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OLTRE L'UNITA' NELLA DIVERSITA'

Sezione: Filosofia » Articoli
Data: 10/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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OLTRE L'UNITA' NELLA DIVERSITA'
di
Nello Mangiameli
Le Vie di ricerca sulla coscienza, spesso, citano gli opposti-complementari, la dualità, la dicotomia (…): scopriremo insieme che tali concetti sono da approfondire in relazione alle tematiche che qui sto presentando.
§ Gli opposti sono formati da processi, enti, cose (…) riconosciuti e interpretati come contrari (bene e male, amore e odio, vita e morte …), e così via.
§ I complementari sono gli stessi elementi, formanti gli opposti, riconosciuti e interpretati come completamento l’uno dell’altro, l’altro dell’uno.
§ Gli opposti-complementari sono, quindi, processi, enti, cose (…) riconosciuti e interpretati come contrari che si completano a vicenda.
Gli opposti-complementari includono dualità che, in Sigmasofia, rappresenta il principio, per cui dalla costruzione della propria teoria conseguente ad un’esperienza, ad un vissuto, si individuano due caratteristiche: il soggetto sente simultaneamente attrazione e repulsione verso qualche cosa, sente di amare e di odiare …, ossia due stati, detti appunto, duali che lo formano.
Tale processo può essere definito anche dicotomico, in quanto l’interpretazione suddivide il vissuto in due parti (diade) che, per tali motivi, sono riconoscibili come complementari, in quanto appartenenti allo stesso vissuto.
Allo stesso modo, lo si può interpretare come ambivalente. I vissuti ci confermano che si tratta di uno stato di coscienza, in cui coesistono contenuti dicotomici, opposti. Accade continuamente, durante la formazione, che il ricercatore investa il Maieuta simultaneamente di sentimenti, da lui interpretati come negativi e sentimenti da lui interpretati come positivi.
Stiamo girando intorno ad uno stesso processo, utilizzando denominazioni differenti. Anche se si manifestano le componenti indicate, è possibile affermare che opposto-complementare significa, quindi in fase o, come si utilizza dire in Sigmasofia, in Sigma (sommatoria più proprietà emergente, nascente da tale sommatoria).
L’Universi, di cui siamo parte integrante, evidenzia nella parte ciò che abbiamo interpretato come opposti-complementari. Se partecipiamo-osserviamo lo spermatozoo e l’ovulo, li interpretiamo e conosciamo come una parte, appartenente all’uomo e come una, appartenente alla donna, a due parti. Il maschile e il femminile sono considerati opposti, ma se partecipiamo lo zigote, ossia l’unione dello spermatozoo con l’ovulo, riconosceremo che sono inscindibili, inseparabili, sono opposti-complementari che formano l’essere umano, il quale indipendentemente dal genere diviso, è riconoscibile come androgino (spermatozoo più ovulo.). Se prendiamo in considerazione il respiro, lo riconosceremo essere formato da un processo denominato inspirazione e da un altro denominato espirazione: uno introietta, l’altro estromette, ma sono opposti-complementari inscindibili a cui diamo il nome, la proprietà emergente, di respirazione.
Possiamo procedere nello stesso modo con le diverse parti-Universi, anch’esse riconoscibili come opposti-complementari, inscindibili, ossia come un unico processo: l’Universi. Producendo fluttuazioni, parti e ponendole in remissione, come un oceano fa con le onde, l’Universi è ciò che mette in fase le parti, quando si riconosce consapevolmente come emanazione dell’Universi stesso. Quindi, essendo gli opposti-complementari una produzione di Universi, è ovvio che ognuno possa trovare la propria autotrascendenza, riconoscendosi nelle funzionalità olistico-autopoietiche di Universi che li genera.
Quando uniamo due azioni di significato opposto, produciamo un ossimoro, ossia una manifestazione coerente dell’opposto-complementare.
In realtà, non è mai esistito un processo come la dualità (o quelli descritti), se non per l’Io-psichè che così ha interpretato. Il contesto naturale, l’Universi, non produce dualità, bensì funzionalità coese, coerenti, unitarie che l’Io-psichè, scisso da esso, legge e interpreta come duali, dicotomiche, opposte-complementari.
L’Io-psichè di molti non assume di formarsi, attraverso il vissuto diretto, alla funzionalità unitaria, non scissa, dell’Universi, di cui è evidenza. Tale raggiungimento gli consentirebbe di includere, di gestire quelli che l’Io-psichè stesso ha suddiviso e interpretato come opposti-complementari, a cui può attribuire valenze a loro volta dicotomiche.
Partecipare-osservare la questione opposti-complementari dalla condizione olistico-autopoietica di essere Universi integrali, inscindibili, permette di vivere vita-morte, luce-buio, guerra-pace, amore-odio … senza attribuzioni di valenze, ma come processi esistenti in un tutto è legato.
