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L'ENERGIA SUPREMA DI JIDDU KRISHNAMURTI E LA SIGMASOFIA

Sezione: Interviste e dialoghi » Articoli
Data: 02/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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 L’ENERGIA SUPREMA DI JIDDU KRISHNAMURTI E LA SIGMASOFIA
 
 
 
J.K.
L’idea che ci facciamo dell’energia e del tutto diversa da quel fatto che è l’energia. Usando concetti e formule, vorremmo far affiorare un’energia della più alta qualità. Ma nessuna formula potrà mai trasmettere quella qualità dell’energia che è costante rigenerazione e rinnovamento.
 
Nello Mangiameli
L’energia è molti fatti (…)! Infatti, l’Io-psichè, utilizzando il pensiero, ne ha individuati molti tipi:
biologica, chimica, nucleare, magnetica, elettrica, luminosa, termica, meccanica, idraulica, geotermica, eolica, solare, e così via. Energia: dal greco energheia, formata da en ed ergon che significa capacità di agire, forza legata all’azione. Successivamente, il termine è stato utilizzato in modo scientifico: si è evidenziata la necessità che, per determinare la quantità di energia di un sistema, si deve tenere conto delle diverse forme nelle quali questa si presenta (vedi elenco in corsivo sopra). Non esiste una maniera univoca di concettualizzare l'energia. Facendo riferimento all’energia, inerente la rigenerazione e il rinnovamento, J. K. sembra riferirsi all’energia vitale, al bios, alla vita-autopoiesi, a cui attribuisce le due citate qualità che dovrebbero farcela riconoscere, addirittura come suprema.
Entriamo nel merito della questione
 
J.K.
La forma suprema di questa energia, il suo culmine, e quello stato della mente nel quale non affiora alcuna idea, alcun pensiero, alcuna scelta, alcun motivo. Quello stato e pura energia. Non ci si può mettere a cercare quest’energia. Non potete chiedere: “Dimmi che cosa devo fare per averla, qual e il modus operandi”. Non c’e un modo per ottenerla.
 
Nello Mangiameli
Indicando i termini idea, pensiero (…), qui, oltre ai processi del bios, si riferisce chiaramente alla componente psichica, coscienziale del bios. J. K. riduce tutte le manifestazioni della vita-autopoiesi, del bios, dell’esistente ad uno stato della mente, da cui non dovrebbe affiorare alcuna idea, alcun pensiero, alcuna scelta, alcun motivo. In base alla nostra esperienza, non funziona così. Infatti, se partecipiamo–osserviamo un essere umano, prendiamo coscienza che, per processi funzionali suoi innati, attraverso il corpo della madre, la natura lo crea e lo fa nascere pronto a funzionare, dotandolo automaticamente di tutti i processi coscienziali: quindi gli riconosciamo il processo funzionale del pensare (indipendentemente da che cosa penserà), il processo funzionale del produrre istinti-emozioni (indipendentemente, per che cosa si emozionerà), allo stesso modo per la capacità di concettualizzare, di immaginare, di ipersensibilizzare, e così via (sempre indipendentemente dal tema). E’ facile dimostrare che tutti quei processi funzionali sono parti integranti del bios, della vita-autopoiesi, del campo coscienziale e non sono tecnicamente scindibili da esso. Il pensiero non può non esserci, ma non sto riferendomi al contenuto del processo del pensare, bensì al processo funzionale innato del pensare, che può benissimo essere prodotto, nella piena consapevolezza dell’estensione olistica, non localistica, transfinita (l’energia suprema di J. K.) da cui si evidenzia. La questione non è il pensiero, ma l’identificazione nel contenuto del processo del pensare, nel significato-significante prodotto che, invece, distrae, riduce, collassa la visione, l’esperienza olistico-autopoietica. In tal senso è vero, non si può chiedere, quanto tale bios, tale campo coscienziale sia innato: non si deve fare nulla per averlo perché è lì, alla radice essenziale di noi stessi, della coscienza. Non c’è modo di ottenerla, perché già, per funzionalità innate, ne disponiamo.
 
J. K.
Se vogliamo scoprire per conto nostro la natura di quest’energia, dobbiamo cominciare a capire come consumiamo la nostra energia quotidiana, quando parliamo, quando ascoltiamo cantare un uccello o una persona, quando guardiamo un fiume, l’immensità del cielo e gli abitanti di un villaggio, sporchi, affamati, malati; o quando guardiamo un albero che diventa sempre più scuro nella penombra della sera. L’osservazione di qualsiasi cosa è in se stessa energia.
 
