SIGMASOPHY

BENVENUTI NEL SITO UFFICIALE DELLA SIGMASOFIA


IL TESTAMENTO BIOLOGICO

Sezione: Sigmasofia bioetica » Articoli
Data: 21/01/2013
Questo articolo č stato letto 887 volte
Autore: Nello Mangiameli
Argomenti correlati: -
Scegli la lingua
 
:: Versione Stampabile ::
 

 

IL TESTAMENTO BIOLOGICO
 
Relatore: Nello MANGIAMELI (Fondatore della Sigmasofia e direttore della International Sigmasophy University)
 
Il testamento di vita-autopoiesi (testamento biologico), è un documento redatto da un essere umano che vuole indicare quali azioni dovranno assumere lo stato, le istituzioni, i medici, i familiari, gli amici, l’altro, in situazioni di vita, in cui è impossibilitato ad esprimere esplicitamente la propria autodeterminazione in riferimento al proprio stato di partecipazione dell’esistenza, della salute Io-somatica e di altro.
Si tratta di un tema molto semplice da affrontare e bioeticamente perfettamente accettabile. In sintesi, ogni essere umano autoconsapevole esplicita le proprie intenzionalità e motivazioni, nel caso si trovasse affetto da una malattia terminale che non gli consentisse di essere abile, sveglio, lucido nell’esplicitare la propria autodeterminazione, e si trovasse cioè in uno stato di disfunzionalità di espressione dell’Io-psyché, sensorio-percettivo. Se tale testamento è favorevole o contrario all’eutanasia (nell’accezione olistica) non è, come vedremo, di particolare rilevanza rispetto all’assunto di fondo: il diritto-dovere autopoietico di autodeterminarsi nell’assunzione e nell’espressione dei principi attivi autopoietici, innati, ossia delle funzionalità ecologiche vitali, di cui ogni essere umano è parte e, quindi, espressione inscindibile.
Sul diritto-dovere di poter autodeterminarsi, consapevolmente per se stessi, per decidere se sottoporsi o meno ad un trattamento terapeutico è del tutto ovvio che spetti ad ognuno, in quanto è soltanto l’Io-psyché di ogni essere umano che può rendersi conto, valutare ciò che sente e prova, in base a cui potrà autodeterminarsi. Potenzialmente, ogni Io-psyché può aver raggiunto stati di autoconsapevolezza che altri non hanno raggiunto e, di fatto, ognuno avrà i propri da poter esprimere, da autodeterminare. Non è nemmeno una conquista di civiltà giuridica, in quanto si tratta di funzionalità olistiche innate. Sono il cervello, il sistema nervoso e il proprio Io-psyché, gli unici in grado di sentire, di vivere, da dentro, che cosa stia accadendo e tale stato, tale sentire, tale autoconsapevolezza non possono essere vissuti, direttamente, nello stesso modo, da altri, anche se questi sono medici, neuropsichiatri o esperti. Il fatto che possano, ad esempio, accertare una patologia attraverso la biotecnologia, anche sofisticata, e misurarla, non aggiunge e non toglie nulla al fatto che è solo l’Io-psyché dell’essere umano a viverla, a sentirla, a penetrarla e a conoscerla. Al massimo, l’altro può mettere a disposizione la propria competenza tecnica, la propria umanità-altruismo ma, è evidente che soltanto chi vive quell’evento sa effettivamente che cosa stia accadendo. Alcune forme di paternalismo-mammismo statale, sanitario, spesso ritenuto inconsciamente onnipotente esprime, semplicemente e di fatto, quando non esplicitamente richiesto, una volontà d’invasione e di controllo della sfera del sentire e dell’autodeterminazione altrui.
Dal diritto-dovere autopoietico di autodeterminarsi-realizzarsi nell’esistenza e nelle cure, quando si tratta di processi che riguardano soltanto ed esclusivamente se stessi e non invadono in alcun modo il principio di autodeterminazione di altri, si evidenzia con pari dignità naturale autopoietica un altro diritto-dovere innato, ossia quello di poter vivere il proprio stato coscienziale punto morte: poter liberamente praticare una delle esperienze di vita più certe e producibili dall’essere umano: non c’è nessuno tra chi ci ha preceduto che non l’abbia prodotta. E’ questo il punto fondamentale della questione, non la morte, ma lo stato coscienziale punto morte.
