SIGMASOPHY

BENVENUTI NEL SITO UFFICIALE DELLA SIGMASOFIA

 

 

 

18 volumi
Nello Mangiameli
Edizioni La Caravella
 
 
La S.T.o.E. nasce dall’esperienza diretta e dalla pratica operativa della Sigmasofia Io-somato-autopoietica.
E’ una formazione a se stessi
personale, professionale, scientifica, filosofica, artistica, bioetica e d'avanguardia.
Si rivolge a liberi ricercatori, interessati alla conoscenza vissuta della
  • propria organizzazione Io-somatica, autopoietica e acquisita, conscia e inconscia, come base propedeutica fondamentale
  • propria organizzazione Io-quantistico-autopoietica, sovrasensibile e sensibile, locale e non locale, transfinita, come approfondimento.
La S.T.o.E. reintegra i riduzionismi, i collassi che hanno indotto l’Io acquisito dell’essere umano ad identificarsi prevalentemente nel solo sensibile, tanto da spingere alcuni scienziati ad affermare che una T.O.E. (Theory of Everything) possa unificare soltanto funzionalità fisiche, espresse matematicamente. Tale collasso-riduzione delle funzionalità complessive degli Universi-parte, noi stessi, è sanato dalla
Sigmasophy Theory (and practice) of Everything.
La S.T.o.E. include materia, corpo, anima, spirito, organico e inorganico, denominandoli Io-soma-autopoiesi.
Si tratta, quindi, di una T.O.E. che include i principi attivi autopoietici, da cui nascono le scienze, l’arte, l’ethos, la coscienza, la filosofia, le religioni (…). Si sommano e se ne osserva la proprietà emergente
che ne nasce, il Sigma (Σ), da cui il nome Sigmasofia: Σophy.
Sigmasofia Io-somatica, il primo di diciotto volumi in cui è suddivisa la S.T.o.E., rappresenta la innovativa, nuova e rivoluzionaria visione pratico teorica, scaturente dal vissuto diretto, empatonico, viscerale, Io-somato-autopoietico, della psicosomatica. La S.T.o.E. segna la nascita
dell’essere umano e della società autopoietici.
 
PIANO DELL’OPERA

PRIMO VOLUME
3 tomi
SIGMASOFIA IO-SOMATICA
 
 
SIGMASOFIA IO-SOMATICA
-teoria I-
tomo primo
Presenta i principi attivi autopoietici, le modalità operative e le finalità della Sigmasophy Theory of Everything, basata sulla teoria scaturente direttamente dalla pratica del metodo formativo Sigmasofia Io-somato-autopoietica, svolto nella Sigmasophy University.
Nello specifico, il primo tomo tratta dell’organizzazione Io-somatica complessiva dell’essere umano, delle modalità di destrutturazione dell’Io acquisito e delle basi fondamentali della componente autopoietico-coscienziale, innata, degli Universi-parte: se stessi.
SIGMASOFIA IO-SOMATICA
-teoria II-
-la specializzazione-
tomo secondo
Il secondo tomo tratta dei pilastri autopoietici fondamentali, pratico-teorici, inerenti l’autorigenerazione Io-somatica dell’essere umano, nonché dei fondamenti del setting e della Maieutica Sigmasofica.
 
SIGMASOFIA IO-SOMATICA
-pratica-
tomo terzo
Nel tomo secondo, vengono presentate le tecno-ontos-sophos-logie operative, denominate
Autopoiesi olosgrafiche locali e non locali,
utilizzate durante il primo biennio formativo,
(common ground) previsto dalla
Sigmasophy University.

 
 

SECONDO VOLUME
2 tomi
SIGMASOFIA PEDAGOGICA-PSICAGOGICA
 
 
 
SIGMASOFIA PEDAGOGICA-PSICAGOGICA
-teoria-
- la specializzazione -
Tomo primo
E’ il compendio dei vissuti pratici e teorici, relativi all’educazione e alla rieducazione dell’autocoscienza, dal concepimento allo stato coscienziale punto morte. Comprende la didattica pedagogica e psicagogica autopoietica, anche in riferimento all'ambiente, al socio-culturale, in cui l’Io acquisito vive.
 
 
SIGMASOFIA PEDAGOGICA-PSICAGOGICA
-pratica-
tomo secondo
Nel tomo secondo, vengono presentate le
Autopoiesi olosgrafiche locali e non locali,
utilizzate durante la fase di specializzazione in Sigmasofia pedagogica-psicagogica, prevista dalla
Sigmasophy University.
 

