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OLTRE IL BENE E IL MALE

Sezione: Filosofia » Articoli
Data: 10/02/2013
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Autore: Nello Mangiameli
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OLTRE IL BENE E IL MALE 
 
E’ verificato che il bene e il male, l’amore e l’odio, per ovvi e semplici motivi, non sono innati nell’Io-psichè dell’essere umano e delle parti-Universi.
Gli studi e le ricerche si sono sviluppati in conseguenza del vissuto diretto della fisiologia localistica, che viene utilizzata per attivare la facoltà di concettualizzare sia ciò che denominiamo il bene sia ciò che denominiamo il male, cioè una delle funzioni fondamentali, utilizzate per generare lo stato di coscienza bene e male, evidenziando che il processo funzionale generante tali aspetti, soltanto successivamente definiti, interpretati come il bene e il male, è pre-dicotomia e assume altri significati-significanti.
Durante lo studio realizzato, si è proceduto attraverso il vissuto integrale di ogni singolo istinto ed emozione, realizzato a mediazione Io-somatica, con l’eliminazione del linguaggio verbale, per cui i ricercatori erano invitati a vivere realmente i diversi stati di coscienza In seguito, si applicava la costruzione della propria teoria conseguente tutti i vissuti, integrati uno con l’altro, per sommatoria e proprietà emergente.
Si è così dimostrato l’esistenza della biosetica olistico-autopoietica che non ha nulla a che vedere con il bene e il male, avendo una radice nel campo coscienziale olistico-autopoietico. Si tratta di una serie di principi attivi innati che possono essere assunti come leggi innate dell’Universi-parte, pre-manifestazione della dicotomia, della dualità dell’eneantiodromia, comune a tutti gli Io-psichè, a tutti gli esseri umani. In pratica, la dicotomia e i relativi significati-significanti che veicola sono, per così dire, successivi ad una produzione delle funzioni innate che li generano.
Durante gli stages realizzati, a cui è stato applicato tale controllo, denominato progetto biosetica autopoietica, in una situazione di gruppo, si invita il libero ricercatore a vivere liberamente una situazione, inerente la morale. Dalla lettura dei risultati, si vive che il bene e il male sono entrambi produzioni dell’Io-psichè che li genera e spesso hanno finalità localistiche, inerenti lo stato di autoconsapevolezza di chi li produce. Se ne rilevano diverse intensità prodotte, e si possono manifestare sia direttamente che indirettamente: pensando ad un fine, si agisce per perseguirlo e l’esito è un qualche cosa che non ci si aspettava e questo sia a favore dell’uno che dell’altro.
La maggioranza dei ricercatori è consapevole di essere generatore di tali stati e dei relativi significati significanti che si abbinano. Abbiamo verificato che uno stesso atto può essere interpretato da qualcuno come il male e da altri come il bene, evidenziando valutazioni soggettive inerenti i vissuti, la propria storia, indipendentemente da abilità, nazionalità, religioni, conoscenze scientifiche o coscienziali. ecc.
Si evidenzia la differenza tra produzione dello stato coscienziale che coinvolge principi attivi olistico autopoietici e fisiologia localistica e pensiero e significati-significanti e relativi istinti–emozioni, applicati. Successivamente, si sono anche verificati gli effetti di tali produzioni.
Una prima definizione: la capacità dell’Io-psichè e del cervello, che utilizza per produrre stati di coscienza valutati come bene o come male, è parte integrante dei processi inerenti il campo coscienziale olistico autopoietico non locale e coinvolge il campo istintivo-emozionale e le funzioni cerebrali, attraverso cui formuliamo giudizi. Identificandosi ed essendo consapevoli soltanto della parte finale di tale processo, alcuni Io-psichè assumono che tali valenze, attribuite da loro stessi, possono influire sulla propria azione. Ma, non appena li si forma al vissuto delle funzioni non localistiche pre-dicotomia, transmutano tale valutazione e vivono lo stato innato pre-dicotomia bene-male, pongono tutto ciò in remissione. Ne risulta che la presa di consapevolezza dello stato non duale, non dicotomico, unitario, olistico, influisce sicuramente sull’azione e, quindi, sul comportamento ed anche sulla formulazione dell’etica: la nascita della bios-etica olistico-autopoietica!
Il concetto di bene e di male è differente per ogni singolo Io-psichè, essere umano, in quanto legato all’acquisito e alla cultura, mentre il campo coscienziale olistico-autopoietico pre formazione dello stato coscienziale è comune a tutti! Ergo, lo stato unitario olistico è innato e contiene ogni produzione dicotomica acquisita, relative emozioni e significati-significanti.