Innanzi tutto la morte o lo stato coscienziale punto morte non è una cura, ma uno stato Io-somatico producibile per natura, per autopoiesi da ogni essere umano, indipendentemente se dice di stare bene e o di stare male. Ognuno, in questo senso, può decidere di produrla, esattamente come sente e con la propria autoconsapevolezza, essendo un momento di particolare e fondamentale importanza. Infatti, segna un cambio di stato Io-somato-autopoietico, enormemente evidente e significativo, coinvolgente tutta le sfera esistenziale, integralmente. Non si capisce perché, in un momento così intimo, un altro da sé (nel senso acquisito) debba arrogarsi il diritto di decidere al proprio posto: quella persona, quel medico, quel familiare, quello stato potranno farlo per loro stessi nel momento in cui si troveranno inevitabilmente di fronte all’appuntamento tra i più naturali dell’esistenza. Ovviamente, l’altro potrà rispondere in scienza e coscienza e in coscienza della scienza, alle eventuali richieste, in base alla propria consapevolezza, al proprio sapere. Voglio evidenziare che se un essere umano, parte di questi Universi come ogni altro, ritiene di produrre lo stato coscienziale punto morte, la propria eutanasia autopoietica, vissuta nell’accezione vera, antica, ossia la propria buona morte come atto sicuro, certo, serio, intimo, ecologicamente innato della propria espressione di vita, sarebbe un vero e proprio atto di violenza impedirglielo, soprattutto se questo si svolge all’interno di sé, nel proprio stato introspettivo-meditativo, senza coinvolgere altri. Tale diritto-dovere autopoietico non può e non deve essere sindacato da nessuno perché sarebbe una violazione criminale dello stato di autoconsapevolezza dell’altro: una predazione coscienziale e per giunta determinata da consapevolezze quasi imbarazzanti sullo stato coscienziale punto morte. A comprova di questa affermazione agli atti e allo stato attuale non risulta nessun serio lavoro scientifico sullo stato coscienziale punto morte, realizzato dalla scienza ordinaria.
La questione potrà aprirsi, quando il soggetto interessato chieda esplicitamente l’intervento del medico, dello stato, dell’altro (…): soltanto allora questi saranno legittimati a rispondere in base alla propria consapevolezza.
La sofferenza è sempre indicatrice di intensità dell’aggredior in circolo che, attraverso l’intenzionalità e la volontà, può essere risalita e transmutata. L’essere umano cosiddetto malato terminale non perde in alcun modo e in alcuna maniera dignità esistenziale, anzi l’aumenta.
La bioetica autopoietica implica che la vita umana e, quindi dell’Universi-parte di cui è emanazione inscindibile, abbia valore in se stessa, in quanto ricca di principi attivi autopoietici che si dischiudono nella non località, transfinita. E’ ovvio che sono funzionalità innate e hanno un radicamento olistico universale: sono misurate, sulla base del vissuto empatonico, fusionale della non località, stato di olospresenza che denomino stato Io-somato-autopoietico Sigmasofia. E’ l’autoconsapevolezza, vissuta direttamente, l’orientamento di riferimento. Tanto più l’intenzionalità, l’azione evidenziano il potenziamento della formazione vissuta a se stessi, e ne fanno una condizione di autorealizzazione e di autoriconoscimento, tanto più quegli Io-psyché, quei ricercatori, gli altri esseri umani, i malati si sentiranno integrati e pieni di dignità autopoietica. Ci si può sentire parti-Universi ossia espressioni di un unico corpo, inclusi, reintegrati. Si è consapevoli che anche le lancinanti sofferenze sono funzionalità che vanno espanse e transmutate, per entrare consapevolmente ancora di più in se stessi. Una simile autoconsapevolezza è certa della consistenza reale che la propria intenzionalità di voler affrontare quelle fasi è autopoieticamente e olisticamente  naturale, innata.
La completezza dell’informazione sullo stato della patologia e sulle terapie disponibili è una condizione preliminare al vissuto fluido, armonico dello stato coscienziale punto morte. Si punta ad assumere l’autodeterminazione informata, che è la base antropologica di un essere umano progressivamente autoconsapevole della propria linea del destino
Ci si forma, ci si prepara per assumere conoscenze adeguate ad integrare al meglio le proposte terapeutiche del medico, di esperti per meglio produrre eutanasia autopoietica, ossia un buon ingresso nello stato coscienziale punto morte, senza interferenze o ostacolatori. La malattia non è mai uno stato di inferiorità rispetto ad altri cosiddetti sani, se la si vive attraverso le consapevolezze vissute appena descritte, in quanto ci spinge ad utilizzare tutte le conoscenze disponibili e ci immette in un circuito di maggiore ricerca: processo che si evidenzia anche indirettamente. quando ci affidiamo al medico, all’esperto. Chi segue la formazione vissuta a se stesso entra in scelte consapevoli esistenziali. L’autodeterminazione informata è conseguenza della cooperazione con quella parte di noi stessi che denominiamo l’altro.
