SIGMASOPHY INSTITUTE


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Settore: Sigmasofia autopoietica

DALLA SPADA ALLO SCETTRO YPSILAMBD
le radici della danza autopoietica


di Nello Mangiameli

  DALLA SPADA ALLO SCETTRO YPSILAMBD    Originariamente, alcune Forme e Stili, proposti dalla Sigmasofia autopoietica marziale, rappresentarono la naturale evoluzione e trasformazione di antichi rituali esoterici, anche sconosciuti, praticati da appartenenti alle tradizioni occidentali ed orientali. Nell’antica tradizione, si utilizzava, come strumento operativo meditativo, la spada.      Nella Sigmasofia Autopoietica Marziale, si utilizza la naturale evoluzione della spada: lo scettro o lituo Ypsilambd      E’ necessario dare alcune spiegazioni su questi simboli. La spada è lo strumento che veniva utilizzato per uccidere il nemico, interiore od esterno che fosse. Infatti, nel linguaggio esoterico, la spada rappresenta l’essere umano: il pomo-impugnatura  corrisponde alla testa,  l’elsa alle spalle e la lama alla colonna vertebrale.       Quindi, nei rituali antichi esoterici, latini, anglosassoni, germanici, iberici (…), la spada, se stessi, veniva sguainata per combattere il nemico interiore (i problemi, le distonie, le discrasie) o il nemico esterno (il conflitto nella relazione). Il colpo inferto era possibilmente unico perché, dopo averlo sferrato, necessariamente si apriva la guardia e, quindi, rimanere scoperti significava rimanere soggetti al contrattacco del nemico. Si doveva uccidere, per porre fine alla problematica-distrazione, per eliminare il nemico esterno. Per questo erano previste forme di difesa-attacco-combattimento, interiore ed esterno.       Il limite oggettivo della spada consiste nel fatto che, di base, utilizza l’orientamento ad uccidere. In questo modo, si inibisce la possibilità tecnica di poter unirsi con la controparte interiore o esterna, che viene eliminata. Si perde così, la possibilità di unirsi con una parte del Tutto, in quanto non si utilizzano più i potenziali che hanno permesso a quella condizione interiore, o a quell’elemento esterno, di manifestarsi, esattamente nei modi in cui lo ha fatto e che abbiamo combattuto, ucciso. Si pensa che, così facendo, eliminando il problema, la distonia, il nemico, si possa liberare il proprio Io acquisito, per introdurlo in una dimensione autopoietica: penetrare la materia, il soma. Infatti, simbolicamente, e praticamente, si poteva conficcare la spada, se stessi, nella materia: conoscersi oltre il problema, la distrazione, e trovare la profondità, oltre la discrasia, oltre il nemico. La spada, conficcata al terreno, forma la croce, uno degli antichi, ma attualmente anacronistici, riferimenti del sacro: la spada, ovvero se stessi, penetrava la materia e avveniva il passaggio alla conoscenza.     Alla verifica sul campo, si è potuto rilevare che, nell’Io-psychè di questi combattenti, il livello di conflittualità con se stessi e nella relazione con gli altri continuava e continua ad esserci: infatti, rimane la separazione dalla parte che hanno combattuto, che hanno ucciso, da cui si sono difesi, ossia dall’elemento di sé che hanno ucciso e da quello che ha sentito il bisogno di uccidere. Non integrandola, sono entrati in una contraddizione insanabile con la condizione autopoietica che, in tutte le tradizioni, ha sempre coinciso con l’integrazione del principio individuale con il principio universale, con l’Universi-parte. A quel Tutto, manca un pezzo: la parte che hanno ucciso. Con lo scettro Ypsilambd, nella danza autopoietica, si esce dalla contraddizione e dall’affermazione dell’identità, diversa da quella che simbolicamente e praticamente si è ucciso, ma che rimane parte integrante di quell’unico corpo, dell’equilibrio funzionale autopoietico complessivo. Lo scettro autopoietico è l’unione, attraverso il ramo unico, di una Ipsilon-psi (Y-Ψ) con un’altra rovesciata, il Lambda ( ), che coincidono con i tre archetipi autopoietici e con la morfologia del corpo umano. Da qui, il nome Y-psi-lambd: ma che cosa è, esattamente, il lituo o scettro Ypsilambd?       Nell’accezione comune, il lituo è sostanzialmente un bastone ricurvo su tutte e due le cime o soltanto su una. Era usato ad esempio dai Rasna (gli Etruschi) per realizzare il rituale del Templum, marcandolo nel cielo, ossia descrivendo, attraverso il movimento del lituo, delle geometrie circolari e suddividendole in settori. Osservavano poi gli avvenimenti che accadevano in uno o più di questi settori, leggendoli e interpretandoli come favorevoli od ostili. Il lituo era quindi utilizzato come strumento capace di essere parte di forme di conoscenza espressa dall’Io acquisito dell’augure che lo gestiva e lo utilizzava.     