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Sigmaofia e psicologia analitica

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Sezione: Psicologia Io-ontos-sophos-logia » Articoli
Data: 31/12/2014
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Autore: Nello Mangiameli
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SIGMASOFIA E PSICOLOGIA ANALITICA 

La Psicologia Analitica, così come la Sigmasofia, è una tecnologia pratica di indagine vissuta del cosiddetto profondo.

La Sigmasofia ha elaborato la propria visione del profondo, denominata

visione olistico-autopoietica Sigmasofica

che mostra analogie, ma anche differenze strutturali, da quella proposta da C.G. Jung.

Jung, come me, ha elaborato la propria, peculiare, visione dell’inconscio. In Sigmasofia, oltre quello dell’inconscio collettivo, si propone il concetto, nascente dal vissuto diretto, di

inconscio olistico-autopoietico,

coincidente con le forze che hanno permesso la creazione del big-bang o di altre ipotesi creazioniste della natura, della manifestazione sensibile e sovrasensibile, dell’Universo, di cui siamo evidenza che, non essendo mai state adeguatamente esplicate, sono appunto inconsce e da scoprire e consapevolizzare.

La Sigmasofia, così come la Psicologia Analitica, ha riscontrato che la libido (Jung), l’aggredior (Mangiameli) non sono solo, o prevalentemente, energia sessuale (che è una delle componenti) bensì sono principi attivi olistico-autopoietici innati, inconsci, complessivi, da cui si evidenzia l’Io-psyché (Sigmasofia) o l’energia psichica in toto (Psicologia Analitica).

In entrambi, si riconosce che ci sono estensioni dell’Io-psychè innate, non ancora consapevolizzate.

Osservando empiricamente i sogni dei clienti o i deliri dei clienti psicotici, Jung li comparò alla mitologia, alla storia delle religioni, alla filosofia, scoprendo interazioni che definì parti integranti dell’inconscio, aventi caratteristiche collettive, i cui contenuti fondamentali riconosciuti, denominò archetipi (da Archè che significa originale e tipos che significa modello esemplare).

Praticando, unitamente ad altri ricercatori, le tecno-ontos-sophos-logie, denominate autopoiesi olosgrafiche (peculiari meditazioni dinamiche innovative che, tra l’altro, permettono l’apertura della visione olistico-autopoietica di contenuti, immagini dell’Io-psychè, nello stesso modo in cui, di notte, si percepiscono i sogni), ho riscontrato contenuti, immagini, appartenenti alla Tradizione, alla storia delle religioni, alla spiritualità, alla filosofia della mitologia e, aspetto sorprendente, al riconoscimento della peculiare coscienza della cellula e dell’atomo, dell’entanglement, avente caratteristiche di funzionalità ecologiche innate (disponibili ad ogni Io-psyché), denominate archetipi autopoietici (per distinguerli da quelli Junghiani): si tratta del

modello originale pre-acquisito,

proprio della natura innata,

non ancora ridotta-collassata

dall’interpretazione incompleta dell’Io-psychè.

I principi attivi, gli archetipi olistico-autopoietici hanno saputo creare l’Universi e tutte le parti (Universi-parte) che lo compongono e sono, per così dire, pre-esistenti ai raggiungimenti conoscitivi acquisiti, prodotti dalle parti, componenti l’Universi stesso. Tutto ciò è l’inconscio olistico-autopoietico, da cui, soltanto successivamente, si inscrivono pensieri, idee pre-determinate, evidenzianti espressioni mitico-religiose, anche collettive, dell’essere umano, descritte da Jung.

L’essere umano è parte integrante delle funzionalità descritte, quindi, l’Io-psychè, che evidenzia e che utilizza, emerge da esse e, alla verifica, ho denominato tali funzionalità, principi attivi innati e acquisiti

campo coscienziale olistico-autopoietico,

di cui, appunto, l’Io-psychè è la manifestazione nel corpo umano.

Quando si dà l’indicazione che

l’Io-psychè debba formarsi a se stesso,

attraverso il vissuto diretto, si indica questa olos-direzionalità. Tale orientamento riscontra delle analogie con il concetto del Sé Junghiano (che include appunto l’Io), verso cui la Psicologia Analitica orienta e che denomina

individuazione,

ossia

la finalità che, secondo Jung, ogni essere umano ha.