Tale produzione di opposti-complementari e di abbinamento della relativa valenza ha avuto, ed ha, una sua specifica funzione, relativa alla presa di consapevolezza. La produzione dell’acquisito, della scienza, delle filosofie, delle religioni, delle tradizioni è lo strumento fatto funzionare, per opposti-complementari, attraverso cui stiamo formandoci a riconoscere la nostra scaturigine e che ci riporta alla prima scissione fondamentale, quella tra la vita-autopoiesi innata e l’acquisito, attraverso l’esperienza: prima scissione, frattura in opposti-complementari da sanare, da reintegrare perché così non corrispondente all’essenza. Operazione, quest’ultima da reintegrare dopo la variazione–contrasto di stato ed è proprio da questa differenza di potenziale che nasce il riconoscimento, la funzione Ypsi (ossia la costruzione della propria teoria, conseguente al vissuto, sintetizzata) utilizzata per partecipare e vivere l’insieme complessivo, l’Universi-parte, appunto, unitario, non vivibile come opposti-complementari, bensì successivamente come processo unico. L’identificazione dell’Io-psiche è nelle proprie esperienze, attraverso cui costruisce l’acquisito, ma nello stesso tempo è variazione–contrasto, creazione di dicotomia dall’Universi che genera. Ha, inoltre, determinato una continuità di attenzione all’acquisito, attraverso l’esperienza attraverso cui abbiamo costruito scienza e filosofia, che abbiamo suddiviso nelle molteplicità delle manifestazioni identificative, anche ideologiche, con ulteriori fissazioni sul proprio culturale che quando si sono incontrate, forti ognuno delle proprie sicurezze che, per loro veicolavano, non potevano far altro che confliggere, generare guerre di relazione tra esseri umani e tra le loro edificazioni: stati, gruppi e così via. In tal modo, si sono generati processi di guerra, di conflitto, altro opposto-complementare, variazione-contrasto dall’innato autopoietico, dall’Universi, tecnicamente in grado di generare ogni opposto-complementare. A forza di confliggere e di riconoscere tale stato, è stato possibile evidenziare e prendere consapevolezza anche dello stato opposto, la pace (molti si battono in tal senso) e rilevare che entrambi sono produzioni opposte-complementari dell’Io-psichè, esso stesso emanazione del campo coscienziale olistico autopoietico. Si tratta di un gioco autopoietico, soltanto in apparenza complesso che, finalmente, stiamo vivendo, decodificando, transmutando.
Consapevole di tali funzionalità, la Sigmasofia propone il vissuto integrale di ogni opposto-complementare, realizzato al di fuori delle speculazioni intellettuali, razionali, in modo che ogni singolo opposto-complementare di qualunque valenza, genere, sia vissuto per poi riconoscerlo anche come opposto-complementare, come processo unico complessivo, da cui estrapolare funzione Ypsi, a cui, a sua volta, verrà applicato lo stesso procedimento, fino a coinvolgere ogni opposto-complementare. A quel punto, si attua la loro risalita (ascesi, in Sigmasofia, Concentrazione-transmutazione autopoietica), per viverli nel momento in cui il campo coscienziale olistico-autopoietico, innato, li produce, entrando nei processi non localistici, dalla porta principale, l’Io-psichè, che tutto ciò consente di attuare. E’ questo il momento, in cui si entra nella ∑igma-logic (la logica unitaria che nasce da tali vissuti), nella coscienza olistico-autopoietica, che contiene ogni opposto-complementare, ogni produzione riduzionista, identificata in se stessa, ogni meccanicismo. Tale condizione, per così dire, pre-manifestazione degli opposti-complementari, ci fa partecipare-osservare, in diretta, la produzione e lo sviluppo degli stessi: è una posizione, da cui il campo coscienziale partecipa, vive e riconosce se stesso, sia nella manifestazione sensibile, Io-psichè, che nella manifestazione sovrasensibile, non localistica, innata.
Soltanto la formazione viscerale, vissuta, potrà consentirci di iniziare a produrre consapevolmente coscienza olistico-autopoietica.
Il pensiero olistico è facilmente confezionabile da chiunque abbia un minimo di cultura e segua con intelligenza le questioni, ma parlare e disquisire di olistico non coincide affatto con il viverlo visceralmente. E’ come dire che nel pensiero olistico rientra e contiene la produzione di telepatia, ma poi, andando a verificare se quel soggetto è in grado di produrre telepatia con continuità e in modo verificato, ci si può rendere conto che non ne è capace: se lo ascoltiamo, egli è assolutamente certo che questa esista. Vogliocomunicare che è possibile produrre pensiero olistico ed essere lontanissimi dalla coscienza olistica, si tratta di uno dei più grandiosi meccanismi di fuga messi in atto dall’Io-psichè dell’essere umano, una della variazioni-contrasto che è necessario destrutturare e superare definitivamente.
