultati o ottenimenti per esprimersi. Le sue modalità di espressione e i suoi risultati non ne rappresentano il culmine. Esso non ha culmine, non ha meta, perchè in eterno movimento. Molti cercano una vetta, uno scopo o un'ottenimento, modellano se stesse sull'idea del successo, ma questa forma di pensiero limita continuamente se stessa.La creatività del pensiero cessa quando la mente è mutilata dall'adeguamento ad una forma di potere, o quando segue una tradizione che non capisce, o quando gira attorno a un punto fisso come un'animale legato al palo. Finchè c'è limitazione e adeguamento non ci può esser pensiero creativo, intelligenza libertà.
L'azione come già spiegato è movimento che è insieme pensiero ed emozione. questa azione è interrelazione fra individuo e società..ora se il movimento del pensiero è limpido, semplice, spontaneo e profondo, non c'è conflitto tra individuo e società, perchè l'azione sarà l'espressione di ogni vivo momento creativo. Non c'è una tecnica del pensiero; ma solo la spontanea creatività dell'intelligenza che è armonia tra ragione, emozione e azione, che no sono divise nè in contrasto. J. Krishnamurti."
 
Kesava
Mi pare dunque che anche Krishnamurti comunichi che il problema non sia il pesniero, e che non lo si possa negare; ma che, come dici tu sia questione di non identificarsi e la necessità che il pensiero sia in armonia con cuore e azione.
 
Nello Mangiameli
Infatti, ci sono molti punti in comune. In Sigmasofia, assumiamo la necessità che il pensiero sia simmetrico ai principi attivi olistico-auopoietici, da cui nasce (paragonabili all’energia suprema), per metterli a sostegno, come tu dici, di cuore e azione. Quindi, c’è un’estensione al concetto di armonia che individuiamo tra stati coscienziali, tra l’Io-psichè e i principi attivi olistico-autopoietici, sovrasensibili, innati , da cui nasce. 
 
Kesava
 Per quello che riguarda la consumazione dell'energia,  da quello ch io ho capito, per lo meno a livello intellettuale, Krishnamuti dice: "Sprecata", nel senso che se l'energia non viene totalmente usata nella consapevolezza del momento presente che è l'eternità, la usiamo male, perdendo l'eternità di fronte a noi...ovviamente questo non vuol dire che si esaurisca, non ci può esser mancanza di energia nel cosmo, e avremo un'altra occasione; ma perchè aspettare?  A me non pare che una persona come Krishnamurti non sia consapevole che non ci possa esser consumazione di energia, anche perchè parla di rigenerazione costante......ma questa è la mia comprensione.
 
Nello Mangiameli
Il termine sprecata significa quello che significa! Comunque, spiego meglio quello che intendo. I nostri vissuti ci indicano che la consapevolezza del momento presente è formata sia dal continuo presente (l’eternità, come tu la chiami, per la Sigmasofia è il tempo autopoietico) che, dallo spazio-tempo, è la consapevolezza simultanea, contemporanea dei due che ci consente, che ci legittima di parlare di stato olistico: dalla partecipazione consapevole del continuo presente si può zoommare e percepire lo spazio-tempo in ogni sua direzionalità. Da qui, retrocognizioni, precognizioni e similia che abbiamo sperimentato più volte. A volte partecipiamo identificazioni nel solo continuo presente o identificazioni nel solo spazio-tempo. Per noi, si tratta dell’l’integrazione consapevole di entrambi, senza che l’uno riduca, collassi l’altro. E’ il Sigma, la sommatoria, da cui nascerà la proprietà emergente, da seguire. In Sigmasofia, disponiamo di tecnologie Io-somatiche per raggiungere tale disponibilità.
Sono d’accordo con te che Jiddu fosse consapevole che la questione non risiedeva nel consumo, inteso nell’accezione comune. Ma, se vogliamo assumere di parlare di coscienza olistica, dobbiamo trovare l’integrazione di ogni forma discrasica, pregiudiziale, collassata, in quanto esistente e prodotta da milioni di esseri umani. Si tratta di stati di inconsapevolezza che, per entanglement coscienziale, fanno parte dell’esistente e, quindi, sono interagenti con noi stessi, e l’indicazione ad osservarli, senza pregiudizio, potrebbe non essere sufficiente per poter assumere, realmente, di  porli in remissione.
 
Kesava
Quando dici:
 
Nello Mangiameli
....Ma se si vuole vivere l’energia suprema la sola osservazione non è sufficiente. Infatti, l’osservazione presume un soggetto che osserva e un oggetto osservato, evidenziando così implicitamente l’esistenza di un soggetto separato dall’oggetto che gli ultimi studi e ricerche, le sperimentazioni di Sigmasofia e molte altre hanno posto in remissione.....
 
