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Olismo, complessitą  sistemica e Sigmasofia

dialogo tra Francesco Pelillo e Nello Mangiameli
Sezione: Interviste e dialoghi » Articoli
Data: 17/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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Olismo, complessità sistemica e Sigmasofia
dialogo tra Francesco Pelillo e Nello Mangiameli
 
Francesco Pelillo
La visione olistica nasce dalla constatazione che le proprietà di un dato sistema non dipendono semplicemente dalla somma delle prestazioni delle parti che lo compongono, ma principalmente dalle loro interrelazioni che, di fatto, determinano l'emergere di nuove e più complesse funzionalità.
 
Nello Mangiameli
La visione olistico-autopoietica, proposta dalla Via di conoscenza Sigmasofia, nasce dal vissuto diretto che le proprietà di un dato sistema, di una parte-Universi (accezione sigmasofica),  nascono dalla somma delle funzionalità che compongono il sistema, la parte, e dal fatto che dalla loro sommatoria emergono proprietà emergenti:  funzionalità maggiormente complesse. A questa realtà, ben presentata da Francesco Pelillo, sommiamo un altro parametro fondamentale:
§ i principi attivi, le funzionalità innate quantistiche e sub-quantistiche, localistiche e non locali che, necessariamente, ogni sistema, ogni parte-Universi, veicolano.
Infatti, le proprietà di base di un dato sistema sono più estese e complesse rispetto a quelle che, in generale, la ricerca scientifica e la ricerca coscienziale, attuali e antiche, sono in grado di riconoscere.
In Sigmasofia denominiamo tale ordine implicito localistico e, soprattutto non locale,
principi attivi olistico-autopoietici o genoma coscienziale
Da questo insieme funzionale si è evidenziato il nome Sigmasofia, in cui sigma significa, sommatoria più proprietà emergente (dalle funzioni appena indicate), Sofia significa saggezza (realizzata attraverso il vissuto diretto delle funzionalità appena indicate).
 
Francesco Pelillo
In questa luce acquistano particolare rilevanza e attualità le intuizioni di Buddha sull'interdipendenza e impermanenza di tutti i "fatti" della realtà, e quelle di Eraclito sul loro divenire e di Parmenide sul loro essere. Infatti, poiché queste grandi intuizioni del passato trovano la loro conferma nei più avanzati esperimenti scientifici, si pone il problema del loro utilizzo in una dimensione culturale e di conoscenze che non poteva essere nemmeno lontanamente immaginata ai tempi della loro formulazione. Oggi, la mole dei dati in nostro possesso è tale che, se vogliamo andare oltre la visione olistica contemplativa ancora presente nella cultura asiatica, e vogliamo superare l'asfittica visione meccanicista della cultura occidentale — che grazie alla "globalizzazione" delle coscienze stanno dimostrando tutta la loro incompatibilità e inadeguatezza —, siamo costretti a utilizzare l'approccio sistemico per tentare di sbrogliare, e quindi di comprendere, l'enorme complessità delle infinite relazioni esistenti tra i vari stati della realtà che siamo in grado di indagare, sia in campo umanistico che scientifico.
 
Nello Mangiameli
Alla luce della visione olistico-autopoietica sigmasofica, le intuizioni del Buddha sull’interdipendenza e l’impermanenza, nonché quelle sul divenire possono essere spiegate in modo maggiormente esteso:
Le funzionalità, innate, dell’Universi di cui siamo parte integrante e inscindibile, di fatto, non sono interdipendenti, ma (anche se spesso non ne siamo i consapevoli) funzionano simultaneamente, non c’è interdipendenza ma, ripeto, funzionalità simultanea. Non esistono interazioni tra Io-psyché e soma, bensì, unità funzionale inscindibile tra Io-psyché e soma. Questo lo si riscontra soprattutto sul piano non localistico e trova inizio di riscontri anche scientifici con la scoperta dell’entanglement (scoperto dalla fisica quantistica) e , soprattutto, con la scoperta dell’entanglement coscienziale (scoperto e vissuto dalla Sigmasofia). In questi vissuti, anche il concetto di impermanenza evidenzia nuovi significati. Provo a spiegare attraverso un esempio: è vero che, continuamente, l’Universi, per funzionalità innate, determina la nascita di milioni di esseri umani e, nello stesso tempo, la morte di milioni di esseri umani, processo che, visto localisticamente, può essere letto come impermanenza della consistenza in vita nel corpo fisico dell’essere umano, però, se partecipiamo-osserviamo la stessa questione ponendoci nell’ottica dell’Universi di cui siamo parte  si prenderebbe coscienza che l’impermanenza della nascita e della morte diviene la prova, la testimonianza, che l’Universi è continuamente in vita-autopoiesi in quanto è l’ente che crea la nascita e la morte di milioni di esseri umani, di parti, in modo trans-finito (mai finito). Tale realtà olistico-autopoietica evidenzia non l’impermanenza, bensì la permanenza del principio attivo di creazione, di autocreazione (autopoiesi) di Universi : si riconosce così la permanenza della creazione.
Ed ancora. Il divenire è un’espressione, un figlio dell’ontos (essere), del sophos (saggezza), del logos (scienza, linguaggio) dell’Universi-parte, noi stessi.
Quello che, da anni, la Sigmasofia sta attuando è la trans-mutazione
§ della visione olistica soltanto contemplativa (proposta dalla cultura asiatica)
§ della visione soltanto riduzionista e meccanicista  (proposta dalla cultura occidentale).
Il sigma, la sommatoria più proprietà emergente nascente da queste due transmutazioni è il messaggio di integrazione che la Sigmasofia sta proponendo. Si tratta della visione olistico-autopoietica, sistemica, consapevole di includere, efficacemente, le realizzazioni funzionali del riduzionismo.
 
