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LA VISIONE OLISTICA

dialogo tra Nello Mangiameli e Francesco Pelillo
Sezione: Sigmasofia autopoietica » Articoli
Data: 25/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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LA VISIONE OLISTICA
dialogo tra Nello Mangiameli e Francesco Pelillo
 
Francesco Pelillo
La visione olistica nasce dalla constatazione che le proprietà di un dato sistema non dipendono semplicemente dalla somma delle prestazioni delle parti che lo compongono, ma principalmente dalle loro interrelazioni che, di fatto, determinano l'emergere di nuove e più complesse funzionalità.
 
Nello Mangiameli
La visione olistico-autopoietica, proposta dalla Via di conoscenza Sigmasofia, nasce dal vissuto diretto che le proprietà di un dato sistema, di una parte-Universi (accezione sigmasofica), nascono dalla somma delle funzionalità che compongono il sistema, la parte, e dal fatto che dalla loro sommatoria emergono proprietà emergenti:  funzionalità maggiormente complesse. A questa realtà, ben presentata da Francesco Pelillo, sommiamo un altro parametro fondamentale:
·        i principi attivi, le funzionalità innate quantistiche e sub-quantistiche, localistiche e non locali che, necessariamente, ogni sistema, ogni parte-Universi, veicolano.
Infatti, le proprietà di base di un dato sistema sono più estese e complesse rispetto a quelle che, in generale, la ricerca scientifica e la ricerca coscienziale, attuali e antiche, sono in grado di riconoscere.
In Sigmasofia denominiamo tale ordine implicito localistico e, soprattutto non locale,
principi attivi olistico-autopoietici o genoma coscienziale
Da questo insieme funzionale si è evidenziato il nome Sigmasofia, in cui sigma significa, sommatoria più proprietà emergente (dalle funzioni appena indicate), Sofia significa saggezza (realizzata attraverso il vissuto diretto delle funzionalità appena indicate).
 
Francesco Pelillo
In questa luce acquistano particolare rilevanza e attualità le intuizioni di Buddha sull'interdipendenza e impermanenza di tutti i "fatti" della realtà, e quelle di Eraclito sul loro divenire e di Parmenide sul loro essere. Infatti, poiché queste grandi intuizioni del passato trovano la loro conferma nei più avanzati esperimenti scientifici, si pone il problema del loro utilizzo in una dimensione culturale e di conoscenze che non poteva essere nemmeno lontanamente immaginata ai tempi della loro formulazione. Oggi, la mole dei dati in nostro possesso è tale che, se vogliamo andare oltre la visione olistica contemplativa ancora presente nella cultura asiatica, e vogliamo superare l'asfittica visione meccanicista della cultura occidentale — che grazie alla "globalizzazione" delle coscienze stanno dimostrando tutta la loro incompatibilità e inadeguatezza —, siamo costretti a utilizzare l'approccio sistemico per tentare di sbrogliare, e quindi di comprendere, l'enorme complessità delle infinite relazioni esistenti tra i vari stati della realtà che siamo in grado di indagare, sia in campo umanistico che scientifico.
 