Altro esempio è il pastorale o vincastro, è un bastone dall’estremità ricurva, utilizzato da religiosi. Originariamente era un bastone di legno utilizzato dai pastori per guidare il gregge e per allontanare dalle pecore animali come cani randagi o lupi, uno strumento quindi di sopravvivenza e funzionale. Costruito con legno di vinco, da cui il nome vincastro, alto quanto la persona che lo usava, veniva impugnato a due terzi, a sostenere il pastore durante il cammino. La sommità ricurva veniva utilizzata per appendere cose da portare al seguito. Vincastro   Esattamente come i pastori che guidavano il loro gregge utilizzando il vincastro, il ricercatore in Sigmasofia guida se stesso utilizzando il lituo-scettro Ypsilambd,     Punto di confluenza a –psi   tenendo presente che il se stessi si estende e include l’Universi-parte, quindi, quella parte di noi stessi che è l’altro. Assume perciò un sistema di conduzione ad ampio raggio, praticabile da tutti. Le estremità appuntite indicano l’orientamento a spronare se stessi nei momenti identificativi. Formano una Psi, a indicare l’utilizzo di quelle facoltà nei momenti di disorientamento dalla via che conduce a se stessi. Eretto, per indicare la posizione di allineamento a se stessi. Il lituo è utilizzato per guidare se stessi, concretizzando i principi attivi di autodeterminazione-realizzazione, di autorigenerazione-guarigione, omeostatici, di conoscenza. Alle estremità, evidenzia, in metallo prezioso, lo scudo (o oplon), per indicare il ∑igma (sommatoria più proprietà emergente) delle esperienze realizzate e di cui si è consapevoli, dal concepimento al momento attuale     Evidenziazione del Sigma In sintesi, è quindi l’espressione simbolica di uno stato di consapevolezza, sensibile e sovrasensibile, raggiunto attraverso il vissuto, e individua l’insieme delle facoltà dell’Io acquisito che lo utilizza. Il lituo è anche denominato bastone del comando. Nell’accezione indicata, è lo scettro del comando di se stessi e, tale comando, non può che emergere dalla consapevolezza raggiunta. A volte, è possibile utilizzarlo per comunicare con solennità tale stato di autoconsapevolezza e di potere raggiunto anche esterno (vedi l’utilizzo originario dello scettro dei monarchi). Scettro, dal latino sceptrum, significa bastone per appoggiarsi. In Sigmasofia, antropomorfologicamente, il bastone su cui poggiarsi è se stessi:gli Universi-parte.  Lo scettro Ypsilambd, essendo utilizzato per esprimere lo stato di autoconsapevolezza vissuta raggiunto, può permettere l’azione sensibile del potere autopoietico reale. In generale, lo scettro, o lituo, è un asta-bastone che viene ornata e decorata a seconda di chi lo usa, e gli ornamenti indicano il proprio stato sociale (metalli, pietre preziose, simboli quali il globo, la corona, la croce, l’aquila, il leone ecc.). In Sigmasofia, rappresentando se stessi, l’ornamento del bastone avviene attraverso i segni-simboli che gli fanno rappresentare la morfologia del corpo umano e alcuni archetipi autopoietici-acquisiti, da questi veicolati, ossia, il potere potenzialmente veicolato da chi lo usa, lo assume. Inoltre, può essere utilizzato come strumento di misura (meditazione), che indica la capacità sensorio-percettiva, sia sensibile che sovrasensibile, sia locale che non locale, transfinita, di chi lo utilizza. Indica come l’Io acquisito che lo gestisce, lo esprime, sia conduttore, magistrato, sovrano, sacerdote (…) di se stesso.   Scettro e antropomorfologia a scettro   Il materiale con cui viene realizzato il lituo autopoietico Ypsilambd è a scelta del ricercatore che lo utilizza. Viene impiegato anche, per delimitare lo spazio-tempo in cui il ricercatore si riconosce e in cui si autoforma, per osservare, esplorare, partecipare, per empatonizzarsi con se stesso, per tentare nuove esplorazioni consapevoli del proprio inconscio acquisito (individuale e collettivo) e autopoietico, ossia la non località transfinita, di cui è parte integrante, entrando, così, nel continuo presente (o tempo autopoietico). E’ un moderno strumento utile a formarsi e a creare simultaneamente autoconsapevolezza armonica, interiormente ed esternamente, un campo unico. Quindi, lo scettro o lituo Ypsilambd, noi stessi, si organizza, come base fondamentale, per trovare il punto d’unione, d’integrazione fusionale autopoietica profonda con il cosiddetto nemico esterno e/o interiore, come le malattie (o discrasie), il sintomo, l’identificazione, la distrazione (....). Per questa operazione, non servono, ovviamente, tecniche di difesa e di combattimento, ma di reintegrazione, di fusionalità autopoietica e di empatonia. Quindi, non uccisione, ma riconoscimento che l’altro è parte di noi: tutto è atomicamente collegato, autopoieticamente, coscienzialmente legato, uccidere, combattere, difendersi, significherebbe combattere se stessi, auto-aggredirsi. Dopo il lavoro di reintegrazione-fusione autopoietica (di base), che attraversa diverse fasi di comunicazione vissuta, accesa, forte, sentita, si procede con la Concentrazione-transmutazione autopoietica della parte interiore, o esterna (sono un campo unico), di cui stiamo trattando ma, in questo caso, utilizzandone il campo di forza (istintivo-emozionale ed autopoietico-coscienziale). E’ una forma di Pancrazio Io-somato-autopoietico (dal greco pankration, di cui pan significa tutto e kratos, potere, quindi, forza auto creante del Tutto).     Da ciò, deriva che ogni Io acquisito dell’essere umano può essere definito un pankratiaste,  letteralmente, praticante la forza del Tutto, utilizzando il proprio Io-soma.  E’ l’intera forza, l’intero potere dell’Io-soma-autopoiesi. o, più precisamente, un principio attivo di danza autopoietica.     Riconoscendo, vivendo, risalendo e transmutando i contenuti e le identificazioni acquisite, si recupera, attraverso questa operazione di marzialità interiore, la forza del proprio corpo che denominiamo l’altro, la discrasia, il sintomo. L’uso dello scettro, di se stessi, è sostenuto da azioni, da Autopoiesi olosgrafiche (ex rituali) che s’ispirano a modalità autopoietiche innovative, per l’Io-psyché dell’essere umano. Inoltre, attraverso prese di consapevolezza successive, si ottengono risultati riguardanti l’incremento dell’autoconsapevolezza e, quindi, dell’uso del potenziamento del pensare, del volere, del sentire, del percepire, del concettualizzare, dell’immaginare e di tutte le ipersensibilità, o facoltà autopoietiche che, necessariamente, emergono da questa pratica di reintegrazione Di fatto, si assiste alla transmutazione di processi distonici, quali distrazioni, tensioni, stress, paure, identificazioni ossessive, psicosi, discrasie Io-somato-autopoietiche di diversa natura e, aspetto importante, la reintegrazione consapevole del potenziale culturale acquisito e autopoietico dell’altro, del mondo. E’ l’azione che conduce l’Io acquisito ad incontrare direttamente i propri ingredienti autopoietici, vivendoli come elementi che troviamo alla radice di ogni processo, interiore ed esterno: è la condizione che potrà ricongiungere, riunire la pulsione autopoietica a vivere con l’azione sensibile, quotidiana. La danza e la musica autopoietiche non raggiungono il sovrasensibile, la non località, attraverso l’uccisione simbolica o reale dell’evento interiore ed esterno, così come hanno tentato di fare alcuni gruppi cavallereschi del passato, quali i Templari, i Teutonici, ma direttamente attraverso la reintegrazione e la transmutazione autopoietica, applicata a se stessi: gli Universi-parte. La pratica di quanto finora indicato, unitamente agli studi e alle ricerche realizzate, ha determinato il riconoscimento, la percezione diretta, il vissuto della morfologia dei principi attivi, formanti i diversi stati coscienziali, quali: l’intuitive e il synchronicity insight, il volere, il sentire, il pensare, l’immaginare, il concettualizzare, l’autodeterminazione autopoietica, lo spazio-tempo, la pluridimensionalità, l’a-dimensionalità, la simultaneità autopoietica o continuo presente, la verbalizzazione, la numerazione, l’inizio-la fine, il transfinito, la centralità autopoietica, l’autoconsapevolezza, l’equilibrio, la coordinazione, la compattezza-solidità, la precisione, l’orientamento-direzione olistica, l’Io autopoietico, la concentrazione, la pulsione autopoietica, la flessibilità, la leggerezza, l’agilità, la gravità, la bellezza autopoietica, le radici autopoietiche, la fusione-comunione, la creatività-creazione, i principi attivi autopoietici dell’eros, l’autorigerenerazione-autoguarigione, l’autopoiesi, l’omeostasi, la meditazione, la reintegrazione-stabilizzazione consapevole, il vuoto quantistico, l’entanglement, l’olospresenza, la non località autocoscienziale: l’unico stato coscienziale Sigmasofia, ossia gli ingredienti autopoietici di Ypsilambd, noi stessi (degli archetipi Ypsilon, Psi, Lambda e Sigma), il Progetto Genoma Autocoscienziale. La danza autopoietica, le Forme e lo Stile proposto rappresentano il nuovo orientamento per l’Io-psyché dell’essere umano del terzo millennio   M. Nello MANGIAMELI