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Dove andiamo?

Sezione: Fisica e Astrofisica » Articoli
Data: 11/11/2014
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Autore: Prof. Mario Bruschi
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Tratto dal libro, Le tre anime, Edizioni Armando Editore
 
...E ANDIAMO VIA,
PORTIAMO CON NOI SEMPRE
IL SAPORE DEI CIELI AVUTI.
SVEGLIATI INFINE, ERRIAMO PER GLI ALTRI.
IMMAGINA,
IMMAGINA IL NOSTRO CUORE,
IL NOSTRO SENTIRE
AMARO, AMARO, AMARO…
 
Bruma, “Babilonia”, Me(ta)Faust, Quadro ventesimo quinto.
 
Dove andiamo? Come individui, inesorabilmente e inevitabilmente andiamo verso la morte. Dati sufficienti…
 
 Dicono che gli animali non possono anticipare, immaginare, pre-rappresentare il futuro cosicché in effetti non sanno niente della morte. L’uomo invece ha questo “dono”, e quindi vive (immagina, sente, anticipa) la propria morte centinaia, migliaia di volte prima che questa venga davvero… La cosa ironica è che la morte vera, forse, non la sperimenteremo mai: come potrebbe testimoniare il signor De Lapalisse, anche un secondo prima di morire si è ancora vivi. Alcuni saggi ne hanno dedotto che la morte, essendo una non-esperienza, non è. In tal senso saremmo immortali. La cosa non ci consola… e inoltre i dati sempre più numerosi raccolti recentemente sulle NDE (Near Death Experiences, esperienze di “quasi”morte) ci fanno pensare:dopotutto forse”vivremo” la nostra morte. Questo ci consola: magari vivremo anche dopo la morte. In un nuovo “corpo”, in un nuovo supporto per la nostra coscienza (qualunque cosa essa sia). Dopotutto l’analogia tra hardware e software che “gira” (è attuato) dal particolare hardware del cervello, non fanno fatica ad immaginare che lo stesso software possa girare (magari con qualche ritocco) su macchine diverse. Sto scrivendo tutto questo in Word usando un IBM compatibile, potrei scrivere la stessa cosa usando un diverso computer e con un diverso sistema operativo. Comunque, per ora dati insufficienti. E in quanto Uomini, dove andiamo? Sul nostro futuro collettivo, ce dire? E che cosa mai si può dire, prevedere, per una specie che in pochi millenni di “civiltà” e pochi secoli di progresso scientifico e tecnologico ha già minacciato di autodistruggersi (e il pericolo non è ancora cessato!), di una specie (Sapiens sapiens) che invece di custodire e curare il suo giardino dell’Eden lo ha rapidamente portato in condizioni disastrose? Dell’Uomo parlo, essere razionale, che “ragionevolmente” ha progettato l’overkilling, costruendo un numero di bombe atomiche sufficiente per assicurare 30 volte (!) lo sterminio di sé stesso e la sterilizzazione dell’intero pianeta. Di un essere consapevole, che consapevolmente uccide i suoi simili. Di un essere intelligente, che accende i fuochi nucleari che poi non sa spegnere (lasciando il problema a innumerevoli generazioni future). Di un essere potente, che manipola arrogantemente le stesse basi della vita, con conoscenza inadeguata e sprezzo delle conseguenze per sé e per la biosfera intera. L’uomo “…assurdo re del creato, degno signore, forte e spietato, folle e scienziato; non chiede: pretende, le mani rapaci distende su cielo e terra, rapina e afferra, frantuma, s’inerpica, arranca, offende; demente e inappagato e duro, triste il presente, luttuoso il passato, incerto il futuro”.[1][1][1] Certo i nostri discendenti (se ci saranno!) ricorderanno il secolo appena passato con orrore e non solo e non tanto per gli stermini e le atrocità (queste hanno da sempre accompagnato il “progresso” umano) ma anche e soprattutto perché abbiamo, senza ritegno, sena pudore né alcuna remora etica, consumato e dissipato in un solo secolo le risorse accumulate dal pianeta in centinaia di milioni di anni. E questo anche per l’hybris di chi crede che il “progresso” sia comunque positivo, che a conoscenza sia un bene in sé e che in fondo non siamo responsabili delle conseguenze delle nostre azioni (nessuno è il custode di Abele). Se fosse vera la affascinante ipotesi di Gaia, cioè della terra con la sua biosfera tutta come meta-essere vivente (e forse in modo solistico consapevole), dovremmo temere di aver oltrepassato il segno. I metodi di Gaia nel passato sono stati drastici (chiedete ai dinosauri…). Certo un rinsavimento, una maturazione infine, sono sempre possibili. Non ne vedo molti segni, ma la speranza è pur sempre l’ultima Dea. Comunque, allargando il quadro, tra “appena” 4\5 miliardi di anni, il nostro sole dorato si trasformerà in una gigante rossa, espandendosi per centinaia di milioni di chilometri e inghiottendo la Terra stessa. Se noi, come specie, saremo sopravissuti, molto probabilmente saremo già da tempo sparsi tra le stelle (e forse evoluti in forme impossibili da immaginare ora). E dopo? E alla fine? Ma ci sarà una fine? Torniamo alla cosmologia, torniamo all’Universo. Se l’Universo fosse stazionario, niente di eccitante… un atomo di idrogeno spunterebbe ogni tanto dal vuoto mantenendo costante la densità di un Universo uguale in media a sé stesso per l’eternità. Noioso… Se invece hanno ragione le tradizioni religiose\esoteriche, questa manifestazione sarà riassorbita. Se sono vere le soluzioni “dinamiche” della Relatività Generale, tre futuri sono possibili:
1)     L’universo dopo aver raggiunto una massima espansione, comincerà a restringersi. Lentamente e inesorabilmente il ciclo si invertirà, il tempo stesso si invertirà, i cieli torneranno infine luminosi e precipiteremo in una nuova singolarità. Universo ellittico.
2)     L’Universo continuerà ad espandersi, seppure sempre più lentamente. Il tempo non finirà ma le braci della materia-energia arderanno sempre più fioche. Un “freddo” antropico ucciderà infine ogni possibilità di cambiamento\trasformazione\vita. Universo parabolico.
3)     L’Universo continuerà ad espandersi, ma più velocemente che nel caso precedente. Una più rapida e pietosa “morte termica” porrà fine al tutto. Universo iperbolico.
 