La formazione della International Sigmasophy University prevede la sperimentazione per molti anni, al di fuori del linguaggio verbale, di molte emozioni, istinti, nessuno escluso, di vissuti viscerali in cui interagiscono i diversi modi di essere, di vivere di ognuno, di intendere la realtà, vivendoli integralmente senza riserve. È mettersi in gioco, in discussione, interagire l’intimo, irrivelabile di se stessi, in gruppo, ed inizialmente, al di fuori del linguaggio: questo ha assoluto valore formativo e propedeutico a tali vissuti, seguendo la costruzione della propria teoria, conseguente al vissuto.
Contemporaneamente, si svolge un lavoro, attraverso cui ognuno porta delle informazioni anche scientifico-filosofico culturali che vengono raccolte e in cui le diverse visioni e ricerche si incontrano.
E’ l’unità nella diversità che coinvolge due piani, quello innato e quello culturale. La metodo-ontos-sophos-logia seguita è quella integrale, a partire dall’assunzione di se stessi, di ciò che di sé si vive, si riconosce, mettendolo in gioco.
Per farvi entrare nella metodo-ontos-sophos-logia Sigmasofica, vi trasmetto alcune modalità: partecipazione-osservazione vissuta, di ogni singolo stato di coscienza producibile e di cui si è consapevoli.
Come detto, dai vissuti, si estrapola la funzione Ypsi (vedi definizione prima), condizione, da cui si affronteranno le sedute successive.
Tali azioni sono rinforzate contenute e anche trascese dalla pratica di Autopoiesi Olosgrafiche locali e non localistiche (innovative meditazioni dinamiche) che, ad ogni raggiungimento, producono ulteriore funzione Ypsi, integrazione dei dati prodotti da ogni singolo ricercatore, fino all’azione di ricaduta nel quotidiano, attraverso l’assunzione della bios-etica olistico-autopoietica, quella nascente da tali prese di consapevolezza.
Tutto ciò consente di vivere la complessità di se stessi, anche in relazione ad altri, fino a riconoscere di essere parte inscindibile di un unico Universi.
Con tale approccio, abbiamo rivoluzionato la struttura della psicologia e della psicosomatica, scoprendo che non di solo logos è formata la psiche, ma anche di ontos (l’essere), di sophos (la saggezza), di kraino (l’Io compio), creando così le basi della nuova materia di studio che non è più psicologia, ma psico-ontos-sophos-logia. E’ soltanto un esempio. Tale approccio è stato applicato anche al piano culturale.
La caratteristica di tale Io-ontos-sophos-logia è quella di produrre azioni, in cui le dicotomie, gli opposti-complementari operano inscindibili e si riconoscono come emanazione funzionale nella parte di Universi, un’innovativa religo olistico-autopoietica su base vissuta.
Il raggiungimento di stati differenti di coscienza ci ha consentito di verificare che anche altre scienze avevano raggiunto risultati simili, non ultimo lo stato E.C.A. di Entanglement Coscienziale Autopoietico, raggiunto dopo anni di ricerca, che è stato riconosciuto dalla scienza, anche nella manifestazione microstrutturale (mi riferisco all’entanglement quantistico della fisica). Era inevitabile che anche lo scienziato scoprisse nel soma, nella materia, tale processo, in quanto psiche e soma sono inscindibili, formano un'unica unità funzionale.
Era inevitabile che dopo aver vissuto, visualizzato migliaia di volte, forme frattali, tale concetto potesse essere utilizzato, anche dalla scienza. E’ importante, perché il faticoso vissuto viscerale trova dei riscontri in vissuti sperimentali della scienza, il che concorre a rinforzare la motivazione a ricercare, producendo anche soddisfazione, in quanto il faticoso vissuto trova riscontri anche in settori scientifici.
Ogni ricercatore, orientato a tentare di vivere gli eventi, di qualunque tipo, pronto a capirli, a prenderne conoscenza e utilizzando il vissuto viscerale pone in remissione le analogie, poiché descrive direttamente ciò che vive. Realizzando ciò, ha contribuito alla propria crescita e a quella delle persone con cui ha con-partecipato l’esperienza ed ognuno crea, così, orientamenti collettivi.
Inizialmente, volevamo creare una scienza della coscienza e una coscienza della scienza, ma questa intenzionalità si è frantumata, destrutturata a colpi di vissuto e si è evidenziata irresistibilmente l’ontos-sophos-logos della coscienza e la coscienza dell’ontros-sophos-logos.
Abbiamo verificato che, tale transmutazione sarà utile al logos, alla scienza, per perfezionarsi e per auto-realizzarsi guidata dall’ontos e dal sophos che, se vogliamo essere spazio-temporalmente precisi, nascono prima di logos.
L’olosdirezionalità di ricerca, che si è evidenziata, ha potenziato gli assunti descritti in cui l’unità nella diversità ha lasciato naturalmente il posto, vissuto dopo vissuto, all’autonomia fusionale autopoietica (segue …).
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