Una formazione vissuta a se stessi crea le condizioni adatte all’espressione di autodeterminazione informata, consapevole, e se i processi sono realmente vissuti la sicurezza Io-ontos-sophos-logica maturata, conquistata, non potrà cambiare in senso riduzionista, ma soltanto come autoconsapevolezza ulteriore potenziata dello stato coscienziale punto morte. La decisione sulla linea del destino della propria vita ne esce rinforzata. In questi casi, il testamento di vita-autopoiesi sarà incontestabile ed inequivocabile: coloro che non lo rispettano, in realtà, curano la loro stessa paura proiettiva di morire e del dolore e inconsciamente vogliono fare pagare questo stato di profonda ignoranza a chi con fatica ha maturato uno stato di consapevolezza di sé e non invasiva nei confronti dello stato di autodeterminazione dell’altro. Quando si raggiunge autoconsapevolezza di sé su quel piano, anche se cambiano le circostanze esistenziali (prima si stava bene e coscienti poi male e sensorialmente inconsapevoli) è del tutto irrilevante per quella consapevolezza. La consapevolezza delle funzionalità innate dello stato coscienziale punto morte non cambia, perché sono funzionalità strutturali-autopoietiche. Nella fase propedeutica di formazione a se stessi, può cambiare l’interpretazione che diamo del punto morte, ma, una volta raggiunta la valenza strutturale di continuità del campo coscienziale anche nella non località, tale autoconsapevolezza potrà essere soltanto potenziata e non assoggettata a riduzionismi sensorio-percettivi, ideologico-religiosi (…). Anche se nel futuro la patologia di cui si è affetti diverrà per così dire terminale, devastante (sensorialmente parlando), non cambia minimamente la condizione del campo coscienziale autopoietico e non ci sarà proprio nulla da interpretare o da riattualizzare, come dicono, taluni.
Il testamento di vita-autopoiesi è il prolungamento dell’Io-psyché del testatore che può essere rappresentato anche da una persona di fiducia, quando si è inequivocabilmente consapevoli, per vissuto diretto, che i processi biologici e il campo coscienziale olistico sono un processo unico inscindibile. Si tratta dell’evidenziazione del campo coscienziale olistico-autopoietico che non è transpersonale, ma esiste semplicemente nel cuore delle meccaniche sub-quantistiche e autopoietiche (che le attuali strumentazioni e conoscenza non possono misurare, lo può soltanto un adeguato e profondo vissuto di se stessi, nonché nella manifestazione acquisita).
Scegliere un essere umano di fiducia come notaio, nulla di più nulla di meno delle proprie volontà lo si può fare tra i propri familiari o altri che dovranno leggere l’autodeterminazione espressa (non interpretarla) e controllare che venga applicata. Non si tratta di figure decontestualizzate, bensì di notai di un’autodeterminazione informata, vissuta espressa per iscritto.
Tale autodeterminazione informata evidenzia che ognuno è il veicolatore del diritto-dovere inalienabile, innato di produrre eutanasia autopoietica in base alla propria autoconsapevolezza vissuta ed è partecipatore fusionale della bellezza autopoietica di tale momento straordinario del vivere. Di fronte allo stato coscienziale e naturale punto morte non si è mai soli, in quanto ci si trova in una funzionalità espressa dall'Universi-parte complessivo. Non si tratta di desiderarlo o meno, perché sarebbe come dire desidero il battito cardiaco che accade per vita-autopoiesi innata: si tratta di essere partecipatori fusionali consapevoli di tale processo.
Il testamento di vita-autopoiesi è sostanzialmente un documento scritto, un cd, un video, attraverso cui un ricercatore lascia le indicazioni, gli orientamenti che vuole gli/le vengano somministrati nelle fasi terminali della vita nel corpo fisico, nel caso non avesse coscienza sensorio-percettiva e, quindi, non trasmissibile attraverso il linguaggio verbale convenzionale, riconosciuto dai più.
