Scuola di

Danza Autopoietica

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 SCUOLA DI SIGMASOFIA MARZIALE

PRESENTAZIONE

La Scuola di Danza autopoietica o Sigmasofia autopoietica marziale l’Arte Marziale Interiore per il terzo millennio ha lo scopo di formare danzatori-maieuti e danzatori-maieuti-Istruttori, tecnicamente in grado di orientare gli allievi verso l’auto-organizzazione, l’auto-determinazione, l’autorealizzazione, la conoscenza e l’autorigenerazione in modo autopoietico (auto creato), proponendo le tecno-ontos-sophos-logie Io-somato-autopoietiche sigmasofiche. Tra gli effetti considerati maggiormente significativi, è possibile riconoscere i risultati nell’ambito della prevenzione, della profilassi e della remissione degli stati identificativi discrasici (patologici) La Danza autopoietica, quindi, si configura come disciplina formativa, scientifica, filosofica, artistica e d’avanguardia peculiare, in quanto utilizza come strumenti operativi le morfologie del Genoma Coscienziale.

Queste sono realizzate direttamente dal ricercatore che segue la maieutica autopoietica sigmasofica, agita dal Danzatore-Maieuta all’interno del processo formativo. La Sigmasofia autopoietica marziale si caratterizza come processo interdisciplinare all’interno della Sigmasofia attinente le aree Ecologica, Io-somatica, pedagogica-psicagogica, artistica, autorigenerativa.

La formazione in Danza autopoietica prevede un modello didattico di interazione vissuta tra Maieuti-danzatori (relazioni orizzontali) e tra Maieuti-danzatori e Docenti (relazioni verticali). Si realizza, seguendo un iter formativo personale, realizzato in gruppo. Tale azione-formazione parte dall’assunto che il Maieuta-Docente è colui che predispone il setting, atto alla presa di consapevolezza vissuta dei processi funzionali, autopoietici che già per intero appartengono all’Io-psyché del ricercatore che non ne è ancora consapevole. L’iter formativo è diretta emanazione della Sigmasofia Io-somato-autopoietica e non ha alcun collegamento teorico con altre scuole, con autori contemporanei o legati alla tradizione scientifica e coscienziale. Consiste in lezioni pratico-teoriche, in tirocinio autopoietico e nella supervisione sia individuale che di gruppo. Per approfondire gli apprendimenti teorici, sono utilizzati seminari, meetings, incontri di bibliosofia e di ergosofia. Ogni allievo è seguito da un Maieuta che cura le autopoiesi della vita e dello stato coscienziale punto morte, concordandoli con i docenti formatori responsabili. Il ricercatore padroneggerà e maturerà le capacità professionali artistiche e d’avanguardia, attraverso la pratica della Sigmasofia Io-somatica che include, tra l’altro, il role-playing autopoietico e situazioni di vita reale.

La formazione individuale, realizzata in gruppo, potenzia la crescita di autoconsapevolezza e sviluppa le facoltà di autodeterminazione-realizzazione-organizzazione, di autorigenerazione-guarigione, di conoscenza, quali condizioni di base per operare, in seguito, su altri ricercatori E’ inevitabile che il ricercatore viva e risolva in se stesso ciò che poi dovrà contribuire a sanare in altri: senza questo assioma vissuto, difficilmente potrà assumere nella vita una relazione senza distonie, discrasie proiettive. L’improvvisazione e il movimento-ritmo autopoietico facilitano l’emergere di tale facoltà, in quanto spontaneità e creatività sono considerate le basi minime, indispensabili ad entrare nella dimensione autopoietica vera e propria.

Tutte le modalità di danza autopoietica inmmagogica vengono orientate verso la successiva pratica delle autopoiesi olosgrafiche non locali, da cui sarà possibile riconoscersi come Universi-parte: se stessi. La remissione spontanea di ostacolatori Io-somatici segna la fase di riconoscimento dell’autopoietico sigmasofico e dei relativi principi attivi, da far ricadere nell’azione bios-etica quotidiana. Il potenziamento-integrazione della relazione vissuta dell’Io-psyché con i principi attivi autopoietici, da cui nasce, permette di ottenere la conoscenza vissuta della scaturigine dell’Io-psyché, dell’Universi-parte. E’ un processo che, oltre ad iniziare a rispondere alle domande di sempre, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, che cos’è la coscienza, il post-mortem (…), permette di porre in remissione le problematiche discrasiche, la sintomatologia, lo stato identificativo riflesso del ricercatore: la via verso l’autorealizzazione, l’autodeterminazione, l’omeostasi, l’autopoiesi Continua. Tutte le Autopoiesi proposte dalla scuola, • Io-somato-autopoietiche • relazionali-comportamentali • autorigenerative • terapeutiche • Io-sophos-logiche • inerenti i sogni lucidi • la concentrazione autopoietica onirica • il linguaggio Io-somato-autopoietico, verbale, Io-somatico, autopoietico-ieratico • non locali • inerenti il Progetto Genoma Coscienziale • marziali permettono di riconoscere, attraverso il vissuto diretto, lo stato di consapevolezza della condizione Io-somato-autopoietica del ricercatore, orientandolo, in ogni caso, verso la presa di consapevolezza dei principi attivi autopoietici, omeostatici, di autorealizzazione.