Kesava
Questo è una costante nei discorsi di Krishamurti, dove dice quasi in tutti i suoi dialoghi, che è essenziale vedere che l'osservatore e l'osservato sono la stessa cosa, ad esempio:
Jiddu
 "C'è questo contenuto della coscienza, fatto di pensieri ottusi, stupidi e tradizionalisti, che riconosce le emozioni perchè altrimenti non sarebbero tali. é sempre pensiero, che è la risposta della memoria, del conociuto, e delle esperienze. Possiamo vedere tutto ciò? Possiamo vedere il funzionamento del pensiero?
 
Nello Mangiameli
Nella pratica operativa della Sigmasofia abbiamo dimostrato a noi stessi di poter percepire il processo del pensare mentre è in atto, mentre lo creiamo. Affermazioni come “ottusi” stupidi” sono delle semplici valutazioni intellettuali e moralistiche. Infatti, un pensiero esiste e, se esiste, c’è qualche cosa che lo genera, che, a sua volta, ritroviamo nel campo coscienziale olistico-autopoietico (chiama come vuoi la fisiologia energetica che lo forma). Quindi, in quello specifico caso, entrando in valutazioni sensorio-percettive, Jiddu dimostra di cadere nella stessa riduzione che presume di voler trascendere e che suggerisce agli altri di trascendere: implicitamente, indica che sicuramente il suo pensiero non è ottuso né stupido e tradizionalista. Per non essere frainteso, comunico che stimo molto la visione d’insieme di Jiddu, il che non mi impedisce di esprimere alcune (poche) opinioni critiche su di lui.
Ad ogni conferenza, Jiddu ha usato il pensiero come risposta, reazione della memoria: il linguaggio verbale, il pensare, è quello! Se avesse parlato direttamente come emanazione dell’energia suprema, sarebbe stato gioco forza per lui utilizzare un linguaggio innovativo, descrittore appunto dell’energia suprema stessa. Invece, ha usato il pensiero, la reazione della memoria (come facciamo tutti), in modo semplice, il che, in base alla nostra esperienza, non facilità la risalita al vissuto dell’energia suprema stessa: se io dico ad un tossicodipendente di smettere di far uso di droghe, perché esiste un’altra energia più significativa di quella delle sostanze psicotrope, quel soggetto, ad oggi, non converte, non trasmuta la propria azione. L’indicazione intellettuale, da sola, non è sufficiente.
 
Jiddu
Osservando, che cos'è l'osservatore che osserva il contenuto della coscienza? é diverso dal contenuto? Questo è il punto fondamentale da comprendere. L'osservatore è diverso dal contenuto, e quindi in grado di cambiarlo e trascenderlo? Oppure l'osservatore è identico al contenuto?
 
Nello Mangiameli
Per questo motivo, in conseguenza dei vissuti, nella Sigmasofia, ho inserito la figura del partecipatore fusionale: indica la condizione realizzata (e non solo), per cui, per dirla con Jiddu, l’osservatore è identico con il contenuto! Se è identico, non è distinguibile! Ci troviamo nella stessa relazione, in cui un organo si trova rispetto al corpo umano  dove è inserito: vi possiamo distinguere il fegato, i reni, i polmoni e tutte le altre parti che pur sono inserite nel corpo umano complessivo. Fuor di metafora: possiamo riconoscere gli stati coscienziali (pensare, immaginare, concettualizzare, emozionare, ipersensibilizzare), pur sempre facenti parte inscindibile del campo coscienziale complessivo. Un organo è partecipatore del corpo, uno stato specifico di coscienza è partecipatore del campo coscienziale olistico-autopoietico. Ma, qui, c’è una differenza sostanziale: dove il corpo fisico è individuato e individuabile, nel campo coscienziale è esteso, sovrasensibile, non locale, transfinito e, inconcepibilmente, pieno di contenuti innati (non acquisiti, non reazioni della memoria!) Tale contenuti innati, in Sigmasofia sono denominati principi attivi olistico-autopoietici o più semplicemente genoma coscienziale. In questo, riconosciamo estensioni, rispetto alla consapevolezza di Jiddu.
 
Jiddu
Osservate. Se l'osservatore , l'io che guarda, è diverso dall'osservato, allora c'è divisione tra osservato e osservatore, e quindi c'è conflitto: Devo fare questo e devo fare quello; devo sbarazzarmi di questo mio pregiudizio e adotto un nuovo pregiudizio. Dove c'è divisione tra osservato e osservatore, c'è conflitto. é un principio, una legge. Sto osservando il contenuto della mia coscienza come un'osservatore esterno che guarda, prende dei pezzi, li cambia e sposta? Oppure l'osservatore, il pensatore. lo sperimentatore è la stessa cosa dell'osservato, del pensato, dello sperimentato? Questa comprensione è intelligenza. Allora sarà in atto l'intelligenza che no è più conflitto.Sarebe un vero peccato no comprendere questo semplice fatto. é un punto fondamentale perchè ci fà vedere che no esistono divisioni di nazioni e di classi. QUESTA è LA PRIMA COSA CHE SI COMPRENDE OSSRVANDO LA COSIENZA: CHE LA DIVISIONE TRA PENSATORE E PENSATO, SPERIMENTATORE E SPERIMENTATO è FALSA, PERCHè SONO UN'UNICA COSA.Questa è la prima cosa da comprendere, l'intuizione di questo fatto, di questa realtà cosi palpabile come il fatto di esser qui, e in questo modo il conflitto tra pesatore e pensato cessa. J. Krishamurti"
 