La questione è di una semplicità quasi sconvolgente. Si tratta di introdurre nell’ordinamento giuridico il riconoscimento del principio attivo autopoietico di autodeterminazione-realizzazione che già vige in noi stessi e nell'intero Universi-parte transfinito. Tra l’altro, già oggi, stando all’ordinamento vigente, un medico potrebbe potenzialmente sospendere le terapie (non lo fanno perché molti temono le possibili conseguenze legali): quindi, ove ci fosse una tale esplicita richiesta, qualcuno di loro potrebbe assumersela. Nel caso di stato vegetativo persistente, ossia quando il cervello (le funzioni superiori) non funzionano ma continua la funzionalità del tronco encefalico e la respirazione autonoma, si applicano le stesse procedure, ossia si seguono le indicazioni del testamento di vita-autopoiesi date dal soggetto interessato. In quella condizione, non è vero che non c’è vita cosciente: semplicemente, non può manifestarsi sul piano sensorio-percettivo, perché l’organo preposto è rotto, ma questi esseri umani sono inequivocabilmente vivi e continuano ad esserlo, non importa se respirano o non respirano. Sono vivi, in quanto Universi-parte, esseri umani, status che include in sé ogni identità acquisita e che, in questo senso e per quelle funzionalità, risulta essere ininfluente. Se un’identità è plurilaureata o analfabeta è irrilevante rispetto alle funzionalità autopoietiche innate: lo stato coscienziale punto morte si evidenzierà, così come la natura autopoieticamente lo determina. Sono affermazioni semplici che nascono dal vissuto diretto: se ci fosse reale indagine vissuta dello stato coscienziale punto morte, la questione non susciterebbe alcun problema o polemica. E’ certo che ormai gli avanzamenti di autoformazione vissuta in campo esistenziale ci consentono di partecipare empatonicamente la vita biologica e le scelte di autodeterminazione non possono che essere assunte. Sono questi vissuti inequivocabili che ci stanno aprendo alle innovative possibilità di scelta.
Siamo autopoieticamente liberi e il testamento di vita-autopoiesi è un semplice strumento che, a proprio modo, non è in contraddizione con questo stato innato.
E’ naturale e perfino banale che un essere umano debba scegliere come autodeterminarsi-realizzarsi e questo soprattutto per quanto riguarda la vita-autopoiesi ossia lo strumento di sé fondamentale da cui si evidenziano tutti gli altri che, in questo senso, sono in subordine. Chi vogliamo prenda decisioni, se non la propria autoconsapevolezza, o anche su questo ci deve essere chiesto di delegare allo stato, alle religioni o chissà a chi? La Sigmasofia propone un pedagogia-psicagogia autopoietica finalizzata a questo.
Alcuni proiettano le proprie paure, ossia che con la morte tutto finisca: terminate le funzioni cerebrali, cardiache, tutto risulta finito, in modo irreversibile. Esprimono, così, uno stato di inconsapevolezza di tali processi, per cui vogliono imporre la loro mancanza di formazione a loro stessi sullo stato coscienziale punto morte, pretendendo, tra l’altro, di essere seguiti. Molti amplificano incredibilmente tale stato di ignoranza autoformativa: hanno paura dell’idea che si sono formati della morte e del dolore, che combattono, producendo biotecnologie atte a sconfiggere le loro stesse paure e inadeguatezze (mi riferisco a coloro che assumono la posizione di non rispetto e di non riconoscimento del principio attivo di autodeterminazione). Ciò non significa che questa paura di morire non abbia prodotto degli effetti, che possono risultare molto utili a creare una condizione Io-somato-autopoietica accettabile per le operazioni delicate che ogni essere umano dovrà compiere in quei momenti: una terapia del dolore può essere funzionale così come la presenza di un medico o di un esperto che sia in grado di somministrarla.
La mia critica essenziale, fondamentale è rivolta al fatto che non può essere accettabile chi vuole esportare la propria consapevolezza su altri, specialmente se questi è ben conscio di sé e la sta assumendo con autodeterminazione in-formata assoluta.
La vita non è bene o male.
Essa è semplicemente innata, indipendentemente dalle attribuzioni e dagli aggettivi qualificativi, attraverso cui la individuiamo.
Tale consapevolezza vissuta comporterà una riorganizzazione dell’azione bios-etica autopoietica quotidiana
Nello Mangiameli