La natura biologica è olistico-autopoieticamernte determinata, continuamente crea le specie, la manifestazione sensibile e non ha problemi di autoconservazione, essendo l’Universi-parte transfinitamente in vita, e la parte inscindibile da Universi è continuamente generata e rigenerata e posta in remissione: la produzione di fluttuazione della parte è la normale e simultanea produzione di Universi.
Applicando tale consapevolezze all’azione, all’umanità, possiamo vivere che il bene e il male sono produzioni localistiche acquisite, continuamente prodotte e generate dall’Io-psichè acquisito localistico. Sono legate a cultura, a consapevolezza maturata ecc. Ma, tutto ciò è generato da funzionalità innate olistico-autopoeitiche che hanno il potere deterministico di generare il processo funzionale coscienziale e cerebrale, localistico, su cui abbiniamo significati-significanti interpretati come il bene e il male..
Tali vissuti non sono stati formulati precedentemente perché non sono mai stati chiari i processi dell’Universi-parte, ma si è sempre vista la questione dalla parte, dall’essere umano e non dal tutto è atomicamente e coscienzialmente  legato, che siamo
Non si è visto che il campo istintivo-emozionale ha tutt’altre funzioni che non c’entrano nulla con selezioni evoluzionistiche e non rispondono all’ambiente, ma sono processi di cui l’ambiente stesso, noi stessi, è parte inscindibile e da cui si evidenzia, non hanno a che fare con interazioni relazionali tra parti, anche se sono stati ampiamente utilizzate in tal senso.
Non si tratta di perpetuare specie o similia, in quanto allo stato della ricerca il fine sembra essere attraverso le parti, le specie, maturare funzione Ypsi (consapevolezza, intenzionalità) da applicare nel riconoscimento vissuto stesso di Universi, di cui siamo emanazione.
La scoperta del campo istintivo–emozionale e aggredior, come processo costituente l’Io-psichè essenzialmente innato, si evidenzia fin dal concepimento e veicola modulazioni, denominate sentimenti, attraverso i quali, utilizzando il cervello, l’Io–psichè si evidenzia, unitamente alla sensorialità prodotta.
Il campo istintivo-emozionale-aggredior, emanazione delle funzionalità non localistiche, é lo strumento che utilizziamo, per produrre stati di coscienza, riconoscimenti della realtà complessiva che siamo.
Il campo istintivo-emozionale non evolve: è lo stato di autoconsapevolezza che, attraverso le esperienze che maturiamo, si potenzia.
La coscienza si evidenzia in stati utili a realizzare la propria intenzionalità. La coscienza può non essere consapevole di parti di sé. Di fatto,
l’essere umano procede, di atto conscio in atto conscio e non mosso dall’inconscio, perché in quanto tale sarebbe in-conosciuto.
Se consapevolizziamo i moti dell’inconscio, questi diventano consci di conseguenza risultiamo semplicemente
mossi dalla coscienza conscia di se stessa.
Tali atti coscienti sono la causa dell’azione del momento.
Tutti gli stati di coscienza (affettività sessualità sensualità aggressività ecc) sono prodotti dalla coscienza e dallo stato di autoconsapevolezza maturato e risultano funzionali alla creazione di ulteriore autoconsapevolezza, estrapolata dall’atto compiuto, la funzione Ypsi, a cui ogni Io-psichè abbina significati-significanti e intensità
Si tratta di stati coscienziali esistenti, prodotti, dietro ai quali si cela sempre il principio attivo autopoietico localistico e non localistico che li genera. Per questo motivo, ogni atto prodotto, se risalito, può ricondurre a se stesso, alla sua scaturigine, diventando strumento di autoconsapevolizzazione.
In questa ottica, non è né il gene né la specie il soggetto principale della creazione della parte-Universi che partecipiamo e osserviamo. L’unità fondamentale dell’autoconsapevolezza dell’Universi-parte, noi stessi, è quindi l’Io psichè che si forma a se stesso e alle sue estensioni non locali, al determinismo del campo coscienziale olistico-autopoietico. Si evidenzia che la funzionalità in atto è riferibile all’Universi-parte che diviene consapevole di se stesso. E’ la legge autopoietica generale, che pone in remissione ogni concetto localistico di selezione naturale, e le diverse funzionalità comportamentali riproduttive localistiche risultano essere incluse in tale determinismo olistico-autopoietico. Tra i diversi vettori informazionali che il campo coscienziale olistico-autopoietico crea, riconosciamo quello particolare dell’apoptosi o cosiddetta morte cellulare programmata. In realtà non si tratta di morte, ma di naturali innate funzionalità che nulla hanno a che vedere con il tempo. Tali processi servono soltanto a differenziare la morfologia delle strutture degli esseri pluricellulari, animali, insetti, microorganismi, ecc. E’ il determinismo olistico autopoietico che, inviando informazioni, costruisce le morfologie delle diverse specie, determinando differenziazioni cellulari o, più sottilmente, aggregando o disaggregando microstrutture. Il campo coscienziale olistico-autopoietico, per annichilazione e densificazione, genera e in-forma il somatico, di cui può disporre per auto-riconoscersi. Tale determinismo in-forma i geni, le proteine (…), dicendo letteralmente loro come dovranno funzionare.