Nello mangiameli
Lo stato coscienziale Sigmasofia (avanguardia della consapevolezza che include e integra il non locale transfinito con il localistico, innati), dimostra a se stesso che è tecnicamente possibile  porre fine, definitivamente, al conflitto, alla volontà di potere discrasico nella relazione!  Se questa è intelligenza allora è olistico-autopoietica, infatti, ognuno  veicola il proprio stato Sigmasofia. Tale stato è la realizzazione pratica, inequivocabile, di quanto da te, citando Jiddu, indicato in grassetto! Inoltre, posso tranquillamente affermare che tali processi sono stati integrati, ampliati e trascesi. Attualmente siamo impegnati nella sperimentazione del genoma coscienziale presente in ciò che, poeticamente, ho denominato, le transfinite distese interiori del campo coscienziale olistico-autopoietico
 
Kesava
Mi pare dunque che sia tu che Krishnamurti in questo senso diciate le stesse cose.
 
Nello Mangiameli
Se si esplorano gli stessi luoghi coscienziali, non possiamo fare altro che incontrare funzionalità comuni: è un fatto. Poi, accade che ognuno esplori un luogo e altri ne esplorino altri (l’Universi è transfinito) per questo assumiamo la necessità di rendere ogni avanguardia di consapevolezza, realmente raggiunta, disponibile a tutti, indicando la tecnologia coscienziale seguita per raggiungerla. Ci si trova sicuramente nello stesso campo coscienziale olistico autopoietico. Quindi ognuno zoommma su una cosa, l’altro su un’altra ancora, stati di coscienza che essendo già in entanglement, non potranno non trovare amalgama con l’altro. In questo senso, almeno io lo sto facendo con te, appunto perché so che, atomicamente e coscienzialmente, non siamo scissi.
 
Kesava
Questi sono i punti sui quali posso e volevo intervenire, nell'intento, non di difendere Krishnamurti, che sarebbe infantile; ma per evidenziare la limitatezza del linguaggio e la necessità di trovare un linguaggio comune, perchè come vedi spesso diciamo le stesse cose e perdiamo tempo nello spiegarci, tradurci, e a volte entrando in inutili conflitti verbali restando comunque incompresi. Naturalmente, come dicevo bisogna anche considerare il punto di vista di chi parla, e sopratuttto l'obbiettivo: l'energia è energia; ma dipende cosa ognuno ne voglia fare.
 
Nello Mangiameli
Se rileggi quanto hai scritto: prima evidenzi la limitatezza del linguaggio, poi lo vuoi trovare comune!
Il linguaggio verbale è comune, è convenzionale ed è stato inventato proprio per questo scopo. E’ vero, potremmo applicare i codici dell’ipersensibilità: io lo faccio insieme ad altri ricercatori con cui li sperimento, anche con ottimi successi (…).
Abbiamo una lunga esperienza anche per quanto riguarda il linguaggio somatico, non verbale.  Ma ciò richiederebbe la presenza fisica che non sempre si vuole assumere.
Poi c’è il linguaggio E.C.A., ossia il procedere per entanglement coscienziale autopoeitico (rientra nelle ipersensibilità), ciò richiede che il ricercatore assuma di agire come Universi-parte e non come parte-Universi: se agisce come Universi-parte non avrebbe alterità, condizione che implicitamente anche Jiddu, nella descrizione del suo “processo” (vedi biografia autorizzata della Liutens)” sembra indicare.
Io, di fatto ed inequivocabilmente, non sono in conflitto con nessuno!! Punto, stop!! Evidenzio senza battere ciglio e con schiettezza i miei faticosi vissuti! Nulla di più, nulla di meno!
L’energia, la vita-autopoiesi, il campo coscienziale olistico-autopoietico e la consapevolezza che utilizzo sono finalizzati a conoscere l’Universi-parte, me stesso, al di fuori di ogni forma di intellettualità e di far ricadere tale conoscenza vissuta in ciò che denomino l’azione bios-etica olistico autopoietica quotidiana, utilizzando l’innovativo linguaggio verbale olistico-autopoietico che, spesso, non è conosciuto, appunto perché non è soltanto una reazione della memoria… E’, anche se risulta, forse, difficile, un processo esistente e siamo pronti a condividerlo con chi richiede di voler  conoscerlo o crearlo direttamente.
 