Nello Mangiameli
Alla luce della visione olistico-autopoietica sigmasofica, le intuizioni del Buddha sull’interdipendenza e l’impermanenza, nonché quelle sul divenire possono essere spiegate in modo maggiormente esteso:
Le funzionalità, innate, dell’Universi di cui siamo parte integrante e inscindibile, di fatto, non sono interdipendenti, ma (anche se spesso non ne siamo i consapevoli) funzionano simultaneamente, non c’è interdipendenza ma, ripeto, funzionalità simultanea. Non esistono interazioni tra Io-psyché e soma, bensì, unità funzionale inscindibile tra Io-psyché e soma. Questo lo si riscontra soprattutto sul piano non localistico e trova inizio di riscontri anche scientifici con la scoperta dell’entanglement (scoperto dalla fisica quantistica) e , soprattutto, con la scoperta dell’entanglement coscienziale (scoperto e vissuto dalla Sigmasofia). In questi vissuti, anche il concetto di impermanenza evidenzia nuovi significati. Provo a spiegare attraverso un esempio: è vero che, continuamente, l’Universi, per funzionalità innate, determina la nascita di milioni di esseri umani e, nello stesso tempo, la morte di milioni di esseri umani, processo che, visto localisticamente, può essere letto come impermanenza della consistenza in vita nel corpo fisico dell’essere umano, però, se partecipiamo-osserviamo la stessa questione ponendoci nell’ottica dell’Universi di cui siamo parte  si prenderebbe coscienza che l’impermanenza della nascita e della morte diviene la prova, la testimonianza, che l’Universi è continuamente in vita-autopoiesi in quanto è l’ente che crea la nascita e la morte di milioni di esseri umani, di parti, in modo trans-finito (mai finito). Tale realtà olistico-autopoietica evidenzia non l’impermanenza, bensì la permanenza del principio attivo di creazione, di autocreazione (autopoiesi) di Universi : si riconosce così la permanenza della creazione.
Ed ancora. Il divenire è un’espressione, un figlio dell’ontos (essere), del sophos (saggezza), del logos (scienza, linguaggio) dell’Universi-parte, noi stessi.
Quello che, da anni, la Sigmasofia sta attuando è la trans-mutazione
·         della visione olistica soltanto contemplativa (proposta dalla cultura asiatica)
·         della visione soltanto riduzionista e meccanicista  (proposta dalla cultura occidentale).
Il sigma, la sommatoria più proprietà emergente nascente da queste due transmutazioni è il messaggio di integrazione che la Sigmasofia sta proponendo. Si tratta della visione olistico-autopoietica, sistemica, consapevole di includere, efficacemente, le realizzazioni funzionali del riduzionismo.
Francesco Pelillo
Partendo da queste premesse, si capisce come la multidisciplinarietà e l'accostamento delle più svariate esperienze sia la sola strada da perseguire, e si capisce anche, come solo dalla adesione a questo programma di demolizione dei confini culturali da parte di un sempre più grande numero di uomini e istituzioni possano scaturire risposte utili per il progresso dell'Umanità.
Abbiamo già numerosi esempi dell'efficacia dell'approccio sistemico alla complessità. In campo medico e psichiatrico, in campo ecologico e ambientale, come nell'antropologia, sociologia, economia... ci sono contaminazioni disciplinari impensabili solo un decennio fa che danno risultati stupefacenti.
Ma ora, per procedere oltre anche in campo spirituale, si tratta di estendere questo approccio alle indagini sulla mente accettando i dati delle neuroscienze che ci parlano sia dei meccanismi biochimici che sono alla base della "produzione" delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, e sia dell'influenza dei nostri pensieri sullo stato biochimico cerebrale. So che questa prospettiva non è condivisa da tutti, ma ritengo che anche in questo ambito la visone olistico-sistemica, che vede l'interazione di molteplici fattori fino ad ora ritenuti disparati — addirittura ci sono prove dell'influenza della flora batterica intestinale sui nostri stati d'animo e viceversa —, possa portare alla definizione della natura dei nostri pensieri riconoscendo nei loro processi attuativi l'interdipendenza con l'energia dell'universo. Dandoci così la possibilità di fondare una nuova meta-fisica consapevole.
 
Nello Mangiameli
Sono più di quindici anni che, come Sigmasofia, stiamo tentando di applicare la multidisciplinarietà. Non ottenendo riscontri, di nessun tipo e di nessun genere, decisi di procedere scrivendo un’opera, per così dire, olistico-autopoietica sistemica che ho denominato S.T.o.E Sigmasophy Theory of Everything . Finalmente, ha trovato una razionalizzazione accettabile e quindi sarà pubblicata nella nuova edizione a partire da marzo-aprile p.v. S.T.o.E. è il mio contributo alla demolizione dei confini culturali indicati da Francesco.
Ai dati delle neuroscienze abbiamo aggiunto quelli della pratica diretta della coscienza, dell’Io-psyché che indaga, vive se stesso anche nelle sue estensioni non localistiche, pratica viscerale che ci ha condotti alla scoperta, per me, rivoluzionaria del campo coscienziale olistico-autopoietico (ancora non misurabile dalle attuali tecnologie scientifiche, ma misurabile dall’Io-psyché che riesce a partecipare-osservare se stesso attraverso il vissuto diretto e non con speculazioni intellettuali, noetiche. In questi vissuti, si partecipa che i conosciutissimi campi elettromagnetico, elettrodebole, atomico-necleare, gravitazionale, morfo-genetico sono, per così dire, la densificazione di quello coscienziale olistico-autopoietico. Sono tali vissuti diretti che vanno integrati ai faticosi risultati prodotti dalle neuroscienze ancora non in linea con i raggiungimenti coscienziali vissuti, antichi e attuali.
Ribadisco, che non c’è interdipendenza con la generica energia dell’Universo, ma funzionalità simultanee che si evidenziano dal campo coscienziale olistico-autopoietico dell’Universi-parte, noi stessi . La metafisica olistico-autopoietica consapevole non dovrà partire da zero, molto lavoro è già stato realizzato
 
Francesco Pelillo
A conclusione di questo quadro positivo però, ritengo utile evidenziare il rischio di considerare la visone olistico-sistemica come una nuova disciplina. Essa è solo un nuovo potente strumento di indagine della realtà. Il mondo là fuori, "è" olistico-sistemico, e noi dobbiamo solo sintonizzarci con il suo divenire per comprenderlo, e non tentare ancora una volta di imbrigliarlo in un nuovo schema.
 