 

TERZO VOLUME
2 tomi
SIGMASOFIA AUTORIGENERATIVA
 
 
SIGMASOFIA AUTORIGENERATIVA
-teoria-
- la specializzazione -
tomo primo
Sono presentati
gli studi e le ricerche pratico-teorici,
riguardanti la strutturazione e la somatizzazione-manifestazione della discrasia, l’autorigenerazione e l’autoguarigione autopoietica sigmasofica.
 
SIGMASOFIA AUTORIGENERATIVA
-pratica-
tomo secondo
Nel tomo secondo, vengono presentate le
Autopoiesi olosgrafiche locali e non locali,
utilizzate durante la fase di specializzazione in Sigmasofia autorigenerativa, prevista dalla
Sigmasophy University.

 

QUARTO VOLUME
1 tomi
 
SIGMASOFIA ECOLOGICA
-teoria e pratica-
- la specializzazione -
tomo primo
E’ il compendio delle conoscenze e delle ricerche pratico-teoriche, inerenti l’Ecologia Io-somato-autopoietica, interiore ed esterna, locale e non locale, che hanno dato vita al
nuovo manifesto di SigmasofiaEcologica.

 

QUINTO VOLUME
1 tomo
 
 
SIGMASOFIA ARTISTICA
-teoria e pratica-
- la specializzazione -
Sono presentati
gli studi e le ricerche pratico-teorici
riguardanti la Sigma-Art e le
Autopoiesi olosgrafiche locali e non locali,
utilizzate durante la fase di specializzazione in
Sigmasofia Artistica, prevista dalla
Sigmasophy University.

 

SESTO VOLUME
2 tomi
 
 
SIGMASOFIA AUTOPOIETICA
-teoria e pratica-
- la specializzazione -
tomo primo
Raccoglie gli studi e le ricerche pratico-teorici,
realizzati nell’indagine e nell’esplorazione del campo morfo-atomico-coscienziale o inconscio autopoietico:
le basi del Progetto Genoma Coscienziale, che racchiude la descrizione dei principi attivi dell’autocoscienza autopoietica, rappresentati da Dodici Forme fondamentali e dallo Stile unico. Il Progetto Genoma Coscienziale viene utilizzato, per la ricostruzione dell’Io acquisito.
SIGMASOFIA AUTOPOIETICA
-Autopoiesi della vita e dello stato coscienziale punto morte-
-Teoria e pratica-
tomo secondo
Presenta gli studi e le ricerche pratico-teorici sulle potenzialità di sopravvivenza autopoietica, producibili dall’Io acquisito, in condizioni difficili ed estreme.

 

SETTIMO VOLUME
1 tomo
 
 
 
SIGMASOFIA DIDATTICA E BIOETICA
-teoria e pratica-
E’ il compendio delle conoscenze vissute
e delle ricerche realizzate,
inerenti la formazione didattica e la
supervisione del Maieuta e del Docente in Sigmasofia, nonché delle modalità di ricaduta dei principi attivi autopoietici, nell’azione bioetica autopoietica quotidiana.
 

 

OTTAVO VOLUME
6 tomi
SIGMASOFIA
DIZIONARIO ENCICLOPEDICO
 
 
 
 
 
SIGMASOFIA
DIZIONARIO ENCICLOPEDICO
Nei sei tomi dell’ottavo volume, viene presentata la Sigma-logic (storia del pensiero sigmasofico) e i principi attivi costituenti l’essere umano e la società autopoietici, nonchè le definizioni della peculiare terminologia, inerente tutti gli stati Io-somato-autopoietici studiati in Sigmasofia. Il linguaggio autopoietico, con cui è stata scritta la Sigmasophy Theory of Everything, è costituito anche da termini molto complessi, difficili e, in alcuni casi, innovativi o addirittura nuovi. Per tale motivo, è stato necessario definire e spiegare tali vocaboli in uno specifico e dettagliato Dizionario Enciclopedico, che funge anche da
glossario sigmasofico.
 