Come distinguere tra i tre possibili destini ultimi? Quella è il fattore discriminante? Secondo la teoria à la quantità di massa\energia presente nell’Universo stesso. Se vi è abbastanza massa, l’Universo è chiuso, l’attrazione gravitazionale alla fine frenerà la corsa delle galassie, il moto ora centrifugo si invertirà, le galassie torneranno ad avvicinarsi sempre più, sempre più vicine fino ad un inimmaginabile Big-Crunch, lo scontro finale in cui si ricreerà la singolarità iniziale. Big-Bang, Big-Crunch, due estremità simmetriche. Noi saremmo ora più prossimi alla prima, abbastanza lontani ancora dal punto di inversione. Se viceversa non vi fosse sufficiente massa nell’Universo l’espansione prevarrebbe sulla forza di gravità, le galassie brillerebbero sempre più fiocamente e sempre più distanti tra di loro n abissi crescenti di spazio desolato e vuoto. Infine, lentamente, tutto si porterebbe all’equilibrio termico, l’energia non si distruggerebbe no, ma diverrebbe inutilizzabile per ogni fine pratico. La morte termica, il trionfo finale dell’entropia. Universo aperto, non vi è ritorno. Una analogia è possibile tra i tre stati dell’Universo e le tre orbite accessibili per un oggetto (un satellite, un meteorite, un pianeta) in un campo gravitazionale (del sole, della Terra, della Galassia…). Caso 1, l’energia totale dell’oggetto è negativa: la traiettoria (l’orbita) sarà una ellissi. Orbita chiusa, moto periodico, l’oggetto in questione (satellite, pianeta) tornerà dopo un certo tempo nello stesso punto, al punto di partenza. Energia negativa = prevalenza della gravità: universo ellittico; ritornerà nelle condizioni di partenza: Caso 2, energia esattamente zero: il satellite (meteorite, cometa) segue un’orbita parabolica (teoricamente una ellissi chiusa all’infinito, in pratica già un’orbita aperta). L’oggetto si allontanerà sempre di più da ciò che lo attrae, arriverà in un tempo infinito a distanza infinta con velocità esattamente zero. Energia zero: Universo parabolico, non ricadrà su se stesso. Caso 3, energia positiva. L’oggetto si allontanerà indefinitamente su n’orbita aperta, una iperbole, Energia positiva: Universo iperbolico, in continua espansione. Ma quale è la situazione effettiva? Quanta è l’energia dell’Universo? Non o sappiamo: dati insufficienti. Da un lato la massa che osserviamo, direttamente e indirettamente, porterebbe a pensare che siamo nel caso 3, energia positiva, Universo che non si richiuderà in sé stesso, nessun spettacolare grande botto finale… Però forti considerazioni teoriche, corroborate da alcuni indizi sperimentali, inducono molti astrofisica e cosmologi e a pensare che, per quanto improbabile possa apparire, l’Universo debba avere energia esattamente zero… Cioè sarebbe vero lo specialissimo caso intermedio. Universo parabolico. Rivincita di Euclide! Infatti ad ognuno dei tre casi corrisponde una particolare geometria dell’Universo stesso, una diversa struttura intrinseca dello spazio. Nel primo caso la geometria “vera” dello spazio sarebbe quella ellittica, di Riemann, due “rette” non possono mai essere parallele, devono necessariamente incontrarsi e quindi l’Universo è chiuso, lo spazio curvo “indietro”, una per sfera. Nel terzo caso la struttura dello spazio sarebbe descritta dalla geometria di Lobacevskij, iperbolica, per un punto infinite rette parallele alla retta data, Universo aperto, spazio curvo “in fuori”. Nel secondo caso la geometria sarebbe la vecchia casa geometria di Euclide, quella che più o meno faticosamente abbiamo appreso a scuola, una sola retta parallela per ogni punto alla retta data, Universo parabolico, spazio “piatto”. Vi è un peculiare motivo di fascino nell’ipotesi di un Universo “piatto”, energia totale esattamente zero. Per apprezzarlo dobbiamo riprendere, con qualche dettaglio, una argomento che abbiamo più volte sfiorato: le fluttuazioni quantistiche del vuoto. Secondo la Meccanica Quantistica, il “vuoto” non è affatto vuoto, anzi è inconcepibilmente “pieno” dal momento che in esso continuamente si creano tutte le particelle possibili, in esso continuamente nascono elettroni, protoni, neutroni, fotoni. Ma se questo è vero, se è vero che dal vuoto emergono, affiorano, vengono all’esistenza continuamente ed incessantemente materia ed energia, in tutte le forme e quantità concepibili perché, nella