Kesava
Non entro nel merito delle altre tue osservazioni, per i limiti miei di comprensione del linguaggio e perchè comunque come detto sopra, vorrei parlare solo di fatti che sento e ho realizzato, non solo a parole.
Non ti chiedo dunque di tradurmi il tuo linguaggio. Non per disprezzo credi, ammiro e rispetto molto la tua profonda e dettagliata conoscenza; ma credi, negli ultimi anni, restando a contatto con la Natura cerco piuttosto di liberarmi , svuotare la mente da tutta la conoscenza accumulata, registrata accuratamente, da tutte le fonti autorevoli o meno da cui ho attinto nel corso della vita; per diverse ragioni che ora non starò a spiegare; ma essenzialmente, per intuizione-insight ricevuto a ritrovare il mio diretto dialogo con la Natura, la Grazia Cosmica che mi sostiene: altre nozioni, nomi dati alle energie, formule magiche, concetti piu o meno filosofici, punti di vista altrui, per quanto corretti ed elevati, non mi aiutano a ritrovare il mio centro...ammesso che ce ne sia uno. Ho vissuto di seconda mano abbastanza a lungo!
 
Nello Mangiameli
Qui siamo in perfetta sintonia! La Sigmasofia, nel proprio ambito, è famosa proprio perché parla soltanto di fatti vissuti direttamente e ripetuti in più laboratori-coscienze. Nei diciotto volumi che la spiegano, non troverai una sola frase, un solo concetto, che sia stato edificato attraverso la speculazione intellettuale!
Creativi culturali è un punto di unione (ricerche di Ray) in cui ognuno evidenzia le proprie ricerche e nasce proprio perché tutte queste ricerche non comunicavano tra loro.
Noi lo stiamo facendo e io assumo di spiegare le nostre fino a che le condizioni saranno queste.
Altro aspetto fondamentale della Sigmasofia è il vissuto partecipatorio integrale, estremo, assoluto con la natura, fino al massimo grado partecipatorio possibile: pratichiamo meditazioni dinamiche, durante il torrentismo coscienziale auto poietico. Ci immergiamo in torrenti e ci lasciamo trascinare dall’acqua impetuosa, praticando simultaneamente tecniche, superiamo strapiombi di qualunque altezza, lo stesso vale per la speleologia, per le meditazioni subacquee praticate a diverse profondità,  come durante i lanci con il paracadute: abbinando stati meditativi, in piena partecipazione fusionale con la natura, anche in luoghi meno impetuosi. Non si tratta di meditazione estrema o meditazione no-limits!
Noi viviamo, come tu dici, di prima mano, da sempre, assumendo di essere complemento a noi stessi, l’Universi, di cui siamo parte integrante e inscindibile.
 
Kesava
Spero che capirai, non è alterigia intellettuale, o dispregio delle tue o altrui visioni....forse è il momento per me di ascoltare quel bambino originale, che nel profondo del cuore mi spinge a restar psicologicamente nudo di fronte la nascente onda d'energia vitale...respirandone il profumo, che ispira l'emozione-azione nel flusso del pensiero creativo....Arreso al suo movimento in costante evoluzione creativa; non ho tempo a soffermarmi, dar nomi, suddividere energie, creare concetti filo...su di esso, cercare di usare l'onda per scopi che non siano restare nella consapevolezza dell'eterno momento presente:  "In ascolto, immerso nell'abbraccio dell'unica Energia Suprema che accomuna e sostiene tutti gli esseri: L'Amore...e questo per me, ora....è già più di tanto!
 
Nello Mangiameli
Non preoccuparti di improbabili alterigie intellettuali Buon viaggio Kesava! Percorri il tuo sentiero e vivi, come già sembri sapere, solo sulla cima e se vuoi canta la tua consapevolezza, assumendo che potrebbe non essere compresa. Vedrai il sorgere e il tramonto, simultaneamente, e ti renderai conto di essere Universi-parte, e vivrai il sorriso e il profumo del non deteriorabile,.
Io, talvolta, frequento quei luoghi (…)J
 
Kesava
 Ti ringrazio ancora per la condivisione che ho accolto con rispetto e che mi ha aiutato a vedere, anche se solo in parte, dovuto ai miei limiti culturali, da un'altro punto di vista...
 
Nello Mangiameli
Jiddu ci dice che la memoria, la conoscenza è per definizione limitata. In questo senso e con questi significati i limiti culturali che indichi, di fatto, ti potranno far riconoscere in perfetta simmetria con Lui.
 
Un saluto e un'abbraccio fraterno
 
Un saluto autopoietico
Nello Mangiameli
 
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