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IL PARTO OLISTICO-AUTOPOIETICO

il lotus birth autopoietico
Sezione: Sigmasofia pedagogica » Articoli
Data: 25/01/2015
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Autore: Nello Mangiameli
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IL PARTO-OLISTICO AUTOPOIETICO

o

lotus-birth autopoietico

di

Nello MANGIAMELI

 

 

 

In trent’anni di ricerca, ho verificato, ormai centinaia di volte, che la

natura innata è perfettamente auto-organizzata a creare ogni parte-Universi,

quindi anche l'essere umano.

Tutte le valutazioni culturali non simmetriche a tali funzionalità innate risultano essere un ostacolatore al naturale fluire ecologico: lo si riscontra anche al momento del parto.

Il parto olistico-autopoietico è il modo naturale, ecologico simmetrico all’innato, al determinismo olistico-autopoietico, per vivere la vita che sta nascendo.

In sostanza

il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta

un corpo unico con la placenta, da cui si dischiude.

Infatti,

la natura innata non ha previsto l’intervento chirurgico per distaccare il cordone,

ma ha semplicemente previsto un tempo in cui

il cordone naturalmente si stacca da solo,

il che ha un senso e un significato ed, in ogni caso, è espressione della natura che ci ha creati. Se lasciamo fare la natura innata, prenderemo coscienza e vivremo che il cordone si separa in modo naturale dall’ombelico in quattro-cinque giorni, max dieci. Tutto ciò avviene naturalmente e serve per consentire al neonato, per così dire, di

ricevere tutto il sangue placentare assolutamente necessario

a potenziare il sistema di difesa immunitario.

Dopo nove mesi di vissuto fusionale, in osmosi con la madre, in ambiente chiuso è ovvio che la natura abbia previsto un modo naturale di adattamento alla nuova condizione. Vedremo come quel tempo di naturale e progressivo distacco sia fondamentale per lo sviluppo naturale dell’Io-psyché, simultaneo al corpo (sono lo stesso processo). In ogni caso, in quel tempo, tutti i processi divenuti autonomi e che prima venivano soddisfatti attraverso il corpo della madre hanno il tempo tecnico di assestarsi, di stabilizzarsi: respirazione, evacuazione, alimentazione (…). In questo modo, la madre prende coscienza di come i metabisogni e bisogni del neonato si evidenzino e di come la fusionalità osmotica trovi un’altra evidenza funzionale che sarà necessaria alle relazioni future: è la fase del

bonding olistico-autopoietico Sigmasofico.

Bond, infatti, significa attaccare, vincolare, incollare, cementare

e caratterizza la prima fase fondamentale della pedagogia olistico-autopoietica che, di base, va dal momento del concepimento al momento del distacco naturale del cordone ombelicale. In ogni caso, il bonding autopoietico (processo unico e inscindibile) prosegue, ma la prima fase è di fondamentale importanza, per questo motivo la distinguiamo. Consapevolizzare tale unità funzionale esistenziale durante la quale si allatta, si culla, si gioca con il neonato, inserisce principi acquisiti da parte della madre e del padre che possiamo considerare significativi:

sono le basi della sensibilità e dell’ipersensibilità comunicativa.

Il parto olistico-autopoietico consente alla placenta, per così dire, di terminare la sua funzione come fonte di alimentazione e di nutrimento del neonato.

La placenta è in Sigmasofia

l’albero della vita

 

Placenta          o            Albero della vita

Si forma e completa entro il terzo mese di gravidanza ed è formata dello stesso materiale genetico del bambino: si tratta dello stesso DNA, per cui

placenta e nascituro funzionano simultaneamente

e non sono, come taluni affermano, risonanti.

La placenta, sostanzialmente, assolve alle funzioni che dopo la nascita, assolveranno i reni, il fegato, i polmoni, gli ormoni e così via. Ribadisco:

placenta-bambino sono la stessa cosa ed evidenziano capacità di sviluppo e di crescita.

Il cordone ombelicale è solcato da tre vene, con un’estremità è unito all’ombelico del bambino e, con l’altra, alla placenta

 

 

che, a sua volta, è parte dell’utero della madre.

Al momento del parto, il cordone fuoriesce dalla vagina e rimane attaccato alla placenta. Accade che, dopo la nascita, il bambino inizia a respirare con i propri polmoni e l’ossigeno, che arrivava dal cordone, va in remissione. Successivamente, la placenta, l’albero della vita, si stacca dall’utero e fuoriesce anch’essa dalla vagina. Quindi,

alla nascita del bambino,

segue la nascita della placenta.

A questo punto, si pensa che si debba procedere al taglio del cordone che,

in ogni caso,

non andrebbe effettuato prima che anche la placenta sia nata.

Qui, è necessario affermare che anche in questo caso non si procederebbe in modo naturale: che senso può avere, infatti, clampare, pinzare il cordone in due punti, in modo da arrestare il sangue che fluisce nelle tre vene, attive all’interno?

Clampare, pinzare non è un processo naturale.

