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PREFAZIONE A TEATRO AUTOPOIETICO

Sezione: Nello Mangiameli Opere » Articoli
Data: 11/11/2014
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Autore: Dott.ssa Piera Iade
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Moltissimi hanno scritto libri, saggi sulle domande fondamentali che l’uomo, prima o poi, nel corso della vita, si pone:
che senso ha l’esistenza ?
da dove vengo?
dove vado, dopo la morte?
Ma, credo, che nessuno, almeno nell’ambito di quello che riguarda le mie conoscenze, abbia trovato un modo simile a quello che Nello Mangiameli ci propone in Sigmasofia e dal suo orientamenti per l’autocoscienza: affrontare i temi fondamentali della vita e della morte, attraverso il piacere della lettura e della libera espressione.
Non sono un’esperta di teatro, ma leggendo questo testo del Teatro Autopoietico può venire in mente il metodo Stanislavsky dell’Actor’s Studio, per cui uno s’immedesima nel personaggio che deve rappresentare, assumendone le fattezze fisiche, le emozioni, i sentimenti. Con Sigmasofia, si é di fronte, forse, ad un evento ancora diverso: gli attori sono persone che stanno seguendo una propria formazione personale, secondo il metodo della Sigmasofia stessa. Rappresentano se stessi, non c’é differenza tra teatro e vita, come non c’è differenza tra la vita e il lavoro di Nello, volto a costruire e a realizzare il Progetto per la creazione dell’essere umano e della società autopoietiche, appunto: un essere che, parte da se stesso, da quello che é, da cosa vive e prova, senza negare nulla, ma penetrando i propri contenuti, per risalirli, fino al punto da cui nascono.
Conosco l’opera di Nello, compresi i suoi numerosi libri, attraverso cui si articola il suo metodo di ricerca e di conoscenza di sé, all’interno del quale é possibile trovare proposte a trecentosessanta gradi: dalle escursioni, agli stages, al torrentismo, alle conferenze, agli incontri individuali. Proposte non casuali, at random come si usa dire, ma inseriti in un contesto formativo che permette alle persone di esprimere e di mettere alla prova diversi aspetti di sé, quelli più previsti come quelli più imprevedibili e non conosciuti con un approfondimento capillare, a volte addirittura maniacale, del ricercatore che non si accontenta di aver incontrato, per esempio, la paura, averla analizzata, spiegata, approfondita. Procedendo nella propria indagine, può scoprirne l’aspetto completamente differente, incontrarne l’espressione, la caratteristica, il colore e la sembianza, praticando una forra piena d’acqua o una grotta scavata nella roccia. La percezione cambia, il modo stesso di esprimersi risulta differente.
Spesso si pensa di aver individuato un’emozione, uno stato d’animo, una manifestazione io-somatica e può capitare di ri-incontrarla: proprio quando credevamo di averla isolata e, quindi, di averla resa controllabile ed innocua, questa si ripresenta, costringendoci a mettere in gioco altri aspetti di noi. Si tratta sempre dell’Io che si rappresenta sotto forma di persone varie, varie maschere, diversi personaggi.
Sono quelli che si presentano sul palcoscenico autopoietico, a forma di cervello umano, il vero protagonista della storia: il cervello e i suoi emisferi, il destro e il sinistro, su cui agiscono le diverse componenti, le Ypsi, gli Ioa, Sofia e Ypsilambd.
Ypsi e Ioa sono tre, perché esistono diverse modalità conoscitive, di quando vogliamo approfondire gli elementi della nostra ricerca personale, esattamente come molteplici (e sicuramente non soltanto tre!) sono i modi di essere, attraverso cui si manifesta la razionalità, quella che tende a banalizzare e a perdere di vista i significati importanti, anche delle proprie consapevolezze. Le Ypsi si fanno domande, stimolano risposte, indagini, non si accontentano delle barzellette e della superficialità di Ioa: forse, per questo sono femmine e gli Ioa sono maschi? Potrebbe essere così, ma non è importante, proprio perché l’uno aspetto sfuma nell’altro, all’interno di un unico individuo, come gli stessi personaggi, pur essendo ben delineati, sfumano anch’essi l’uno nell’altro. Non sono figure strutturate, a confini marcati, bensì nel farle scivolare l’una nell’altra, Nello sottolinea la peculiarità di un unico essere, di quell’unico corpo di cui tutti facciamo parte, nostro malgrado...
A volte, seguendo alcuni loro interventi, si potrebbe pensare che le Conoscitive (Ypsi) appartengano all’emisfero sinistro, perché appaiono logiche, razionali, come gli Ioa possono essere istintivi e passionali. L’Autore li presenta all’inizio, nel capitolo, Personaggi quadri e situazioni: a volte, dai loro interventi, potrebbero apparire appartenenti alla parte del cervello opposta a quella a cui sono stati destinati. Ma, anche questa peculiarità ha poca importanza, proprio perché l’Io non é così rigorosamente separato in sezioni nettamente individuate e individuabili.