Presentazione
 Con la presente Opera, è mia intenzione mettere a disposizione dei liberi ricercatori l’insieme dei principi attivi autopoietici, dei concetti, delle conoscenze, scaturenti dal vissuto diretto a mediazione Io-somato-autopoietica, fusionale, empatonica dell’archetipo acquisito funzione Ypsi applicato, per finalità di conoscenza, di autorealizzazione-determinazione, di autorigenerazione-guarigione, di autorganizzazione e di omeostasi, agli Universi-parte (noi stessi), realizzati al di fuori del linguaggio intellettuale, verbale, da me raggiunti in trent’anni di ricerche pratico-teoriche.
La Sigmasofia
Io-somato-autopoietica
ha lo scopo, il fine scientifico-filosofico, professionale, artistico e d’avanguardia, di spiegare l’essere umano in tutte le sue manifestazioni consce e inconsce, sensibili e sovrasensibili, localistiche e non localistiche, transfinite e, quindi, il suo essere natura complessiva, cosmo: gli Universi-parte (o unità ecosistemica cosmica, o unico corpo), in cui tutto è atomicamente e coscienzialmente legato. Nel loro insieme, tali studi e ricerche pratico-teorici compongono l’insieme conoscitivo, da cui è emerso uno dei progetti maggiormente significativi della ricerca sigmasofica:
il Progetto Genoma Autocoscienziale
ossia, le fondamenta, le radici autopoietiche, da cui nasce la
S.T.o.E.® Sigmasophy Theory of Everything®
e
l’essere umano e la società autopoietici.
Di base, la Sigmasofia è una specifica tecno-ontos-sophos-logia Io-somato-autopoietica che può permettere la conoscenza vissuta di se stessi: gli Universi-parte. Il riconoscimento della technè operativa è, per me, uno degli elementi significativi che caratterizza ogni scienza. Ogni tecno-ontos-sophos-logia va sperimentata in laboratorio e, nel mio caso, il laboratorio ero io stesso, la coscienza, il mio essere che veicolavo nel mondo. Quando mi resi conto che la tecno-ontos-sophos-logia, da me elaborata e sperimentata, era ripetibile, ossia dava gli stessi risultati in altri laboratori, in altre coscienze, ho pensato che avesse raggiunto la dimensione di una vera e propria
Scienza dell’Autocoscienza e Autocoscienza della Scienza.
            Quale autore dell’Opera, voglio comunicare che ho utilizzato tutte le cautele metodologiche che mi sono state suggerite dall’esperienza diretta, ma che evidenziano un principio attivo autopoietico, un cifrario di riferimento,
l’unità inscindibile Io-somato-autopoietica, inglobante tutta la manifestazione sensibile e sovrasensibile, non localistica, transfinita che ho denominato
Universi-parte, noi stessi.
Ciò che propongo è innovativo, perché ha saputo raggiungere luoghi inesplorati dell’inconscio autopoietico. Ovviamente, non si tratta di aver creato qualche cosa di inesistente, bensì di aver raggiunto un luogo ancora non conosciuto.
In questa Opera, presento per la prima volta la nuova materia di studio, denominata
Io-ontos-sophos-logia,
attraverso cui i principi attivi autopoietici dell’Ontos, della Sofia e del Logos della Coscienza trovano una sintesi elaborata e profondamente rivista alla luce dei vissuti sigmasofici.
La Sigmasofia ha una visione autopoietica, olistica. Ha saputo vivere tale stato coscienziale, soltanto dopo aver risalito e transmutato direttamente, attraverso la mediazione Io-somato-autopoietica, al di fuori del linguaggio verbale strutturato, tutte le manifestazioni Io-somatiche, secondo cui, illusoriamente, ogni avvenimento degli Universi-parte è casualmente e necessariamente determinato da un atto che lo precede. Secondo questa visione, gli Universi-parte apparirebbe come un ente senza intelligenza e finalità autopoietiche innate, soprattutto privo del vissuto fondamentale dell’esistenza, oltre lo spazio-tempo, del processo di autopoiesi continua, da cui emerge tutta la manifestazione sensibile, ossia oltre il determinismo acquisito. Ed ancora. Ho vissuto, risalito e transmutato la concezione dell’Io acquisito (di cui psichè è parte integrante) che vuole scomporre ogni cosa in parti più piccole, più semplici, credendo che sapere come sono unite fra loro possa permettere di conoscere l’intero, l’insieme del tema indagato, osservato. Questo tipo di attività non dà risposte autopoietiche, olistiche, che, quindi, devono essere risalite e transmutate, anche se possiamo osservare