Non esiste alcun egoismo genetico,
come alcuni scienziati riferiscono! A livello micro-strutturale innato, non si tratta di egoismo, ma di funzionalità innate che soltanto l’Io psichè acquisito, proiettivo interpreta come egoiste.
Nell’essere umano, si evidenzia una funzionalità unica inscindibile che soltanto l’Io-psichè di ognuno scinde, orienta, limita, amplia, definisce, in base alla propria consapevolezza localistica. Le differenze sono dell’Io-psichè acquisito, non dei processi naturali che funzionano esattamente per come la natura li ha creati. Tali funzionalità coese sono dietro la manifestazione di ogni opposto-complementare, di ogni dicotomia (bene-male, amore odio). Non ci sono lotte genetiche, se non per le proiezioni di chi così le interpreta: il bene e il male come l’amore e l’odio sono prodotti acquisiti che, per manifestarsi, attivano alcune aree Io-somatiche inscindibili. Ma, la funzionalità pre-attivazione della parte dell’Io-psiche, dell’area cerebrale, cellulare è rigorosamente olistico-autopoietica è la remissione di lotte che soltanto Io non formati a loro stessi possono vedere, semplicemente perché tale lotta è in loro, in quanto, se così non fosse, non la proietterebbero. Sono gli Io-acquisiti, gli stati di coscienza dicotomici che influenzano loro stessi, i presunti altri da sé che vedono scissi.
Il bene e il male, con particolare attenzione per il bene e l’amore che, come dicotomia, sono più subdoli dei loro opposti complementari, sono soltanto stati di autoconsapevolezza limitata, ridotta, collassata, che ancora non vive lo stato pre-dicotomia unitario. Questo trova conferme, proprio nel funzionamento della cellula e a monte di essa, dove, infatti, le varie componenti operano unitariamente, non scisse: generano autopoiesi, auto-creazione.
Vi invito a prestare attenzione a chi parla di bene, contrapposto al male, all’odio contro l’amore, perché evidenzia inequivocabilmente di non conoscere l’eziologia del dualismo e presenta il bene come processo accettabile, non come manifestazione della stessa dicotomia, inducendo iatrogenamente ciò che si prefigge di voler superare, perpetuando l’inconsapevolezza.
Non esiste un prossimo, in quanto questi è parte di se stessi, dell’atomicamente e coscienzialmente legato che siamo. E’ necessario alla pedagogia-psicagogia dell’autoconsapevolezza, tecnicamente in grado di porre in remissione categorie opposte, complementari come il bene e il male, l’amore e l’odio, lo spirituale e il materiale, prodotti proiettivi esistenti, ideati dall’Io acquisito, ancora non consapevole della propria scaturigine.
Il bene e il male come l’amore e l’odio non sono di origine genetica. Inconscia: si tratta di prodotti dell’acquisito, dell’Io psiché che si avvale di quelle aree per manifestarsi. Non c’è nessuno scontro in atto, tranne quelli che si vivono, a causa di tali stati di non adeguata formazione a se stessi: l’Universi-parte che è l’unico ontos-sophos-logos, l’unica comunità in azione (l’umanità è una delle parti inscindibili che compongono tale Universi). La formazione pre-dicotomia e il vissuto del campo coscienziale olistico autopoietico, unitario pone in remisisione la dicotomia ed è questo raggiungimento che contribuirà a risalire se stessi .
Essendo esso stesso transfinitamente in vita, l’Universi-parte non ha problemi di sopravvivenza, come viene proiettato da molti biologi. Portando l’attenzione soltanto sulla parte inscindibile da Universi, hanno pensato di individuare in essa dei cicli, nascita-evoluzione-morte e così via. Vedendo soltanto il comportamento della parte sensorio percettiva, hanno ignorato che quella fosse emanazione di un ente transfinitamente in vita e che proprio la produzione e la remissione delle parti-Universi indicasse il suo essere in vita-autopoiesi, non contrapposta ad alcuna morte. Differenziazioni tra egoismo e altruismo, altra coppia di opposti complementari, è indicata da chi non vede la funzionalità unitaria e, anziché di formarsi a se stesso, dà forza pseudo-conoscitiva a tali inadeguati e, forse, propedeutici assunti.
 
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