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La patologia (discrasia) identificativa dell’essere umano

Sezione: Sigmasofia autorig » Articoli
Data: 17/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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La patologia (discrasia) identificativa dell’essere umano

 
E' frequente che l'Io-psyché dell'essere umano segnali stati di sofferenza e discrasie di varia natura. L'esperienza prova che, quando stiamo  male, il malessere si ripercuote su tutto il corpo, niente escluso. Non esiste discrasia somatica che non sia anche discrasia dell’Io-psichè e, in qualche misura, discrasia olistico-autopoietica. Allo stesso modo, non esiste malessere dell’Io-psichè che non abbia riflessi sul somatico e sull'olistico-autopoietico. Ed ancora: non v'è inconsapevolezza dell’olistico-autopoietico che non abbia riflessi sugli altri piani indicati.
Partecipiamo-osserviamo nel dettaglio.
Una ferita del corpo si autorigenera, grazie all'attività del campo morfo-atomico-coscienziale (morfo-genetico; elettrodebole, elettromagnetico, atomico-nucleare, gravitazionale; campo coscienziale olistico-autopoietico) che agisce nelle microstrutture, negli atomi, nelle cellule, nel sistema di difesa immunitario e nelle altre funzioni. Tale ferita, alimentata dal campo morfo-atomico-coscienziale, intraprende automaticamente azioni di autorigenerazione e di autoguarigione (indipendentemente dal livello culturale o di consapevolezza dell'Io-psyché che le veicola).
Anche una discrasia olistico-autopoietica dovrebbe autorigenerarsi allo stesso modo, in conseguenza dell'azione del campo morfo-atomico-coscienziale. Ma, l'esperienza, ancora una volta, ci prova che questo potere innato, vitale, autorigenerante, spesso, trova lungo il suo percorso degli ostacolatori che ne ritardano l’azione.
Spiego.
A tale livello, l'autorigenerazione non può operare e muoversi liberamente, perché, lì, trova qualche cosa ad ostacolarla: è l’archetipo acquisito barriera sensibile e sovrasensibile, ossia la somma di tutte le esperienze, delle relative emozioni e dell’autopoiesi (energia) che permette loro di rimanere registrate, impresse nella coscienza. Ogni volta che l'attività del DNA, del campo morfo-atomico-coscienziale agisce, per autorigenerare ed autoguarire, automaticamente l’Io-psichè trova puntualmente una paura, un'interpretazione, una tensione, un'analisi, una delega, una reazione, una proiezione (…) ad assorbirla e, in qualche misura, a deviarla. Somatizzandosi, assumendo cioè la forma deviante che può manifestarsi sotto molteplici aspetti, questo campo, di fatto, riduce il naturale fluire autorigenerante, dividendolo in più direzioni e, quindi, depotenziandolo: parte dell’autopoiesi diviene una delle interferenze indicate. Tale fatto si verifica in misura minore a livello fisico, poiché, generalmente, siamo del tutto inconsapevoli delle funzioni organiche del nostro corpo. Per esempio, non siamo presenti alla percezione interiore delle funzioni sensibili e sovrasensibili della cistifellea, dei reni, del cervello o delle altre parti: quelle agiscono e basta, secondo un automatismo autopoietico, innato, al di fuori del nostro stato di consapevolezza. Siamo pochissimo più consapevoli delle funzioni dell'Io-psyché, nella loro manifestazione sensibile; dell'olistico-autopoietico, quasi del tutto ignari.
I principi attivi olistico-autopoietici, innati, autorigeneranti sono determinati, specifici e, così come possono autorigenerare il corpo, allo stesso modo potrebbero farlo con gli altri piani, per il semplice fatto che tutto è atomicamente e coscienzialmente collegato. In considerazione del fatto che il corpo è, ripeto, autopoieticamente ed atomicamente connesso agli altri, la nostra autoguarigione è un campo di forze, per così dire, trasmissibile in tutta la superficie dell’Universi-parte. Quindi, il punto è che, quando lo riduciamo-collassiamo, lo facciamo diventare stato coscienziale, ne riduciamo l’autonomia e l’efficacia, ritardando l'autorigenerazione.
L’archetipo acquisito B., tutte le riduzioni al range dei sensi, alle identificazioni sui processi acquisiti, interpretativi, socio-culturali, religiosi (…) ci stanno invadendo sempre più, stanno interagendo e ostacolando i meccanismi di autorigenerazione olistico-autopoietica, tanto da arrivare ad intaccare e a modificare anche quelli fluenti nel corpo.
