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La meraviglia delle prime volte

Sezione: Antropologia/Etnologia » Articoli
Data: 11/11/2014
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Autore: Enrica Paniccia
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Ricordare ancora una volta come mi piacque lo spirito di gruppo che vissi durante lo stage, ma soprattutto nella domenica di Prodo.
 
Ognuno di loro ha impresso in me particolari sensazioni, secondo il modo di approcciarsi alla vita ovvero a quella corda; è stato particolare vedere come mutasse dal consueto: Simonetta-Felicetta… in te ho visto la potenza della centralità, della presenza lucida, della prontezza, specie nel punto dove la corrente era forte… e noi nuovi non riuscivamo né a stare in piedi né a sganciarci… il punto in cui Orazio ha emanato il suo grido panico (in senso “mitologico”)…dove anche Elena ha mostrato quale forza, quale vitalità alberghino in lei! Elena…quale femminilità hai nel discendere (dunque risalire) il torrente (della vita)- che tu lo sappia…
Nello, caro nostro istruttore, grazie! Perché queste esperienze sono audaci e indimenticabili e con te non mancano mai sorriso e coraggio!
 
Per quanto riguarda me…quali ostacolatori mi alberghino! Quali ristagni di paure (…sensi di colpa) prendano forma: la forma della mia illibertà!
 
Già le prove del venerdì e del sabato a Caporipa me lo mostrarono e grazie a quei vissuti, penetrati e risaliti fui in grado la domenica di non lasciarmi andare a eventuali crisi.
 
Di sostegno forte fu la respirazione autopoietica, che attuata nei momenti difficili, come nella vita mi aiuta a riappropriarmi del senso di me, d’un senso nuovo di me- appunto- la vitalità (se è già oro).
 
La visualizzazione dello scudo mi dà un senso di protezione rispetto alla natura di cui sì, mi sentivo profondamente, lucidamente partecipe, ma che date le condizioni metereologiche sentivo anche così misteriosa e imprevedibile (senso che del resto ho anche della vita…:).
 
La consapevolezza del “Ki” quale fonte inesauribile d’energie ha risvegliato in me… la consapevolezza del Ki quale fonte inesauribile d’energie!! Specialmente un momento vissuto, penetrato e risalito mi è rimasto impresso al proposito…In uno di quei momenti in cui si aspetta che gli altri scendano…ho avuto il mio vissuto più forte- paradossalmente il più informe, quasi autistico…Rannicchiata in una delle “pance” della roccia…sono apparsa a me stessa---i miei ripensamenti, l’apatia depressiva…di chi troppo spesso si esalta (senza continuità)… una sorta di tristezza alienata, la “melancolia”… lontana dal vissuto del presente e dai compagni con i quali fino a poco prima mi sentivo così unita… (tuttora mi viene difficile scriverne). E’ una parte di me che spesso rappresenta una distrazione forte, che prima fuggivo con l’ebbrezza; ora ha come dei picchi (lucidi) ma mi trovo- con me stessa- a volerli- e saperli!-risalire…Dal momento che, connotandola tale, l’ho trasmutata in ardore di continuare!
 
Ho potuto constatare poi la ricaduta nel quotidiano di questo vissuto: nei momenti ( che descrivo sopra) in cui coerenza, continuità…in sostanza anche la creazione continua sembrano venir meno, posso ri-attingere a quel momento…Dunque la forra sì, è come la vita!...E’ come una poesia sulla vita…una poesia che non può essere interrotta…
 
E’ poesia la percezione del tempo..una sospensione estremamente presente, come dire un sogno lucido!
 
E’ poesia il paesaggio che, per quanto si possa descrivere, è da vivere davvero perché è così particolare che la fantasia non basta.
 
E’ poesia il “suono bianco”, la sua potenza gravida e incessante dove il dirupo si fa più alto eppure la sua…pazienza dove lo scorrere si fa più ampio e l’acqua più cheta.
 
Quel suono ci ha accompagnato per giorni…che bello sentirlo dentro…è come il suono che fa il silenzio però all’ennesima potenza…e infatti come il silenzio…pare abbia la proprietà di racchiuderli tutti,-i suoni… Ha un che di originario, è come se mettesse il nostro essere umani al cospetto (inevitabile) della natura: della sua grandezza e delle sue intime meraviglie.
 
