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Uno sguardo alla Filosofia

Sezione: Filosofia » Articoli
Data: 11/11/2014
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Autore: Gaia Ruia
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Il termine filosofia scomposto nella sua etimologia greca
Fileo: amo;
sofia: abilità, destrezza, perizia, pratica, conoscenza, sapere, scienza
(–Rocci-),
merita subito importanti approfondimenti.
 
La definizione di filosofia che meglio si presta a connettere e articolare i significati diversi del termine, secondo Nicola Abbagnano, è quella illustrata nell’Eutidemo Platonico secondo cui la filosofia è
l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo;
 e, secondo me, è quella di Kant, che definisce la Filosofia come
Una scienza della relazione di ogni conoscenza al fine essenziale della ragione umana
(critica della Ragion Pura, Dottr. Trasc. Del metodo, cap. III).
Già sul termine sapere si offrono subito due alternative importanti che stabiliscono la distinzione fra due tipi diversi e opposti di filosofia. La prima stabilisce
l’origine divina del sapere,
di cui solo pochi uomini ne sono i depositari, la seconda stabilisce
l’origine umana del sapere,
perciò
Tutti gli uomini,
come dice Aristotele all’inizio della Metafisica,
tendono per natura al sapere,
ove tendono significa che non solo lo desiderano, ma possono conseguirlo.
La Sigmasofia può essere considerata una Sofia, ove il sapere è inteso nella sua accezione greca di pratica e conoscenza, ovvero il vissuto diretto dei principi attivi autopoietici, che formano il sapere stesso, indipendentemente dal suo contenuto.
Per la Sigmasofia esiste un sapere acquisito, che coincide con i vari contenuti specifici, legati alle esperienze individuali e alle possibili forme che queste assumono, quindi alle diverse opinioni, scuole di pensiero, e un sapere autopoietico, che risiede nei principi attivi autopoietici (o genoma coscienziale) che formano il sapere prima che si specializzi nelle sue possibili forme, quindi pre-stati coscienziali. II vissuto diretto, quindi la pratica, di questi principi attivi autopoietici, coincide con la Conoscenza, quella non ridotta nei suoi contenuti. Il termine ridotto, non vuole esser usato nella sua accezione di sminuito, ma fa riferimento al meccanismo scientifico rilevato dagli studi della Meccanica Quantistica denominato collasso (o riduzione) della funzione d’onda, ovvero,
la determinazione della realtà, la restrizione da molte (spesso infinite) potenzialità ad una sola
(Prefazione “Sta nascendo una scienza della coscienza”
di Mario Bruschi- Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza-
del libro “Y l’Arte Marziale Interiore; di Nello Mangiameli,
Edizioni Mediterranee).
Se la coscienza è consapevole, perché lo starà vivendo, dei principi attivi autopoietici che la formano, il sapere che ne deriva, per definizione, non può essere ridotto, perché posizionato a livello pre-stati coscienziali, pre-istinto-emozione, e quindi pre-identificazione-collasso nell’acquisito.
Essendo l’acquisito un prodotto umano, che deriva direttamente dai principi attivi autopoietici, in quanto permettono ad esso, e ad altri processi, di esistere, è chiaro che tutti gli uomini, come dice Aristotele nella Metafisica,
tendono per natura al sapere.
Rispetto all’origine divina del sapere, per la Sigmasofia il carattere divino del sapere potrebbe attribuirsi al potere autopoietico di questi principi attivi, nel senso delle loro grandiose manifestazioni ma, per noi, nulla hanno a che fare con nessuna divinità, normalmente intesa, di alcun genere.
Sempre riprendendo la definizione del sapere, secondo Aristotele, la
tensione naturale verso il sapere,
è uno dei metabisogni fondamentali dell’essere umano riconosciuti dalla Sigmasofia e denominato
pulsione autopoietica a vivere a conoscere
Tale pulsione può essere vissuta, riconosciuta attraverso la pratica della Concentrazione-transmutazione autopoietica, applicata agli stati coscienziali fino a raggiungere a vivere il genoma coscienziale, sovrasensibile, non locale da cui scaturiscono, ovvero ciò che costituisce la Conoscenza.
