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DIES NATALIS SOLIS INVICTI

la visione della Sigmasofia sul nNtale
Sezione: Religioni e spiritualita' Tradizioni ed esoterismo » Articoli
Data: 17/12/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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DIES NATALIS SOLIS INVICTI
di

Nello MANGIAMELI

(fondatore della Sigmasofia e presidente dell’Associazione Sigmasofia onlus)

 (http://www.sigmasophy.com)

 

 

Quest'anno, in occasione delle festività natalizie o come dicevano anticamente del

dies natalis solis invicti,

voglio donare ai ricercatori in formazione e a tutti coloro che lo vorranno ricevere, questo dono:

la visione della Sigmasofia sul Natale.

Questo studio-dono nasce semplicemente dall'applicazione dei vissuti della Sigmasofia, alle antichissime ricorrenze solstiziali, ai culti solari e ai rituali di iniziazione, ai riti pre-cristiani che è possibile trovare e riconoscere dietro ciò che denominiamo il Natale.

Ed ancora.

Questo studio tenta di riconoscere come, attraverso specifiche proiezioni, la tradizione Cristiana abbia tentato di coprire e di integrare a sé, ossia ai propri significati-significanti, processi e festività già in atto da tempo, sostituendo, talvolta arbitrariamente, significati-significanti e i riferimenti originari, contribuendo così ad orientamenti dell'Io-psychè che non sono più consapevoli delle semplici realtà olistico-autopoietiche che il Natale rappresenta.

Entriamo.

Da sempre, l'Io-psyché dell'essere umano ha partecipato-osservato con vivo interesse l'alternarsi del giorno e della notte, del sole e della luna, delle stagioni. Osservando il loro ripetersi, continuamente, pensò che tutti quei movimenti naturali fossero creati da una forza grandiosa, potente, ossia da una o più divinità. Tali divinità, moventi la natura, furono denominate in diversi modi a seconda dell'epoca: Horus, Thammuz, Mitra, Rha, Iside, Giano ecc..

L'essenza è che, sostanzialmente, tutte quante rappresentavano le forze naturali olistico-autopoietiche osservabili e, come ci renderemo conto proseguendo questo studio, anche specifici stati Io-somatici.

L'evoluzione quotidiana della sfera solare, le fasi della luna, le variazioni climatiche sono gli ingredienti che indussero l'Io-psyché degli osservatori di quell'epoca a produrre il concetto di una forma di continuità dell'alba e del tramonto, delle stagioni tanto da far nascere l'evidenza di una legge (poi divenuta mito), quella

dell'eterno ritorno.

Pensarono che l'universo, attraverso questa ciclicità, esprimesse un proprio ordine olistico-autopoietico naturale innato.

Giano è una divinità bifronte e veniva identificato con il sole nel suo ciclo giornaliero e nel suo ciclo annuale. Era collegato alla sua casa, il cielo, e gli veniva attribuito il potere di scandire il giorno, la notte e le stagioni. Si pensava avesse il potere sul tempo e di conseguenza sul destino, considerato che questo si manifesta proprio all'interno dello scorrere del tempo. Perciò a quei tempi, venivano praticati rituali legati al suo nome. Si trattava di riti naturali, agricoli, pastorali, perché quelle erano le attività prevalenti.

In inverno, accade che il giorno raggiunga la sua durata più corta e in estate la sua durata più lunga. In coincidenza di questi momenti di massima espansione e di massima contrazione, venivano praticate le feste solstiziali.

Si tratta di rituali particolarissimi. Consistevano nel fatto che tutti potevano esprimersi totalmente, integralmente, si condividevano cose e prodotti naturali, si viveva liberamente ogni istinto ed emozione, si cantava, si suonava e si danzava e ci si divertiva in modo libero, si praticavano particolari rituali e si riconosceva l'inversione dell'orientamento del giorno in notte e della notte in giorno, in particolare il momento in cui, dopo una fase in cui il sole sembrava fermarsi, il solstizio, il giorno cominciava a crescere a invertire la propria riduzione, e viceversa. Era il solstizio che, appunto, significa

sole fermo.