che alcune risposte particolari, efficaci, seppur incomplete, sono state date. Ad esempio, per conoscere come funziona il corpo umano, gli scienziati lo hanno sezionato, hanno esaminato i singoli organi, le loro funzioni, arrivando a suddividere gli stessi in sotto-organi, in cellule, in proteine, in DNA. Così hanno fatto i fisici che hanno attuato l’indagine sulla materia, riducendola in molecole, in atomi, in nucleoni, in quarks, in stringhe. E’ grazie a quest’attività che abbiamo scoperto e inventato computers, antibiotici e moltissimi altri strumenti tecnologici. Per questo motivo, è la parte tendente all’olistico, all’autopoietico che osserva il ridotto, lo scomposto. Si tratta di uno specifico orientamento che viene insegnato nella Sigmasophy University e che il ricercatore matura progressivamente.
In definitiva, la posizione determinista e riduzionista va transmutata, vivendola profondamente e ascoltando le risposte che può darci, propedeutiche e funzionali alla Concentrazione-transmutazione autopoietica che può condurre verso la posizione olistica. Questa coincide con il raggiungimento della consapevolezza vissuta dell’archetipo autocoscienza autopoietica (Io autopoietico), che muove dietro la componente acquisita, in cui ci riconosciamo e con cui, di solito, operiamo.
L’autocoscienza autopoietica è un processo con caratteristiche transfinitamente più grandi e vaste della mera somma delle esperienze vissute e memorizzate, che sono soltanto delle specializzazioni che può assumere. In primo luogo, la somma delle parti, delle esperienze vissute, delle emozioni-istinti, fatta funzionare insieme, fa nascere delle proprietà emergenti particolari, il Sigma, che non è spiegabile in termini direttamente riconducibili alle parti che costituiscono la somma, il sistema osservato. Per capirci, non potete spiegare il corpo dell’essere umano, studiandone soltanto il naso, la cistifellea o il polpaccio (…). Il funzionamento d’insieme e la proprietà emergente, ossia il Sigma, è diverso su tutti i piani e in tutte le modalità.
Riscontro e individuo l’istanza autocoscienza autopoietica in ogni singola microstruttura sensibile degli Universi-parte e in ogni singola componente dei principi attivi autopoietici, presenti nelle pluridimensionalità del campo morfo-atomico-coscienziale (l’inconscio autopoietico), collegato ed interagente con la microstrutturalità sensibile. E’ un processo sovrasensibile e sensibile, unico, indefinibile, transfinito, che ha come proprietà quella di divenire autocoscienza autopoietica che s’identifica e assume la forma di componente acquisita:
è l’Io acquisito o autocoscienza acquisita.
In particolare, mi riferisco a quando l’autocoscienza autopoietica utilizza strumenti come il pensiero, la capacità di concettualizzare, d’immaginare, di volere, di sentire, di percepire, di comprendere (…), da cui si evidenziano stati di coscienza che possiamo definire scientifici, misurabili.
Queste due funzionalità, l’autopoietica e l’acquisita, sono perfettamente integrate, riconosciute e applicate, con la specificità di agire l’autocoscienza acquisita nella consapevolezza vissuta continua del piano unico, autopoietico, complessivo, da cui scaturisce. E’ il principio attivo di
autonomia fusionale autopoietica.
In tale processo di reintegrazione autopoietica, nasce lo stato coscienziale che, sul piano acquisito, riconosciamo sotto il nome di
armonia autopoietica.
L’Io autopoietico degli Universi-parte, che ingloba e contiene anche ciò che denominiamo psiché, si autoriconosce, creando la propria componente acquisita, identificandola nelle esperienze sensibili, che l’essere umano vive con più o meno intensità di campo istintivo-emozionale e aggredior.
Sperimentando, l’Io autopoietico inizia a costruirsi la propria caratteristica acquisita, le diverse esperienze che vive, ed ecco che, pur continuando ad operare, tale processo autopoietico assume la forma acquisita e s’identifica in essa. Inizia a funzionare non in maniera olistica, ma separata, perché le esperienze vissute sono diverse, frammentate: una viene registrata come positiva, l’altra come negativa. La successione degli eventi, realizzati e memorizzati, produce il tempo Io-somatico, il primo, il secondo, il terzo avvenimento, e così via. Spesso, se ne parla, utilizzando uno degli strumenti disponibili all’Io acquisito: il pensiero. Si pensa ad una cosa o si pensa ad un’altra, quando si pesca nelle esperienze memorizzate. E’ rarissimo osservare che, attingendo dalla memoria e dalla coscienza, l’Io acquisito prenda due o più stati coscienziali simultaneamente, un’esperienza d’amore e una d’odio: o prende una o prende l’altra. E’ vero che, nella coscienza, agisce il principio enantiodromico ma, quando l’Io acquisito ne prende uno, l’altro resta, di solito, in quel momento, inconscio.
