SIGMASOPHY INSTITUTE


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Settore: Sigmasofia pedagogica

AFORISMI OLISTICO-AUTOPOIETICI


di Nello Mangiameli

AFORISMI di Nello Mangiameli       La Sigmasofia riconosce come unico Oikos l'Universi-parte, se stessi, come unico Esperto l’autopoiesi transfinita, sensibile e sovrasensibile, locale e non locale e lo stato coscienziale Sigmasofia, come unico gruppo, associazione o movimento a cui appartenere! E, soltanto allora, si potrà affermare: compio azione bioetica, autopoietica.     Il campo coscienziale olistico-autopoietico disse: Se vivrete direttamente il due che diventa uno, la Y: la reintegrazione; l’Io-psyché acquisito del figlio : le olosfacoltà; i principi attivi dell’Io-psyché acquisito del figlio: l’archetipo funzione Ypsi; l'uno che diventa due, l’autonomia fusionale autopoietica; la continuità tra l'interno e l'esterno, il sensibile e il sovrasensibile, il conscio e l'inconscio, l'acquisito e l’innato, il locale e il non locale (...), la simultaneità; la proprietà emergente dalla simultaneità autopoietica:  l'unico corpo, né maschile né femminile, l'androgino; l'unico essere autocosciente, l'Universi-parte: l’olospresenza (...), soltanto allora, consapevolmente, vivrete che, Io solo esisto.     Sigmasofia è saggezza Io-somato-autopoietica dell'Universi-parte che siamo. E’ la reintegrazione coscienziale con i principi attivi autopoietici, da cui emergiamo, per porla a sostegno dell'azione bioetica, autopoietica quotidiana. (…) intere regioni genomiche coscienziali ancora inesplorate (…)     La realtà olistico-autopoietica, inosservata in se stessa, è ben diversa da quella che percepiamo attraverso i sensi. La strutturalità fondamentale della Sigmasofia è identificabile nel vissuto, al di fuori del linguaggio intellettuale, verbale, dei principi attivi autopoietici sovrasensibili, del campo morfo-atomico-coscienziale (o inconscio autopoietico), da cui nascono tutte le manifestazioni, le espressioni Io-somato-autopoietiche, consce e inconsce e lo stato coscienziale punto morte.     E’ necessario proporre all’Io-psyché, che ne faccia richiesta, forme di reintegrazione con se stesso, applicando innovative tecno-ontos-sophos-logie Io-somato-autopoietiche, in modo che non abbia più bisogno di esasperazioni, di conflitti, di violenze, di morti premature e che recuperi, vivendoli, i significati-significanti autopoietici dell’esistenza.     La realtà dell’incarnazione, della percezione di ciò che viviamo, è così e non altrimenti, perché il livello di autoconsapevolezza dell’Io-psyché così la costruisce.     Nella danza-gioco-combattimento autopoietici, vince non chi sopraffà l’altro, ma chi trova, riconosce, vive il punto d’incontro, l’unione con l’altro e scopre forme di cooperazione, di creatività-creazione, da agire con se stesso: l'Universi-parte.     Lo scettro, noi stessi, si organizza come base fondamentale, per trovare il punto d’unione, d’integrazione fusionale autopoietica con il cosiddetto nemico esterno o interiore, come le malattie, il sintomo, l’identificazione, la distrazione (…).     Soltanto la comunicazione vissuta con queste potenze profondissime, presenti ovunque, potrà creare le basi vere, autopoietiche, consapevoli della linea del destino, dell'autorealizzazione esistenziale da parte del ricercatore in formazione.     L’Io-psyché, non congiunto consapevolmente con le potenze dei principi attivi autopoietici innati da cui nasce, è l’origine, la genesi dell’identificazione discrasica dell’essere umano. E’ la frattura tra inconscio innato   e azione.     Verso l’assunzione dello stato Io-somato-autopoietico, di essere vestito di sola nudità.     Se castro l’altro-a, castro anche la mia possibilità di provare piacere-beatitudine-estasi. Se quel pene-vagina non c’è, è castrato, di fatto, anch’io non posso essere penetrato-a!     