Tali feste che si svolgevano in natura, nei campi di grano, diedero vita a quelli più famosi che a Roma furono denominati

 

 

i Saturnalia.

 

Sostanzialmente, questi tipi di festività stavano ad indicare il

passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, tra il sole che tramonta e il sole che sorge, il passaggio dal diverso orientamento, dell'inversione solare.

Giano è bifronte,

 

perché anticamente avevano osservato il fatto che, essendo il sole una sfera irradiante in tutte le direzioni, mostrava, per così dire, sempre la stessa faccia. Un'estensione di questo è attribuita al fatto che, sempre secondo la visione di quel tempo, avendo il potere di determinare l'anno trascorso e l'anno che dovrà venire, la stagione trascorsa e la stagione che dovrà venire, il giorno trascorso e il giorno che dovrà venire, potendo irradiare in ogni direzione, il sole poteva guardare dal proprio presente sia il passato che il futuro.

Al solstizio d'inverno, il giorno, la luce ribalta il proprio orientamento verso la riduzione e inizia ad aumentare, per questo tale momento è detto anche della

nuova luce.

All'inverso, nel solstizio d'estate, momento in cui la luce raggiunge la sua massima durata, il suo apice, inizia a ridursi, questo momento è anche detto del

nuovo buio.

Per questi motivi, un altro attributo di Giano era quello di guardiano delle porte:

Janus significa porta.

In queste porte solstiziali, era presente l'inversione della sequenza buio-luce e della rispettiva durata: processo ricordato, quando ogni giorno, a orari diversi, il sole sorge all'alba e tramonta all'imbrunire. Per queste specifiche dinamiche giornaliere, veniva definito

il controllore della porta del cielo d'oriente

che dava inizio al giorno e

controllore della porta del cielo d'occidente

che dava inizio al buio. Tutte porte solstiziali.

 

 

il giorno e la notte

 

Giano e le porte solstiziali scandiscono i ritmi della vita quotidiana, dell'Io-psychè: infatti, spesso, questi modifica le proprie azioni e comportamenti a seconda se è giorno o notte.

Qui, con gli occhi della Sigmasofia è possibile partecipare-osservare che in ogni Io-psychè, in ogni essere umano esistono momenti da lui letti come bui e altri come luminosi. Lo stesso succedersi degli stati di veglia e di sonno spesso indica quelle caratteristiche e il diverso modo di relazionarsi dell'Io-psyché con questi processi.

Per averlo osservato, da sempre, è noto all'Io-psychè come si comporteranno in futuro il giorno e la notte, le diverse stagioni e la loro durata. E' noto che queste modificano secondo ritmi visti, riconosciuti più volte nel passato. In questi ambiti, si svolge l'azione umana per cui, molti pensavano che tale divinità avesse il potere sul tempo che scorre, pur mantenendo la propria eternità, immortalità.

Il continuo albeggiare e tramontare, l'alternanza del giorno e della notte, del buio e della luce, è stato anticamente ed erroneamente letto, come il manifestarsi di due forze opposte, abbinandovi addirittura concetti come vita e morte.

Nascita, morte e rinascita.

Allo stesso modo, nell'interiorità osserviamo l'alternarsi dei diversi stati coscienziali, a volte vissuti come positivi, a volte percepiti come negativi. Ma, ora abbiamo riconosciuto che entrambi possono esistere, in quanto il corpo è acceso, è in vita e collegato alla natura olistico-autopoietica complessiva. Se questo corpo non fosse in vita-autopoiesi continuamente, i diversi stati coscienziali, positivi o negativi, non potrebbero nascere.

Nella realtà olistico-autopoietica, la luce non muore mai ed è il buio ad essere una condizione emergente, illusoria, in quanto dipende dalla posizione che assume il pianeta Terra rispetto alla radiazione di Giano, del sole. In realtà, esiste un'unica condizione che è luce, la quale assume la veste di buio, in conseguenza di un disallineamento con la sorgente luminosa. Quando apriamo le porte e le finestre in una stanza buia, immediatamente la stanza viene invasa dalla luce: non è mai il cubo di buio presente a spostarsi nella luce. Il buio, la notte, è soltanto una posizione assunta, non ha una sua realtà olistico-autopoietica.