Anche il pensiero ha una propria dimensione autopoietica. Mi riferisco al processo del pensare, quando ancora non si è collegato ad un tema, ad un oggetto, ad un contenuto. Vedremo come la necessità della frammentazione, della nascita dell’Io acquisito sia funzionale al riconoscimento vissuto dell’autocoscienza e dell’inconscio autopoietici. Esso può essere riconosciuto soltanto dai passaggi, attraverso cui diventa acquisito e archetipo acquisito funzione Ypsi, è questa variazione-contrasto che, per differenza di stato, inizierà a fare in modo che si autoriconosca. Infatti, il punto è che l’inconscio autopoietico, l’Io autopoietico non sono autoconsapevoli. Una delle prove scaturisce anche dal fatto per cui pochissimi esseri umani ricordano quanto hanno vissuto durante i nove mesi che vanno dal concepimento alla nascita, periodo in cui tutto avveniva secondo un automatismo autopoietico esistente, innato. La natura e ciò che la genera sanno esattamente che cosa fare, indipendentemente dal titolo di studio, conseguito dall’Io acquisito.
L’autocoscienza acquisita diviene, quindi, lo strumento che l’autocoscienza autopoietica utilizza per riconoscersi, per essere autoconsapevole. Se osserviamo attentamente, possiamo dire che prende una parte di se stessa e la fa funzionare in quel determinato modo. Per questo motivo,
l’Io autopoietico e l’Io acquisito sono e devono, quindi, riconoscersi e vivere
come processo unico:
l’acquisito è una forma assunta dall’autopoietico.
Se ci si forma per divenirne consapevoli, da questa variazione-contrasto (Io-autopoietico, Io-acquisito) nascono prese di consapevolezza, insights intuitivi e sincronici continui:
è il ritmo autopoietico,
l’autoriconoscimento degli Universi-parte che osserva se stesso, dell’essere umano che risale alla realtà complessiva di se stesso.
Più è forte la variazione-contrasto dall’autopoietico, più si forma autocoscienza acquisita, riconoscimento, ossia il principio attivo sigmasofico (da estrapolare), che denomino archetipo acquisito funzione Ypsi, la forgiatura, lo strumento operativo che utilizzeremo nell’esplorazione del campo morfo-atomico-coscienziale (o inconscio autopoietico).
Come dicono molti, in ultima osservazione, la vita è scandita dal ritmo dei complementari, più che dal ritmo degli opposti. Io li definisco stati coscienziali opposti-complementari, intendendoli e vivendoli sempre come campo unico: vita-morte, amore-odio, materia-spirito, Io-soma, giovane-vecchio, caldo-freddo (…). Nella realtà, questi opposti-complementari sono espressione di un unico processo: l’autopoietico, che include l’acquisito. L’acquisito, a sua volta, si è necessariamente suddiviso negli opposti-complementari, quindi, il primo passo è risalirli, attraverso il vissuto, nella loro enantiodromia quotidiana, fino ad averne la chiara percezione d’insieme. Si ha l’intuizione netta di poter percepire tutta la conoscenza acquisita in un unico blocco, per arrivare poi alla percezione delle due strutture fondamentali collegate, utilizzando principi attivi, emersi da queste operazioni: si inizia, così, l’esplorazione consapevole dell’inconscio autopoietico, rendendolo conscio.
Quando, durante la prima fase della formazione, lavoriamo sulle componenti specifiche dell’Io-somatico, teniamo presente questa indicazione, proveniente dal vissuto.
In seguito, vedremo come.
All’interno del metodo formativo Sigmasofia, il termine Io-somato-autopoietico assume un significato specifico che è necessario approfondire.
Si tratta di processi funzionali dell’Io acquisito che interagiscono con il soma, con il corpo. Infatti, Io-psiché, il soma e l’autopoiesi sono un processo unico. Ovviamente, ogni stato, ogni valenza, ogni piano, di fatto, interagisce e coinvolge l’altro, sempre e nell’immediato, anche se, spesso, non se ne è consapevoli. Ad esempio, non è individuabile una condizione somatica scaturente dall’Io acquisito o viceversa, in quanto i processi sono simultanei: funzionano contemporaneamente, integrandosi.
