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INTERVISTE APERTE SULLA VITA, LA COSCIENZA, L'OLOS...

Sezione: Interviste e dialoghi » Articoli
Data: 25/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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L’intervista olistica è, in senso lato, la possibilità di uno o più ricercatori sulla coscienza, navigatori del sito Sigmasofia, di esprimere il proprio pensiero, la propria consapevolezza, quale risposta a domande inerenti la vita, la coscienza, l’Olos, il Tutto, proposte da un intervistatore (Maieuta di Sigmasofia).
L’intervista vorrebbe assumere la forma di dialogo con-partecipato tra tutti i ricercatori che abbiano qualche cosa da dire sulla coscienza olistica e sulle tematiche ad essa connesse.
In questo modo voglio evidenziare:
·         un evidente interesse per la consapevolezza veicolata da ogni ricercatore sulla coscienza sulle tematiche proposte da questo sito web al solo scopo di con-partecipare risposte che ci possono reciprocamente arricchire e ampliare la visione sulla coscienza olistica e sulle tematiche connesse (...)
 
Per iniziare l’intervista olistica, ho scelto di proporvi cinque domande generali su tematiche esistenziali a cui si potrà rispondere utilizzando gli strumenti della coscienza olistica. Ve le formulo:
1.    qual’è il significato della vita?
2.    Perché esistiamo?
3.    Che cos’è la libertà?
4.    Esiste la felicità?
5.    Che cos’è la guerra?
 
Per innescare questa nuova discussione, invio le mie risposte alle domande scelte
 
Aspetto le Vostre risposte e, per quanto possibile, per renderle sinergiche, cercherò di commentarle utilizzando i principi attivi della Via di conoscenza, Sigmasofia che significa appunto sommatoria più proprietà emergente di conoscenze, di consapevolezze (…).
 
Seguiranno altre inziative (…)
Se vuoi inviare le tue risposte, scrivi a info@sigmasophy.com
 
 
 
 
 
qual’è il significato della vita?
 
