SIGMASOPHY INSTITUTE


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Settore: Nello Mangiameli Opere

LA MOUSIKE AUTOPOIETICA
incipit


di Nello Mangiameli

  INCIPIT LA MOUSIKE’ AUTOPOIETICA[1]   La mousikè autopoietica è l’integrazione, come consapevolezza, della manifestazione sensibile del suono-musica-canto con i principi attivi olistico-autopoietici, da cui nasce.               La parola musica deriva dal vocabolo greco mousiké, il quale, a sua volta, deriva dalla parola mousa, cioè musa. Mousiké può significare, quindi, l’arte delle Muse. Secondo la leggenda, le Muse erano nove giovani dee, figlie di Giove (l’insight intuitivo e sincronico, i principi attivi autopoietici) e di Mnemosyne (la memoria). In un primo tempo, furono considerate protettrici del canto e della danza, nella quale venivano accompagnate dal dio Apollo (la bellezza), detto appunto il Musagete, che significa accompagnatore delle Muse. Più tardi, si attribuì loro il potere di ispirare tutte le arti e, successivamente, le scienze. La musica e il suono sono manifestazioni dell’Universi-parte[2] innato, di cui sono creazioni che ne veicolano alcune potenzialità e possono evidenziare sincronicità, intuito, istinto-emozione, ogni sentimento individuale o collettivo. L’esperienza vissuta mi prova che la danza-musica autopoietica[3] è uno dei principi attivi fondamentali che ha il potere di far prendere coscienza della funzionalità, dei processi e dei contenuti del campo coscienziale olistico-autopoietico[4]. Per comprendere la grande importanza attribuita alla musica, al suono, al canto e alla danza, è necessario indicare alcuni dei vissuti diretti, da cui sono stato legittimato ad estrapolare tali affermazioni. Quando, attraverso la pratica delle Autopoiesi olosgrafiche[5], si raggiunge il vissuto dell’inconscio acquisito collettivo e di quello autopoietico, si scopre, con grande stupore, che tali enti producono suoni-musiche particolarissimi. Ogni Io-psychè (autocoscienza acquisita) può utilizzarli come fa con una memoria, con una reminiscenza. Il campo coscienziale olistico-autopoietico (l’Io autopoietico) si trova in piena simmetria con tali suoni sovrasensibili ed è da essi mosso, in base ai ritmi autopoietici[6]. L’Io-psyché, in cui ci riconosciamo, può arrivare ad esserne consapevole e, quindi, mosso da tali processi: è una forma di meditazione dinamica. Se viene somatizzata, attraverso il canto, la danza e il suono di uno strumento, il ricercatore può innescare processi di autorigenerazione e di autoconsapevolezza autopoietiche. Quell’arte, quell’azione saranno rivelatrici di principi attivi autopoietici che sarà possibile far ricadere a sostegno della scienza, della filosofia, dell’attività esistenziale, dell’azione biosetica autopoietica quotidiana: in ciò che denomino anche ∑igma-Art[7]. I suoni-musiche sovrasensibili, agenti nel campo morfo-atomico-coscienziale, sono una forma di sensorialità operativa del campo stesso. A questo livello, il suono-musica-danza-canto, che agiamo nel sensibile, trova risonanza e forme di armonia autopoietica, universali. Per questi motivi, il suono, la musica, la danza, il canto possono essere considerati un linguaggio universale: di fatto, e concretamente, esplicano effetti autopoietici di autorigenerazione e di autoguarigione. Gli stati coscienziali, che riconosciamo sotto il nome di creatività, concentrazione-transmutazione, meditazione, prontezza di riflessi, autocontrollo hanno una specifica simmetria e risonanza con i principi attivi e i suoni-musiche coscienziali autopoietici. E’ tale livello di autoconsapevolezza che ho utilizzato nella fase di ricostruzione dell’Io acquisito, successiva a quella di destrutturazione. In particolar modo, nell’Io-ontos-sophos-logia[8], si consiglia di proporre una serie di tecno-ontos-sophos-logie coscienziali[9], fin dal concepimento e nei primi due anni di vita, per trasmettere all’Io-psyché del neonato l’orientamento vissuto verso tali risonanze. Tali suoni-musiche sovrasensibili, archetipiche sono parte integrante dell’androginia autopoietica[10] dell’Io, da cui il neonato stesso nasce. Sono il ponte con il padre-madre autopoietici di quell’essere. Ho potuto osservare che la carenza di queste diverse somministrazioni sonore-musicali, spesso, determina riduzioni nelle attività sensoriali-percettive, nella capacità di confezionare stati coscienziali o azioni. Si partecipa-osserva come queste siano riflesse, incomplete, deviate, spostate su altri riferimenti acquisiti, non autoconsapevoli dello stato autopoietico, da cui scaturiscono. Le facoltà di funzionamento autopoietico non dipendono dall’acquisito culturale dell’Io: sia che questi sia plurilaureato o analfabeta può concepire un nuovo essere umano, congiungendosi attraverso l’atto sessuale. Le funzionalità automatiche dell’Io-psyché, il corpo formato, le esperienze maturate sono gli strumenti attraverso cui il ricercatore vive la propria capacità di comunicare e di adattarsi alle diverse parti dell’ambiente, a se stesso. Sono gli elementi che si riveleranno particolarmente importanti e che potrà registrare, memorizzare, al fine di sviluppare il proprio archetipo acquisito: la funzione Ypsi[11].In realtà, è l’Io-psyché che continuamente irradia, interagisce con le diverse parti degli Universi che veicola (quindi, anche di se stesso). In tal modo, vive stimoli, impressioni sensoriali che poi potrà utilizzare di nuovo, facendoli divenire una particolare azione o una reazione. Sono processi che possono essere