L'alba, ciò che non tradisce mai, è li a dimostrarcelo. Tutto l'insieme fa parte di una funzionalità olistico-autopoietica, vitale da riconoscere, di cui ciò che

denominiamo buio, e proiettivamente punto morte è una conseguenza, un fattore emergente, un contenuto.

Anche nell'interiorità, possiamo osservare gli stessi processi. Se l'Io-psychè è in sintonia ed è emanazione degli ingredienti olistico-autopoietici che lo formano e da cui sorge, si trova in uno stato di continua ispirazione, di continui insight intuitivi e sincronici. Se invece quell'Io-psychè è disallineato dalle forze olistico-autopoietiche che lo hanno creato ed è identificato nei diversi contenuti, positivi o negativi, memorizzati, registrati attraverso l'esperienza, perde la consapevolezza dell'allineamento autopoietico, vive e si identifica con i contenuti acquisiti specifici, luminosi o bui, a seconda di come li ha vissuti e li vive.

Il sole, la vita, i significati olistico-autopoietici dell'Io-psychè non muoiono, sono sempre lì dove sono e irradiano in tutte le direzioni, sono presenti nell’olos-direzionalità: Giano.

Anche anticamente abbinarono a questa nascita-morte il destino dell'Io-psychè, dicendo che, se la natura complessiva, Giano, avesse seguito quel ciclo, anche l'essere umano e tutti gli esseri viventi, parti integranti della natura, avrebbero dovuto necessariamente seguire le stesse leggi. La visione era corretta, ma l'errore fu creare la dicotomia

vita uguale giorno, luce,

morte uguale notte, buio.

Non riconoscere il buio come conseguenza, espressione, di una posizione rispetto alla condizione olistico-autopoietica determinò una serie di errori a catena. Si disse che all'essere umano tocca la stessa sorte di Giano, perché ne è parte, ma si affermava questo nell'ottica proiettiva di una funzionalità dicotomica buio-luce che semplicemente, autopoieticamente, non ha. Giano, il sole, e tutti i correlati continuamente irradiano luce, non buio.

Non riconoscendo il buio-luce come una componente proiettiva, li costrinse ad arrivare a deduzioni erronee. Ad esempio, nella funzionalità olistico-autopoietica complessiva non esiste il positivo o il negativo (se non per l'Io-psychè che così li interpreta), ma soltanto quella funzionalità con quegli effetti. Pensavano che, quando la luce cresce e il giorno sale è positivo, quando invece decresce è negativo. Dipendeva dal fatto che di notte non potevano orientarsi facilmente, era freddo, erano più soggetti ad attacchi di animali e così via. Infatti, chiamarono quella del solstizio di dicembre

la porta degli Dei

(in quanto considerati immortali): il sole, la luce iniziavano a crescere. Quella di giugno

la porta degli uomini

(in quanto mortali): il sole e la luce iniziavano a decrescere, ad orientarsi verso il buio.

La pratica della Sigmasofia ci prova che, quando l'azione nasce da contenuti acquisiti, memorizzati, l'Io-psychè risente delle caratteristiche anche istintivo-emozionali di quel contenuto e ne assume le forme, la deteriorabilità: un'esperienza acquisita nasce, si svolge, finisce, ed è questa la legge che la regolerà. All'inverso, quando nasce da ingredienti olistico-autopoietici, dall'inconscio autopoietico dal campo coscienziale olistico-autopoietico quell'azione risentirà del potere di

autopoiesi continua,

di eterno ritorno,

di non deteriorabilità agente nel cosmo,

nell’Universi-parte.

Tutti questi sono processi che troviamo in natura, interiore o esterna che sia e che, ripeto, vanno vissuti oltre la dicotomia proiettiva luce-buio-.

Il Natale è una festa legata al solstizio invernale. Anticamente, come detto, si festeggiava la nascita del Dio-sole partorito dal Ventre della vergine, della Dea Vergine: il cielo, il cosmo! Già nei rituali Mitriaci, si osservava questa usanza ed era considerata un'attività del tutto naturale detta

dies natalis solis invicti.