Nello Mangiameli
Fin da quando avevo cinque anni, mi sono sempre chiesto e mi sono sempre interessato su quale fosse il significato-significante dell’esistenza, della vita e, in particolare, il significato per le milioni di specie di esseri viventi. Ho sempre trovato e riconosciuto molteplici risposte, sentendo che era quella una delle domande più interessanti da rivolgere a se stessi (che ancora non avevo vissuto coincidere con l’intero Universi). Esseri umani che frequentavo e che mi riferivano di non sentire, di non riconoscere alcun significato mi hanno sempre motivato ad approfondire la ricerca di quei significati. Il processo si è accentuato, quando li ho riconosciuti come parte integrante e inscidibile da me e dall’ambiente: non aveva senso che gli straordinari significati che vivevo non potessero essere assunti dall’altro. Tale consapevolezza si è confermata ulteriormente con la scoperta vissuta dello di entanglement coscienziale (stato E.C.A.), in cui esistiamo.
E’ necessario affermare che, pur riconoscendo molteplici significati l’Universi-parte transfinito, noi stessi, manteneva aspetti in-conosciuti. È straordinario, da una parte, la pienezza dei riconoscimenti vissuti; dall’altra, la spinta a proseguire l’esplorazione di quei processi interiori-esterni transfiniti, mistero e conoscenza vissuta in piena sinergia tra loro. Tale progressione verso la conoscenza mi si è sempre, ripeto sempre, tradotta nella produzione dello stato coscienziale di sorpresa, di stupore: alcune regioni del campo coscienziale sovrasensibile, non locale sono extra-ordinarie!
Posso affermare che, durante i vissuti viscerali, quelli non proiettivi, non ho mai provato timore, paura, sofferenza. Ho vissuto moltissime di queste sensazioni discrasiche in coincidenza, appunto, di vissuti proiettivi, legati a fatti dell’acquisito e non a vissuti ecologici innati, la natura partecipata fusionalmente mi ha sempre fatto penetrare-vivere la facoltà di auto-creazione continua: non saprei con quale altra parola indicare il vissuto.
Tale modo di procedere non mi ha mai richiesto di assumere riferimenti religiosi. Il penetrato consapevolmente e l’ancora non penetrato non hanno bisogno di divinità, ma di intenzionalità olistico-autopoietica. L’inconscio autopoietico innato, transfinito (da non confonderlo con quello collettivo o con quello individuale) è quello della natura, dell’Universi, di cui siamo parte integrante. Aver vissuto, constatato l’esistenza di tale realtà autopoietica, di tale holon è il motore, la pulsione olistico-autopoietica che sento, in cui mi riconosco, che vivo, che insegno a chi me ne fa richiesta. In questo senso e con questi significati, mi riconosco come parte-Universi, veicolante una potente intenzionalità a voler conoscere, attraverso il vissuto diretto
Concetti come Dio, divinità: li ho incontrati e li ho sempre posti in naturale remissione, non sentivo minimamente la necessità di quelle ipotesi, di quei concetti.
Per vivere di essere Universi-parte transfinitamente in vita, è stata sufficiente la mia intenzionalità olistico-autopoietica. Sono consapevole che la parte-Universi, il corpo fisico seguirà il proprio ciclo, concepimento-nascita-svolgimento-stato coscienziale punto morte, ma sono altrettanto consapevole che tale funzionalità, comune da sempre a tutti, sia una fluttuazione, uno stato di coscienza Io-somato-autopoietico di Universi, continuamente in autocreazione. Nella consapevolezza di essere Universi-parte, si evidenzia la sicurezza ontos-sophos-logica che esiste, perché lo si vive, il campo coscienziale olistico-autopoietico anch’esso transfinito ed è questo, ripeto, che motiva a produrre scienza, ricerca sulla coscienza filosofia, scaturente dal vissuto. Non denomino tutto ciò religioso, spirituale, perché mi evocherebbe stati identificativi e fissati in modi di essere stereotipati, anacronistici, che ho dovuto lottare duramente, per superare definitivamente.
Ho impiegato anni per uscire dalla proiezione delle caratteristiche antropomorfe di Dio, che i miei iniziali maestri di scuola mi avevano insegnato, con forza. Quando partecipo fusionalmente e sovrasensibilmente l’Universi, non vivo improbabili divinità antropomorfe, bensì uno schema corporeo sovrasensibile che non è nemmeno approssimabile, anche se include l’antropomorfologia, in quanto può generarla. Partecipo l’ordine, l’armonia dei principi attivi olistico-autopoietici sovrasensibili, non locali, mentre edificano l’Universi stesso, la natura, la manifestazioine sensibile. Per non essere frainteso: mi riferisco ai principi attivi che sono riuscito a raggiungere, veramente si tratta di una piccolissima parte, ma già sufficiente a farmi affermare quanto sopra.
Non si tratta di religiosità cosmica, bensì di dura formazione vissuta a se stessi: l’Universi-parte. In tale processo sono andati in naturale e definitiva remissione tutti i dogmi dall’Io-psichè. Non può esistere chiesa, Tempio, ma al massimo soltanto l’Oikos, ossia la natura sensibile e sovrasensibile complessiva.
 
 
 
 
Perché esistiamo?
 
Nello Mangiameli
Sappiamo che l’Universi-parte è transfinitamente in vita-autopoiesi! Sappiamo che la parte-Universi è una fluttuazione, continuamente emessa da Universi, e che segue il ciclo concepimento-stato coscienziale punto vita-svolgimento-stato coscienziale punto morte, uno dei modi di manifestarsi, di esistere, di Universi-parte, noi stessi.
Essendo inscindibile da Universi, la parte non può essere interpretata in modo separato, quindi non è vero che viviamo un tempo irrisorio, minimo, rispetto alla cosiddetta durata in vita di Universi, stato che, in molti, ha suscitato riflessioni, in quanto si può affermare che anche lo spazio-tempo è una creazione del tempo autopoietico (continuo presente che opera come fondamento in Universi).
La vita è un processo di Universi che trova evidenza anche nella cosiddetta vita quotidiana ma, ripeto, è un campo Universale.
Funzionalmente, atomicamente e coscienzialmente, ogni parte-Universi coincide con noi stessi: a quel livello di funzionalità, nessuno è uno sconosciuto, bensì un organo, un arto che contribuisce alla funzionalità di Universi-parte, noi stessi.
La vita-autopoiesi, la sua comprensione vissuta dipende dal lavoro formativo di consapevolizzazione raggiunto, che agisce nel continuo presente: in questo senso, non ci sono predecessori, né successori, né passato, né futuro, ma continuo presente.
Alla luce di quanto evidenziato ad oggi, il continuo presente (tempo autopoietico) ci evidenzia che
esistiamo per consapevolizzare noi stessi, l’Universi-parte transfinito, attraverso l’esperienza viscerale integrale realizzata al di fuori delle speculazioni intellettuali culturali,
 una volta consapevolizzato si può procedere nella costruzione della propria teoria, conseguente il vissuto ed entrambi farli ricadere consapevolmente nell’azione bios-etica quotidiana, così transfinitamente.
 