personalizzati, se amalgamati, modulati da esperienze individuali generali, e universalizzati, se irrorati con ritmi, suoni, musiche, danze, funzionalità del campo morfo-atomico-coscienziale, luogo in cui tutto si forma. Attraverso tali modalità, l’Io-psyché realizza specifiche esperienze che si riferiscono alla percezione audio-visiva dei rumori, dei suoni, del movimento, conosce e indaga le diverse parti dell’ambiente, del mondo, in cui è inserito.Ad esempio, il grido-suono emesso dal corpo del bimbo piccolo potrà essere riconosciuto e interpretato da un altro corpo e produrre effetti soddisfacenti: l’urlo, il pianto di fame può determinare l’azione dell’altro che provvede a nutrirlo e a liberarlo dalla spinta forte dell’aggredior. Il grido-suono, come linguaggio sensibile. Ogni volta che l’Universi-parte produce un suono-rumore, è possibile che l’Io-psyché se ne renda conto e, in quell’istante, si fermi per scoprirlo, suscitando risposte diverse (paure, sorrisi). Spesso, l’Io sente che vuole riprodurre quei suoni, dando vita alle diverse risonanze. E’ possibile orientare l’Io all’ascolto di suoni sovrasensibili, in modo tale che anche queste espressioni autopoietiche possano essere riconoscibili come quelle della creazione del campo istintivo-emozionale e aggredior, la sua componente fondamentale. Si scopre che il campo istintivo-emozionale è la parte razionale, sensibile del campo morfo-atomico-coscienziale, esattamente come lo è l’intellettualità, la razionalità rispetto al campo istintivo-emozionale, nel sensibile. Spesso, il concetto, l’archetipo campo istintivo-emozionale e aggredior e la parte razionale, intellettuale, ridotta, culturale del campo morfo-atomico-coscienziale non sono riconosciuti da molti ricercatori. Non si considera che il messaggio, mandato attraverso pianti e grida del proprio campo istintivo-emozionale, serve a richiamare l’attenzione che può eliminare le sensazioni spiacevoli, pur essendo anche l’indicatore della forza sovrasensibile autopoietica che sta creando lo stesso richiamo. Tali suoni, rumori sono messaggi concreti, sia sensibili che sovrasensibili, che formano azioni intelligenti, pratiche, di sopravvivenza, pre-linguaggio verbale strutturato, convenzionale, ma anche veicolanti la pulsione autopoietica a vivere e a conoscere, a risalire verso il campo morfo-atomico-coscienziale, da cui nascono. Il neonato cresce e progressivamente impara, attraverso l’esperienza, come organizzare il proprio archetipo c.a., abbinando ad ogni sua funzione un suono, un rumore, un movimento, che poi diverrà il proprio linguaggio verbale e convenzionale. Le vocalizzazioni, abbinate ai diversi ritmi del campo istintivo-emozionale e aggredior, sono rappresentazioni di un avvenimento Io-somato-autopoietico che sta accadendo al suo corpo, all’Universi-parte. Ed ecco che, al linguaggio automatico autopoietico del campo istintivo-emozionale e aggredior, inizia a sovrapporsi ciò che poi denomineremo linguaggio verbale, attraverso cui comunichiamo velocemente con l’altro. Progressivamente, il linguaggio non verbale, empatonico, fusionale, affettivo troverà forme di rappresentazione simbolico-convenzionali sovrastrutturali. Tale riduzione è conosciuta con il nome di socializzazione. In sintesi, dalla fase di suono sovrasensibile, legato all’autopoiesi, si passa al suono Io-somatico sensibile pre-linguaggio verbale e, poi, al linguaggio verbale. Uno degli aspetti fondamentali dell’Io-ontos-sophoslogia è quello di fare in modo che l’Io acquisito non si identifichi prevalentemente nel linguaggio verbale convenzionale, ma che continui a vivere pienamente quello istintivo-emozionale e riconosca, attraverso il vissuto diretto, quello sovrasensibile, del campo morfo-atomico-coscienziale[12], facendo in modo che ognuno di questi sia perfettamente simmetrico, risonante con tutti gli altri. La spinta del campo istintivo-emozionale e aggredior[13], essendo volta a tenere acceso, in vita il corpo, forma ciò che denominiamo affettività che, come s’intuisce, non può non avere in sé le modulazioni sonore e i ritmi autopoietici[14]. L’Io acquisito del piccolo può esprimerla attraverso vocalizzazioni che, in seguito, verranno interpretate come benessere o come malessere, o attraverso azioni, quali battere i piedi e gridare, vocalizzare (danza e canto), colpendo ritmicamente diversi tipi di oggetti. Si è potuto verificare che l’Io-psyché è indelebilmente immerso in una dimensione sonora, musicale, danzante e cantante (…). Tale continuità viene sensibilizzata e stimolata, al solo fine di orientare il neonato consapevolmente verso tali dimensioni. La nascita vissuta della consapevolezza, per cui ogni luogo della coscienza riserva una sorpresa da esplorare, sarà una precisa indicazione della bontà del lavoro realizzato. Dell’atmosfera autopoietica[15], fanno quindi parte integrante il suono-canto-danza-musica, sensibili e sovrasensibili. Ci si prefigge di formare il ricercatore con i riferimenti indicati, per orientarlo alla presa di consapevolezza di questi mondi sonori, musicali, ritmici, autopoietici, archetipici, allo scopo di farli ricadere consapevolmente nell’azione quotidiana. Spesso, i ricercatori in formazione si presentano al Sigmasophy Institute con una ridottissima formazione al suono, alla musica e alla danza, nell’accezione indicata. La rieducazione vissuta, in questo senso, abbinata alla formazione complessiva, rappresenta uno specifico orientamento. Ho potuto partecipare-osservare che l’inserimento nella formazione, di