Le Autopoiesi olosgrafiche marziali permettono la disidentificazione e il decondizionamento dell’Io-psychè dalla sola manifestazione sensoriale, per accedere a visioni autopoietiche del sovrasensibile, della non località, per entrare in quei processi di percezione dell’autopoietico, del sovrasensibile e per vivere la funzionalità acquisita e autopoietica dell’Io, riconoscendo ciò come un processo unico: l’autocoscienza autopoietica, complessiva che, come acquisito, riconosce se stessa, la propria scaturigine. Le Autopoiesi non sono tecniche fisse, da seguire intellettualmente: per funzionare, devono esprimersi scaturendo direttamente dall’insight intuitivo e sincronico, permettendo così di utilizzare qualsiasi situazione sensibile e sovrasensibile, come strumento autopoietico. Indico in generale alcune funzionalità delle Autopoiesi olosgrafiche: • la visione olistico-Autopoietica • l’immagogia Sigmasofica • le forme autopoietiche, inerenti il Progetto Genoma Coscienziale, marziali. Le Autopoiesi olografiche Marziali (le Forme del Progetto Genoma Coscienziale, ossia il cifrario di riferimento della Sigmasofia) sono caratterizzate dalla pratica di danze e di musiche autopoietiche, attraverso cui l’Io-psyché, decidendo di praticarle, di parteciparle e di trasmutarle, entra in uno stato differente di coscienza, in cui vive sequenze d’immagini cronovisive autopoietiche , sempre differenti.

Osservate da uno dei 3 +1 focus autopoietici, queste permettono la presa di coscienza di processi Io-somato-autopoietici che si svolgono continuamente nell’inconscio acquisito o autopoietico. Quando, visualizzando e partecipando quelle immagini in scorrimento, il ricercatore entra in un focus, ne riceve diverse impressioni. Queste possono essere oggetto di elaborazione di un Momento analitico autopoietico e, successivamente, risalite e trasmutate fino alla percezione della fonte che le genera, per permettere reintegrazioni, sia acquisite che autopoietiche. Esistono tre forme d’immagogia Sigmasofica: • acquisita • autopoietica, • autopoietica-acquisita che formano, in realtà, un processo unico. Il raggiungimento di questo stato di consapevolezza può essere utilizzato dall’Io acquisito, anche verso l’esterno: si tratta di una visione olistico-autopoietica, applicata alla normale percezione del sensibile, al di là della sua immediatezza, per cui si possono proiettare fuori anche immagini correlate ad eventi di ogni tempo, verificatisi nel luogo osservato.

Tale visione consente al ricercatore di utilizzare facoltà dell’Io-psyché che, sia nella percezione interiore che esterna, non utilizzava più. In Sigmasofia, le Autopoiesi olografiche marziali divengono strumenti di conoscenza vissuta, esistenziale. La pratica delle Autopoiesi olografiche marziali permette il raggiungimento del sonno-sogno lucido, di entrare con le facoltà risvegliate, la funzione Ypsi, nel mondo onirico dell’inconscio, luogo in cui le immagini si muovono, anche secondo logiche autopoietiche , autorealizzanti, che l’Io-psyché del ricercatore, spostandosi consapevolmente nella fase NREM, REM e di Autopoiesi non locale, dovrà vivere e riconoscere, in modo da poter utilizzarle e trasferirle nell’azione quotidiana. Tutti questi processi, la visione e la cronovisione autopoietica di sequenze di immagini, di storie interiori acquisite, autopoietiche , vengono coscientizzate, gestite e utilizzate al di fuori delle forme identificative che questi assumono: la propria storia esistenziale autopoietica e acquisita, generatrice di istinti-emozioni, di ostacolatori, come campo di forza da reintegrare consapevolmente. Le immagogie, risvegliate attraverso le Autopoiesi olografiche marziali, costituiscono il contenuto della propria storia, in cui ogni singolo stato coscienziale, di qualunque tipo e natura, viene riconosciuto e assunto e, a volte, posto a sostegno dell’azione, in modo da agire processi che sono realmente in circolo nel ricercatore: è la pratica di sé, del proprio stato di autoconsapevolezza, della propria storia e dei propri insight intuitivi e sincronici. La pratica di sé ha come epilogo quanto vissuto ed intuito di sé, e talvolta assume un reale riconoscimento della propria linea del destino.

