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Hiv e psicologia

appunti spunti riflessioni –
Sezione: Psicologia Io-ontos-sophos-logia » Articoli
Data: 11/11/2014
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Autore: Dott.ssa Piera Iade
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C’è il corpo delle emozioni, il corpo fisico, il corpo sessuato, il corpo virtuale.... Le emozioni, il fisico, la sessualità, la virtualità (...) traspaiono dal corpo, possono segnarlo, ma il corpo può, a volte, anche bloccarli. In alcune forme autistiche, sembra che il corpo sia senza emozioni, sesso, fisico, insomma sia senza, che la persona non viva, non percepisca, non senta mentre invece pare che sia proprio la loro intensità a immobilizzarla.
Generalmente si pensa che le emozioni non si vedano, che la sessualità riguardi soltanto i rapporti sessuali, quelli che avvengono attraverso la genitalità e che quando questa o quelle, per qualunque ragione non si esprimono, si ritiene non esistano più. Ma può succedere che non tutto quello che si decodifica come emozione o come conflitto o come sesso lo sia, perchè non c'è un dizionario oggettivo e univoco del corpo e del suo vissuto.
Il corpo a volte è grasso perché si nutre troppo, divora e tiene dentro, non evacua mai ciò che sente come ugualmente può essere molto magro, perché non lascia entrare nulla o consuma tutto ciò che ingloba, non vuole sentirlo, se ne difende... Stabilire il perché e scoprirlo fa parte dell’indagine analitica di ognuno: ci può essere impossibilità dovuta a rabbia, a dolore, a sofferenza, all’affermazione di sé, del proprio potere, del proprio essere. Sta di fatto che anche in questo caso ogni definizione può essere vera o esattamente opposta alla realtà che non è mai univoca o unica.
L’emozione, ciò che si sente sul piano più rettilico è un movimento che esce (e movere), muove da qualcosa. In genere, è un movimento verso l’esterno proveniente dall’interno che si collega a qualche cosa che lo ha stimolato, provocato (un vissuto, un episodio, una persona, un oggetto, un ricordo, un ambiente...) e le posture del corpo, la sua forma, la sua sessualità o la sua sensualità, la sua densità, il tono collegati a una determinata espressione del sè possono esprimere attitudini interne della persona a volte opposte tra loro; sono atteggiamenti interni, blocchi o aperture emozionali, relazionali. Ma neanche in questo caso, dobbiamo cercare delle regole o strutture fisse, perché è necessario ed importante imparare a percepire l’altro come tale e in quel particolare momento, lasciarsi penetrare dai suoi messaggi non verbali, senza etichette fisse che immobilizzano.
Anche il sesso, la sessualità non è univoca, né soltanto quella cosa là, che vivo con quella persona specifica. La sessualità fluisce continuamente all'interno delle relazioni tra le persone, perché è un elemento che fa parte dell'essere umano come gli altri.
Per un soggetto sieropositivo, portatore del virus HIV, tutto questo può suonare come un discorso compensatorio, un invito alla sublimazione. Ma, per me, è fondamentale per ogni essere umano, sieropositivo o no, che voglia approfondire la conoscenza di sé, delle proprie modalità relazionali e quindi anche della propria sessualità.
La sessualità non è genitalità.
Analizzare questo, comprenderlo, è già importante all'interno di una relazione, di qualunque tipo questa sia, di amici, di coppia, eterosessuale, omosessuale, genitoriale (...): la persona è un unico essere, composto da tante parti, che agiscono sempre insieme, in modo olistico che uno ne sia consapevole o no, è per comodità o per perversione intellettuale o culturale che ci suddividiamo in corpo, mente, emozioni, sessualità, sensualità, genitalità, (...)Sta di fatto che nella relazione entra in gioco tutto. Rimane individuale la scelta di amplificare un aspetto piuttosto che un altro, sottolineare i bisogni e misurarne il soddisfacimento o la frustrazione o più semplicemente vivere l'altro come parte di una relazione tra due persone, se il rapporto è duale o tra molti, se si tratta di gruppo. Infatti, spesso succede che le emozioni e la sessualità, anche se libere, liberate, vissute fino in fondo espresse, nella loro totalità non siano vere, bensì proiettive o sostitutive di qualche altra esigenza. ( a volte si cerca