L’atmosfera olistico-autopoietica vive all’essenza delle cose, del sensibile, in una dimensione adiacente, ma indelebilmente collegata a quella sensibile. Irradia l’atomo, il DNA, dando loro le informazioni necessarie al funzionamento. (…) Non coincide con l’intero Io-psyché, ma con l’estrapolazione dei principi attivi autopoietici, sintesi funzionale delle esperienze vissute.     Il significato-significante non è il vissuto.     Tutte le prove documentali finora raccolte provano che non fu il caso a determinare l’innesco della vita.     Che cos’altro fa la Scienza, quando si apre all’indagine del cosmo o dell’atomo-cellula (…), se non indagare processi e funzionalità innate che risultano inconsce al proprio Io (…)?     Percepire non è proiettare significati-significanti.     Nella danza e musica autopoietiche, il ricercatore non sosta, non si ripete. Utilizza lo strumento musicale, per eccellenza: se stesso.     La mousikè autopoietica è l’integrazione, come consapevolezza, della manifestazione sensibile del suono-musica-canto, con i principi attivi autopoietici, da cui nasce.     In sintesi, ho convertito le morfologie geometriche tridimensionali olosgrafiche, che ho vissuto e visualizzato in coincidenza di uno specifico stato coscienziale, con delle note musicali chiave e con dei passi di danza, riproducenti la morfologia incontrata.     L’Io-psyché danza la propria scaturigine autopoietica. E’ come mosso interiormente da qualche cosa di profondo che nulla ha più a che fare con la propria storia acquisita. Il corpo è lo strumento irradiato, nutrito, guidato dall’autopoiesi, e ne assume la forma, le leggi!     L’identificazione e la dipendenza da opposizione, che abbiamo di solito verso il dolore, e l’identificazione e la dipendenza da accettazione, che abbiamo di solito verso la gioia, fanno parte degli elementi primari da risalire e da transmutare.     E’ come se l’Io-psyché determinasse lo stato coscienziale punto morte delle proprie identificazioni nell’acquisito: un modo di ritrovare il proprio ontos autopoietico che trascende e si emancipa dalla propria manifestazione acquisita.     (…) La pace come compensazione alla guerra, al conflitto in azione, è parte integrante della guerra e del conflitto.     L’amicizia diviene azione autopoietica continua che, indipendentemente dalle scelte acquisite, dall’identità assunta, dal cosiddetto altro, in quel momento storico, l’Io-psyché vive come parte di sé, dell’Io solo esisto, nutrendolo di amore autopoietico, incondizionatamente, come facoltà a sostegno dell’azione.     E’ rarissimo che qualche Io-psyché sia in grado di destrutturare le varie immagini di colpo, nell’immediato. Inizialmente, non si ha interesse ad essere vestiti soltanto della propria nudità.     L’enantiodromia è il grande respiro dell’Io-psyché, che si trova in ogni sua manifestazione acquisita.     Le forze autopoietiche sono sempre lì, dove sono. Operano al di fuori della convenzione spazio-tempo, in cui ci muoviamo.     Lo svelamento dei segreti dello spazio-tempo può condurci all’olospresenza.     Non esiste qualche cosa come la morte o la fine, ma soltanto l'Universi-parte in azione. In questo senso è come se quel neonato, quell'autocoscienza fosse l'incarnazione di tutti gli esseri viventi.     Nel Tutto è legato, in quella percezione, le località non hanno più senso e significato, perché è gli Universi-parte la località. L’inconscio autopoietico non è autonomo, rispetto all’Io-psyché: non ha leggi proprie, articolazioni, modi di funzionare, da essa scollegati, disconnessi, separati.   L’Io-psyché è un onda che si muove nel mare ed è sia l’onda che il mare, simultaneamente.     Ogni singola parte e il Tutto hanno un’atmosfera riconoscibile: il campo di forza. Interagendo insieme, danno vita all'Universi-parte: noi stessi.     