All’osservazione penetrata, si evidenzia che non esiste un rapporto Io-soma-autopoiesi o autopoiesi-soma-Io o altri, in quanto entrambi funzionano insieme! Non esiste un processo soltanto somatoforme, ma un processo dinamico che coinvolge tutti i piani.
Ci sono soltanto stati Io-somato-autopoietici che indicano il livello di autoconsapevolezza raggiunto.
Inizialmente, i ricercatori in formazione riferiscono di vivere e di riconoscere gli stati coscienziali, sia quelli problematici, discrasici e non, soltanto nella manifestazione prevalentemente somatica, e non è raro che vengano scambiati per la condizione-stato di salute. Spesso, si riscontra che tali stati-sintomi non nascono da processi accertabili, da osservazioni medico-cliniche (…); non nascono da azioni, di cui il ricercatore è consapevole (per esempio, l’uso delle droghe). Questo ci indica che il livello di autoconsapevolezza dell’Io acquisito di quel ricercatore non è riuscito a penetrare le diverse parti e piani di sé, in un modo tendente al completo, ma soltanto incontrando quello che li riconosce, che li vive come somatizzazioni-sintomi. Non si rende conto che, in realtà, quella somatizzazione-sintomo sta coinvolgendo tutti i piani, sensibili e sovrasensibili, anche a livello quantistico-autopoietico.
Il termine Io-somato-autopoietico può indicare una varietà pressoché transfinita di stati coscienziali, sensibili e sovrasensibili. Infatti, in generale, con quel termine indico ogni tipo di stato coscienziale, alla cui produzione, edificazione, giocano un ruolo importante tutte le componenti Io-somatiche e quantistico-autopoietiche sensibili e, soprattutto, sovrasensibili, non localistiche.
Quindi, il termine Io-somatico non è utilizzabile per definire la sola condizione denominata e riconosciuta come discrasica, con cause riscontrabili nell’Io acquisito. Si tratta di un processo molto più vasto ed esteso, che ha il compimento in se stesso, nei diversi piani, in cui si esprime. Per usare un termine antico-moderno, è una forma di
entelechia autopoietica.
Ogni stato coscienziale è uno stato compiuto in se stesso che coinvolge tutti i piani, gli Universi-parte. Sempre.
Tutto ciò sta ad indicare uno specifico orientamento dello strumento operativo Io-somato-autopoietico, che è quello del recupero vissuto della olosdirezionalità, che, ovviamente, non si orienta soltanto verso la componente soma, ma verso tutte le componenti sensibili e sovrasensibili degli Universi-parte, sintetizzabili, come detto, in Io-soma-autopoiesi (nell’accezione più ampia).
Evidenzio un’azione che pone in remissione, inevitabile ed inequivocabile, ogni identificazione che tende ad ostacolare tale entelechia autopoietica, tale olosdirezionalità.
L’altro aspetto, che viene affrontato nello stesso modo, è l’attitudine dell’Io acquisito a separare (che significa ridurre) il soggetto, che osserva il tema, dal tema o dall’oggetto osservato, quando l’autocoscienza autopoietica si autoriconosce in un corpo fisico che moltissimi ricercatori ed esseri umani riferiscono di vivere come separato dal mondo, in cui muove, legittimando l’esistenza del soggetto e dell’oggetto, dell’Io e del Tu che, sul piano autopoietico, sovrasensibile, non trova nessun tipo e forma di riscontro, di verifica. Ossia, non esiste separazione tra l’Io acquisito, che osserva da uno stato coscienziale con la relativa emozione una cosa, e la cosa stessa.
L’Io acquisito che osserva è parte integrante del tema osservato, da cui risulta essere inseparabile.
Tutto è legato,
atomicamente e coscienzialmente legato.
Invito i vari ricercatori a tenere presente le grandiose implicazioni che ciò comporta. Vedremo più avanti l’importanza di questa Concentrazione-transmutazione autopoietica.