 
 
 
Che cos’è la libertà?
 
Nello Mangiameli
Nell’Universi-parte, in noi stessi, da sempre, si vivono e si riconoscono principi attivi olistico-autopoietici di auto-derminazione-realizzazione, di auto-organizzazione, omeostatici, di autorigenerazione-guarigione. Il riconoscimento vissuto, realizzato sul piano non verbale, non culturale di tali processi, immesso a sostegno dell’azione quotidiana, inizia a farci comprendere che cosa sia la libertà di (…) (esprimere e di agire quello che si sente), libertà da (…) ogni ostacolatore, al naturale, agire ciò che si sente) e che tali libertà di e libertà da si evidenziano da ciò che denomino libertà autopoietica.
E’ soltanto una simile formazione a se stessi che attraverso tale consapevolezza può essere libera di creare nuovi paradigmi, nuovi valori etici e far progredire la presa di consapevolezza sui significati-significanti dell’esistere, del vivere.
Se si forma a se stesso, ogni Io-psichè può assumere quanto indicato e viverlo liberamente. Si assume che ogni potenziamento della presa di consapevolezza sull’esistenza, per entanglement coscienziale, possa arrivare nelle disponibilità di altri Io-psichè, di altre parti-Universi: tutto è atomicamente e coscienzialmente legato. Le azioni creatrici, apparentemente attribuibili alla sola parte, alla sola singola individualità, sono in realtà ciò che ha il potere di coinvolgere l’intero Universi. Una comunità tende al potenziamento dell’autoconsapevolezza, quando le parti-Universi, gli esseri umani assumono la formazione vissuta viscerale a loro stessi e realizzandola la fanno ricadere a sostegno della comunità, in quanto, riconoscendo l’entanglement coscienziale e fisico, non possono far altro, per simmetria, che riconoscerlo come unione sociale. Ovviamente sto parlando di chi vive realmente, e non intellettualmente, tale stato ECA. 
Al momento partecipo e osservo che non sono molte le parti-Universi che assumono la formazione, vissuta, viscerale, integrale a loro stessi anche coinvolgendo la propria estensione sovrasensibile, non locale. Questa non assunzione e caduta, prevalentemente nell’intellettuale-culturale, sta evidenziando forme di incompletezza sul piano della consapevolezza. Comunque, le parti-Universi che assumono e raggiungono tale consapevolezza innescano processi di potenziamento dell’Io-psichè, a cui corrispondono però effetti, per entanglement, di altri stati meno consapevoli: in ogni caso, movendo la natura, l’innato l’Universi, dietro ogni parte, è inevitabile che il principio attivo omeostatico ri-equilibri tali stati identificativi.
Della non assunzione della formazione integrale a se stessi, ne stanno vivendo i diversi settori dell’organizzazione sociale: per questo motivo, è necessario l’incremento delle scuole di formazione a se stessi, l’Universi-parte.
Una volta assunto e realizzato questo, quell’Io-psichè potrà agire secondo la spinta interiore esterna di Universi-parte della vita-autopoiesi innata e relativi principi attivi che la formano, consapevolizzati per far divenire certo che l’Io-psichè può assumere di essere autopoieticamente libero, facoltà che può includere contenere e transmutare opposti complementari anche patologici.
 
Esiste la felicità?
 
Nello Mangiameli
Intervistando le parti-Universi (l’essere umano) sulla felicità, ne viene fuori un quadro, attraverso cui ognuno evidenzia la propria interpretazione, indicando significati-significanti differenti della felicità che spesso coincide con la capacità di perseguire la soddisfazione dei propri metabisogni e bisogni-desideri. C’è da dire che anche tali metabisogni hanno dei principi attivi autopoietici che li formano, il loro vissuto ci prova che altri processi sono maggiormente completi da consapevolizzare e da porre al centro dell’olosdirezionalità di vita: l’autopoiesi continua, il genoma coscienziale stesso, lo stato Sigmasofia, nuovi valori emergono dalla pratica di se stessi, l’Universi-parte. Senza la coscienza di aver consapevolizzato i processi di entanglement coscienziale, di stato Sigmasofia, di tutto è atomicamente e coscienzialmente legato, la vita mi sarebbe parsa ancor più incompleta di quanto pur sempre è: non vuota, incompleta.
 