Insieme alla pratica delle Autopoiesi, la danza e la musica autopoietiche attuano un’azione di ricerca e di autorigenerazione Io-somato-autopoietica, che facilita enormemente la relazione dell’Io-psyché del ricercatore con se stesso e, di conseguenza, con il Docente. Di qui, progressivamente, l’Io-somato-autopoietico si destruttura, si libera, si decolpevolizza, entrando in forme di vissuto al di fuori dell’intellettualità, della razionalità che soltanto successivamente, nella fase della Costruzione della propria Teoria conseguente al vissuto, sarà recuperata. Tutte le forme di Autopoiesi olografiche marziali vengono utilizzate, per ricostruire l’Io-psyché del ricercatore in formazione, dopo la fase della destrutturazione. Rappresentano, quindi, gli strumenti operativi autopoietici consapevoli che l’Io-psyché potrà immettere nel proprio acquisito individuale, nella propria e irripetibile storia, in modo che ogni azione attuata, pur nella diversità di ognuno, veicoli consapevolmente la fisiologia autopoietica, dando tensegrità, unità, coesione alle molteplici morfologie della manifestazione sensibile. Approfondiamo. La Sigmasofia autopoietica marziale è finalizzata a sperimentare il vissuto diretto del sovrasensibile, dell’inconscio autopoietico (o campo morfo-atomico-coscienziale), oltre ad incontrare l’esplorazione consapevole delle dimensioni collegate. Ha lo scopo di aiutare a riconoscere e a vivere il punto d’incontro o danza autopoietica con quella parte del proprio corpo che denominiamo l’altro, la natura, il cosmo.

Nella danza-gioco-maieutica-meditazione, vince non chi sopraffà l’altro, ma chi trova, riconosce, vive il punto d’incontro, l’unione, la danza autopoietica e scopre forme di cooperazione autopoietica , di creatività-creazione da agire con se stesso: la natura complessiva, l’Universi-parte. Non si tratta di azioni finalizzate all’adattamento, alla convenzione esistente in quest’epoca, ma il tutto è finalizzato a nuove forme di comunicazione con l’Universi-parte: noi stessi. Durante gli anni di formazione, previsti dalla Scuola, il ricercatore, il cultore di tale arte marziale interiore allenerà specifici stati coscienziali, anche nella loro forma di principio attivo autopoietico (Progetto Genoma Coscienziale). Tra le altre cose, la danza autopoietica può trovare applicazione, anche nel combattimento esterno (normalmente inteso), utilizzando particolari ritmi, suoni, musiche, rigorosamente non riconducibili alla tradizione classica.

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E’ una delle pochissime arti marziali interiori ed esterne, realmente sostenuta da suoni, da musiche, da canti, da mantra corporei, da armoniche sensibili e sovrasensibili nascenti direttamente dal vissuto dell’inconscio autopoietico. E’ anche sostenuta dalle forme, dalle situazioni, dalle persone presenti. In conclusione, tutte le componenti dei principi attivi autopoietici e dei rispettivi stati coscienziali appena indicati, vissuti direttamente, durante gli anni formativi, finalizzati al potenziamento, all’espansione e al vissuto della non località dell’Io-psyché, saranno elaborati e approfonditi nelle lezioni teoriche di danza e musica autopoietiche. I temi teorici coincidono con i principi attivi autopoietici, studiati durante la pratica delle Forme e dello stile unico ∑ophy-Poiesis. Ogni singola componente della forgiatura e del potenziamento dell’Io-psyché, profondamente vissuto dal ricercatore in formazione, verrà trasformato nella teoria personale, emergente direttamente dal vissuto. Contemporaneamente, approfondirà la costruzione della propria Tavola Autopoietica e dell’archetipo funzione Ypsi che inizierà a delineargli elementi più importanti della via di conoscenza che conduce a se stessi: l’Universi-parte.

Sigmasophy Institute