S.T.o.E.

Sigmasophy Theory oEverything®

di

Nello MANGIAMELI

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ABBANDONARE (Voce D.E.)
ABBASSARE (voce D.E.)
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ABILITA' (voce D.E.)
ABISSO (voce D.E.)
ABITUDINE (voce D.E.)
ABLAZIONE (Voce D.E.)
ABLUZIONE (Voce D.E.)
ABNEGAZIONE (Voce D.E.)
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ABREAZIONE (D.E.)
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ABITUDINE (voce D.E.)

L’abitudine è l’azione, l’inclinazione, la tendenza dell’Io, acquisita attraverso atti continuamente ripetuti.
Quando l’autocoscienza acquisita è identificata in uno specifico contenuto o in una costellazione di contenuti che lo compongono, tenderà a pensarli, ad agirli continuamente. La ripetizione dello stato identificativo in uno specifico processo fa nascere assuefazione, consuetudine, routine (...). E’ una disposizione stabile del modo di agire che non è funzionale all’accesso reale al sovrasensibile, se non è Risalita e transmutata. Inoltre, può portare ad una condizione dove l’Io acquisito non sente più gli effetti dell’atto compiuto.
Il termine abitudine ha origine dalla parola latina
habitudine,
che deriva a sua volta da
habitus
che significa:
modo di essere,
abito.
L’abito, che tende a ripetersi in forme pressoché identiche, è ciò che si muove con modalità differenti dallo stato di abitudine autopoietica, che specificamente coincide con i principi attivi autopoietici che vivono nel campo morfo-atomico-coscienziale e che irradiano negli atomi, detrminano l'edificazione della cellula, del sistema osseo, del cervello ecc., utilizzando sempre gli stessi vettori informazionali autopoietici. Si tratta di abitudine autopoietica, legata a forze sovrasensibili, libere. Alla base dell’abitudine quotidiana che è il riflesso dell’abitudine autopoietica c’è lo stato di identificazione dell’Io acquisito nella propria organizzazione acquisita, che determina la coazione a ripetere che, a sua volta, se non penetrata, Risalita e transmutata, può determinare un blocco della sfera intuitiva.
Uno dei condizionamenti dell’Io cquisito è quello per cui osserva, pratica più volte uno stesso fatto (ad esempio, sul posto di lavoro), vedendolo sempre congiunto ad un altro: può cadere nell’abitudine di aspettarsi l’altro, quando il primo si mostra. Stabilire un nesso causale tra le esperienze aiuta molto a comprendere la convenzione condivisa, ma determina un solco, un’abitudine mentale che progressivamente riduce la capacità di rimanere collegati (se lo si è) alla sfera intuitiva e sincronica.
Se vissuti in connessione con i principi attivi autopoieti che li formano, tutti gli stati coscienziali sono veicoli d’intuito, di sincronicità e non portano ad un modo di sentire, di percepire, di agire, di concettualizzare stabile, coerentemente ripetuto! Ridotto. Tali abitudini, somatizzazioni, intaccano le funzioni psichiche del sistema nervoso, del cuore, condizionando il modo di percepire, di giudicare e così via.
Quando le idee sono prodotte da tali somatizzazioni, sono all’opera stati identificativi in ideologie e conoscitivi.
Per la Sigmasofia, è necessario rompere l’automatismo dell’Io acquisito che pressappoco dice:
”Agisco quello che agisco perché è ciò che, per qualche motivo, agisco sempre”.
Quando il solco, il condizionamento di un’abitudine diventa molto intenso, entra in circolo negli Universi-parte, esattamente come è, viene trasmesso ereditariamente ai figli e, attraverso la connessione morfo-atomico-coscienziale, la condizione di Entanglement Coscienziale Autopoietico (E.C.A.) che ci lega, coinvolgerà altri.
L’abitudine è un processo acquisito che copre, si sovrappone all’istinto-emozione, modificandolo, deviandolo, trasformandolo (…).
E’ uno degli ostacolatori maggiori che costituiscono l'archetipo B. (barriera sensibile e sovrasensibile) al reale cambiamento dell’orientamento dell’Io acquisto.
L’abitudine è sostenuta da Io acquisiti non autoconsapevoli, anche in virtù del fatto di aver capito che creare abitudini può divenire un modo per controllare e prevedere i comportamenti di un altro Io acquisito.
Queste forme riflesse dell’abitudine, sia che vengano interpretate come positive, o come negative, non hanno mai effetti creatori.
Le obbligazioni morali, di cui spesso molti Io acquisiti riferiscono, spesso sono figlie di abitudini e quando non nascono e non sono perfettamente aderenti ai principi attivi autopoietici divengono criteri che sembrano garantire stabilità e continuità all’organizzazione sociale ma, di fatto, sono forze che progressivamente spegneranno interessi e significati-significanti.
Durante la formazione, si può facilmente osservare, nella fase di destrutturazione, come i ricercatori in formazione abbiano trasformato il loro Io acquisito nel prodotto finale composto da costellazioni ed abitudini, ormai impiantatesi stabilmente nella loro organizzazione.
Nelle relazioni tra partner, tra parenti, invece, si osserva come l’abitudine costringe a modalità di scambi affettivi sempre uguali e, alla lunga, profondamente insoddisfacenti, riducendo la disponibilità all’innovazione, determinando, così, una condizione di identificazione-ristagno relazionale, nei confronti di se stessi e degli altri.
Tale ripetizione, crea uno stato di incompletezza, di mancanza, a cui, vivendo, si dovrà necessariamente trovare una soluzione.
Nella sigmasofia, non utilizziamo il termine abitudine autopoietica. E’ stato utilizzato qui, soltanto come indicazione verso un orientamento di Risalita dello stato coscienziale abitudine per poter percepirlo nei suoi elementi autopoietici (che come vedremo denomineremo in altro modo).

 
 
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