Non si tratta di scoprire l’origine della vita, ma di vivere consapevolmente la vita!     (…) da questo, nasce una legge fondamentale: scompare la separazione tra soggetto e oggetto, tra dentro e fuori, qualunque cosa si osservi e si percepisca.     La morte, normalmente intesa, è uno stato Io-somato-autopoietico di quest’unico corpo, l'Universi-parte!     La condizione di sola osservabilità sensibile di un fenomeno è ciò che lo falsa, lo rende incompleto, non ciò che lo rende scientificamente accettabile.     Lo stato della realtà è determinato, in ultima osservazione, da un atto di coscienza (affermazione della Scuola di Copenaghen).     L’essere umano transmuta la propria massa, il proprio corpo in autopoiesi (azioni), ma anche la propria autopoiesi (il campo morfo-atomico-coscienziale) in massa.     Ogni coscienza può cambiare i propri paradigmi esistenziali e raggiungere la propria sicurezza ontos-sophos-logica, quando diviene consapevole dei processi non locali che operano alla sua essenza, e che tale consapevolezza, a sostegno delle proprie azioni, può contribuire al grande disegno dell'Universi-parte che partecipa-osserva e riconosce se stesso.     L’obbiettivo dell'Universi-parte non è quello di produrre autopoiesi continua, automatica, bensì di esprimerla essendo consapevole di farlo.     Si ha la sensazione che sia lo spazio a scorrere e il tempo sia fermo: il tutto immerso in un continuo presente.     Dal tempo autopoietico, insights intuitivi e sincronici per lo spazio-tempo.     E' necessaria una trasformazione dell'Io-psyché, in modo che non proietti più le proprie identificazioni sull'altro e che si orienti verso forme di sapere vissuto, diretto, esplorato, transmutato, applicabile sia a ciò che denominiamo scienza, sia a ciò che denominiamo religione.     Se l’Io-psyché acquisito non irradiasse, non spostasse se stesso dal corpo fisico che lo veicola, fino a zoommare e a raggiungere quella parte di sé che è il tema osservato, attraverso i propri strumenti (la percezione, i sensi, gli stati coscienziali …), non conoscerebbe la nascita della presa di consapevolezza del tema partecipato-osservato e, ancora più importante, non potrebbe riconoscersi, sapere di esistere.     Unito ed interagente con il tempo autopoietico transfinito, l'Universi-parte, noi stessi, autocrea.     Comprensibili, come un vortice dal sonno senza sogno, i principi attivi, archetipici, autopoietici irradiano dalla radice della coscienza: l'Universi-parte. E' il non localistico, multiforme e simultaneo solenoidar del campo coscienziale olistico-autopoietico.     La consapevolezza, da parte dell'Io-psyché, degli ingredienti autopoietici che lo formano, è la base del potere autopoietico. Il potere autopoietico è la condizione che apre le porte ai principi attivi, da cui nasce. I principi attivi formano ciò che, nel sensibile, riconosciamo sotto il nome di autonomia fusionale autopoietica: la libertà.     Ogni interpretazione del mondo e dell'altro ci riconduce inevitabilmente a noi stessi, ai principi attivi autopoietici che permettono di far nascere quell'interpretazione.     La crisi interiore è uno degli strumenti più potenti che l’autopoiesi ci offre, per stimolarci alla Concentrazione-transmutazione autopoietica e a scoprire la fonte da cui proviene. E' l'espressione ultima di un movimento grandioso: la transfinitezza olistico-autopoietica.     Partecipa-osserva il movimento della tua reazione al fluire della vita e dello stato coscienziale punto morte. Non metterti in guardia, raggiungi la visione olistico-autopoietica: quello è il luogo, in cui inizia l’auto-comprensione.     Ogni oggetto esistente può essere riconosciuto e compreso, tramite l'Io-psyché e le sue facoltà. L'Io-psyché non necessita di un altro Io-psyché per riconoscere se stesso, i propri ingredienti autopoietici. L'Io-psyché può autopercepirsi. Sono i principi attivi, sovrasensibili, biosluminescenti, che assumono poliedriche e più che tridimensionali morfologie, tutte provenienti dal campo morfo-atomico-coscienziale: le transfinite distese interiori dell'Universi-parte, noi stessi.     