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SIGMASOFIA E PSICOSINTESI

punti d'incontro e....
Sezione: Psicologia Io-ontos-sophos-logia » Articoli
Data: 26/12/2014
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Autore: Nello Mangiameli
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SIGMASOFIA E PSICOSINTESI

-punti d’incontro- 

Per poter comprendere la Psicosintesi, è necessario comprendere la Psicologia Transpersonale, così come è stata elaborata da Roberto Assagioli, nel suo libro, Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio, Roma, 1988.

In generale, la Psicologia Transpersonale ha come oggetto di studio gli stati di coscienza considerati non ordinari che possono manifestarsi nell’essere umano: trance, O.O.B.E., meditazione estatica, stati estesi di coscienza, indotti da sostanze naturali psicotrope (mescalina, peyote, stramonio…) che sembrano evidenziare realtà emergenti da ciò che è stato definito Vacuum-plenum, e che, in Sigmasofia, abbiamo vissuto come

vuoto inconcepibilmente pieno

di principi attivi olistico-autopoietici innati, non localistici,

 ossia di

determinismo olistico-autopoietico innato.

Molte comunità esistenti nel mondo hanno evidenziato forme di conoscenza, utilizzando

stati alterati, estesi di coscienza

(non importa, se attivati in modo esogeno o endogeno),

utilizzando, implicitamente, forme di etno-psicosomatica, di etno-botanica, di diverse simbologie, di iconografie che riscontriamo, sotto forma di

archetipi dell’inconscio collettivo e autopoietico.

Quindi, Assagioli ha studiato stati di coscienza alterati, ciò che io propongo di praticare, in modo integrato agli stati psicosomatici ordinari di coscienza, formando così una sommatoria (∑igma) e una proprietà emergente che individuano l’autonomia, l’identità di questa Via di Conoscenza, producendo in tal modo forme di identità, di razionalità, di intelligenza (…) estese, innovative e nuove che vanno a formare

il paradigma Sigmasofico.

Possiamo, quindi, individuare il punto d’incontro tra Sigmasofia e Psicosintesi nell’interesse al vissuto delle potenzialità umane.

La Sigmasofia partecipa-osserva e crea la

psico-ontos-sophos-logia

ossia uno degli strumenti operativi che consente la

naturale transmutazione della visione antropo-centrica

in Universi-parte centrica,

 che include il rivoluzionario vissuto, da me scoperto e denominato:

stato E.C.A.

Entanglement Coscienziale Autopoietico.

Grazie allo straordinario lavoro di Roberto Assagioli, la Psicosintesi si è aperta e ha evidenziato simmetrie, similitudini assonanze con i vissuti Sigmasofici, appena indicati.

Il vissuto centrale della Sigmasofia è che

noi stessi, l’Universi-parte è un’unità innata inscindibile, un unico corpo, atomicamente e coscienzialmente inscindibile, indipendentemente dalla manifestazione localistica nel corpo fisico dell’Io-psychè che, per acquisito e consapevolezza, è diverso per ognuno, ma che si evidenzia da tale realtà olistico autopoietica non localistica innata che lo accomuna.

Non si tratta dell’integrazione dell’aspetto spirituale dell’esistenza con l’aspetto psicosomatico. Infatti, l’anacronistico e superato (secondo me) termine spirituale può ricondurre ad adesioni a credi, a fedi e a Tradizioni (…), precostituiti (come testimoniato dalla stragrande maggioranza dei ricercatori).

Si tratta di un approccio integrale, su base vissuta e scientifica (aperto all’olismo) che pone in remissione dogmi, fedi, credi, devozioni, spiritualismi e che vive, in modo ripetibile, lo

stato esteso di coscienza, denominato Stato Sigmasofia,

studiato, così come avviene durante la formazione a se stessi, nella pratica di vita. L’inclusione della cosiddetta componente mistica è estrapolata dall’esperienza diretta, penetrata e consapevolizzata dal ricercatore e non ha nulla a che vedere con concezioni filosofiche, culturali, spirituali, esistenti.

Il riconoscimento vissuto, che la propria autonomia, identità, individuazione, sia molto più ampia ed estesa di quanto ordinariamente il ricercatore riconosca e testimoni, evidenzia che siamo conscio e inconscio, sensibile e sovrasensibile, localistico e non localistico, spazio-tempo e continuo presente, finito-infinito e transfinito, funzionanti simultaneamente, e non scindibili:

siamo Universi-parte transfinito, noi stessi.