musiche, suoni, canti, danze, emessi e vissuti dal ricercatore in prima persona, spesso suscitano processi senso-motori, istintivo-emozionali ed autopoietici, su cui è possibile applicare i processi del vissuto diretto e della transmutazione. La musica, il suono, la danza autopoietici rappresentano uno strumento d’indagine dell’autocoscienza acquisita molto potente ed efficace. Se ben utilizzati, possono orientare l’Io acquisito verso forme di conoscenza vissuta del sovrasensibile e del sensibile. Attraverso specifiche tecno-ontos-sophos-logie coscienziali, il ricercatore in formazione vive i diversi modi di espressione sensibile e sovrasensibile del suono-canto-rumore-danza-musica, con particolare riferimento alla dimensione autopoietica e alla sua ricaduta consapevole, nell’azione quotidiana. Durante le diverse attività svolte dalla scuola di danza autopoietica, ho potuto riscontrare specifici effetti di autorigenerazione, anche immediata, sul corpo fisico. Attraverso l’emissione di suoni particolari, anche ripetuti come mantra, sincronizziamo le nostre danze, i nostri movimenti, i nostri lavori e questo ci fa prendere coscienza di come la fatica possa essere, per così dire, un pregiudizio. Ad esempio, durante la danza autopoietica, cantando ritmi cadenzati in uno specifico modo, abbiamo creato dei self-poiesis-dance-songs o, più in generale, dei self-poiesis-work-songs che producono risultati particolari, come l’aumento della potenza, la riduzione dello stress, la nascita della simultaneità (…). Spesso, quando li utilizziamo entriamo in uno stato alterato, in cui non opera più la stanchezza, ma viene facilitata l’emersione di insights intuitivi e sincronici. Se abbinati a movimenti particolari, hanno il potere di stimolare e di rigenerare il funzionamento di specifici organi del corpo fisico, la diminuzione del dolore e l’eliminazione di stati di stress o di ansia. Ho assistito a rigenerazioni in casi di distonia nel linguaggio e nel movimento, la remissione spontanea di forme di depressione, di disadattamento, di nevrosi o di rilassamento durante il parto. Sono soltanto esempi. In specifici casi, ho notato che si ottiene maggiore efficacia con l’abbinamento delle Autopoiesi. Tale attività non è riferibile alla musicoterapia o alla psicoterapia musicale, anche se è possibile trovare risonanze di diverso tipo: è piuttosto uno strumento di conoscenza vissuta di sé, da integrare a tutti gli altri proposti. Non risulta essere di particolare importanza il fatto che il ricercatore mandi in remissione spontanea la propria discrasia Io-somatica, quanto che l’attraversi, la risalga, per vivere funzionalità sovrasensibili di se stesso, dell’Universi-parte che siamo. Specialmente nelle fasi iniziali della formazione, il Maieuta deve sapere esattamente come gestire e proporre il piano formativo, legato al suono-musica-canto-danza autopoietici. Un particolare riferimento viene dato al livello di autoconsapevolezza dei suoni prodotti dai propri organi interni (il cuore, il sangue, i reni, i polmoni). La formazione gli insegnerà come riconoscere la produzione sonora Io-somatica naturale dell’organo, da quella distonica, discrasica: uno strumento formidabile, per un’autodiagnosi. Il suono-musica-canto autopoietici è un’arte dell’azione sensibile, il cui potere di penetrazione comunicativa con le diverse parti-Universi proviene dalle componenti sovrasensibili autopoietiche: le proprie ottave. Tra le tantissime attività che conosce, spesso, il ricercatore in formazione canta, danza, suona la propria autorigenerazione autopoietica, esegue specifiche vocalizzazioni, passi di danza, produzioni e ascolto di suoni, sensibili e sovrasensibili, in base al tipo di discrasia o di distrazione, da rigenerare. La novità e la conferma delle caratteristiche autopoietiche dell’autocoscienza acquisita e delle sue dimensioni sonore ci derivano da alcuni esperimenti. Sono state trattate con brani musicali di rock duro, suonato con strumenti a percussione, alcune piante di mais, di meloni, di petunie, di calendule, e altre. Tendevano a piegarsi dalla parte opposta a quella della sorgente sonora (ma questo non significa che volessero sottrarsi a quel suono duro). Al contrario, le stesse piante, sottoposte a musica dolce o a canzoni poco ritmate, suonate con strumenti a fiato, s’inclinavano verso la fonte del suono (anche se questo non significa che volessero avvicinarsi alla sorgente sonora, bensì indica una forma di comunicazione). La somministrazione di suoni-musiche, attraverso il sitar, determinò l’orientamento delle piante con maggiore intensità e potenza, fino a che arrivarono ad abbracciare la sorgente sonora. Tali esperimenti durarono per otto settimane, e possiamo affermare che sono tutti effetti del campo coscienziale olistico-autopoietico e che hanno quasi del magico, se non si conoscesse il fatto che è un processo non locale: tutto è legato. Tutto ciò non rappresenta una novità: anticamente, gli induisti attribuivano al dio Krishna il potere di favorire la crescita della vegetazione, per mezzo della musica. Dicevano che l’Universo è impensabile, senza suono-ritmo. Secondo loro, tutto è conseguenza di una vibrazione cosmica primordiale. Sapevano, come possiamo esserne consapevoli noi, che tutto è in movimento: dalle manifestazioni micro alle manifestazioni morfo-atomico-coscienziali dell’Universi-parte. I processi funzionali ritmici del campo coscienziale sono simmetrici a quelli dell’ecosistema sensibile, perché sono un processo unico: una forma di