La Psicologia Analitica Junghiana è un metodo finalistico che, sostanzialmente, può essere definito come scoperta del senso del significato dei contenuti dell’inconscio e della patologia-sofferenza psico-somatica.

In Sigmasofia, la consapevolizzazione, attraverso il vissuto diretto, di ogni singolo stato Io-somato-autopoietico producibile, consente di estrapolare ciò che viene denominato

archetipo acquisito funzione Ypsi,

 ossia l’estrapolazione dei principi attivi che ogni vissuto, ogni esperienza, ogni contenuto veicola: estrapolazione sintetizzata all’essenza, formante elementi, costituenti

l’identità d’avanguardia del ricercatore Sigmasofico,

in formazione a se stesso.

In tali analogie, è possibile riconoscere il ruolo giocato dal simbolo, inteso da Jung come elemento fondamentale per lo sviluppo e la trasformazione della psychè. Jung sembra agire il confronto della coscienza con l’inconscio ed i suoi contenuti, evidenziando che il proprio setting debba dischiudersi, appunto, attraverso la dialettica tra conscio e inconscio, come caratteristica fondamentale del percorso.

Per me, è da intendersi come porta d’ingresso all’originale che quel simbolo-segno rappresenta. Tale risalita vissuta del simbolo è fondamentale, per l’espansione della consapevolezza di se stesso, dell’Io-psychè. A differenza della Psicologia Analitica, la Sigmasofia pone in remissione il confronto della coscienza con l’inconscio, in quanto non individua l’esistenza dei due enti, denominati coscienza e inconscio, ma il

campo coscienziale olistico-autopoietico-Io-psychè (unitario)

non consapevole di parti di se stesso.

In tal modo, il setting si dischiude, attraverso la remissione della dialettica che viene sostituita con il

vissuto diretto di ogni stato di coscienza producibile,

realizzato al di fuori della dialettica intellettuale,

a cui segue la Costruzione della Propria Teoria (C.p.T.) conseguente tale vissuto diretto, integrale, non è paragonabile alla dialettica conscio-inconscio Junghiana.

 

Cenni sul concetto d’inconscio

In Sigmasofia, il

campo coscienziale olistico-autopoietico-Io-psychè

è il contenitore di forme archetipiche innate, proprie della natura e di forme archetipiche (Junghiane) ereditarie, all’interno delle quali si organizzano le esperienze individuali.

In ciò, partecipiamo-osserviamo la

necessaria estensione del concetto di inconscio, oltre quello collettivo (Junghiano), in cui di fatto troviamo i germi il fondamento dell’inconscio olistico-autopoietico.

Ogni essere umano, ogni Io-psychè veicola tali in-formazioni quello che in Sigmasofia riconosciamo come

Progetto genoma coscienziale

(che stiamo elaborando e mappando),

e da cui si evidenzia anche il genoma somatico, riconosciuto dalla scienza.

Quando, utilizzando tecno-ontos-sophos-logie che aprono l’Io-psychè al vissuto dell’insights intuitivo e sincronico, dell’entanglement coscienziale, consapevolizziamo parti dell’Io-psychè stesso, di cui prima, in parte, non eravamo coscienti,

poniamo in remissione l’affermazione di Jung e di Freud, secondo cui

l’inconscio non è direttamente osservabile.

Per la Sigmasofia, l’inconscio non è vissuto soltanto come rappresentazione metaforica di abitanti, spesso in conflitto, che esprimono caratteristiche opposte-complementari (animus-anima; persona–ombra (…), ma anche come percezione olistica di processi innati ecologici che determinano automaticamente la funzionalità dell’Io-soma-autopoiesi (corpo fisico), in cui ci riconosciamo:

coscienza della cellula, coscienza dell’atomo, coscienza dell’entanglement coscienziale e atomico, coscienza dello stato Sigmasofia.