E, poi,

tagliare il cordone potrebbe comportare la nascita di pericolose infezioni,

ad esempio quando non si usano strumenti sterili (per questo motivo, nel mondo muoiono migliaia di bambini); o anche ove si utilizzasse una fiamma di candela per sterilizzare, non si tratterebbe, comunque, di un sistema naturale di recisione del cordone!

Le procedure di lavare, pesare, vestire (…), in quei momenti, sono di seconda necessità! Non sto affatto parlando dei

benefici del taglio ritardato del cordone,

come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quanto di

non toccarlo affatto.

Sto affermando che è necessario lasciare fare la natura e aspettare che il cordone si stacchi dall’ombelico spontaneamente, soltanto dopo alcuni giorni. La natura stabilisce, per funzionalità a lei intrinseche, che il bambino resti unito al cordone e questi alla placenta, per i giorni necessari.

Durante quei giorni, il neonato può essere vestito, il cordone fuoriesce dal pannolino e dalle tutine, e la placenta sarà trasportata insieme a lui (in un contenitore, con dei panni di spugna, utili ad assorbire i liquidi).

 

Durante la nanna, la si posiziona al fianco del bambino.

Come già accennato, si vivrà che il cordone si staccherà in tre-sei giorni, max dieci, ma può accadere anche dopo due. In ogni momento, si potrà procedere al taglio del cordone, il che non è naturalmente necessario.

Vorrei dare ora altre indicazioni su come trattare l’albero della vita, fino al momento in cui si staccherà:

Il cordone tenderà a seccarsi fino a diventare simile ad uno spago molto duro.

La placenta è di forma rotonda, è carnosa e deve essere asciugata bene dal sangue, con della carta assorbente adeguata. È preferibile lasciarla esposta all’aria, nel contenitore adeguato (cestino di vimini sterilizzato, con dentro panni di spugna, asciugamani). Al secondo giorno, è necessario trattarla con sale, per consentire all’albero della vita di disidratarsi più velocemente, per ridurre eventuali odori e la proliferazione di organismi. Con il trascorrere del tempo, la placenta diviene più piccola. Nella prevalenza dei casi,

emette un odore naturale molto gradevole.

Quando naturalmente il cordone si staccherà,

resterà l’albero della vita, la placenta, con un lungo filo attaccato.

A questo punto, i ricercatori in Sigmasofia potranno procedere con

il rituale dell’albero della vita:

Si pone la placenta alle radici di un albero, appositamente scelto; la si lega con il cordone-spago e si procede con il piantare il tutto nel terreno. I genitori procederanno con l’accudimento della pianta dell’albero della vita del proprio figlio e la accudiranno, nella crescita, esattamente come faranno con il figlio.

Per poter realizzare il parto olistico-autopoietico, è necessario utilizzare il

parto in casa,

anche se in alcuni casi ciò è stato attuato anche in ospedali sia pubblici che privati

Nel caso di taglio cesareo, suggeriamo, ovviamente, di affidarsi alla scienza medica.

 

Le motivazioni del parto olistico-autopoietico:

·         Impedire alle proiezioni acquisite dell’essere umano di modificare le funzionalità naturali e di evitare infezioni, in caso di utilizzo di strumentazioni chirurgiche non sterili

·         ripristinare il naturale bonding olistico-autopoietico

·         evitare che, con il taglio del cordone, il bambino venga staccato dalla madre e manipolato da più persone: infermieri, medici, nonni, zii, zie, amici e similia; non numerarlo, con un braccialetto al polso per riconoscerlo da altri, nelle camere-parcheggio di, spesso anonimi, ospedali

·         determinare una continuità di fusionalità tra mamma-papà e bambino, garantendosi una decina di giorni dopo il parto di contatto fusionale empatonico, fondamentale per creare solidi basi affettive, di intimità, di bonding olistico-autopoietico. Il sacchettino attraverso cui si trasporta la placenta, di fatto, disinvoglia dall’uscire di casa e stimola uno stile di vita più consono al vissuto del neonato nei suoi primi dieci giorni di vita. Questa fase, ben gestita, impedisce l’insorgere di altre infezioni, eventualmente producibili dalla placenta.

La condizione del bonding olistico-autopoietico disinvoglia dal dare al bambino oggetti sostitutivi del corpo materno (peluche, ciucci e similia) in quanto, in quei giorni quella condizione induce la madre ad essere continuamente presente,

rendendo così naturale l’inizio di autonomizzazione del neonato.

Si prepara, in tal modo, il terreno per la somministrazione della fondamentale pedagogia-psicagogia olistico-autopoietica, la cui impronta caratteriale iniziale è quella del riconoscimento della

necessità di lasciar fare l’ecologia, la natura innata,

e di creare azioni consapevoli ad essa simmetriche e non culturalmente devianti.

Si determina la formazione della cicatrizzazione naturale perfetta.

È utile partecipare-osservare che, praticando il parto olistico autopoietico, non è necessario medicare la placenta e il cordone, in quanto non ci sono evidenze che possano generarsi infezioni e i tempi di rigenerazione sono molto più veloci.