La rappresentazione é, dunque, la rappresentazione di sé, delle emozioni del momento che, nelle Autopoiesi Io-somatiche (le Situazioni), si possono giocare e mettere in gioco, della spinta alla ricerca profonda, del piano strutturale-autopoietico.
E’ un viaggio attraverso livelli di consapevolezza differenti, sempre più approfonditi, dalla consapevolezza corticale a quella emozionale, fino a raggiungere l’archetipo strutturale autopoietico. Ognuno può trovare la sua modalità, la forma e le attitudini diverse, per sondare le infinite distese interiori del cosmo, quelle, forse le uniche, atte a rispondere ai fatidici:
Da dove vengo?
Dove vado?
Che cosa ci faccio qui?
La prima a porsele é Ypsi, la parte più riflessiva, quella che a volte può scuoterci dal torpore del comunque stiano le cose, io non posso farci niente, per lasciare il posto ad approfondimenti che possono, in seguito,aprire il varco alla ricerca di sé e della propria provenienza. La conoscenza di sé, della propria interiorità, si snoda sui diversi piani, quelli degli Ioa, delle manifestazioni psico-corporee ovvero Io-somatiche dell’autocoscienza che contemporaneamente può anche, a tratti, ascoltare la propria saggezza autopoietica, la propria Sofia, quella che suggerisce la strada che ci dà le indicazioni giuste, utili a vivere la fonte, ad avvicinarsi alla comprensione del segreto della vita.
Partire dalle proprie reazioni, dalle emozioni, dai sentimenti individuali é l’innesco sensibile, consapevole, corticale, necessario a praticare l’Autopoiesi Io-somatica, utilizzando lo sguardo interno, per riagganciarsi direttamente, vedendole e sperimentandole, le energie che sottendono ad ogni evento, fatto, situazione di vita, ad ogni vissuto.
Ypsi 1, 2, 3 ed Ioa 1, 2, 3 vivono, quindi, la loro vita, lì, sul palcoscenico. Negli emisferi cerebrali, sperimentano le Autopoiesi olosgrafiche e le fanno vedere, invitano il pubblico a partecipare, non tanto in una sorta di coinvolgimento da Living Theatre degli anni ’70, quanto attraverso una proposta per una riflessione cosiddetta realmente autentica.
Il percorso si snoda nel confronto tra le Ypsi e gli Yoa, le diverse e differenti parti di noi che spesso entrano in conflitto tra di loro, stabilendo la propria verità, ora l’una ora l’altra, evitando così, spesso, di affrontare LA VERITA’, ossia l’essenza strutturale, gli archetipi originari, da cui tutto ha origine.
E’ il vissuto raccontato, rappresentato in diretta, mentre si vive: il suo valore non vuole essere teatrale, anche se può esserlo. E’ la proposta a incontrarsi con quell’insight intuitivo che può permetterci di vivere al di fuori degli schemi, quelli più forti, i nostri interiori che bloccano la vitalità a tutto tondo.
Per essere attori del Teatro Autopoietico, occorre essere ricercatori in Sigmasofia, o meglio percorrere l’iter formativo previsto da quello specifico metodo. Sostanzialmente, significa essere in grado di essere e di raccontarsi e manifestarsi al mondo, a se stessi, per quello che si é, senza blocchi di privacy: Nello dice che non deve sussistere nell’animo di un ricercatore puro, che si denomina tale, il problema di dire o di non dire, o meglio il fatto non dovrebbe rappresentare un problema. In diverse occasioni, ha anche affermato l’importanza, altresì, per ognuno di conservare e custodire una parte riservata della propria vita e, quindi, dei propri atti, la parte interiore non rivelata, non rivelabile.
I due concetti possono non compenetrarsi reciprocamente.
Sta di fatto che, forse, ciò che riveste importanza rimane il messaggio dallo strutturale, riconosciuto e riconoscibile da ogni singolo spettatore, in quanto parte del comune campo morfo-atomico-coscienziale.
Si tratta di una rappresentazione a trecentosessanta gradi: può intimorire o spaventare o far perdere di significato ciò a cui abbiamo sempre attribuito il senso maggiore.
Nell’accezione comune, una performance teatrale dev’essere di un certo tipo, fatta in quel modo sul palco, con un testo pre-costituito, pre-assaggiato e confermato, adatto a quello scopo specifico. Ypsilambda: la conoscenza che sale profonda dalla pancia, quando si aprono i varchi che non si sa dove andranno a finire e dove ci porteranno.
L’applauso del pubblico può non arrivare puntuale, a meno che il corpo unico non si riconosca il proprio APPLAUSO.
 
dott.ssa Piera IADE


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