Interiormente, il dies natalis solis invicti coincide con il momento in cui l'Io-psyché, disidentificandosi dal proprio acquisito, vive consapevolmente le componenti olistico-autopoietiche che lo formano. Ogni momento può essere il Natale che, anticamente, veniva ricordato attraverso i solstizi. Un aspetto importante è che, dopo la nascita del Cristo (qualunque cosa si intenda con questo nome) la chiesa, preoccupata che questi culti solari potessero influire e frenare la diffusione del Vangelo pensò, arbitrariamente, di legare il Natale del Cristo a quella data che fissò al 25 dicembre, unificandola al periodo in cui si svolgeva il Dies natalis solis invicti, lanciando l'idea Sole uguale Cristo, abbinando arbitrariamente i due contenuti e causando quindi l'ambivalenza e la trasformazione del Natale che anche oggi viviamo. Infatti, nei Saturnalia, che andavano dal 17 al 24 dicembre, come negli antichissimi rituali, era festa grande. Il sole, la vita, l’autopoiesi non tradivano, riprendevano a crescere e questo era motivo di gioia, di divertimento, di sfrenatezza, di fluire Io-somatico. L'abbinamento degli ingredienti mistico-religiosi mischiò a questi momenti comportamenti ed azioni con valenze diverse, determinando così un insieme di espressioni anche sfrenate, opposte, in dicotomie che ancora oggi osserviamo: quasi tutti, infatti, si divertono, acquistano, donano regalano, mangiano e contemporaneamente alcuni fanno novene, preghiere, ritualità religiose. Voglio comunicare che quella che era una pura osservazione e festa della bellezza olistico-autopoietica naturale, osservabile da tutti, è stata mischiata con altri concetti, legati alla religione cristiana.

A Natale si festeggia il natale del sole, ossia il momento in cui

la luce inverte il suo cammino e inizia a ricrescere.

In realtà, seguivano i movimenti della terra e del sole e della posizione rispetto alla radiazione continua da questi emessa. In realtà, la luce è sempre quello che è, la pratica dei rituali solstiziali poteva condurre l'Io-psyché dell'officiante a prendere coscienza di questa realtà olistico-autopoietica pre-dicotomia.

Interiormente, è la Concentrazione-transmutazione olistico-autopoietica praticata in Sigmasofia, la risalita di ogni memoria, di ogni stato coscienziale, di ogni condizione identificativa Io-somatica fino al raggiungimento dello stato pre-dicotomia, per poi farle ricadere nell'azione quotidiana.

Il solstizio d'inverno coincide con il giorno, la luce più corta, breve dell'anno che inverte il proprio cammino. Seguendo queste crescite e queste decrescite, l'Io-psyché dei praticanti di quei rituali poteva trovare il vissuto che avrebbe portato oltre quella dicotomia. Il punto da cui, quando il sole tramontava, ne conseguiva di fatto la condizione di buio, era reale su quel piano: non si vedeva, e risultava molto difficile riconoscerne la realtà illusoria. Lo stesso si verifica quando l'Io-psyché è identificato in un processo, in una problematica: in quei momenti, difficilmente si rende conto dell'incompletezza, come consapevolezza, che in quei momenti sta vivendo. Attualmente, è perfettamente osservabile dallo spazio, dalle sonde. Cambiando punto d'osservazione, si riconosce questa realtà: si nota perfettamente quale parte della terra è esposta al sole e quale no, stando fermo sulla terra, necessariamente, l'essere umano doveva muoversi con essa. Solo pochissimi a quel tempo potevano essere consapevoli di questa realtà, coloro che potevano cambiare punto d'osservazione: alcuni raggiungevano questa percezione attraverso i rituali che permettevano l'autonomizzazione dell'Io-psyché dal corpo, e quindi spostarsi: è ciò che denominiamo autopoiesi olosgrafica non locale.

 

 

Attualmente, attraverso la formazione, orientiamo i ricercatori verso la pratica di tecnologie Io somatiche che permettono all'Io-psyché di riconoscersi come autonomo dal corpo e dal sistema nervoso che lo veicola, il vissuto della realtà non locale dell'Io-psyché, condizione in cui si può osservare la continuità di questa sorgente solare, in ogni direzione.