La pulsione autopoietica a vivere, la tensione naturale al sapere,
alla Concentrazione-transmutazione autopoietica dell’essere umano, è il cardine attorno il quale è nato il Sigmasophy Institute, con tutte le sue tecno-ontos-sophos-logie interiori operative proposte, che si rivolge a tutti quei liberi ricercatori che hanno riconosciuto in loro questo metabisogno. Per la Sigmasofia questa tensione naturale è l’Io che partecipa e riconosce se stesso, dove per Io s’intende il movimento dell’autocoscienza, indipendentemente dai singoli individui, come meccanismo complessivo.
Secondo questi parametri la Sigmasofia risponde all’aspetto di totalità, che differenzia la Filosofia dal carattere propriamente scientifico delle altre discipline, intesa sotto un doppio aspetto:
come la totalità dell’oggetto di conoscenza, in quanto la Filosofia fa suo oggetto l’universo che vuole conoscere, in opposizione alle scienze specifiche che hanno carattere analitico, e insieme totalità del soggetto ossia dello spirito conoscente considerato nella sua umana universalità
(-UTET-);
ma con l’accorgimento, fondamentale, che non c’è un soggetto pensante e un oggetto pensato, ma il soggetto è parte integrante dell’indagato. Questo perché in primo luogo si può riconoscere solo quello che si è in grado di riconoscere, quindi ciò che si osserva sempre “filtrato” dal proprio livello di consapevolezza (il collasso della funzione d’onda, o riduzione della funzione campo MAC per la Sigmasofia) e, in seconda battuta, perché la Fisica ci insegna che
Tutto è atomicamente collegato.
Il riconoscere, attraverso esperienza vissuta, di esser parte di un movimento unico tra soggetto e oggetto (l’Io che riconosce se stesso), il che significa posizionarsi consapevolmente a un livello autopoietico, contribuirà ad avere una visione autopoietica, olistica nell’individuare caratteristiche e meccanismi di funzionamento del vivente e dello
spirito conoscente considerato nella sua umana universalità.
 Rispetto all’ulteriore carattere di generalità che distingue la natura del sapere filosofico, secondo cui ogni Filosofia. è
riduzione del pensabile a un solo principio, e questo sforzo è appunto ciò che dà al pensiero filosofico il suo carattere essenzialmente sintetico
(-UTET-),
è facile intuire che per la Sigmasofia il principio ultimo a cui risalire è la Vita-autopoiesi che si evidenzia negli Universi-parte, ma la differenza, sostanziale, è che tale conoscenza si costruirà in base al vissuto, non secondo principi teorici intellettuali, e men che meno precostituiti; ma secondo esperienza diretta che si tradurrà in una sintesi vissuta di tale e esperienza, da trasformare in azione nella vita quotidiana.
Questa impostazione risponde, quindi, al problema che ha fatto dividere la filosofia in due tronconi principali, l’Ontologia e la Gnoseologia, a seconda che
facendo centro nell’essere, se ne deduca il conoscere, sia che, posto lo spirito che conosce, si adegui ad esso l’essere come conosciuto,
esse est percipi,
(-UTET-))
Per la Sigmasofia l’Essere e il Conoscere si fondono in modo che il conoscere sia diretta conseguenza della presa di consapevolezza dell’Essere che, se identificato in un contenuto specifico sarà soggetto alla riduzione della funzione campo MAC e quindi sarà un conoscere acquisito, ma, come detto, lo scienziato della coscienza punterà al conoscere autopoietico non locale, formandosi attraverso tutte le prese di consapevolezza intermedie.
Rispetto alle soluzioni ontologiche che oscillano tra i due poli del monismo e pluralismo, affermazioni opposte dell’unità e della molteplicità dell’essere, per la Sigmasofia la visione monistica e pluralistica vengono integrate nel senso che, essendo la vita-autopoiesi presente in ogni cosa come movimento unico, tutte le manifestazioni sensibili, di questo movimento unico, sono molteplici, ma provenendo dall’unico campo MAC, sovrasensibile, non locale gli opposti vengono considerati delle semplici manifestazioni e, pertanto, per prendere consapevolezza attraverso il vissuto della vita-autopoiesi è necessario risalirli entrambi per arrivare a quel movimento che è
oltre la dicotomia.