simmetria, di corrispondenza. In conseguenza di questo tutto è atomicamente e coscienzialmente legato, si può partecipare ai ritmi sonori autopoietici, cantati e danzati! Ne osserviamo un’altra dimostrazione, quando l’incantatore di serpenti suona il suo punji, uno strumento ad oncia doppia, con due tubi, uno per la melodia, l’altro per le note di accompagnamento assiduo. Il cobra esce ritto dal cesto, quando sente la musica e l’odore e inizia a danzare, lentamente, seguendone il ritmo. Ed ancora. Quando, negli stabilimenti agrari, viene trasmessa musica di Mozart, alla quale le mucche sono sensibili, si produce latte in maggiore quantità e di qualità migliore! Il suono è una facoltà dell’Universi-parte. L’Universi-parte è in continua transmutazione-trasformazione e i passaggi da una fase all’altra sono accompagnati da boati dentro le sue viscere, da eruzioni vulcaniche, da terremoti, dalla deriva dei continenti agli urti dei ghiacciai, alle cascate d’acqua, alle tempeste e ai venti. Tutto quanto ha sempre fatto parte della sonorità del campo coscienziale olistico-autopoietico: è suono, come manifestazione dell’Universi-parte. E’ una eco che ancora sentiamo e riconosciamo, in presenza degli eventi naturali. In definitiva, il suono sensibile e sovrasensibile è una facoltà autopoietica ed è una caratteristica riconosciuta, praticamente, da tutte le cosmogonie, da tutte le religioni. Ogni manifestazione è, in qualche misura, un evento sonoro sensibile e sovrasensibile. L’Io-psychè dell’essere umano non poteva non riprodurre, non riproporre quanto possiede in sé, come ingrediente autopoietico. Molti canti rituali sono legati all’autopoiesi e ogni Io-psyché è in grado, potenzialmente, di riprodurre tale linguaggio innato: il linguaggio autopoietico dell’Universi-parte: noi stessi. Il suono emesso dalle forze naturali sensibili è la voce di ciò che muove, la componente sonora sensibile del campo morfo-atomico-coscienziale. Quando, durante gli stages, produciamo suoni assordanti, ripetuti per ore, può accadere che questo ci faccia percepire i fenomeni naturali con modalità differenti. Tale campo prodotto (così come tutti gli altri) ha specifiche risonanze in tutto l’Io-soma. E’ sorprendente osservare come, applicando i suoni appena descritti, indossando sonagli sul corpo e danzando, si crei un particolare stordimento o stato differente di coscienza, in cui la manifestazione di insights intuitivi e sincronici diventa più frequente. Se ad un Io-psychè, identificato in un determinato suono, ne viene somministrato un altro, con una frequenza molto differente, si possono suscitare moti di difesa, di resistenza. In quel momento, si evidenziano caratteristiche di non integrazione con altri ritmi, un segno di chiusura che può riscontrarsi anche nell’orientamento di alcuni popoli: per centinaia di anni, i cinesi hanno sempre mal sopportato influenze straniere. Possiamo affermare che la mousikè autopoietica è l’integrazione consapevole della manifestazione sensibile del suono-musica-canto con i principi attivi autopoietici, da cui nasce. Tale mousikè autopoietica è parte integrante della formazione a se stessi. L’azione sonora deve creare pathos autopoietico[16] che può produrre l’ethos autopoietico[17], consapevole, fondato sui vissuti finora indicati. L’azione del pathos e dell’ethos autopoietici sonoro può interagire con i diversi stati coscienziali, potenziandone o riducendone le specifichemanifestazioni. E’ la conseguenza delle diverse emanazioni prodotte dall’interazione tra le componenti sovrasensibili dell’Universi-parte. E’ questo il potere del suono-musica-canto-danza autopoietici. Per entrare nelle forme archetipiche della musica, della danza e del canto autopoietici, inglobanti i principi attivi di conoscenza, di autodeterminazione e di autorigenerazione sigmasofici, non è sufficiente ascoltare semplicemente musica o praticare la danza e il canto. Tuttavia, sono azioni che potenzialmente ogni ricercatore in formazione, ogni essere umano può agire e chiunque può sempre potenzialmente utilizzarli, come strumenti di formazione a se stesso. Durante la conduzione di gruppi, queste tecno-ontos-sophos-logie, unitamente ad altre fondamentali, sono usate moltissimo. Il primo dato, di cui è possibile riferire, è questo: applicando le tecno-ontos-sophos-logie autopoietiche, ad un certo grado della formazione a se stesso, il ricercatore riesce a stabilire una profonda interazione vissuta, consapevole, con principi attivi autopoietici, che formano il suono, la musica, il canto, la danza, ossia, uno stato che ha il potere di espandere, di rendere maggiormente aperto, vasto, lo stato di autoconsapevolezza, riuscendo, con tale operazione pratica, ad iniziare a destrutturare i propri stati identificativi nel solo acquisito riflesso, distonico, problematico, talvolta discrasico. Tale raggiungimento vissuto contribuisce ad innescare principi di transmutazione, di cambio del paradigma esistenziale nell’Io-psyché che li attua, con peculiari ricadute su quella parte di sé che chiama l’altro, la natura, gli esseri viventi (…). In questo senso e con questi significati, il Maieuta deve aver provato a se stesso di essere effettivamente in grado di veicolare il potere della pragmatica della disidentificazione dall’acquisito, anche problematico, con continuità, di saper mantenersi nell’area dello stato coscienziale Sigmasofia: ciò dovrà accadere particolarmente quando si troverà, per così dire, soltanto con se stesso, o quando la vita sarà dura e picchierà