 

Autonomia fusionale autopoietica sigmasofica e individuazione junghiana

In Sigmasofia, si è proceduto alla remissione definitiva della diagnosi pre-costituita (dia significa attraverso e gnosi significa conoscenza) derivante dalle sintomatologie descritte dal cliente. Si ascolta integralmente la sua storia, considerando i sintomi denunciati, soltanto come la punta dell’iceberg. Attraverso l’ascolto della narrazione che il cliente fa di sé, si procede verso i vissuti indicati sopra, creando le condizioni maieutiche per auto-trans-mutazioni da parte del ricercatore. La Io-ontos-sophos-logia (ossia la naturale evoluzione della psico-logia) del ricercatore viene vissuta e riconosciuta come fondamentale e come unica (nella sua componente acquisita, differente da quella di ogni altro), all’interno della quale agire azioni di auto-consapevolizzazione.

Come diceva Jung, la funzione del terapeuta non consiste nell’applicazione di un metodo meccanico (diagnosi, prognosi, terapia precostituite), ma nel porre attenzione alla storia di vita del paziente.

Ho verificato che non si può trans-mutare una psicosi latente o manifesta, se non si vive direttamente che quella psicosi stessa è il simbolo, la manifestazione sensibile di processi Io-somato-autopoietici non consapevolizzati, in azione. I sogni e le diverse situazioni che vengono a crearsi, durante la pratica delle autopoiesi Io-somatiche (quelle che consentono appunto l’evidenziazione di processi anche archetipici, di cui non si è consapevoli), ci fanno comprendere che le cosiddette nevrosi, psicosi, scissioni schizoidi sono anche formate da immagini, presenti all’interno dell’Io-psyché e che, talvolta, non appartengono alla storia personale acquisita del ricercatore, che le attinge dal campo coscienziale olistico-autopoietico localistico e non locale, di cui il suo Io-psychè è evidenza e che sono presenti in lui, per via ereditaria, per entanglement coscienziale. Come direbbe Jung, alcune di esse descrivono figure riscontrabili in culti, religioni, spiritualità, filosofie, appartenenti alla storia acquisita di tutti i popoli: gli archetipi Junghiani che, a loro volta, si evidenziano dal campo coscienziale olistico-autopoietico innato, non ancora consapevolizzato. Nel momento in cui il ricercatore procede, dopo aver attraversato la propria storia personale, accede a quella collettiva e, quindi, a quella ecologica, innata. Consapevolizzandola, può avvenire l’auto-rigenerazione-guarigione, l’auto-transmutazione dello stato riconosciuto come discrasico, patologico. Tutti i passaggi, intermedi a questo raggiungimento, sono propedeutici a ciò che denominiamo autonomia fusionale autopoietica (accezione Sigmasofica) o inconscio collettivo, individuazione (accezione Junghiana).

L’autonomia consiste nel fare in modo che come identità, l’Io-psychè si formi e disponga delle facoltà complessive e non di quelle identificate-fissate nel solo sensorio-percettivo. Tali facoltà complessive, integrano, quindi, l’elemento fusionalità: si vive di essere parte integrante della natura, atomicamente e coscienzialmente legati ad essa (come anche la fisica quantistica ci conferma, con il riconoscimento dell’entanglement). Ma, essendo il fisico inscindibile dallo psichico, tale entanglement è anche della coscienza, per cui l’autonomia fusionale non potrà far altro che essere autopoietica ossia auto creata, attraverso l’auto-maieutica vissuta del ricercatore, e che il Maieuta Sigmasofico aiuta ad evidenziare e consapevolizzare. Di qui, il concetto di autonomia-fusionale autopoietica che, in alcune componenti, evidenzia gli stessi orientamenti indicati, con il processo di individuazione, proprio di C.G. Jung.

 

Oltre la causalità

In Sigmasofia, l’archetipo autopoietico, così come quello collettivo (Junghiano), agisce e forma l’Io-psychè, coinvolgendo tutte le sue manifestazioni inconsce personali, collettive e innate. All’interno di esso non si individua la dinamica eros-thanatos, ma il principio attivo di inclusione, in cui

Bios include Thanatos, come facoltà funzionale.

Individuo l’eziologia degli ostacolatori scissione e nevrosi nella non consapevolizzazione vissuta del principio attivo di inclusione che coinvolge tutte le manifestazioni sensorio-percettive, acquisite. Tale principio include, ovviamente, la pluralità delle figure archetipiche che popolano l’inconscio, individuate da Jung.