Per la Sigmasofia il superamento del dualismo (manifestantesi come meccanismi relazionali amore-odio, aggressività-dolcezza, conscio-inconscio ecc.), rappresenta un passaggio fondamentale nella Risalita a se stessi attraverso la conoscenza profonda del meccanismo dicotomico, mediante esperienza diretta, anche nelle sue componenti autopoietiche, al fine di conoscerne i principi attivi autopoietici, presenti in ogni manifestazione sensibile.
Questo sdoppiamento della realtà, culminante nella famosa dicotomia cartesiana delle due sostanze (la res extensa e la res cogitans), ha dovuto in seguito essere integrata almeno con un terzo termine, la vita, categoria dell’essere, che se anche non appare mai disgiunta da quella fisica (materia), non è a essa riducibile, così come lo spirito, ancorché nell’esperienza sempre associato al fatto biologico (unita fisiopsichica), conserva pieno valore di autonomia.
(-UTET-)
Per la Sigmasofia il terzo termine: la vita, è appunto l’autopoiesi che non è mai disgiunta dalla materia, in quanto quest’ultima ne è la densificazione, ma conserva carattere autonomo in quanto la vita e lo stato coscienziale punto morte di un singolo sono una semplice espressione del funzionamento in sé, del meccanismo complessivo, che trova forme di espressione nel movimento unitario che è gli Universi-parte transfiniti.
Per la Sigmasofia la monade, il principio originario delle cose, è ciò che muove nell’atomo, la vita-autopoiesi, che è un movimento unico al cui interno si esprimono le moltissime manifestazioni possibili.
Anche per la Sigmasofia l’atomo è anche coscienza, intendendo per atomo il nucleo fondamentale dell’espressione Io-somatica, ma “scomponibile”, o meglio da risalire, nella sua componente autopoietica, come vissuto diretto. A quel punto l’elemento primario, l’origine delle molteplici manifestazioni sensibili dell’atomo (gli oggetti, i processi psichici, ecc.), è appunto ciò che muove nell’atomo, il movimento unico che muove dal sensibile al sovrasensibile e viceversa.
In questo senso la Sigmasofia si avvicina all’ottica dell’ilozoismo,
la dottrina secondo cui la materia è di per se stessa vivente e cioè possiede originariamente Animazione, movimento, sensibilità o un qualche grado di coscienza”
(-Abbagnano-),
nel senso che l’anima della materia è la stessa che anima la coscienza dell’Io che la indaga, nell’ottica della non separazione tra soggetto e oggetto.
L’Ilozoismo è la dottrina filosofica che sostiene che il principio della vita è contenuto nella materia
(-Dardano-)
Come è accaduto nel corso della speculazione filosofica appoggiata ai dati delle scienze fisiche che il materialismo psicofisico si convertì in energetismo, monismo dell’energia, cioè la riduzione di ogni sostanza e energia
(-Abbagnano-),
così è accaduto analogamente allo spiritualismo che, da dottrina della sostanza spirituale, si è trasformato in dottrina della sostanza dello spirito come atto :attualismo, definito come
la dottrina che riconosce come sostanza o principio dell’essere un atto o un’attività
(-UTET-).
Per la Sigmasofia, ancora una volta, le due definizioni si compenetrano.
L’energetismo riduce ogni sostanza a energia, e l’attualismo a un’attività, ma l’energia è definita come “attività”, in realtà queste due visioni, correnti, hanno in germe lo stesso principio in quanto è chiaro che alla base di un’attività ci sia un processo energetico! Si può benissimo dire che l’atto è l’energia stessa! E’ esattamente quello che sostiene la Sigmasofia che arriva a questa presa di consapevolezza attraverso percezione diretta, vissuta, per cui il ricercatore in Sigmasofia osserverà in diretta il pensiero in atto di Gentile! Cui aggiunge che lo vivrà collegandolo consapevolmente all’energia che permette la produzione del pensiero stesso, l’azione che ne scaturirà non potrà che essere autopoietica!
Non a caso la presa di consapevolezza portante, fondamentale, della Sigmasofia è proprio il campo MACe, quindi, il campo MAC-azionr!