nostra esperienza ordinaria, non ce ne accorgiamo affatto? Anzi, di più, perché non siamo sopraffatti da questo rigurgito enorme e senza fine? Parte della risposta è: perché tutto questo, come viene incessantemente creato dal “vuoto”, altrettanto incessantemente viene distrutto, riassorbito dal “vuoto” stesso. Ogni cosa, letteralmente ogni cosa che possiate immaginare, nasce continuamente dal “vuoto” (intorno a voi, dentro di voi!), vive la sua vita, e muore tornando al “vuoto”. E’ come un grande ribollire, una grande, vertiginosa danza cosmica, la “danza di Shiva”. Eppure noi non ne siamo consapevoli, non possiamo vedere o toccare la bellissima farfalla che proprio in questo istante si è formata, emergendo dal vuoto, avanti i nostri occhi, non possiamo odorare la profumatissima rosa che sta sbocciando proprio ora avanti a noi (licenza poetica…). Di nuovo, perché? Il punto è che la vita di queste “creazioni” è effimera: esse non vivono, di norma, sufficientemente a lungo per essere percepite anche dagli strumenti più raffinati; sono veramente forme fuggevoli, fantasmi impalpabili! Di fatto il tempo della vita di queste “fluttuazioni” è legato alla loro energia dal famoso Principio di Indeterminazione di Heisenberg; detto in parole, quanto più energetiche, quanto più “grosse”, massicce (massa e energia, come ha scoperto Einstein, sono essenzialmente la stessa cosa) sono queste creazioni, tanto meno durano, tanto prima muoiono. Per farci una idea quantitativa, la particella più leggera conosciuta, cioè l’elettrone (massa di appena un centesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di grammo ), per il Principio di Indeterminazione può vivere, al massimo! , un centesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo. Epperò non abbiamo ancora preso in considerazione l’esistenza di energie negative: ad esempio l’energia di un campo gravitazionale che si crea tra le masse è negativa. Tale energia può compensare l’energia di massa, positiva. Cosicché se l’energia totale di una “fluttuazione” fosse vicina a zero, sempre per il Principio di Indeterminazione, potrebbe ben durare per un tempo anche lunghissimo m al limite infinito, se l’energia fosse esattamente zero. Quindi, nel secondo caso (massa sufficiente, energia zero, spazio piatto) l’intero nostro Universo potrebbe non essere altro che una “fluttuazione” del vuoto; noi, la terra, il sole, le stesse, le galassie, tutta questa immensità, nata almeno quindici miliardi di anni fa, potrebbe essere una increspatura del vuoto, una mera contorsione del nulla. Resterebbe comunque il problema della “massa mancante”: affinché l’Universo possa essere “piatto” è necessario che vi sia molta più massa dio quella che “vediamo” (nelle stelle, nei quasars, nelle polveri interstellari e intergalattiche, negli stessi invisibili buchi neri). La caccia alla massa mancante è in corso. Potrebbe, ma è improbabile, essere portata dai neutrini, evanescenti particelle che possono facilmente attraversare la stessa terra o qualsiasi stella senza essere intercettati. Liberatesi durante i primissimi attimi del Big Bang, molto prima della luce, pervadono l’Universo intero (noi stessi, qui, ora, siamo sotto una pioggia incessante di neutrini, che fortunatamente ci attraversano senza danno). Oppure tale massa potrebbe essere dovuta alla materia oscura, a particelle esotiche non ancora scoperte, a stringhe cosmiche, residui del Big-Bang. Non lo sappiamo, vedremo. Oppure la massa mancante potrebbe semplicemente non esistere e le galassie fuggiranno per sempre. Alcuni recentissimi dati sperimentali, nati dallo studio di remote (e quindi antichissime) super-nove, sembrano indicare che non solo l’Universo è in espansione ma che questa espansione sta addirittura accelerando. Questo è in contrasto con tutti e tre gli scenari sopra esposti. Infatti, dopo la spinta iniziale del Big-Bang, l’azione frenante della gravità, sufficiente o meno per invertire il moto, dovrebbe comunque frenare, rallentare l’espansione stessa. Una accelerazione indicherebbe invece una specie di sconosciuta forza di antigravità (legata forse alla famosa – famigerata? – costante cosmologica di Einstein).
 
E dunque?
 
Dati insufficienti.

 

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Nome utenteJoon
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