La Sigmasofia: che altri esseri umani raggiungano e vivano l’autopoiesi, di cui si sostanzia, è la sua ragione e motivazione d'essere. E' una fonte nuova che scaturisce da una, continuamente presente, sorgente autopoietica.     Il valore dei contrasti tra esseri umani è quello di far nascere l'azione correttiva che permetta di risolverli e di transmutarli.     I fatti della vita e dello stato coscienziale punto morte sono uno specchio delle reazioni a quei fatti. Come specchiandosi, l’Io-somato-autopoietico vede se stesso, così nei fatti della vita vede le reazioni a quegli stessi fatti. E' tempo di vivere, penetrare, risalire e transmutare quelle reazioni, fino a partecipare i principi attivi autopoietici dai quali scaturiscono: l'inconscio autopoietico, lo stato coscienziale Sigmasofia.     Negli ingredienti autopoietici che lo formano, l'Io-psyché può percepire specifici significati-significanti: sono gli stessi che trova nell'essenza dell'oggetto che contempla. L'essenza di un oggetto dell'Universi-parte giace alla radice dell'Io-psyché che lo percepisce. Tale essenza è parte integrante e inseparabile da quella dell'oggetto. E' una delle profondità che l'Io-psyché può partecipare, vivere.     L'Io-psyché ha la capacità di concettualizzare. Ha in sé il concetto delle cose esistenti, possiede, quindi, il corrispettivo autopoietico che glielo permette. Tale corrispettivo è inconscio, ma può essere percepito e riconosciuto, quando, concentrandosi autopoieticamente sulla cosa esistente, ne vive il concetto e dal concetto raggiunge e vive i principi attivi autopoietici che lo formano: la via verso l'Universi-parte, se stessi.     L'Universi-parte è l'unico responsabile di se stesso. La Sigmasophy Theory of Everything: per dare la parola al cervello rettilico e viscerale, alle sue connessioni con il cuore e con l'inconscio autopoietico, non localistico, transfinito. Per connettere, tramite il cervello limbico, la neocorteccia e i due emisferi con esso e comprendere quello che insieme comunicano: l'autonomia fusionale autopoietica, lo stato coscienziale Sigmasofia.     Tutte le reazioni che sembrano essere suscitate dall'Universi-parte e dal fluire degli eventi hanno in sé le stesse caratteristiche che sono nell'essenza dell'Universi-parte e del fluire degli eventi. Per questo, è fondamentale penetrare ed esplorare i principi attivi autopoietici delle reazioni, degli stati coscienziali, per riconoscere ciò che muove nell'Universi-parte e nel cuore del fluire degli eventi.   In ogni cuore, pulsano secoli di esperienze acquisite dall'umanità. Soltanto pochi Io-psyché riescono a divenire consapevoli di essere parte del campo morfo-atomico-coscienziale, dell' Universi-parte, noi stessi, in cui queste agiscono.     Gli archetipi, i principi attivi e la coscienza olistico-autopoietica, lo stato coscienziale Sigmasofia non passano da insegnante ad allievo, ma da padre-madre in figlio: la Y. Non da labbro a orecchio, ma da inconscio autopoietico ad azione.     Lo stato coscienziale Sigmasofia è un cerchio il cui centro è in ogni luogo. Il processo funzionale della capacità di percepire dell'Io-psyché sorge da un movimento archetipico autopoietico, vivente in una dimensione collegata a quella sensibile,  in cui ci riconosciamo, e da lì irradia l'atomo, il DNA, determinando le manifestazioni Io-somato-autopoietiche dell'azione. In tale processo, l'incontro dei principi attivi autopoietici con il sensibile, con il mondo, è sempre in atto. Sì, il sensibile, le morfologie ecologiche, i colori della natura, all’essenza, sono uno stato coscienziale presente ovunque!     