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L' OIKOS AUTOPOIETICO SOPHY

Sezione: Sigmasofia autopoietica » Articoli
Data: 10/01/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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L’Oikos autopoietico è olosdirezionalmente orientato e consente di percepire tutte le funzionalità, facoltà esprimibili in un solo atto di percezione consapevole.

 
Oikos autopoietico: dal greco οßκος, oikos, casa o anche ambiente; l’aggettivo autopoietico significa autocreato, dai termini greci autos, se stessi, e poiesis, creazione. Si tratta, inoltre, di un processo, di un campo, che transmuta e ridefinisce continuamente se stesso ed è tecnicamente in grado di autosostenersi e di autoriprodursi.
L’essere umano e gli Universi, di cui è parte integrante e inscindibile, è un sistema autopoietico composto da parti, ossia un insieme intrecciati di processi di autocreazione, autotrasformazione e autoremissione di parti-funzioni che, interagendo tra loro, sostengono e autorigenerano transfinitamente lo stesso sistema.
Il sistema Universi-parte, noi stessi, autodefinisce e autorigenera se stesso, ad indicare un sistema olisticamente autoreferenziale (tutto è atomicamente e coscienzialmente legato e inscindibile) quindi, ciò che esiste è un unico corpo, ciò cheè denominato, appunto,
Universi-parte
(parte che include noi stessi e ogni Oikos, casa localistici...).
L’Oikos autopoietico è, di fatto, la natura complessiva, gli Universi intero, in cui la delimitazione è la non località transfinita ed è appunto la scoperta vissuta, empatonica, dell’autodeterminazione di autoedificarsi in tale morfologia e funzionalità che il Maieuta Sigmasofico (parte-Universi) cerca di partecipare, vivere e, perché no, ove possibile, di transmutare.
Ogni singolo atomo, meccanica quantistica, sub-quantistica e autopoietica, nonché la manifestazione sensibile, sono luoghi partecipabili attraverso vissuti di ogni genere, autocreati (autopoietici). Per questi motivi,
l’Oikos autopoietico non delimita e non divide,
in quanto è gli Universi-parte transfiniti, non locali in cui si svolge la formazione a se stessi.
Include integralmente ogni manifestazione esistente, attraverso il
porre in remissione le mura.
Nel registro simbolico-reale, la remissione delle mura orienta ogni Io acquisito verso la propria partecipazione, il riconoscimento viscerale della non località e quindi, non può tecnicamente essere profanato.
Riconoscendo l’Oikos autopoietico in loro stessi, i ricercatori possono individuarlo in ogni luogo della natura, di cui sono parte inscindibile, e possono evocarlo, invocarlo, o guidare se stessi per produrre insights intuitivi e sincronici, ovunque. Riguardando la consapevolezza di processi non localistici, l’Oikos autopoietico è necessariamente senza mura che, però, sono funzionalmente e temporaneamente costruibili per far emergere i
volumi, le estensioni più che tridimensionali olosdirezionali Io-somato-autopoietiche
anche, individuabili e utilizzabili nella decodifica di passaggio, come
momento analitico di se stessi.
L’Oikos autopoietico pone in remissione ogni dicotomia terra-cielo, materia-spirito, Io-soma, giovane-vecchio, vita-morte (…), individuando l’unica fonte che genera l’Io autopoietico-acquisito, la vita-autopoiesi movente in noi stessi: gli Universi-parte.
L’Oikos autopoietico non ha alcun riferimento
con ipotesi, quali Dio (e similia),
ossia con la denominazione, anacronistica, tuttora utilizzata dalle religioni monoteiste e da altri, per indicare, genericamente, un essere supremo, concepito come il Creatore dell’Universo, di tutte le realtà, investendo su tale termine, valenze di bene, di positivo e riconoscendolo quale fondamento della morale. Tali concezioni sono proprie del Tempio, di cui l’Oikos autopoietico è la transmutazione.
Dalla sperimentazione dell’Oikos autopoietico, se stessi, emergono evidenze che pongono in remissione spontanea tale ipotesi concettuale, intellettuale e talvolta proiettiva.
L’Oikos autopoietico è olosdirezionalmente orientato e consente di percepire tutte le funzionalità, facoltà esprimibili in un solo atto di percezione consapevole.
Ogni singolo Io-acquisito è una delle porte dell’Oikos autopoietico, che si apre alla propria scaturigine (volume) non locale transfinita. Lo stato Sigmasofia degli Universi-parte è uno, ma partecipabile dalla reale autoconsapevolezza di ogni singolo ricercatore che, attraverso l’Oikos autopoietico, appunto, si riconosce come parte-Universi, esprimendo il proprio ordine che, attraverso il processo di autopoiesi continua, tenderà a reintegrarsi come
Universi, da cui ogni parte si evidenzia.
Tutte le funzioni dell’Oikos autopoietico indicate possono essere concretizzate in azioni, in enti sensibili funzionali, processo utilizzato in Sigmasofia nell’ergosofia, ossia nell’azione di rendere concrete realizzate tali forme: è la costruzione architettonica dell’Oikos autopoietico, su cui ogni ricercatore trasferisce gli stati di consapevolezza maturati, sperimentando la vita. A loro volta, tali realizzazioni parleranno ai costruttori dell’Oikos, fornendo input da sperimentare e da ritradurre, nel
virtuosismo sinergico autopoietico:
un’altra funzione di se stessi. Ed ecco che l’Oikos è riconosciuto anche come casa, in cui si evidenzia l’esperienza e la consapevolezza maturate:
il re-ligo et resurgo autopoietico,
utilizzato nell’accezione di riunione-resurrezione dell’Io acquisito a se stesso, alla propria estensione non locale, condizione che include ogni manifestazione esistente, da cui si evidenzia la funzione di
antidoto ad ogni forma settoriale, religiosa o laica,
ad ogni figura di maestro-discepolo,
terapeuta-cliente,
sacerdote-fedele ecc.
Il ricercatore, se così si autodetermina, potrà “consapevolizzare” tale operazione nell’ontos-sophos-logos autopoietico di se stesso (gli Universi-parte, l’Oikos autopoietico) e, parallelamente e simultaneamente, traslare tale consapevolizzare nell’Oikos autopoietico sensorio-percettivo, architettonico, che costruisce a Caporipa al solo scopo di porre in remissione se stesso, per determinare la condizione di consapevolezza che anche nel sensorio-percettivo non ha bisogno di riconoscersi in termini riduzionisti soltanto localistici: l’Oikos autopoietico, come principio attivo acquisito formatore, attraverso cui
porre in remissione definitiva ogni forma di Oikos solo localistico.


 

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