La grande azione formativa consiste nel riuscire a far vivere la realtà per cui, autopoieticamente, microstrutturalmente e coscienzialmente, non esiste la distinzione Io-tu, soggetto-oggetto, stato di scissione, in cui l’Io acquisito si è identificato da millenni. Tale processo si manifesta anche come separazione nello stesso corpo fisico, in cui ci riconosciamo: si evidenzia, quando la razionalità è prevalente rispetto all’istinto-emozione, o viceversa. Sanare tale dicotomia, la separazione tra il soggetto e l’oggetto, l’Io e il Tu, unitamente a tutti gli altri aspetti che studieremo insieme, orienta l’ontos, l’essere verso un fine specifico, l’autodeterminazione autopoietica dell’Io acquisito, ossia il risveglio dello stato di autoconsapevolezza, per cui ciò che lo determina, lo autorealizza, è già presente negli ingredienti autopoietici che lo formano. I principi attivi autopoietici sono la vita in azione e, semplicemente, rigenerano.
L’Io acquisito consapevole di se stesso si autorigenera!
            La Sigmasofia è una via di conoscenza pratico-teorica aperta ed è tecnicamente in grado di comunicare con tutte quelle discipline scientifiche, filosofiche, artistiche e d’avanguardia che si sono occupate e si occupano delle stesse tematiche, proponendo un protocollo d’intesa, denominato
Sigmasophy International Project.
L’Operautilizza il linguaggio autopoietico che descrive esperienze, vissuti diretti dello
stato Io-somato-autopoietico, denominato Sigmasofia.
Lo stato coscienziale Sigmasofia muove nelle pluridimensionalità transfinite del campo morfo-atomico-coscienziale, irradia e include ogni atomo e cellula, ed è potenzialmente sempre riconoscibile, visibile, sperimentabile nel sensibile. Si tratta del funzionamento simultaneo di tutti i principi attivi autopoietici. Quando l’Io acquisito ne è realmente consapevole, tale stato è paragonabile (seppur profondamente diverso), a ciò che denominiamo estasi, instasi, illuminazione, samadhi (…).
Il linguaggio autopoietico è innovativo e, riguardo taluni termini, nuovo. Anche se razionale e logico, quindi accessibile ad ogni Io acquisito, sarà di difficile comprensione per coloro che non mantengano, con continuità, l’intensità-intenzionalità della motivazione a voler vivere, penetrare, risalire, transmutarein loro stessi i processi Io-somatici, ostacolanti tale comprensione. Infatti, è la concentrazione della sintesi, o funzione Ypsi, estrapolata da tali vissuti, ed anche soltanto leggerla o ripercorrerla orienta verso lo stato Io-somato-autopoietico Sigmasofia. Il linguaggio autopoietico comunica con quella parte di sé, degli Universi-parte, che è il ricercatore in formazione stesso, irrorando, destrutturando, ristrutturando e rigenerando la sua identificazione nell’acquisito.
Il principio attivo, di conoscenza vissuta
dell’azione-linguaggio autopoietico,
è sempre presente al Maieuta o al Docente di Sigmasofia, così come tutte le componenti acquisite che ha saputo risalire e trascendere. Sa individuarle esattamente nel ricercatore in formazione (parte di sé): è
l’endoscopia autopoietica,
il raggiungimento di uno stato di fusionalità con l’altro, attuando l’innesco della destrutturazione delle identificazioni anche discrasiche, iniziando ad eliminare i sintomi, gli ostacolatori d’ingresso. E’ la base per le successive operazioni formative di Concentrazione-transmutazione autopoietica (la Risalita), di vissuto consapevole e non proiettivo del piano autopoietico e di ricaduta consapevole nell’azione quotidiana.
Se realmente vissuto, lo stato Sigmasofia, raggiunto dall’Io acquisito, consente di vivere direttamente, e non proiettivamente, gli elementi, il processo-campo autopoietico fondamentale, operante all’essenza di ogni manifestazione sensibile e che, tra le altre funzionalità, include l’autocoscienza autopoietica.
La Sigmasofia Io-somato-autopoietica è fondata sull’esperienza diretta di tale campo, per permettere al ricercatore in formazione di far ricadere nell’azione quotidiana sensibile i principi attivi autopoietici, non localistici, vissuti, e facendo emergere, così, il processo, da me denominato di
Azione bioetica autopoietica.
E’ l’azione di sostegno e di orientamento esistenziale della motivazione autopoietica, della pulsione autopoietica fondamentale alla Risalita verso l’autoconsapevolezza, allo scopo di creare le condizioni per autodeterminarsi, autorealizzarsi, per vivere direttamente ed inequivocabilmente gli Universi-parte, nella sua manifestazione autopoietica e in quella acquisita, riconoscendo con modalità innovative il famoso detto greco:
conosci te stesso
(e scoprirai i segreti degli Universi-parte n.d.a).