Francesco Pelillo
Partendo da queste premesse, si capisce come la multidisciplinarietà e l'accostamento delle più svariate esperienze sia la sola strada da perseguire, e si capisce anche, come solo dalla adesione a questo programma di demolizione dei confini culturali da parte di un sempre più grande numero di uomini e istituzioni possano scaturire risposte utili per il progresso dell'Umanità.
Abbiamo già numerosi esempi dell'efficacia dell'approccio sistemico alla complessità. In campo medico e psichiatrico, in campo ecologico e ambientale, come nell'antropologia, sociologia, economia... ci sono contaminazioni disciplinari impensabili solo un decennio fa che danno risultati stupefacenti.
Ma ora, per procedere oltre anche in campo spirituale, si tratta di estendere questo approccio alle indagini sulla mente accettando i dati delle neuroscienze che ci parlano sia dei meccanismi biochimici che sono alla base della "produzione" delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, e sia dell'influenza dei nostri pensieri sullo stato biochimico cerebrale. So che questa prospettiva non è condivisa da tutti, ma ritengo che anche in questo ambito la visone olistico-sistemica, che vede l'interazione di molteplici fattori fino ad ora ritenuti disparati — addirittura ci sono prove dell'influenza della flora batterica intestinale sui nostri stati d'animo e viceversa —, possa portare alla definizione della natura dei nostri pensieri riconoscendo nei loro processi attuativi l'interdipendenza con l'energia dell'universo. Dandoci così la possibilità di fondare una nuova meta-fisica consapevole.
 
Nello Mangiameli
Sono più di quindici anni che, come Sigmasofia, stiamo tentando di applicare la multidisciplinarietà. Non ottenendo riscontri, di nessun tipo e di nessun genere, decisi di procedere scrivendo un’opera (in 18 volumi), per così dire, olistico-autopoietica sistemica che ho denominato S.T.o.E Sigmasophy Theory of Everything in fase di ri-pubblicazione da La Caravella Editrice, quale mio contributo alla demolizione dei confini culturali, indicati da Francesco.
Alle scoperte delle neuroscienze abbiamo aggiunto quelle derivanti della pratica diretta
dell’Io-psyché che indaga, vive se stesso anche nelle sue estensioni non localistiche.
Si tratta di vissuti viscerali che ci hanno condotti alla scoperta, per me, rivoluzionaria del
campo coscienziale olistico-autopoietico
(ancora non misurabile dalle attuali tecnologie scientifiche).
In questi vissuti, si partecipa che i conosciutissimi campi elettromagnetico, elettrodebole, atomico-necleare, gravitazionale, morfo-genetico sono, per così dire,
la densificazione di quello coscienziale olistico-autopoietico.
Sono tali vissuti diretti che vanno integrati ai faticosi risultati prodotti dalle neuroscienze (ancora non in linea con le avanguardie di consapevolezza coscienziale).
Ribadisco, che non c’è interdipendenza con la generica energia dell’Universo, ma
funzionalità simultanee che si evidenziano dal campo coscienziale olistico-autopoietico dell’Universi-parte, noi stessi .
La metafisica olistico-autopoietica consapevole non dovrà partire da zero: molto lavoro è già stato realizzato…
 
Francesco Pelillo
A conclusione di questo quadro positivo però, ritengo utile evidenziare il rischio di considerare la visone olistico-sistemica come una nuova disciplina. Essa è solo un nuovo potente strumento di indagine della realtà. Il mondo là fuori, "è" olistico-sistemico, e noi dobbiamo solo sintonizzarci con il suo divenire per comprenderlo, e non tentare ancora una volta di imbrigliarlo in un nuovo schema.
 
Nello Mangiameli
Concordo pienamente.
 La Sigmasofia è, infatti, uno stato di coscienza producibile e prodotto da ogni Io-psyché: è la sommatoria più proprietà emergente delle funzionalità innate e delle esperienze realizzate da ognuno, dal concepimento al momento attuale, da cui si estrapola la propria consapevolezza complessiva.
Essendo parte inscindibile dell’Universi, l’Io-psychè che si evidenzia dal campo coscienziale olistico-autopoietico (esattamente come fa un’onda dal  mare) è la prova che l’esistente è olistico-autopoietico (sistemico). Per questo motivo, la Sigmasofia, da anni, è già, nei fatti, la sintonizzazione e la fusionalità con tali processi localistici e non locali, ed è riuscita in tale operazione ponendo in remissione ogni schema pre-costituito.
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FONTE
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Nello Mangiameli-
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