Nello Mangiameli
Concordo pienamente. La Sigmasofia è, infatti, uno stato di coscienza producibile e prodotto da ogni Io-psyché: è la sommatoria più proprietà emergente delle funzionalità innate e delle esperienze realizzate da ognuno, dal concepimento al momento attuale, da cui si estrapola la propria consapevolezza complessiva. Essendo parte inscindibile dell’Universi, l’Io-psychè è la prova che l’esistente è olistico-autopoietico (sistemico), la Sigmasofia, da anni, è già nei fatti, la sintonizzazione e la fusionalità con tali processi localistici e non locali ed è riuscita in tale operazione ponendo in remissione, definitiva ogni schema, ogni identificazione nel solo range sensorio-percettivo.
 
seconda parte
 
 
Francesco Pelillo
Nello Mangiameli, direi che siamo sostanzialmente d'accordo su tutto, anche sulla "funzionalità simultanea" e quindi sull'immanenza della realtà tutta.
 
Nello Mangiameli
Concordo. Ho apprezzato e riconosco di cuore, pancia e testa il Tuo intervento. Punto. Stop.
 I miei vissuti, intuitivi e non, provano, inequivocabilmente, l’importanza fondamentale della funzionalità simultanea in quanto segna il superamento del concetto di interazione tra due elementi, tra due o più parti-Universi. Implicitamente, con il concetto di interazione si legittima quello di divisione tra soggetto e oggetto, di separabilità, che a livello quantistico e coscienziale (innato) è ampiamente superato. Al vissuto, non si evidenzia la psyché separata dal soma; il soggetto che effettua l’esperimento separato dall’oggetto che sta sperimentando (…), sono processi unici, inscindibili. Si riscontra la stessa inscindibilità tra essere umano e ambiente, tra parte e Universi transfinito (…).
Un elemento dell’immanenza può essere riconosciuto nel fatto che la realtà tutta coincide con Universi (sensibile e sovrasensibile, localistico e non locale) di cui siamo parte integrante e inscindibile, l’Universi-parte, noi stessi.
 
Francesco Pelillo
Il problema è che questa immanenza non può essere sperimentata dalla nostra posizione, ma solo intuita, dato che la nostra struttura cerebrale è costretta a quantizzare la percezione della realtà in miliardi di percorsi neuronali, che con i loro tempi di connessione possono solo inseguirla e ricostruirla con un certo ritardo rispetto al suo "essere".
E questo ci costringe a dover credere nel "divenire" e a vivere di conseguenza se vogliamo continuare a poterci riconoscere come aggregati energetici locali.
 
Nello Mangiameli
Qui è necessaria una riflessione-meditazione importante!
La Sigmasofia vive con modalità differenti il punto di vista che proponi sulla possibilità di sperimentazione dell’immanenza. I nostri studi e ricerche hanno evidenziato il fatto che non sono la struttura cerebrale e i miliardi di percorsi neuronali i processi che determinano la nascita della coscienza, dell’Io-psychè. Il processo si mostra nel modo opposto: è il campo coscienziale olistico-autopoietico che avvalendosi di proprie funzionalità (il campo elettrodebole, elettromagnetico, gravitazionale, atomico-nucleare, morfo genetico…), che ha saputo creare ciò che denominiamo Io-psyché-cervello. Nella sua manifestazione localistica, tale campo coscienziale utilizza specifiche aree cerebrali per specializzarsi in stati di coscienza quali, pensare, volere sentire, concettualizzare, immaginare, sognare (…), in prese di coscienza, di consapevolezza. Per dirla con le tue parole, per quantizzare la percezione della realtà. Abbiamo vissuto tale realtà olistica attraverso la pratica delle autopoiesi olosgrafiche non locali (paragonabili, ma non si tratta di O.o.b.e -out of body experience-). E’ il campo coscienziale olistico-autopoietico di cui l’Io-psychè-cervello è l’evidenza sensibile, il processo che da coesione, unione, tensegrità (tensione e integrità) ai miliardi di percorsi neuronali da te indicati. Tale avanguardia di consapevolezza è maggiormente estesa dell’intuito, in quanto coinvolge la sincronicità e, soprattutto, lo stato E.C.A. (Entanglement Coscienziale Autopoietico,). L’Io-psychè che si forma attraverso il vissuto diretto a se stesso, alle sue estensioni non localistiche, ossia al riconoscersi di essere evidenza del campo coscienziale olistico-autopoietico, come un’onda lo è rispetto al mare che la produce, è la base vissuta che riduce o quantomeno pone in remissione, come tu dici, il ritardo rispetto al suo essere (immanenza, Universi-parte).
E’ questo che ci fa partecipare il divenire come un processo esistente perfettamente incluso e operante nello stato di fusionalità olistico-autopoietica in cui muove l’Universi-parte, noi stessi. Questa consapevolezza consente di autoriconoscerci, simultaneamente, come Universi e come parte, come Universi-parte, ciò che pone in remissione il riduzionistico percepirsi solo come esseri umani.
 
 
 
 
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FONTE
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Nello Mangiameli-
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