La gnoseologia ammettendo due organi di conoscenza: il senso e l’intelletto (intuizione e raziocinio) si suddivide in empirismo, classico e moderno (Stoici, Locke), che fa appello all’esperienza come criterio o norma della verità, per arrivare fino alle estreme frontiere del sensismo che afferma la riduzione totale del fatto conoscitivo al senso (Cadillac); e in razionalismo che, svalutando il senso come relativo, soggettivo e fallace, ne limita la competenza al fenomeno, ossia all’illusoria apparenza delle cose, e trasferisce la verità nel puro oggetto della ragione (noumeno)
(-UTET-).
Il termine intuito venne adoperato dalla filosofia medioevale per indicare una forma particolare della stessa conoscenza umana e in primo luogo della conoscenza empirica. R Bacone diceva che
“l’anima non s’acqueta nell’intuito della verità e se non la trova per via dell’esperienza”.
Boezio parlava dell’
“intuito divino che è il colpo d’occhio con cui Dio abbraccia le cose senza mutarle”.
Ockman, Bacone, identificavano la conoscenza intuitiva con l’esperienza(-Abbagnano-).
Per la Sigmasofia nel termine greco aisJhsiV (aistesis: percezione, coi sensi o con l’intelligenza, sensazione, sentimento, osservazione, il comprendere!, l’intendere, traccia, fiuto, indizio (-Rocci-), è racchiuso il significato completo del senso: è la percezione, la sensazione che è anche il comprendere, e il comprendere necessita del noumeno, del raziocinio, della consapevolezza di ciò che si percepisce, ma il senso è anche il “fiuto, l’indizio”, l’intuito. L’intuito è il sovrasensibile in azione, necessariamente è una forma di conoscenza privilegiata! Perché senza intermediari, è diretta, è percezione immediata: “il colpo d’occhio divino che abbraccia le cose senza mutarle”, intendendo per divino un’azione non comune, uno stato alterato di coscienza che ci fa percepire l’oggetto senza interpretazioni, “senza intermediari”, fino a diventare l’oggetto stesso, a sentirlo da dentro come parte di sé, sia esso un oggetto fisico o un processo psichico, è questa forma di fusione che permette di non mutare le cose a misura delle proprie forme interpretative, ma di averne il colpo d’occhio complessivo, che non può non corrispondere al comprendere, all’intendere dell’accezione greca di senso. Il senso se penetrato attraverso il vissuto diretto, attraverso l’esperienza, nella fusione tra oggetto e soggetto, risalito nella sua componente sovrasensibile, porta a una forma di conoscenza che dà il colpo d’occhio complessivo: l’intuito, che abbraccia le cose senza mutarle! Che percepisce la “cosa in sé”, il noumeno! Il filosofo della Sigmasofia, in questo senso, deve essere un empirico! Partire dall’esperienza per risalire al noumeno. Il senso è relativo, soggettivo e fallace, come lo definiscono i razionalisti, se viene usato come filtro interpretativo, quindi ridotto alle conoscenze individuali, allora si ha
l’illusoria apparenza delle cose,
ma non se viene usato come strumento di percezione diretta, che per conseguenza percepisce il noumeno,
la cosa in sé, la conoscenza intellettuale pura:
percepire la percezione.
La Sigmasofia si colloca oltre le posizioni estremiste successive del dogmatismo per il razionalismo, e dello scetticismo per l’empirismo, e si trova in linea con l’aspetto dell’empiriocriticismo nel suo affermare che
l’esperienza pura precede la distinzione tra il fisico e lo psichico
ma non per escludere ogni metafisica come afferma R. Avenarius, fondatore di tale filosofia, ma per giungere esattamente alla conclusione opposta, che in realtà è sottintesa nella sua affermazione, senza saperlo: all’origine di qualunque manifestazione sensibile fisica e psichica, non può che esserci l’energia vitale, i principi primi della realtà, che è campo, appunto, della Metafisica!