Dopo la

penetrazione vissuta di ogni esperienza che ci autorizziamo,

la pratica del

principio attivo di auto-trascendenza

ci consente, appunto, di andare oltre, al fine di produrre

il principio attivo di autorealizzazione e di autorganizzazione omeostatico,

di conoscenza continua.

Lo

stato coscienziale Sigmasofia dell’Universi-parte

è riconosciuto come l’unità, da cui si evidenzia

l’apparente molteplicità localistica, identificata e fissata in se stessa,

nella sola componente sensorio-percettiva.

Nella componente psicosomatica, la Sigmasofia, così come la Psicosintesi, si distingue dalla concezione Freudiana, semplicemente perché questa non tiene conto della

complessità non localistica dell’Io-psyché.

La Sigmasofia e la Psicosintesi sembrano evidenziare l’importanza fondamentale

dell’intenzionalità olistico-autopoietica,

ossia quella che la Sigmasofia studia, dopo la fase denominata

momento analitico autopoietico.

Lo

stato Sigmasofia

(che corrisponde alla sommatoria più proprietà emergente di ogni singola esperienza vissuta e consapevolizzata dal concepimento in poi)

mi spinge ad affermare che, di fatto, non esiste nessuna ortodossia di tale stato, in quanto, per i motivi indicati, questo è diverso per ogni Io-psyché:

ognuno veicola la propria avanguardia di autoconsapevolezza che ha saputo raggiungere, in conseguenza della formazione a se stesso,

avanguardia di consapevolezza localistica, sempre espandibile e, in tal senso, per così dire, momentaneamente e relativamente vera, per ognuno.

Sigmasofia e Psicosintesi sembrano essere orientati verso integrazioni e sintesi più estese, tendenti all’olistico fino a riconoscersi come Universi-parte. In Sigmasofia, tale stato è vissuto come la

remissione definitiva di ogni proiezione, traslazione

della cosiddetta dimensione spirituale.

Per questo motivo, quale fondatore della Sigmasofia, affermo che lo stato Sigmasofia è dell’Io-psychè di ognuno e non può essere rappresentato da altri (che evidenzieranno il proprio) e men che meno da organizzazioni, associazioni e similia.

Uno dei settori fondamentali della Sigmasofia è la Pedagogia-Psicagogia olistico-autopoietica ed è arricchente partecipare-osservare che Assagioli denominasse Psicagogia la Psicosintesi!

La Sigmasofia e la Psicosintesi sembrano trasmettere la capacità di integrare coerentemente le diverse visioni psicologiche, pur attenendosi alla propria specifica visione.

In Sigmasofia, si utilizza la locuzione Io-somato-autopoietica, per indicare come la propria auto-realizzazione, auto-determinazione possa scaturire dal funzionamento integrale e simultaneo delle diverse parti. Tale espressione integra perfettamente le quattro dimensioni psicosintetiche, indicate da Assagioli: la fisica, l’emotiva, la mentale e la spirituale

Per la Sigmasofia, l’Io-psychè è l’ente, attraverso cui si riconoscono e consapevolizzano le esperienze che ci si autorizza a vivere: esperienze che ritroviamo nell’Io-psychè, nell’interiorità, come memorie e relative emozioni registrate, appunto memorizzate e continuamente ri-evocabili. Come detto, queste andranno a formare l’identità, l’individuazione dell’Io-psychè, nel momento storico che sta vivendo. Tali contenuti sono paragonabili alle

sub-personalità, indicate da Assagioli.

L’Io-psychè è il principio attivo unificatore che, attraverso la pratica vissuta di se stesso, si scopre e si vive come veicolatore di funzionalità innate che lo compongono, in cui si riconoscono le iper-sensibilità, le funzionalità non localistiche, i principi attivi olistico-autopoietici o determinismo olistico autopoietico dell’Universi-parte, se stessi. Tale estensione non localistica è denominata

campo coscienziale olistico-autopoietico-Io-psyché,

in qualche modo comparabile al

Sé transpersonale, indicato da Assagioli.

L’ordine implicito, coscienziale, della manifestazione sensibile, ci indica che appunto tale

campo coscienziale olistico-autopoietico e l’Io-psychè

sono un campo unico, inscindibile.

In tal senso e con questi significati, l’Io-psychè è la manifestazione nel corpo fisico di un campo molto più esteso: lo scopo formativo è quello di far funzionare simultaneamente e consapevolmente il

campo coscienziale olistico-autopoietico-Io-psyché

(ordine implicito e ordine esplicito).