La placenta dovrà essere sempre ben lavata con acqua e prodotti naturali e ben asciugata e cosparsa di sale marino grosso (è possibile non utilizzarlo, in quanto si tratta soltanto di un conservante naturale che ne facilita l’essiccazione). Si possono mettere oli essenziali e preferire l’esposizione all’aria. È interessante partecipare-osservare come la natura abbia previsto la salvaguardia della placenta, se resta attaccata al cordone ombelicale-bambino: infatti, in quel modo, per così dire, appassisce, si prosciuga.

La placenta non è individuabile come veicolo di infezioni infatti, i batteri che ricoprono il bambino sono quelli presenti nella madre e questo avverrebbe comunque, con taglio del cordone o senza. Anche se non pulsa, il cordone ombelicale veicola processi vitali-autopoietici, il che evita infezioni in misura maggiore rispetto a quando si procede con la recisione.

È possibile confezionare una borsa con la tracolla, nella quale inserire l’albero della vita e seguire gli accorgimenti sopra indicati.

Nei giorni di attesa del distacco naturale, la madre e il bambino vivono uno stato di continuità fusionale che facilita l’allattamento.

La placenta non pesa più di 600 grammi ed è veramente interessante osservarla approfonditamente, per scoprire elementi, da cui è nata la concezione dell’albero della vita: il cordone è il tronco dell’albero che si erge dalle arterie e dalle vene, (i rami, le diramazioni).

 

 

È interessante lasciarsi andare a quella percezione-meditazione e visualizzazione e partecipare-osservare gli insights intuitivi che potenzialmente possono emergerne.

È preferibile non toccare la placenta, a meno che sia strettamente necessario: il bambino può essere sensibile a un tatto prolungato e non necessario. Il cordone si secca velocemente; se assume pieghe che non si vogliono, è sufficiente avvolgerlo in un panno di cotone bagnato e strizzato, per fargli riprendere immediatamente la forma primaria.

Quando si fa il bagnetto al bambino (che durante i primi dieci giorni è preferibile evitare, garantendo la pulizia in altri modi), si dovrà tenere la placenta fuori dall’acqua. Se il cordone si bagna, lo si può asciugare tamponandolo.

È naturale che la placenta si rimpicciolisca (diventa un quarto della misura che aveva alla nascita). Il cordone diviene di colore argenteo e molto secco.

In questo modo, le sostanze dell’albero della vita vengono trasferite integralmente al bambino.

Il parto e il bonding olistico-autopoietici sono la base della profilassi Sigmasofica

di base alla produzione di stress,

inducono il flusso delle funzionalità naturali con meno ostacolatori e migliore efficienza metabolica e procedono verso la stabilizzazione delle funzionalità naturali. Il bambino e la madre sono più rilassati, risultano veicolare una migliore capacità di apprendimento e di osservazione sensorio-percettiva: si crea l’humus funzionale al riconoscimento dei principi attivi che formano la vita-autopoiesi.

Scegliere il parto olistico-autopoietico contribuisce a destrutturare lo stato identificativo e abitudinario dei protocolli ospedalieri, secondo cui il taglio ombelicale è utilizzato ordinariamente, per convenienza, praticità e consuetudine. Nel caso di parto autopoietico, in ospedale è necessario, preventivamente,

*      rifiutare categoricamente il protocollo proposto

*      richiedere di firmare e far controfirmare un documento di assunzione di responsabilità di tale rifiuto e questo va necessariamente fatto con coloro che assisteranno il parto.

Si suggerisce di concordare ciò molto prima e, senza eccezione alcuna, per iscritto! È meglio rivolgersi a enti ospedalieri che già abbiano praticato la non recisione del cordone. Si dovrà anche concordare che la nascita della placenta sia naturale e non indotta da farmaci o manovre induttive.

http://www.sigmasophy.com/fckeditor/editor/images/spacer.gif            Tra l’altro, questa pratica potrà essere di profondo insegnamento allo staff di assistenti il parto coinvolti, in quanto mostrerà loro un principio attivo ecologico, innato:

l’unità inscindibile

padre-madre-figlio,

(in Sigmasofia, denominata Y fusionale).

In Sigmasofia, il clampaggio immediato, anche se funzionale alla raccolta delle cellule staminali, è considerato fuori natura e, di fatto, toglie al bambino il diritto-dovere di assumere le sostanze naturali, necessarie ad ottenere benefici in funzione del rinforzamento delle difese immunitarie: proprio la recisione non naturale, chirurgica, frettolosa, immediata, può contribuire a far insorgere infezioni e malattie. Infatti, se il sangue del cordone è così importante, per eventuali trasfusioni necessarie al bambino, di fatto con il clampaggio si viene a togliere circa 100 ml di sangue dal neonato che, per natura, dovrebbe ricevere. Quindi, di fatto e paradossalmente,

la raccolta di quelle cellule staminali può contribuire a

indurre le patologie che presume di voler curare.

Il sangue dell’albero della vita spetta al bambino, per natura,

 

Buon parto e bonding olistico-autopoietici!

Nello Mangiameli

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FONTE
"Associazione Sigmasofia®"
Nello Mangiameli-
www.sigmasophy.com