Si può quindi dire che la Sigmasofia si avvicina, come parametri, alla Metafisica, più che a qualunque altra branca filosofica, in quanto, occupandosi questa dell’ontologia e della gnoseologia,
riguarda la conoscenza del Reale inteso non come esperienza immediata, tanto esterna quanto interna a noi, forniteci dal senso, bensì il reale assoluto, l’essere in sé delle cose e di noi, o per lo meno un reale relativo, criticamente vagliato al lume della ragione
(-UTET-)
e partendo dalla realtà sensibile per andare oltre l’esperienza stessa e giungere alla spiegazione dei principi prima della Realtà
(-Dardano-)
La Sigmasofia parte esattamente dalla stessa base: l’indagine della realtà sensibile per andare oltre l’esperienza sensibile, ma oltre il sensibileo meglio il principio primo della realtà (il sensibile) è il sovrasensibile!
“Secondo la moderna filosofia, il termine metafisica indica una dottrina non verificabile con esperienze o fenomeni reali”
(-Dardano-),
infatti il termine viene utilizzato in senso spregiativo e ironico e
“indica ogni dottrina che non si basa su fatti concreti, ciò che risulta astruso, incomprensibile, oscuro”
(-Dardano-).
La Sigmasofia ha creato una Via di conoscenza e una scuola con specifiche tecnologie e metodologie, una “scienza” per indagare quello che è considerato astruso, incomprensibile, oscuro! Il metodo sta proprio nel verificare il sovrasensibile, la non località, proprio attraverso l’esperienza, il fenomeno reale, non proiettivo! Più che verificare, riconoscere, proprio perché il verificare presuppone i sensi, che esistono perché c’è il meccanismo a monte che li fa nascere: il sovrasensibile, i principi attivi autopoietici da cui derivano!
Per la Sigmasofia il fine è la conoscenza di sé, nei suoi aspetti, meccanismi e funzionamenti Io-somato-autopoietici, per vivere direttamente i principi attivi autopoietici formanti ciò che denominiamo vita e che sottendono all’autocoscienza autopoietica, intesa come movimento complessivo esteso, non locale e comune.
Dalla seconda metà del ‘700 in poi, la disputa tra determinismo e indeterminismo è stata la disputa tra filosofi della scienza e filosofi della coscienza dall’altro: sembrando che la scienza non potesse fare a meno di riconoscere la validità universale del principio di causa (causalità) e che, dall’altro, la coscienza testimoniasse in modo inoppugnabile la libertà dell’uomo (indeterminismo).
Il filosofo autopoietico dovrà conoscere il funzionamento dei meccanismi di causa-effetto coscienziali che regolano le relazioni, per disedintificarsi da essi e posizionarsi oltre il karma, in una condizione di libertà che coincide con una condizione (non un condizionamento) di disidentificazione dal sistema nervoso e dai suoi bisogni sovrastrutturali, per arrivare a vivere una condizione di indeterminismo (o detrminismo autopoietico), così inteso; in questo senso potere e libertà coincidono.
In questo gioco di conoscenza dei meccanismi che regolano processi Io-somato-autopoietici delle relazioni umane e della vita-autopoiesi che muove il vivente, si colloca il disegno complessivo che chiamiamo dell’universo che vive, partecipa e riconosce se stesso, tutte le discipline (la cosmologia, la psicologia, l’antropologia, ecc.) concorrono a questo.
In questo senso il destino dell’autocoscienza autopoietica è quello di autoriconoscersi contrariamente alla posizione fatalista, e i predestinati, per la Sigmasofia, saranno coloro che riconosceranno profondamente il realizzarsi di questo gioco complessivo, consapevolezza che salva dall’imbrigliarsi ristagnante del sistema nervoso nel gioco della causa- effetto.
 
Gaia Ruia
Maieuta di Sigmasofia
Bibliografia:
  • Dizionario di Filosofia; Nicola Abbagnano; Edizioni UTET
  • Y l’Arte Marziale Interiore -l’universo che osserva se stesso-; Nello Mangiameli; Edizioni Mediterranee
  • Y l’Animazione del pensiero -una via oltre la spiritualità-; Nello Mangiameli; Edizioni Mediterranee
  • Grande dizionario enciclopedico; Edizioni UTET
  • Nuovissimo dizionario della lingua italiana; Dardano; Edizioni Curcio
  • Vocabolario greco-italiano; Lorenzo Rocci; Società editrice Dante Alighieri

 

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