L’Io-psyché dell’essere umano, di solito, s’identifica soltanto nella propria manifestazione sensorio-percettiva e, spesso, non è consapevole della propria scaturigine trans personale, non localistica: mancanza di conoscenza che rappresenta uno degli ostacolatori fondamentali, segnalati dai ricercatori in formazione, fino ad oggi incontrati.

Il modello Sigmasofico è rappresentato dallo scudo olistico-autopoietico:


Scudo olistico-autopoietico 

Tra i diversi significati, è possibile indicare la rappresentazione dell’Io-psyché. L’interno del cerchio può rappresentare elementi consci e inconsci (acquisito personale e acquisito collettivo). I simboli Y, Ψ, ƛ rappresentano gli ingredienti archetipici innati dell’Io-psyché: si può partecipare-osservare come protuberanze della Y-Ψ (archetipo acquisito funzione Ypsi–l’autoconsapevolezza raggiunta-) finiscano oltre il cerchio, nell’inconscio, denominato autopoietico (da non confondersi con quello collettivo, nell’accezione Junghiana), ossia quello della

natura delle forze, a noi inconsce,

che hanno saputo edificare l’Universi, di cui siamo parte

e di cui anche noi siamo naturale e innata espressione.

L’Io-psychè non è altro che la manifestazione funzionale localistica del campo coscienziale olistico-autopoietico, non è un suo riflesso (anche se localisticamente come significati acquisiti, molti lo interpretano e lo utilizzano in tal modo) ma è, come gli ingredienti innati che lo formano, quello stesso processo. Il campo coscienziale olistico autopoietico è rappresentato dal blu, a cui l’Io-psychè si apre, si forma, per consapevolizzare la scaturigine di se stesso. Ciò non trascende l’individualità, bensì la espande al riconoscimento vissuto di essere, simultaneamente, individualità localistica e non localistica: l’individualità, di solito formata da soli significati-significanti acquisiti, può espandersi e integrare significati-significanti estesi. Ogni essere umano è l’evidenza sensorio-percettiva, antropomorfa, di tale funzionalità olistico-autopoietica, sovrasensibile che forma lo

schema Io-somato-autopoietico (ex corporeo) complessivo.

I simboli Y, Psi, Lambda e ∑igma, che si evidenziano dal cerchio, rappresentano la fisiologia innata, da cui si evidenziano  il campo istintivo-emozionale, i sensi, il processo del pensare, del sentire, del volere, l’immaginazione, il processo del concettualizzare, dell’intuire, del sincronicizzare, dello stato E.C.A. e Sigmasofia (…): ossia di ciò che denomino

archetipo acquisito funzione Ypsi

(che è l’estrapolazione e l’integrazione dell’insegnamento che ogni singola esperienza ci dà, da cui si vive la funzione e il significato emergente: l’autoconsapevolezza).

L’archetipo acquisito funzione Ypsi, di cui si è consapevoli, indica che, attraverso la formazione, si è saputo riconoscere i contenuti, le funzioni dell’Io-psychè, innate e acquisite, per natura in equilibrio tra loro.

La formazione in Sigmasofia non ha l’obiettivo di condurre al vissuto dello spirituale, bensì al fatto che l’Io-psychè è l’espressione sensorio percettiva nel corpo di un campo coscienziale più esteso, non localistico. È entusiasmante consapevolizzare che tale campo coscienziale olistico-autopoietico, non localistico e locale include ed evidenzia ciò che, in fisica, è denominato campo elettromagnetico, elettrodebole, atomico-nucleare gravitazionale, morfo genetico (densificazioni di tale campo innato che determinano il funzionamento del corpo fisico, in cui ci individuiamo.

A mio avviso, tale descrizione presenta delle analogie con il Sé transpersonale, indicato e rappresentato graficamente, insieme ad altre funzioni psicosomatiche, dall’ovoide di Assagioli:


In Sigmasofia, esiste, quindi, il percorso di formazione vissuta dell’Io-psyché a se stesso che permette

la consapevolizzazione, senza difese, proiezioni ed ostacolatori delle funzionalità Io-somato-autopoietiche innate, attraverso cui acquisito e innato, personale e transpersonale si reintegrano e transmutano in unità coerente funzionale:

stato che consente all’Io-psychè di vivere l’estensione olistico-autopoietica che è

l’Universi-parte transfinito, se stessi.

 

Nello Mangiameli

 

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