Come un'onda che si muove nell'oceano: l’Io-psyché consapevole della sua scaturigine non locale.     Io sono coscienza olistico-autopoietica e azione: questa sarà l'unica legge     Il campo coscienziale olistico-autopoietico: un unico grandioso essere che muove negli esseri viventi e negli esseri viventi all'interno di altri esseri viventi (…). Tutto è atomicamente e coscienzialmente legato.     Qualunque azione si rivolga all'Universi-parte la si rivolge a se stessi.     Il buio, le tenebre non sono mai esistite, se non per le proiezioni dell'Io-psyché che non riesce a penetrare e a vivere la propria componente autopoietica. Tale disallineamento è lo stesso della posizione nascosta che assume il pianeta Terra rispetto al Sole, quando nasconde l'unica condizione esistente: la luce autopoietica.     I principi attivi autopoietici seguono l'Io-psyché, e viceversa.     Il sensibile è l’inscindibile e diretta emanazione del sovrasensibile, con cui forma l'Universi-parte. Pur se l’identificazione nel solo sensibile lo rende scisso e opposto a quello sovrasensibile, sempre di Universi-parte si tratta. Reintegrandosi, l'Io-psyché è l’unico che può reintegrare i due mondi, In questi giochi, è l'armonia autopoietica.     Lo stato coscienziale Sigmasofia: opera sconosciuto nell’essenza transfinita dell'Io-psyché. Da lì, fluisce e s'irradia nell'Universi-parte: è ciò che permette di tenere acceso il corpo, di far nascere gli stati coscienziali,  prima che questi assumano il vestito, il significato-significante che diamo loro.     E' paradossale! il campo coscienziale olistico-autopoietico  è qualche cosa che ha una massa, ma ha dimensioni nulle e non risulta visibile ai sensi (…).   La parte contiene la quantità di campo morfo-atomico-coscienziale, pari all'identificazione dell'Io-psyché in esso (...).     Rendersi superflue: è questa l'essenza delle Vie di conoscenza scientifiche e coscienziali che conducono all’autopoiesi.     La simultaneità autopoietica elimina la successione: è la distinzione che può permetterci di penetrare i principi attivi autopoietici, formanti lo spazio-tempo.     Lo stato coscienziale Sigmasofia è il collante, ciò che dà tensegrità e unifica il sensibile al sovrasensibile, il locale al non locale. Tutto questo è direttamente sperimentabile alla radice dell'Io acquisito dove è possibile percepire la percezione, al di là del tema percepito: dove è possibile percepire la pulsione autopoietica riducentesi in aggredior,  al di là dell’istinto-emozione vissuto. Tutto questo è lo stato coscienziale Sigmasofia, l’unico stato coscienziale dell'Universi-parte, noi stessi.     L'Io-psyché deve sperimentare la Concentrazione-transmutazione autopoietica su se stesso, anche per conoscere direttamente la fisiologia sensibile che lo tiene identificato nel tema, nei bisogni del sistema nervoso, nella natura sensibile. Il campo coscienziale olistico-autopoietico è un movimento transfinito che sembra parlare così: è simultaneamente in movimento e fermo, è in nessuno dei due stati. E' lontano, è ovunque, è qui, è in nessuno dei tre stati; è all'interno del sensibile, è all'esterno del sensibile, è in nessuno dei due stati (...).     All’essenza tutti gli stati coscienziali, sono un unico stato coscienziale autopoietico. Attraverso le sue ere, i suoi acquisiti e le sue trasformazioni, l'Io acquisito si avvia a riconoscersi nel cuore dell'atomo, ovunque. Tutte le sue azioni tendono a questo. Non è mai esistito un principio individuale che dovesse unirsi al principio Universale, perché, all'essenza, i due non sono mai stati separati.     Nell’Oikos, l'Io e il Tu non esistono. La morfologia, l'identità autopoietica, il nascere e il morire sono dell'Io solo esisto, dell'Universi-parte. Io solo esisto è il responsabile di ciò che accade a quello che illusoriamente denominiamo Tu. Io solo esisto è il solo che può guarirti, autoguarendosi.