 
 
Che cos’ è la guerra?
 
Nello Mangiameli
L’amore e l’odio sono opposti-complementari. Sono manifestazioni dell’enantiodromia della dualità, e similia, che si incontrano sempre, quando un Io assume di formarsi integralmente e visceralmente a se stesso: deve attraversare tali ostacolatori, per transmutarli. Gli stati identificativi nell’odio e nell’aggredior, attraverso cui lo alimentiamo, l’abbinamento di significati-significanti che divengono identificati e fissati determinano processi che portano al muro contro muro con altre parti-Universi che operano nello stesso modo: processo autoreferenziale autoidentificativo, che ho sempre incontrato. Per molti, è veramente e tecnicamente impossibile non produrre stati di odio e di conflitto, che sfociano in guerra di qualunque tipo.
Ancora una volta, la mancanza di formazione a se stessi risulta essere un fattore che, se non realizzato, può avere come effetto la volontà di potere discrasico nella relazione, e così via. E’ un processo presente in ogni singola parte-Universi, nel campo coscienziale, nessuno ne è di fatto estraneo, per l’entanglement, è così. Per questo, l’autoguarigione, l’autorigenerazione di quella parte patologica, discrasica, in virtù dello stesso processo, può porre in remissione tale stato identificativo: la guerra semplicemente va risalita e transmutata in noi stessi! Non importa, se singole parti-Universi assumono di dire che la loro vita mistico-spirituale non ha mai prodotto odio guerra: pur se, a livello localistico, è vero, nel funzionamento dell’Universi-parte, chiunque è parte di tutto, inscindibilmente, per cui non possiamo far altro che auto-guarirci, per guarire l’altro!
Non esistono la ragione e il torto, il buon senso e il cattivo senso, se non per l’Io psichè localistico che così li interpreta e li vive: esiste una funzionalità d’insieme che, pur includendoli, li trascende, in forza della non località transfinita, facendoli risultare veramente irrilevanti: visione e vissuto impossibili per chi momentaneamente è identificato in essi. Per questo, durante la formazione vissuta la pragmatica della disidentificazione dagli stati identificativi e ostacolanti non può essere evitata.
 
 
 
 
Nella tua visione del mondo, che posto occupa l’economia?
 
Nello Mangiameli
Nell’accezione sigmasofica eco-nomia significa da oikos, casa, ambiente, e nomos che significa norme, legge, la legge della casa, dell’ambiente. In questo senso non è necessario edificarla, in quanto su questo pianeta ci sono abbastanze risorse per soddisfare i metabisogni individuali e collettivi di tutte le parti-Universi esistenti (altro discorso per i bisogni-desideri): surplus non necessario ad esistere e a conoscere. In tal senso, ogni parte-Universi è un operatore economico che può procedere ed esistere, attraverso forme di decrescita del surplus in cui al momento è identificato e collettivamente agisce con ogni altro. Ma, anche per questo è necessaria la formazione vissuta a se stessi, l’Universi-parte: l’oikos, appunto! 
L’economia non può essere scissa (se non proiettivamente come stiamo attualmente facendo) dal naturale e innato fluire della vita-autopoiesi, dell’esistenza.
Per soddisfare bisogni-desideri (e non soltanto gli indispensabili metabisogni, ossia mangiare bere dormire evacuare congiungersi respirare e pulsiona autopoeitica a vivere) e soltanto per una parte degli esseri umani esistenti, abbiamo consumato in maniera sproporzionata: altro indicatore di ritardo mentale per chi attua quelle modalità. L’economia si è scissa dalla sua scaturigine autopoietica ed è divenuta un processo, per cui si parla addirittura di divisione razionale del lavoro e non di consapevolezza delle funzionalità dell’oikos che necessariamente non potrà che assumere forme lavorative di gestione di tale realtà. Non riconoscendosi come Universi-parte, l’Io-psichè non si rende proprio conto di essere parte integrante ed inscindibile di quella foresta che brucia, di quella cosiddetta materia prima che divora, in modi incredibilmente superiori al necessario. Ci sono alcuni che ancora continuano a pensare che esistano cose oggettive, cioè che esista un soggetto e un oggetto: ci siamo noi e poi l’ambiente e, non vivendo quello che realmente siamo, proiettano quello stato di scissione come se processi economici e applicazioni fossero altro da sé.
Taluni accumulano ricchezza, scambiandola con il possesso di beni estrapolati dall’oikos, facendo leggi per accumularle: secondo me, si tratta sempre il del solito ritardo mentale, di formazione a se stessi in azione, da superare e transmutare
 