Nello Mangiameli
Sì, siamo tecnicamente in grado di prendere coscienza del bios, del campo coscienziale olistico-autopoietico che muove in noi e nell’ambiente complessivo, di cui siamo parte integrante e inscindibile. Ma, tale bios non è consumabile, come dice J. K., in quanto la vita-autopoiesi il campo coscienziale olistico-autopoietico è presente nell’intero Universi che siamo e dispone dell’energia, continuamente necessaria a tenerlo in essere. L’Universi non ha un problema di mancanza di energia per creare una supernova, una galassia; noi stessi possiamo pensare e ripensare a piacimento, possiamo emozionarci e ri-emozionarci a piacimento, possiamo vivere stati meditativi estesi a piacimento, disponendo sempre automaticamente dell’energia, del bios, del campo coscienziale che ci serve. Quando produce la propria morte, anche un corpo umano dispone dell’energia sufficiente a farlo, per reintegrarsi nella funzionalità complessiva da cui è evidenza. La vita-autopoiesi, il campo coscienziale olistico-autopoietico non hanno problemi di consumo, infatti non si consumano. Tuttavia possiamo individuare concentrazioni disomogenee, discrasiche di tale campo vitale-coscienziale, non mancanza, bensì distribuzione, concentrazione non simmetrica alle funzionalità ecologiche innate.
Tutte le situazioni che secondo J. K. dovremmo osservare sono riferite soltanto al sensorio-percettivo. Ma se si vuole vivere l’energia suprema la sola osservazione non è sufficiente. Infatti, l’osservazione presume un soggetto che osserva e un oggetto osservato, evidenziando così implicitamente l’esistenza di un soggetto separato dall’oggetto che gli ultimi studi e ricerche, le sperimentazioni di Sigmasofia e molte altre hanno posto in remissione. Essendo, per entanglement, parte integrante dell’Universi e, quindi, anche del tema osservato, ci troviamo a non essere scissi bensì partecipatori: da tale stato di fusionalità, da dentro, possiamo consapevolizzare. Si tratta dello stato di partecipazione fusionale, non di osservazione la quale, essendo legata al solo range sensibile, collasserebbe, ridurrebbe l’esperienza che stiamo attuando. Si richiede la reintegrazione tra soggetto ed oggetto, in modo che, dalla condizione partecipatoria-fusionale, la facoltà a poter consapevolizzare, disponibile all’Io-psichè, prenda coscienza dell’evento, di cui si è parte, tra cui anche del volo di uno stormo di uccelli, e similia. L’osservazione in se stessa è l’elemento da superare, da trascendere, per raggiungere lo stato che, denomino di autonomia fusionale autopoietica.
 
J. K.
Quest’energia la traiamo dal cibo, dai raggi del sole. L’energia fisica di cui disponiamo quotidianamente può ovviamente essere aumentata, migliorata, mangiando cibi di qualità e così via. È necessario preoccuparsi di questo. Ma quando quella stessa energia diventa energia psichica, cioè energia che alimenta il pensiero, e accoglie in sé delle contraddizioni, va completamente sprecata. La questione è: esiste un’energia che non faccia parte del campo del pensiero, che non nasca dalla contraddizione, che non sia frutto di un’imposizione, che non scaturisca dalla frustrazione per non essere arrivati al successo? Avete capito la domanda? Spero di essere stato chiaro. Perché, se non scopriamo quell’energia che possiede una qualità che non ha nulla a che fare col pensiero e con l’energia frammentaria e meccanica del pensiero, la nostra azione sarà distruttiva, qualunque cosa faremo, sia che ci occupiamo di riforme sociali, che scriviamo ottimi libri, che concludiamo buoni affari, che alimentiamo i nazionalismi o ci dedichiamo alla politica.
 