La diade causa-effetto effetto-causa, in Sigmasofia, va in remissione e, soprattutto in funzione dell’auto-rigenerazione-guarigione, lascia il posto alla

partecipazione-osservazione vissuta del significato-significante che assume per l’Io-psychè quella manifestazione anche sintomatica, patologica discrasica.

Lo stato Io-somato-autopoietico espresso non è più definito come malattia, patologia, e similia, ma uno stato esistente ed espresso da quell’Io-soma, meritevole di essere vissuto, compreso, risalito e transmutato, atto che non coincide con il concetto di cura anche se lo include. Si pone, quindi, in remissione anche il concetto di guarigione e di malattia, in favore dell’utilizzazione di quella presa di consapevolezza di se stessi come Universi-parte, da mettere a sostegno dell’azione. In questi passaggi di autorigenerazione, ravvedo delle similitudini con l’azione della Psicologia Analitica, quando orienta verso

l’individuazione

(che, secondo me, Jung intendeva come includente la guarigione).

Lavorare sugli archetipi richiede la conoscenza delle autopoiesi olosgrafiche, finalizzate al raggiungimento della consapevolizzazione di tali archetipi collettivi e, soprattutto, autopoietici, innati.

Al momento in cui la visione interiore da svegli (come quella che ci consente di visualizzare con gli occhi chiusi i sogni, mentre dormiamo) diviene visione olistico-autopoietica di funzionalità psicosomatiche innate, si evidenzia la ∑igma-logic (logica che integra appunto tale visione) che il ricercatore riconosce dal fatto che la propria identità-razionalità-intelligenza si espande e sente di entrare nello stato fusionale con la natura, l’Universi di cui si è parte, anche come manifestazione sovrasensibile.

Durante il setting, proposto dalla Sigmasofia, si entra in comunicazione integrale e vissuta con il ricercatore, il che mette in gioco anche l’Io-psychè del Maieuta, evidenziando forme d’inter-soggettività simultanea. Il punto tecnico della questione è che il Maieuta Sigmasofico, appunto perché tale, deve ridurre al minimo tale inter-soggettività, in modo che ad esprimersi sia soltanto quanto, attraverso l’ars ostetricia vissuta, il ricercatore riesca a consapevolizzare e ad esprimere, senza contro-proiezioni o contro-traslazioni del Maieuta stesso. Per questi motivi, il mettersi in gioco, in fusionalità da parte del Maieuta, deve obbligatoriamente trovare supporto nella didattica e nella supervisione Sigmasofica: la stessa esigenza che sentiva Jung, quando proponeva la necessità dell’analisi didattica e di controllo.

Il setting Sigmasofico è efficace, quando il Maieuta sa gestire perfettamente la propria organizzazione Io-somato-autopoietica acquisita e innata, oltre alla contro-traslazione: da questo, si evidenzia il riconoscimento, da parte del ricercatore, della propria linea di ricerca vissuta sui significati-significanti dell’esistenza, riconoscendo, quindi, la propria linea di condotta simmetrica ad essa.

 

Ostacolatore discraiosi (psicosi)

Quando i ricercatori evidenziano la propria discraiosi (delirio psicotico), ogni mediazione del linguaggio analitico-interpretativo del loro stato diventa estremamente complicato da applicare (o inapplicabile): per questi motivi, la medicina, la psichiatria, in quella fase, utilizza trattamenti farmacologici.

Il peculiare setting, proposto dalla Sigmasofia e basato sul vissuto diretto, realizzato al di fuori del linguaggio verbale, consente di avere maggiori possibilità di interazione con tale ostacolatore-discrasia, senza ricorrere a psicofarmaci. È fondamentale tentare, al massimo possibile, di mettere in remissione l’uso degli psicofarmaci. A mio avviso, tale problematica era sentita anche da Jung che, per rendere intellegibile il senso della sofferenza, della psicosi, ammise anche che l’azione psico-farmacologica potesse essere utilizzata, per rendere ri-accessibile lo spazio analitico-interpretativo.

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