Ma erano pochi, coloro in grado di praticare tutto questo e, probabilmente, erano poco ascoltati. Comunque, nei rituali di quel tempo, troviamo uno che prevedeva il fatto di rendersi conto di questa inversione e rendersi simultaneamente conto dell'influenza nell'Io-psychè di questa crescita.

In Sigmasofia, nell'azione quotidiana l'Io-psyché si organizza a creare varchi nelle proprie identificazioni, inizia a raggiungere insight intuitivi e sincronici, momenti olistico-autopoietici, nuove luci, nuove consapevolezze nei bui identificativi, nei momenti di non allineamento con le forze solari, profonde che olistico-autopoieticamente dinamizzano l'Io-psyché.

Tale ribaltamento, inversione della funzionalità autopoietica, doveva essere annunciato: per questo, in alcuni rituali, previdero il passaggio degli zampognari, pastori che, per l'occasione, divenivano pellegrini e

dovevano viaggiare a due a due, come gli opposti buio-luce, giorno-notte

con strumenti emettenti diverse tonalità, secondo un antichissimo rito.

Mandi i suoi discepoli a due a due e dirà loro di portare soltanto un bastone e nient'altro

e di calzare sandali

  Marco

I sandali dovevano essere a maglia, o di rete, a indicare una forma di evoluzione dal basso, dal punto più basso.

In questo si riconosce una sovrapposizione cristiana, in quanto nelle feste solstiziali originarie, tutto ciò non era concesso. Infatti, i zampognari rappresentano uno dei diversi modi per riportare all'esterno un avvenimento tutto interiore: l'avvento di un Cristo, di una luce esterna che, annunciata attraverso suoni, riti, costringe, di fatto, a spostare all'esterno l'attenzione. Processo, oggi, che si è centuplicato, con luci, vetrine, sfarzi, viaggi ecc. che però non orienta verso l'interiorità: essendo l'esistente un unico corpo funzionale, tutte le forze olistico-autopoietiche, necessariamente, nascono dalla profondità, da dentro la materia e non da elementi esterni sensibili. Tutti vivevano direttamente ciò che c'era da vivere, le feste si aprivano e si poteva riconoscerlo.

Era necessario farsi trovare pronti all'avvenimento, al cambio di orientamento funzionale. Infatti, nel rito era prevista

la vigilia che significa veglia

e per meglio riconoscere l'evento naturale, digiunare mantenersi leggeri, pensando che fosse necessario

digiunare le cose del mondo.

Nei giorni precedenti al solstizio, si praticava la novena, ossia, la celebrazione di preghiere, invocazioni che si svolgevano di nove in nove, da novem che significa nove, così come nove erano le pietanze di cui ci si doveva nutrire.

Il digiuno, le novene, sono una sovrapposizione successiva: originariamente, era soltanto liberazione Io-somatica e il digiuno si applicava agli aspetti quotidiani identificativi di allora (molti meno degli attuali e molto più vicini alla natura), non nutrirsi più di acquisito, ma solo di autopoietico non locale.

La veglia era vigilia, attenzione, libero fluire a prendere consapevolezza. Arrivava anche nutrendosi di altri esseri viventi, di animali, nel senso che la componente della nuova luce doveva essere in grado di inglobare l'aspetto materiale.

La sovrapposizione con il cristianesimo determinò che, insieme al digiuno che doveva coprire tutti gli aspetti e le pratiche appena indicate, paradossalmente mangiavano lo zampone o si nutrivano del capitone, che è il pesce-serpente. Il pesce mistico era un invito a risolvere l'elemento istintuale che pensavano potesse non far riconoscere l'elemento olistico-autopoietico: in realtà attraverso tutto ciò si coprivano gli aspetti della sessualità-sensualità.