ossessivamente il sesso, perché si ha bisogno di affetto, di affermazione, di potere, di spiritualità, di qualche cosa) L'esterno, gli altri rappresentano a volte lo specchio del nostro interno e le relazioni, a loro volta, possono esprimere non un vero rapporto con l'altro, con il diverso da noi, quanto con l'immagine che questi ci suscita e che gli o le proiettiamo addosso, meccanismo che possiamo ripetere nella relazione con chiunque ci riporti all'esperienza da cui l'immagine riflessa si scatena. A questa, ovviamente, chiediamo che ci soddisfi i bisogni. Non solo; in genere, misuriamo la validità della relazione in base al nostro maggiore o minore appagamento, alla nostra maggiore o minore frustrazione. Può comunque essere una modalità relazionale (anzi, in genere la maggior parte dei rapporti funziona così): scelgo di valutare le mie relazioni in base a un'economia personale, quindi me ne vado da quelle per me poco soddisfacenti e le ricerco più atte ad integrarsi con la tabella dei miei bisogni.
Oppure, posso decidere di entrare in rapporto con l'altro per quello che è, non con la proiezione che mi sono costruita di lui o di lei, perché m'interessa proprio per come è, senza giudizio o valutazione. Allora, le tensioni e le attrazioni, le dinamiche conflittuali o emozionali vengono a far parte di elementi scelti da giocarsi liberamente all'interno della relazione con l'altro che m'interessa in quanto altro e non soltanto perché fa o non fa la passeggiata, la cena o il sesso con me.
Essere sieropositivo, affetto dall'Aids è un dato, clinicamente accertato, vissuto, patito, sofferto giorno dopo giorno. E' una realtà. All'interno di una relazione sentimentale di coppia, può diventare l'elemento più importante o un elemento importante e tutta la problematica della relazione assumere un rilievo particolare. Però, anche in questo caso, è possibile scegliere.
Se il rapporto tra due partners, di cui uno risulti, ad un certo punto, sieropositivo, si fondava sulla percezione proiettiva e sul soddisfacimento dei bisogni, si trova ad una svolta significativa della proprio scambio relazionale. Diversamente, non è che la situazione sia più semplice, però senz'altro l'utilizzo tecnico di mediatori di comunicazione necessari, diventa un mezzo, un puro e semplice escamotage, senza necessariamente assumere l'importanza amplificata che il pensiero e la carica emotiva decidono di dar loro.
Mettere in gioco il corpo come tramite di conoscenza di sé.
Le emozioni possono essere le prime che s’incontrano su tale strada. Il primo contatto corporeo che si ricorda è quello con la madre, cioè con il suo corpo. Spesso la coscienza, la consapevolezza, il piano cosciente dimentica, mentre il corpo registra i contatti, gli odori e le emozioni/sensazioni che gli sono state collegate. Per questo, è un tramite formidabile per conoscere e sbloccare situazioni interne di origine emotiva.
L’impulso arcaico primario, cioè quello più direttamente collegato all’emozionale, si esprime più facilmente attraverso il piano corporeo per cui da lì, il vissuto e la consapevolezza si spostano sul piano corticale raggiungendo un distacco maggiore dall’emozione direttamente sperimentata e nello stesso tempo consolidandola. Per questo la sessualità rappresenta una delle componenti più forti della conoscenza e dell'intimità tra persone. Eppure non è solo e, soprattutto, non è sempre così.
Forse, per una reale integrità del corpo e della mente, le emozioni vanno incontrate e conosciute tutte, con tutte le loro diverse modalità di espressione, con le denominazioni convenzionali che abbiamo loro attribuito, senza valutazione o colpevolizzazione, e con l'apertura necessaria a superare le fissazioni, se fa così mi ama, se non fa così mi odia; se non succede questo, non siamo una coppia, se succede lo siamo e così via.
Incontrale, vederle, osservarle, riconoscerle, nella loro presenza o nella loro mancanza, con scelta e consapevolezza, di sé, e quindi dell'altro, sano o malato che sia, che abbia scelto di difendersi o di abbandonare tutte le proprie difese, per poter decidere di condividere la costruzione di una parte di percorso, all'interno della propria esistenza.
 
Dott.ssa Piera Iade
(Psicoterapeuta, Analista corporea della relazione )
 
 

 

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