Nello Mangiameli
Tale vita-autopoiesi muove nelle microstrutture e oltre (da sempre): in quelle del cibo, del sole, di noi stessi, della natura (densificazione sensorio percettiva di tale vita). Non è questione di trarre energia, ma di utilizzarla, di usarla nei diversi applicativi e forme. Certo che la troviamo all’opera come processo, da cui si evidenzia ogni singolo stato coscienziale, il quale si comporta esattamente come fa la fiamma con il fuoco che la genera. La fiammata, lo stato coscienziale emesso e il relativo significato-significante non va perso, non è sprecato, così, come non lo è la fiamma prodotta dal fuoco: essi funzionano così per natura. Il punto della questione è non restare identificati, fissati sulla fiamma, sullo stato coscienziale e sul relativo significato significante: nel momento in cui li si emette, è importante avere consapevolezza simultanea dei processi sovrasensibili formanti il fuoco (per questo motivo continuamente producibile), da cui si evidenzia ogni fiamma, ogni stato coscienziale. Si tratta di estendere la percezione dalla manifestazione sensibile a quella innata, sovrasensibile, non locale, da cui quella sensibile si evidenzia. Sì, è questa l’energia, la vita-autopoiesi, il campo coscienziale olistico autopoietico, individuato da Jiddu come energia suprema, che include anche la manifestazione sensibile. Altrimenti, alla percezione di questo Tutto mancherebbe un pezzo e abbiamo motivo di ritenere che nel Tutto ci sia posto per tutto e noi produciamo quegli stati di coscienza, quelle fiammate, quei pensieri, quelle scelte che, di fatto, entrano nel regno di ciò che esiste. Li abbiamo prodotti, generati e, quindi, fanno parte dell’insieme complessivo. Si tratta di non identificarsi e fissarsi in essi, ponendo così in remissione la percezione del campo coscienziale olistico-autopoietico, da cui si evidenziano.
A parer mio, la domanda formulata da Jiddu va capita, risalita e transmutata: questa coscienza olistica è capace di includere ogni manifestazione sensibile comprese le scelte, i pensieri, le idee e senza contraddizione e limitazione alcuna. Possiamo, quindi, scoprire un campo che include il pensiero, così come include ogni altro stato coscienziale. La formazione a noi stessi ci fa porre in remissione gli stati identificativi, le meccaniche del pensiero, come le denomina Jiddu.
Si, partecipiamo ovunque distruzione, ma anche questa, esistendo, è parte integrante e inscindibile del Tutto atomicamente e coscienzialmente legato che siamo. Potete fingere che non ci sia, ma lì, in Afganistan, quella mina antiuomo esploderà comunque! Voglio comunicare che, dal mio punto di vista la questione non è superabile con un generico stato coscienziale, immerso in una condizione che si definisce di energia suprema, perché si tratta di rendere simmetrici al campo coscienziale olistico-autopoietico, l’azione, il pensiero, le idee, le scelte quotidiane, rendendole, così, veicolatrici di energia suprema: la nascita dell’essere umano e della società olistico-autopoietica!
 
J. K.
 Chiediamoci se questa energia esiste realmente, non in teoria, perché, quando si tratta di affrontare i fatti, inventarsi delle teorie è davvero un segno di infantilismo e di immaturità. È come quando una persona deve essere operata di cancro: è inutile che vi mettiate a discutere su quali strumenti verranno usati; dovrete affrontare il fatto che quella persona sarà operata. Allo stesso modo, la mente deve smettere di essere schiava del pensiero. Il pensiero opera nel tempo e produce continuamente invenzioni: qualsiasi genere di apparecchiatura, gli aerei a reazione, i frigoriferi, i razzi, l’esplorazione dell’atomo e dello spazio sono frutto del pensiero e della conoscenza che il pensiero ha accumulato. Tutte queste cose non hanno nulla a che fare con la creazione; inventare non è creare; la capacità di fare qualcosa non c’entra con la creazione. Il pensiero non sarà mai creativo, perché e sempre condizionato e quindi non sarà mai libero. Solo quell’energia che non è un prodotto del pensiero è creativa.
 
Nello Mangiameli
Quella energia esiste effettivamente e, nella nostra esperienza, l’abbiamo riconosciuta, attribuendole il nome di campo coscienziale olistico autopoietico: è li, funzionante, vivibile, sperimentabile inequivocabilmente. Ogni Io-psichè ha evidenza di tale campo, se si forma visceralmente e integralmente a se stesso: è tecnicamente in grado di raggiungerlo, ci sono decine di prove, di insights intuitivi e sincronici (e altro), di testimonianze di ricercatori che lo provano. La consapevolezza di tale campo coscienziale può potenzialmente dar vita ad una tecnologia simmetrica a sé e non a tecnologie finalizzate a guerre, a profitto, e similia. Sarà una tecnologia, nascente da conoscenze vissute, da prese di consapevolezze dell’energia suprema, del campo coscienziale olistico-autopoietico, quindi legata alla naturale attività autopoietica, di autocreazione dell’Universi, di cui siamo parte integrante e inscindibile.
Il pensiero può essere creazione, basta renderlo simmetrico e consapevole ai principi attivi olistico autopoietici sovrasensibili, non locali che lo formano. Può essere integralmente libero, se mantiene la consapevolezza vissuta di tale simmetria (paradossalmente, Jiddu ne è stato una prova). E’ l’energia suprema che, funzionando arriva ad evidenziarsi anche come pensiero e, se questo non è identificato nel significato significante che gli attribuiamo e in cui, talvolta, ci fissiamo, di fatto ed inequivocabilmente, è parte integrante dell’energia suprema, così come ogni altro stato coscienziale, visto come processo innato funzionale e non soltanto come significato significante attribuito.
Ecco che, nell’azione sensibile, potremo vedere all’opera l’energia suprema e riuscire (perché no?) a creare significati-significanti, diretta emanazione di tale energia: è il linguaggio olistico-autopoietico, peraltro già esistente ed utilizzato da alcuni ricercatori.
Ovviamente, non siamo arrivati alla fine del sentiero, ma ci sentiamo di affermare che molto sentiero, oltre il range sensibile, è stato percorso.
 
Nello Mangiameli
Fondatore della Sigmasofia
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