forte. Non si tratta di rispondere con il benessere Io-somatico al malessere Io-somatico, ma semplicemente di vivere lo stato Sigmasofia, l’autopoiesi continua, quale risposta sia allo stato di benessere che a quello di malessere, essendo questi una dicotomia fondata e nascente dai principi attivi autopoietici stessi. Il fatto che, come proprietà emergente da questi raggiungimenti, ci sia anche ciò che denominiamo benessere, amorevolezza, è un correlato che entrerà a far parte di uno stato fruibile dall’Io-psyché del ricercatore. L’autopoiesi continua muove all’essenza di qualunque azione acquisita. Non esistono esseri umani sani o malati, se partecipati-osservati autopoieticamente, ma enti appartenenti all’Universi-parte che possono produrre, nei diversi modi, qualunque gradiente o valenza Io-somato-autopoietica. Saper transmutare le dicotomie autorizza implicitamente all’utilizzo sociale della biosetica autopoietica raggiunta. Il Maieuta canta, suona, danza autopoieticamente: per questo, qualsiasi forma di potere sociale vigente nell’epoca in cui opera, di fatto, non può scalfirlo, perché, nel caso questo fosse repressivo e integralista (…), il proprio stato di coscienza sa di poter essere parte dell’antidoto, della cosiddetta cura, sotto diverse forme. Il Maieuta proviene dall’indagine estesa del periodo che va dal concepimento al punto nascita, ai primi tre anni di vita. È l’arco di tempo di enorme importanza per il progresso formativo, perché ci si rende conto della fonte da cui gli stati discrasici, trattati durante la formazione, provenivano, così come altre identificazioni Io-somato-autopoietiche contro, anti-ecologiche, che si sono agite. Si tratta delle identificazioni nell’acquisito, ridotto, collassato, parossistico, non consapevole della scaturigine autopoietica e che determinano lo stato di conflitto permanente, nella cosiddetta relazione con se stessi e con l’altro, con la natura, con l’Universi-parte. Prima di strutturare la scuola formativa, la motivazione che mi spinse ad aprirla furono dei casi di autorigenerazione e di autoguarigione che alcuni ricercatori ottennero, anche in situazioni Io-somatiche considerate significativamente caratterizzate, gravi. L’intensità e l’intenzionalità erano quelle di vivere direttamente dei processi sovrasensibili, coscienziali, inconsci, indipendentemente dalle teoresi applicate e riconosciute in quel tempo: soltanto conoscenza vissuta, raggiunta, allenata con continuità. I momenti di riduzione o di remissione della motivazione sono stati continui, durante l’iter autoformativo, anche per induzioni provenienti da conflittualità irrisolte in me stesso e nel ricercatore in formazione. In tale progressione, sono stato aiutato molto da alcuni insights intuitivi, sincronici ed autopoietici vissuti, ed anche da alcune possibilità di poter applicarli su altri ricercatori, per testarli. Sono proprio tali insights che possono essere percepiti come vissuto altior adversis, oltre le avversità, condizione che ha saputo trascendere, anche soltanto per un attimo, tutte le deviazioni, i condizionamenti, le identificazioni in forme dell’acquisito, separate dalla consapevolezza della propria scaturigine olistico-autopoietica. Seguendo questa traccia, si è saputo riconoscere con relativa facilità la competenza Io-somato-autopoietica che avrebbe dovuto assumere il Maieuta. Avendo vissuto sulla propria pelle quel faticoso raggiungimento, fu facile individuare che il diploma poteva essere assegnato e riconosciuto soltanto dopo che il ricercatore in formazione avesse provato, a se stesso e ad altri, di aver percorso quel sentiero autopoietico. Ossia, quell’Io acquisito doveva evidenziare il fatto di saper interagire, gestire la propria organizzazione Io-somato-autopoietica e far permanere lo stato Sigmasofia con continuità, evidenziandolo nell’azione quotidiana. Il Maieuta è orientatore dell’Io-psyché in tutte le sue manifestazioni somatiche ed autopoietiche. Di fondo, è un pedagogo autopoietico, indipendentemente dall’età dei ricercatori in formazione. Scoprirà essere parte di se stesso nel tutto è atomicamente e coscienzialmente legato, arrivando, quindi, ad essere pedagogo di se stesso: l’Universi-parte. In quest’orientamento, la musica, il canto, il suono, la danza autopoietici, come altre funzioni, sono di fondamentale importanza. Attraverso il loro utilizzo privilegiato, si trovano applicazioni significative soprattutto con i piccolissimi e i giovani, ai quali viene trasmessa la totale possibilità d’espressione Io-somato-autopoietica, che interagisce sempre, coinvolgendo tutti i piani (vale anche per gli adulti). L’orientamento vissuto verso questa decolpevolizzazione è di vitale importanza. La musica, la danza e il canto autopoietici hanno il potere di far prendere coscienza delle caratteristiche dell’intelligenza autopoietica, quella di cui ci fornisce automaticamente la natura fin dal concepimento, quella penetrante, creante, ancora non ridotta, collassata in forme dell’acquisito convenzionali, secolari. Consentono, inoltre, di vivere il ritmo autopoietico e i principi attivi della coscienza olistico-autopoietica, e quindi di poter trasmetterli, insegnarli e condividerli. Se il Maieuta e il ricercatore condividono il vissuto e lo fanno autopoieticamente, non è poi complesso elaborare la teoresi che ne scaturisce. E’ la forma autopoietica del vissuto che determina la stessa forma della teoresi. Come attitudine e intenzionalità, il Maieuta s’impegna sempre, e per definizione, ad