 
 
Che cosa è la bioetica ?
 
Nello Mangiameli
La formazione a se stessi conduce a porre in remissione e a non entrare in risonanza con tentativi di condizionamento mentale, in atto praticamente ognidove!
L’autoconsapevolezza vissuta, viscerale integrale di essere Universi parte, dell’Oikos, non indurrà mai ad indossare un abito militare e ad uccidere, a sostegno di opinioni di parte su processi che, per intero, appartengono a tutti, anche ai contendenti di una guerra. La dignità è la conseguente espressione del riconoscimento di essere Universi-parte transfinito in modo non intellettuale, senza fughe in pseudo misticismi: mi riferisco a raggiungimenti concreti che coinvolgono per intero il sensorio percettivo, unitamente al non localistico. Ad esempio, il servizio militare è uno degli indicatori di questa mancanza di dignità, in quanto combattendo l’altra fazione con quella in cui ci si riconosce e con cui si è identificati, non ci si rende conto di combattere una parte di sé: è come se, identificati nel nostro corpo, dichiarassimo guerra ad un piede, fino ad abbatterlo: si tratta di inconsapevolezza, di cui è affetta la cosiddetta civiltà. Intendo dire che abbiamo così tante volte prodotto la guerra e il conflitto nella relazione che non averne ancora compreso le funzioni significa ritardo mentale: non saprei come definirlo diversamente!
La consapevolezza raggiunta nell’Universi-parte è la facoltà che può autodeterminarsi come ecologicamente giusta. L’Universi-parte non ha alterità e riconosce ogni altra manifetsazione esistente come parte di sé, anche se non direttamente prodotta come Io-psichè localistico. Nulla nella condizione di Universi-parte può essere vissuto come estraneo.
La solitudine autopoietica è la condizione di Universi-parte transfinito, senza alterità, per cui non meravigliamoci se il corrispettivo localistico di solitudine emerga
L’Universi-parte non può fare altro che occuparsi integralmente di se stesso, e questo potenzia il riconoscimento della solitudine autopoietica, quella che integra in un unico processo funzionale ogni altra parte-Universi nessuna esclusa. Non esiste il prossimo esiste se stessi: l’Universi-parte.
Se proprio si deve produrre una politica, necessariamente non potrà mai essere il sistema democratico, in quanto, essendo un unico corpo, è ovvio che procederà nel riconoscimento e rispetto delle diverse parti di sé: forme di idolatria vanno in remissione, perché sarebbe come affermare che uno adora il proprio gluteo.
La remissione della politica e l’assunzione della formazione continua a se stessi, l’Universi-parte, è un’altra manifestazione della bios-etica olistico-autopoeitica.
Non vorrei essere frainteso: sono straordinariamente consapevole che l’acquisito dell’essere umano, in questo momento, sta funzionando con consapevolezze lontanissme da quelle indicate, ma non è questo il punto: assumo, in ogni caso quella olosdirezionalità e la creazione dell’eco-società autopoietica, in cui si sperimenta il prototipo essere umano e società autopoietici, ossia quelli consapevoli e che applicano lo stato di non scissione, di cui la scienza e le tradizioni di sempre ci parlano e che ora hanno prove inconfutabili!
Di fatto, sto proponendo una forma di bios-etica precorritrice probabilmente di raggiungimenti vissuti che non potranno non essere prodotti.
Tale etica è legata alla causalità olistico-autopoietica (determinismo) e si evidenzia, quindi, direttamente dall’innato, dall’Universi, dalle leggi olistico autopoietiche della natura.
 
Nello Mangiameli
 
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Nello Mangiameli-
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