Un'altra usanza era quella di accendere un fuoco, per indicare appunto alla vigilia, alla veglia, la luce che stava per arrivare e che assumeva uno specifico valore interiore. Il fuoco veniva acceso con il ceppo natalizio, spesso di quercia, grande e doveva ardere tutta la notte, fino all'alba. In quanto benedetto e avvisatore della nuova luce, si pensava avesse proprietà terapeutiche, che dovevano essere poi al mattino distribuite al terreno, mediante la dispersione della cenere rimasta. Nella pratica interiore, la nuova luce veniva trasmessa su tutto il corpo. Altra conferma è che, durante le novene, fino alla vigilia, tutto veniva ritualizzato, e in quel periodo prossimo alla nuova luce, al cambio di orientamento potevano essere osservate molte indicazioni che, simbolicamente, trovano espressione in alcuni giochi rituali, che potevano orientare l'Io-psyché verso il naturale, e il nuovo anno. Ad esempio, si praticava un rituale detto calculi, di cui la tombola è una conseguenza profondamente cambiata; altri venivano giocati su delle tavole, molto simili agli scacchi, stabilivano l'orientamento per divenire Re, il sole di loro stessi. La parola scacchi deriva dal termine schah che significa re. Si gioca in due, perché c'era il riferimento buio-luce: ancora oggi, le pedine sono bianche e nere, lo scacco al re indica la fine di una stagione e l'inizio di un'altra, tutte le pedine della scacchiera sono funzioni Io-somatiche e naturali, da riconoscere. Le domande potevano essere del tipo,

quali strategie ho seguito, per arrivare a dare scacco al re?

Perché non ho saputo difendermi dallo scacco?

Originariamente, era soltanto gioco libero poi si è mischiato alle nuove forme di preghiera cristiana, dando vita ad un ibrido che fa in modo che l'uno aspetto non possa riconoscere l'altro: in realtà, non si integrano, se non per dovere convenzionale.

A ben osservare, si può rilevare che tutti i processi solstiziali fanno parte di un unico processo vitale, sempre attivo, sempre acceso. E' l'unico e vero

athanor dell'alchimista dell'Io-psyché che indaga se stesso,

che transmuta il vil metallo in oro,

che trasforma le proprie identificazioni acquisite nella percezione dell’autopoietico, non deteriorabile che lo compone.

Athanor deriva del greco athanatos

che significa

ciò che si rinnova e non muore mai.

In questo, con forme diverse, riconosciamo uno degli orientamenti specifici della Sigmasofia.

La nascita della

nuova luce,

che, come visto, nel senso profondo non è nuova; significa

avvicinarsi al riconoscimento delle forze solari perenni, transfinite

sono

il fuoco segreto.

 

 

C'è da dire che, di tutti questi giochi solstiziali, l'uomo è parte integrante in quanto non scollegato dalla natura. Come visto, nell'interiorità, troviamo questa enantiodromia: rappresenta le stagioni dell'Io-psyché, i momenti di luce e di buio, di nuove luci e di nuovi bui che spesso sono vissuti nell'accezione convenzionale di bello-brutto, di vita-morte e mai riconosciuti come a-thanatos, il processo funzionale che transfinitamente, si rinnova.

Infatti, al di là delle produzioni, giorno-notte, bene-male, gioia-sofferenza, il denominatore comune è che il corpo è continuamente acceso mentre questi processi fluiscono. Ma, il corpo fisico è parte integrante della natura e l’Universi-parte, l'unico corpo continua a funzionare, malgrado le nascite e le morti fluiscano ininterrottamente.

In un rituale antico, si procedeva in processioni con le fiaccole accese e ci si recava ad assistere alla messa di mezzanotte, al momento della nascita della nuova luce e prima di entrare in chiesa, prima di prendere coscienza della nuova luce si buttavano le fiaccole per realizzare un grande falò. Simbolicamente, si volevano rappresentare le tappe, le progressioni che l'Io-psychè deve fare, prima di arrivare a ricordare i propri ingredienti olistico-autopoietici, che coincidono con la messa di mezzanotte. E' ciò che segna il sorgere della nuova luce e innesca forme di consapevolezza di A-Thanatos.

Nei rituali precedenti, lo stimolo veniva dato dal Tempio-essere umano che, risvegliando il proprio aggredior e riconoscendolo anche nella fisiologia autopoietica che lo forma, poteva vivere momenti estatici, di autopoiesi continua. Troviamo ampie tracce di questi processi nell'antropocosmo, rappresentato integralmente dal Tempio egizio: là, in occasione del primo nato, al momento del solstizio, della nuova luce, afferrandolo per un piede, il sacerdote lo mostrava al popolo proclamando

E' nato è nato.