esplorare nuove esperienze Io-somato-autopoietiche, a vivere nuove regioni dell’inconscio. Guida l’Io-psychè nella propria dimensione non locale e può trasmettere tale principio all’Io dei ricercatori, permettendo di raggiungere i principi di autodeterminazione, di autorganizzazione e di autopoiesi.Durante la somministrazione della danza-musica-canto autopoietici, uno dei fondamenti è quello di lasciare esprimere liberamente, in maniera non direttiva, qualunque stato di coscienza Io-somato-autopoietico, al solo scopo di riconoscerlo, viverlo, penetrarlo, risalirlo e transmutarlo. In questo modo, il ricercatore, formatosi progressivamente, potrà vivere, elaborare e transmutare esattamente ciò che veicola, come stati coscienziali. In quest’orientamento, possono verificarsi abreazioni, aggredior-out del campo istintivo-emozionale, di ogni natura e valenza, positiva o negativa: il ricercatore potrà vivere e giocare esattamente ciò che ha dentro. Quando lo si lascia libero di esprimere, di verbalizzare, di somatizzare esattamente ciò che è, senza alcun orientamento, si assiste ad abreazioni di tipo aggressivo, ma anche euforico-entusiastiche, animalesche, di religiosità-spiritualità acquisite. Quando, invece, si entra nella componente direttiva attuata dal Maieuta, proponendo Autopoiesi olosgrafiche, partecipando la danza, la musica, il suono e il canto autopoietici, è possibile entrare nel vissuto di forme di piacere, di euforia, di beatitudine, di estasi, stimolando stati coscienzialiche hanno saputo trascendere il benessere e il malessere, il positivo e il negativo, l’amore e l’odio (…). Tale proposta consente, agisce, partecipa, irrora quella non direttiva, per cui il ricercatore evidenzia ciò di cui è consapevole, in quel momento storico. Accade che ognuno vivrà, nella fase direttiva autopoietica, le stesse componenti che troverà alla radice dei propri stati coscienziali, dopo averli vissuti: li riconoscerà come principi attivi autopoietici che li formano. In questo modo, si ottengono diversi risultati. Il ricercatore può realmente vivere se stesso al di fuori del linguaggio verbale, intellettuale, in tutte le proprie valenze acquisite e, simultaneamente, vive, è orientato verso l’autopoiesi. Al ricercatore, ovviamente, non si richiede l’aggredior-out[18] brutale dello stato coscienziale, ma semplicemente di esprimere ciò che è, in ogni aspetto. Infatti, ho seguito casi di sfoghi intensi di amore e di odio (hanno la stessa valenza, per quanto riguarda i principi attivi autopoietici che li formano), ma anche attraversamenti di se stessi armonici. Il ricercatore scopre che tutte e due le modalità, quella direttiva e quella libera sono inglobate in un unico processo, che egli veicola, già per intero, autopoieticamente. La componente psicagogica (la guida dell’Io-psyché verso se stesso), la propria componente non locale non possono evitare d’incontrare, di vivere ciò che quell’Io-psichè è. Non si può scansare l’ostacolatore Io-somatico, ma lo si può soltanto attraversare e transmutare, se non si vuole correre il rischio di lasciarlo intatto. Le scuole che evitano le strettoie sembrano illusoriamente sperimentare forme armoniche ma, di fatto, lasciano intatta la distonia coscienziale che hanno evitato. La catarsi autopoietica[19] non è una drammatizzazione, ma soltanto l’Io-soma-autopoiesi che si vive in relazione: ciò che, semplicemente, è in tutte le forme e non ha nulla a che vedere con modalità esterne, come il cinema, il teatro, che sono modi di mettere insieme intellettualmente campi Io-somato-autopoietici. All’opposto, si tratta di vivere, penetrando e transmutando le forme che quell’Io agisce. Se si evita questo incontro vissuto con ciò che si è, l’essenza di conoscenza con se stessi perde la base efficace, scientifica, facendo raggiungere forme di pseudo benessere Io-somatico, classico di chi evita, attua i meccanismi di fuga descritti. C’è da tenere presente che tale sfogo catartico, l’aggredior-out, in ultima osservazione, non può essere innescato dal Maieuta, ma è autodeterminazione del ricercatore in formazione, se si attua realmente la modalità non direttiva. Il Maieuta non può decidere o meno di ricorrere a tale pratica, perché, durante la formazione a quella parte di se stesso, può potenzialmente accadere al ricercatore di utilizzarla. E’ sempre l’Io-psychè l’artefice degli stati coscienziali che produce e che determina le proprie identificazioni, i propri ostacolatori-resistenze. Se questi ci sono, permangono nell’Io e non possono essere trattati soltanto con la componente direttiva che consente di vivere situazioni tendenti all’estasi: il ricercatore vive quel momento, anche profondamente e, semplicemente, aggiunge al proprio patrimonio di esperienze anche quello, ma le altre, quelle introiettate, restano lì, intatte, immodificate. E’ vero che si può comunicare, compartecipare il raggiungimento, a cui i ricercatori sono destinati, proponendo loro soltanto suoni, danze, musica, canti, comunque, i principi attivi autopoietici ci sono, a prescindere da chiunque e da qualunque intervento, ma, allo stesso modo, formano un campo unico, coscienzialmente legato con tutte le manifestazioni Io-somatiche producibili di qualunque valenza, e che necessariamente il ricercatore dovrà partecipare durante il fluire quotidiano. Di fatto, il principio autopoietico ha come parte di sé anche la manifestazione sensibile: non sono e non possono essere separati, essendo il campo coscienziale un processo unico. Quindi, la saggezza