Come prima partecipazione-osservazione, è possibile affermare che è necessario ricreare un naturale fluire di queste forze autorigeneranti in piena consapevolezza: un lucido abbandono al fluire di un processo che ci appartiene per intero. Significa creare le condizioni affinché la potenza autopoietica continua, presente nella cellula, nell'atomo e nelle dimensioni collegate dell'antimateria, possa agire senza interferenze sul corpo complessivo, sull'Io-somatico e sull'autopoietico, attraverso specifiche Autopoiesi olosgrafiche a vivere e a morire.
Le identificazioni, attuate da parte dell'Io-psyché e agite in diversi modi, rappresentano uno dei motori che contribuiscono a generare le distrazioni, le sofferenze, le somatizzazioni: ciò che denominiamo la discrasia. Indirettamente, l'autorigenerazione, l'autoguarigione coincidono con la conoscenza diretta e vissuta dell'Io-psyché, dell’archetipo acquisito B., ossia di ciò che può assorbire e deviare il naturale fluire delle forze del campo morfo-atomico-coscienziale. Per questo, l'autorigenerazione olistico-autopoietica assume un valore ampio, olistico, a 360°.
La disidentificazione dell'Io-psyché dai contenuti acquisiti dell’archetipo B. è parte dell'opera fondamentale della Sigmasofia autorigenerativa.
Una delle caratteristiche della discrasia identificativa dell’essere umano può essere vista come processo d’identificazione dell'Io-psyché nel fatto e nell'emozione-istinto che sta sperimentando, rimanendone assorbita o passando da un'identificazione all'altra, da una costellazione identificativa all'altra, che ormai non ha più in sé principi attivi olistico-autopoietici fluenti, liberi, ovvero non cristallizzati-somatizzati, pre-acquisito.
Il passaggio da una costellazione cristallizzata-somatizzata all'altra, da una memoria con relativa emozione-istinto all'altra, da un pensiero acquisito all'altro, è l'ordinario processo dialettico-intellettuale, da risalire dopo averlo vissuto e compreso in tutte le sue funzioni.
Si può affermare che, quando l'Io-psyché s’identifica con l'acquisito, con la dialettica intellettuale, con la barriera, si oppone al naturale fluire delle potenze autorigeneranti che, paradossalmente, l'Io-psyché stesso, la discrasia stessa, alla radice, veicolano.
Quindi, l'Io-psyché identificato in un tema acquisito, non congiunto consapevolmente con i principi attivi innati, da cui nasce, è l'origine, la genesi della discrasia identificativa dell’essere umano. E' la frattura-scissione tra il campo morfo-atomico-coscienziale e l’Io-psyché.
Se vivrete questo, comprenderete inequivocabilmente quale tipo d’identificazione discrasica Io-somato-autopoietica l'umanità sia riuscita a produrre: la rete degli stati coscienziali acquisiti, non consapevoli della propria scaturigine. L'Io-psyché realizza azioni che spesso si generano in risposta a comportamenti e ad azioni dell'altro e viceversa, a memorie e a costellazioni riflesse, a identificazioni che ogni Io-psyché veicola. Sono metastasi identificative, di cui è necessario comprendere la funzione e l'assoluta necessità di Risalita e transmutazione, per orientarsi verso nuove forme di comunicazione con se stessi: l’Universi-parte. Molti Io-psyché si stanno rendendo conto di questo, e forse ciò è dovuto al tremendo e impressionante aumento delle depressioni, dello stress, delle paure, delle discrasie Io-somatiche.
L'identificazione fortissima dell'Io-psyché nell'acquisito non permette di renderci conto che è proprio questa condizione l’identificazione discrasica: essendone parte attiva, fa coincidere, incredibilmente, questa neoplasia dell’Io-psichè con la condizione di salute, di normalità.
Paradossalmente, sarebbe proprio questa variazione nell'acquisito che, per contrasto, dovrebbe permetterci di riconoscere l’olistico-autopoietico e di percepirlo consapevolmente. Tuttavia, l'identificazione nell'acquisito rappresenta la scissione dell’Io-psichè da sanare ai fini dell'autorigenerazione, dell'autoguarigione dallo stato identificativo discrasico dell’essere umano: ciò che ostacola, da sempre, lo stato coscienziale Sigmasofia. Se partecipiamo-osserviamo attentamente, l'Io-psyché identificato è un processo che può nascere proprio perché esiste il campo morfo-atomico-coscienziale, da cui scaturisce, ma l'Io-psyché non se ne rende più conto, non ne è più consapevole. Alla partecipazione-osservazione olistico-autopoietica, l'essenza dell'Io-psyché e la consapevolezza vissuta, re-immessa consapevolmente in circolo, risulta essere autorigenerazione olistico-autopoietica: è riduzione dei tempi di recupero dallo stato identificativo a quello sigmasofico. L'inconsapevolezza del campo morfo-atomico-coscienziale e la conseguente identificazione nell'acquisito sono, di fatto, la riduzione, il collasso della normale e innata attività autorigenerante.
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