Tutti gli articoli pubblicati siglati con
International Sigmasophy University
sono registrati ® e protetti da copyright ©.
Tali articoli sono utilizzabili solo ed esclusivamente per
finalità inerenti la formazione personale e la conoscenza.
Non è consentito ri-pubblicare, copiare, caricare, scaricare, modificare, trasmettere, fare display per la ridistribuzione a terzi
per scopi commerciali o per altri scopi differenti da quelli formativi e di conoscenza
Nessuna responsabilità viene assunta in relazione ai contenuti e all'uso da parte di chiunque di quanto pubblicato su questo gruppo di discussione
AVVISO
Tutti i ricercatori che decideranno di utilizzare tale materiale per pubblicarlo su altri siti web sono tenuti a citarne la fonte di provenienza nel seguente modo:
FONTE
“Associazione Sigmasofia®”
Nello Mangiameli-
per tutti gli altri scopi sono tenuti a richiedere la regolare liberatoria e autorizzazione a
Ass.ne SIGMASOFIA
Nello Mangiameli
Via di Caporipa, snc
01015 Sutri VT
Per informazioni: info@sigmasophy.com
 

 
 
 
Pagine:
ELENCO COMMENTI
Nome utenteJoon
NoteA beautiful purse or handbag from Coach Outlet Online can last for many years, and represent a great overall value. There are Michael Kors Bags Outlet in a large number of shopping malls located throughout the country. Cheap Michael Kors Bags is a great way to determine which models best suit your needs. Official Coach Factory Outlet Online all strive to provide comfort and convenience for their owners and the seams are double-stitched for maximum durability. Michael Kors Factory Store, has one of the most popular handbag and accessory lines on the market today. Coach Handbags Wholesale says a lady is classy, elegant and sophisticated. Coach Store Near Me trends come and go, but a Coach stands the test of time. The official Michael Kors Handbags On Sale Outlet regularly posts various handbags being offered for sale. Compare your Coach Bags On Sale Outlet to the logo provided on the website to make sure it is similar. All Michael Kors Outlet Online Store have serial numbers.

INSERISCI COMMENTO
la ringraziamo se vorrą inviarci il suo giudizio utilizzando il form sottostante
Nome e Cognome:
Inserisca qui la sua E-mail:

Inserisca il codice numerico di cinque cifre visualizzato nell'immagine:

Sezioni disponibili:
[Antropologia/Etnologia] [Archeologia] [Arte] [Biologia] [Elettronica ed Informatica] [Essere umano ed eco-societa' olistico-autopoietica] [Esseri umani consapevoli] [Filosofia] [Fisica e Astrofisica] [Gioco, risata e sport] [Interviste e dialoghi] [Istruzione] [Media] [Medicina allopatica, omeopatice e naturale] [Natura ed ecologia] [Nello Mangiameli Opere] [Parapsicologia] [Politica ed Economia] [Psicologia Io-ontos-sophos-logia] [Religioni e spiritualita' Tradizioni ed esoterismo] [Sigmasofia artistica] [Sigmasofia autopoietica] [Sigmasofia autorig] [Sigmasofia bioetica] [Sigmasofia diz. Encic] [Sigmasofia Ecologica] [Sigmasofia Io-somatica] [Sigmasofia pedagogica] [Simbolismo] [Storia e Sociologia] [Suono, Danza, Musica e Canto] [Viaggi della conoscenza] [ » Ricerca articoli «]

I ricercatori che decideranno di utilizzare materiale Sigmasofia per pubblicarlo su altri siti web sono tenuti a citarne la fonte di provenienza nel seguente modo:

FONTE
"Associazione Sigmasofia®"
Nello Mangiameli-
www.sigmasophy.com