Nella simbologia, tutto questo gioco, avviene in una grotta, in una capanna. Non può che essere il dentro della materia. Nell'essere umano, è lo spazio interiore coscienziale che ha altezza, larghezza e profondità, in cui muove l'Io-psyché, il fuoco dell'atomo, il sole interiore. Ma, che cosa nell'interiorità fa nascere la nuova luce che emerge nel buio, in perfetta sincronia con le funzionalità dell’Universi-parte, dell'unico corpo? E' ciò che porta chiarezza nei bui coscienziali: è la presa di consapevolezza, l'insight intuitivo e sincronico.

Io sono lo spirito, io sono la vita,

sono venuto per mettere il fuoco nelle cose.

Nella simbologia, nella grotta ci sono Maria e Giuseppe, l'asino e il bue. Maria e Giuseppe non possono che essere il DNA, lo spermatozoo e l'ovulo presenti che, da dentro hanno saputo edificare il corpo e l'Io-psychè; il messaggio è che tale attività nell'unico corpo complessivo può produrre anche diverse morfologie come il bue e l'asinello. Sono tutte forme provenienti dalla funzionalità complessiva, per questo motivo lette come forze solari.

Al momento del riconoscimento, del vissuto del sole invincibile, ci si rende conto che tale funzionalità è eterna ed è questa consapevolezza che legittima l'affermazione: buon natale, felice natale.

Per festeggiare, in antichità utilizzavano un prodotto legato al sole, al grano! Infatti il natale era anche detto

il giorno del pane.

 

 

 

Per questo motivo, è ancora oggi in uso mangiare dolci a base di farina. Dolci, perché l'insight intuitivo e sincronico è una forma di dolcezza, di sapore autopoietico. Ed ecco nelle diverse epoche nascere il pan giallo, il pan certosino; il pan dolce, il pan forte, il pan viso. Plinio riferisce che alla festa del natalis solis invicti, si confezionavano le sacre frittelle: la farinata che poi, via via, si è trasformata nel panettone.

L'insight intuitivo e sincronico, la nuova luce, la consapevolezza è sempre stata vissuta con entusiasmo tanto che la consideravano

giorno di festa dell'illuminazione suprema.

Ed ecco che, dopo la veglia, (la vigilia) nasce la nuova luce, l'eterno regalo delle forze olistico-autopoietiche è il dono che oltre che dal Cristo è stato successivamente portato da Babbo Natale, ovvero dal principio attivo autopoietico. E' il dono dell’autopoietico che, simbolicamente, ancora oggi festeggiamo ed attuiamo naturalmente attraverso le strenne natalizie.

La presa di consapevolezza della nuova luce può far incontrare, far prendere coscienza di una dea, Strenia, ossia colei che apporta felicità autopoietica. E' lo stato coscienziale emergente, dopo il vissuto reale dei principi attivi autopoietici che formano l'Io-psyché, il vero significato da vivere che, successivamente, è stato sostituito dai regali di Natale che in alcuni suscitano forme di contentezza.

Altro modo per rappresentare tutto questo è quello di posizionare la strenna sotto o come frutto di un albero sempreverde, che non risente dell'andamento specifico stagionale: è l'abete, lo strutturale da cui nasce la nuova luce, il regalo, simbolo della natura che non muore mai. E' il frutto dell'albero di Natale,

dell'albero della vita,

della vita autopoietica, di a-thanatos.

 

    

Il Natale significa possedere, vivendola, la chiave della

danza olistico-autopoietica dell’Universi-parte: noi stessi.

Dando forma a quelle componenti e a quei significati-significanti, applicabili ad ogni solstizio interiore, che può avvenire in ogni momento, ci prepariamo a fare in modo che l'anno sia veramente, olistico-autopoieticamente nuovo.

Auguri Autopoietici

Nello Mangiameli

Affinché A-Thanatos

disveli i suoi significati-significanti autopoietici  

 

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