Io-somato-autopoietica include, comprende anche la manifestazione discrasica, distonica, catarsi compresa. Non si può andare subito al vissuto dei principi attivi autopoietici che formano lo stato discrasico, l’abreazione stessa, perché queste sono parti integranti dello stesso campo e, per raggiungere quell’elemento attraverso il vissuto, è necessario attraversare e transmutare tutto il processo. Se ad esempio, durante la nascita, uno ha vissuto un trauma, non si può andare prima della nascita o nel significato-significante maggiormente esteso della nascita, perché non c’è un prima e un dopo, nei vissuti autopoietici, al di fuori del linguaggio. Quell’elemento traumatico è parte integrante e continua ad esserlo, anche se ci si posiziona e si spiega il presunto prima della nascita: anche comprendendo il significato-significante esteso, l’elemento distonico resterebbe. Quindi, se l’Io, durante la parte di liberalizzazione, per una funzionalità lo ricorda, lo evoca, lo produce, è imperativo e fondamentale che possa esprimerlo, viverlo, transmutarlo, esattamente per come sente di fare. Soltanto dopo questo vissuto, può applicare i codici della Concentrazione-transmutazione, per raggiungere i principi attivi autopoietici che lo formano, processo rinforzato dal fatto che, durante la parte direttiva, quello stesso ricercatore, in qualche modo e in qualche misura, vive prima, i principi attivi autopoietici formanti qualunque stato. E’ proprio l’incontro tra i principi attivi formanti, evocati, perché esistenti alla radice del vissuto, e quelli raggiunti, attraverso la Risalita della dimensionalità acquisita che consente, per così dire, un doppio approccio verso il naturale fluire, anche quotidiano, esistenziale, autopoietico: l’azione biosetica autopoietica. Una formazione a se stessi realizzata consente un follow-up pressoché transfinito, appunto perché l’Io del ricercatore raggiunge e sa utilizzare l’arte della transmutazione autopoietica, della messa in remissione degli stati identificativi localistici: è attuabile in ogni spazio-tempo, essendo una produzione della transfinitezza, del tempo autopoietico. Quando lavorano, i Maieuti non danno mai per scontato nulla, e aiutano il ricercatore a non tenere conto delle opere, dei libri letti, bensì tendono a far parlare soltanto il corpo Io-somato-autopoietico delle loro esperienze realmente vissute, altrimenti potrebbero entrare nella superficiale rappresentazione di filosofi e di testi complessi, evoluti, determinando, così, il classico meccanismo di fuga dal vissuto diretto. Attraverso il suono, la musica, il canto, la danza e altre proposte autopoietiche, devono saper esprimere la loro improvvisazione, il loro istinto-emozione, il loro intuito, gli stati di sincronicità, ed è così che il ricercatore suona, vive il canto, la danza, le esperienze memorizzate individuali, poi quelle collettive ed entra nella dimensione autopoietica. Non ha interesse alla coazione a ripetere, che una volta vissuta ed elaborata, viene transmutata. Entra nell’intelligent design dell’Universi-parte, se stesso. Nel virtuosismo sigmasofico[20], il ricercatore non si ferma, tende a non ripetere. Utilizza lo strumento marziale per eccellenza, se stesso, il proprio Io-soma-autopoiesi e, quando inizia a suonare, a cantare, a danzare, mette in remissione le esperienze già scritte, ma suona, canta e crea al momento, autopoieticamente, coinvolge empatonicamente qualunque essere. [1] Autopoiesi. L’Universi-parte (noi stessi) è un essere vivente attivo, dinamico. E' immerso nella poiesis, dal greco creare, creazione. Al vissuto diretto, si può scoprirlo e riconoscerlo come sistema dalle capacità di autocreazione continua di tutte le sue espressioni, sovrasensibili e sensibili: le galassie, le stelle, i pianeti, la Terra, le specie, gli atomi, le molecole, il DNA, i quarks, le stringhe, l'antimateria, il campo morfo-atomico-coscienziale (…). Ogni espressione dell'esistente è parte integrante di tale creazione-poiesis. Riconoscendola e vivendola come Universi-parte, atomicamente e coscienzialmente collegata, è evidente essere quella realizzata da un unico corpo. Quindi, si tratta di un'attività di autopoiesi.. [2]Universi-parte o unità ecosistemica cosmica o unico corpo. Coincide con la manifestazione sensibile e sovrasensibile, conscia e inconscia, localistica e non locale, transfinita di cui siamo parte integrante e inscindibile,vissuti e considerati come un tutto atomicamente e coscienzialmente legato [3] Danza e musica, silenzio-suono autopoietici. Sono particolari musiche, nascenti dalla conversione in note musicali e in passi di danza, secondo uno schema autopoietico prestabilito di visualizzazioni interiori, di morfologie assunte dai principi attivi autopoietici innati, al momento in cui generano i diversi stati coscienziali. Sono le morfologie, decodificate nel Progetto Genoma Coscienziale. [4] Campo coscienziale olistico-autopoietico o Archetipo autocoscienza autopoietica. È la componente coscienziale dell’Universi-parte coincide con l’archetipo autocoscienza autopoietica. Quando, dopo aver concorso a crearle, irradia le meccaniche quantistiche, gli atomi, le cellule, quando cioè vive e s’identifica nel processo sperimentato, l’archetipo autocoscienza autopoietica dà vita all’ente che, nel sensibile, denominiamo autocoscienza acquisita (Io-psychè acquisito). [5]Autopoiesi olosgrafiche. Le tecnologie operative della Via di conoscenza Sigmasofia  sono denominate nel seguente modo: autopoiesi Olosgrafiche, Autopoiesi