I dirupi alti “davvero” ponevano il faccia a faccia col flusso forte dell’acqua: questo potrebbe esser paragonato alla passione forse, a quando il nostro sangue fluisce forte nelle vene- del resto pare che fiumi e torrenti siano le vene della terra (...)- dunque che fare?
 
Strano, sono riuscita ad evitare sempre d’andare a finirci nel mezzo, per paura più che altro! (infatti ora che ci penso quasi un po’ mi dispiace). Questo mi fa riflettere su come vivo la passionalità nella vita…Passionalità(?!)…Riflettere(!?)…
 
Ma la forra insegna che la vita continua! E dunque vai! E attenta! E forte!
 
L’adattamento a quell’ambiente, a quest’avventura, insegna davvero nuove strategie motorie, nuove sinapsi legate anche alla sfera Io-autopoietica. Dunque se preferisci lasciarti scivolare piuttosto che discendere o tuffarti…lo capisci che vuol dire….
 
O il senso interiore che si ha quando si cammina nell’acqua e non si conosce il fondo, perché è vario (come la vita), è risvegliato quale senso d’esserci-qui ed ora dopo qui ed ora…senza sosta.
 
E lì, allora, era poesia per me…fu davvero una risalita a me stessa la discesa del torrente.
A tanta poesia dedico alcuni versi che tengono conto anche della risalita “a monte” (nel vero senso della parola) da dove eravamo partiti. Il bosco di notte, l’avventura ormai compiuta mi davano un senso d’espansione tale che mi sentivo tutt’uno…con tutto! Volevo cantare !! E cantai anche….
 
 
 
SCORSI SUI PENDII LE VETTE ETEREE
NELLA PALPABILITA’ DEL CIELO PROMESSA DI VOLO
NUVOLE ACQUEE DENSITA’ GASSOSE…VAPORI
LAMPI TUONI FILI ELETTRICI POI…LUCCIOLE
 
NELLE ACQUE GIOVANI D’ALTO MONTE
DISCESI
DALLE VETTE A TUFFO FIN NEL CUORE
DELLA SELVA RISALITA
LE PAURE AFFIEVOLIRONO
LE PAURE
SUPERATE A MEZZA VIA
LE ORE
 
BIANCHE SPUME, TRASPARENTI NOTE
ARDORI GUIZZI SCIVOLI
GRIDA RISA TIMORI
TREMORI, SILENZI LUMINOSI, RISVEGLI…
 
I COLORI DELLA FORRA
QUANDO SOPRA IL CIELO E’ GRIGIO
TUTTO SEMBRA SOSPESO
IL SUONO BIANCO IMPERA
SUL FLUIRE NOSTRO TIMIDO-
SPAVALDO DAPPRESSO!
 
 
LE PARETI DELLA FORRA
SEMBRANO DAVVERO LA NOSTRA INTERIORITA’
…UN VENTRE DA CUI NASCERE…
…UNA GOLA ATTRAVERSO CUI NASCA VOCE…
LE INTERIORA DELL’INCOSCIENZA
DA SVELARE CON SCIENZA…
SIMBOLICAMENTE ATTRAVERSATA LA VITA STESSA…
 
SERA FONDA QUANDO RIFUMMO IN CIMA…
E FUSA CON L’INESAURIBILE DESIDERIO DI VITA
L’ESSENZA MIA ESULTAVA
ED ERO PIU’ FORTE E NON ERO SOLA…
 
IL DOPPIO E IL MOLTEPLICE COME UNA PARTE…
QUANTO SARO’ CAPACE DI ACCOGLIERE?
DI MERAVIGLIARMI ANCORA QUANTO SARO’ CAPACE… SENZA TIMOR PANICO?
PER QUANTO ANCORA CIO’ CHE CELO
COL NOME DI TRISTEZZA
VESTITA DELLE SUE SERE VERRA’…D’OGNI COSA INDOLENTE BRAMOSA…
A DISTURBARE LA GIOIA…
ESSA NON HA IL POTERE COMUNQUE DI SPEZZARE LA MIA CORDA!
E SORRIDO…DENTRO E FUORI DI ME SORRIDO….
 
 
auguri a tutti! La befanaccia!!!

 

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