Io-somatiche, Autopoiesi Ecologiche, Autopoiesi Marziali, Autopoiesi non locali. Concentrazioni autopoietiche, autopoiesi della vita e dello stato coscienziale punto morte, Pancrazio e ∑igma-gym. [6] Ritmo autopoietico. E’ l’Io-psychè che diviene consapevole e supera la variazione-contrasto, la scissione sul piano dell’autoconsapevolezza, tra l’Io-acquisito (identificato nel solo sensibile) e la propria scaturigine olistico-autopoietica, da cui nascono prese di consapevolezza, insights intuitivi e sincronici continui. [7] ∑igma Art. E’ l’azione bioetica autopoietica artistica, nascente direttamente da prese di consapevolezza di uno o più principi attivi autopoietici operanti nell’Universi-parte. Può assumere diverse morfologie: la danza e la musica autopoietiche, l’ergosofia, la pittura, la scultura, il teatro e il giullarismo autopoietici, attività manuali filosofiche, scientifiche (…). [8] Io-ontos-sophos-logia sigmasofica o Psicologia autopoietica. Il termine ontos, significa essere; sofia deriva dal greco sophia che significa sapienza, saggezza, e da sophos, il saggio. Logia deriva da logos che significa discorso su, scienza. Quindi, secondo l’accezione sigmasofica, è l’essere, la saggezza e la scienza dell’Io-psychè.. Il termine Io-ontos-sophos-logia è stato scelto per indicare uno degli strumenti operativi della Sigmasofia e, in questo senso, è assimilabile al termine psicologia (anche il termine psiché è stato inglobato nel termine Io-acquisito). [9]Tecno-ontos-sophos-logie coscienziali: vedi nota n, 4 pag.10 [10]Androginia Io-somato-autopoietica: E’ l’Io-psyché che presenta caratteristiche sia maschili che femminili, evidenziatisi nell’unità Io-somato-autopoietica. Dal greco, andròghynos, in cui andros significa uomo e ghyne significa donna. [11] Archetipo acquisito funzione Ypsi: E’ l’estrapolazione dei principi attivi, dei significati, dalla sommatoria e proprietà emergente delle esperienze realizzate dal concepimento al momento attuale. Coincide con l’avanguardia di consapevolezza. [12] Campo M.A.C.: Campo Morfo-atomico-coscienziale. La componente coscienziale crea e determina lo specifico funzionamento dei campi, elettromagnetico, elettrodebole, gravitazionale, nucleare e morfogenetico che sono parti integranti della sua funzionalità. [13]Campo istintivo-emozionale e aggredior. L’archetipo c.a. ha uno scopo fondamentale: tenere acceso, in vita il corpo e determinarne la spinta autopoietica verso il soddisfacimento di meta-bisogni autopoietici, legati a funzioni di sopravvivenza che prima venivano soddisfatti automaticamente dall’Io-soma-autopoiesi della madre, in cui eravamo. Li individuo nel mangiare, bere, dormire, respirare, evacuare, congiungersi e pulsione autopoietica a vivere, a conoscere: bisogni che sinteticamente denomino aggredior. L’Io-psyché veicola l’aggredior, quale proprio ingrediente fondamentale. [14] Ritmo autopoietico. E’ l’Io-psyché che diviene consapevole e supera la variazione-contrasto, la scissione sul piano dell’autoconsapevolezza, tra l’Io-psyché (identificato nel solo sensibile) e la propria scaturigine autopoietica, da cui nascono prese di consapevolezza, insights intuitivi e sincronici continui. [15]Atmosfera autopoietica. Nell’accezione più ampia, l’atmosfera è l’involucro, la radiazione Io-autopoietica emessa da un corpo. Comprende il campo morfo-atomico-coscienziale, il campo istintivo-emozionale e vari tipi di autopoiesi. L’etimologia del termine atmosfera proviene dal greco atmos che significa fiato, respiro, aria, vento e sphaira che significa sfera, globo. [16] Pathos autopoietico. E’ il sentimento intenso che conferisce principi attivi autopoietici ed efficaci ad una creazione dell’Io-psyché. E’ tensione autopoietica che determina atmosfera autopoietica a situazioni di vita quotidiana. E’ la passione e il sentimento dei principi attivi autopoietici operanti nel campo morfo-atomico-coscienziale. [17] Ethos autopoietico. E’ la moralità, l’etica, la norma di vita del campo morfo-atomico-coscienziale e dei principi attivi autopoietici, ossia il comportamento dell’Universi-parte. E’ ciò che regola la vita propria dell’essere umano e della società autopoietici. [18]Aggredior-out. E’ una specifica azione dell’Io-psyché, dell’aggredior di cui è composta, ossia dell’impulso-spinta alla sopravvivenza, vestito con specifici significati-significanti, valenze (positive o negative) che sono in antitesi con l’organizzazione Io-somatica, gli stati coscienziali acquisiti, in cui l’Io-psyché del soggetto che lo attua è identificato. Tale complesso-spinta è difficilmente gestibile e controllabile e può assumere diversissime forme e modi, mentre si manifesta: non è infrequente la forma di auto o etero-aggressione. E’ collegata all’uscita fuori di molti degli elementi registrati che prima erano inconsci ed è sempre considerata espressione esterna di una componente dell’archetipo b. e di quello c.a.: ha quindi a che fare con un contenuto acquisito, precedentemente registrato [19] Catarsi autopoietica E’ la Risalita, la transmutazione, la liberazione da tensioni, identificazioni, stress, distonie (…) Io-somato-autopoietiche, attraverso le Autopoiesi proposte, che si verifica nei ricercatori in formazione. [20] Virtuosismo sigmasofico. E’la naturale disposizione dell’Io-psyché che, con continuità, è perfettamente fusionale e simmetrico alla bioetica autopoietica. E’ la facoltà di auto creare, fino a giungere ad una straordinaria abilità, nel realizzare la formazione a se stessi, l’Universi-parte.