Il ricercatore che, attraverso la formazione proposta, riuscirà a vivere tale stato, sentirà nascere in lui la condizione Io-somato-autopoietica che non necessita di confutarlo filosoficamente o scientificamente, in quanto, vivendolo, potrà essere autoconsapevole dell’autopoiesi non localistica, transfinita. E’ la condizione che, semplicemente, non produce critica, in quanto è il campo stesso da cui nasce ogni manifestazione Io-somato-autopoietica sensibile e, quindi, non legata alla storia acquisita dell’Io. La componente eventualmente interessata a criticare, a confutare, sarà semplicemente operante come parte integrante e autoconsapevole dell’autopoiesi.
Il ricercatore che riconosce la distinzione e vive la simultanea unione tra linguaggio Io-somatico sensibile, convenzionale, filosofico, scientifico, acquisito e i principi attivi autopoietici che lo formano, pre-manifestazione dell’acquisito, verificherà e capirà empatonicamente che cos’è l’autopoiesi che muove in lui, nel tutto è atomicamente e coscienzialmente legato: gli Universi-parte.
La presenza tangibile del campo morfo-atomico-coscienziale, dell’autocoscienza autopoietica, di cui, spesso, l’Io acquisito, identificato soltanto in se stesso, non ha consapevolezza, consente vissuti propedeutici allo stato Io-somato-autopoietico Sigmasofia. Ne indico alcuni:
  • vivere e penetrare i principi attivi autopoietici, da cui nasce lo spazio-tempo. L’Io acquisito può prendere coscienza che, in realtà, lo spazio-tempo è essenzialmente immisurabile, appunto perché i principi attivi autopoietici che lo formano sono un processo non localistico, transfinito, non riducibile a misura, a linguaggio. E’ possibile raggiungere tale tempo autopoietico, viverlo, risalendo e transmutando le diverse manifestazioni del misurare, del verbalizzare, uno degli orientamenti-variazione-contrasto, attuato, sul piano acquisito, dagli Universi-parte: noi stessi. Si tratta della danza autopoietica, simultaneamente sensibile e sovrasensibile, locale e non locale, la cui scoperta vissuta è il solo elemento che spiega l’esigenza dell’identificazione momentanea del tempo autopoietico, del continuo presente in spazio-tempo. Lo stato autopoietico sigmasofico reintegra in un tutto funzionale lo spazio-tempo e il tempo autopoietico.
  • Vivere gli archetipi autopoietici Ypsilon, Psi, Lambda e Sigma, simboli attraverso cui sintetizzo tutti i principi attivi autopoietici,parti integranti del campo morfo-atomico-coscienziale, non locale, un riferimento fondamentale per l’autocoscienza acquisita del ricercatore. Essi sono il campo, attraverso cui l’Io acquisito può vivere i diversi processi della non località, della multidimensionalità, a-dimensionalità, della transfinitezza coscienziale autopoietica. Il ricercatore che riuscirà a raggiungere, formandosi a se stesso, tali archetipi, potrà veicolare, agire consapevolmente l’azione bioetica autopoietica, di cui l’intuito, la sincronicità, l’olospresenza.
  • La libertà autopoietica, la libertà di (...), la libertà da (…), la creatività sono espressione. L’autoconsapevolezza dell’archetipo autocoscienza autopoietica dissolve, pone in remissione lo stato identificativo dell’Io acquisito nella sola componente acquisita, filosofica e scientifica.
  • La disidentificazione dagli stati Io-somato-autopoietici acquisiti ha il potere di creare la remissione spontanea degli stati non orientati verso la consapevolezza dei principi attivi autopoietici che li formano.

     

L’Io acquisito avverte l’autopoiesi in sé, grazie all’azione degli archetipi che, incontrati in se stesso, rientrano consapevolmente in azione nel sensibile e nel sovrasensibile.
La parola chiave è autoconsapevolezza. Si determinano azioni di vita, orientate da tali archetipi, ossia la bioetica autopoietica sigmasofica.
La formazione permette di congiungere, sul piano dell’autoconsapevolezza, l’autopoiesi con l’azione quotidiana, il non locale con il locale. I principi attivi autopoietici (che includono l’ontos, il sophos, il logos e il kraino) sono il raggiungimento formativo che l’Io acquisito dovrà vivere, per iniziare a dar loro evidenza nell’azione quotidiana: le basi
dell’essere umano e della società autopoietici.
Voglio mettere a disposizione tale insegnamento ad ogni ricercatore che ne faccia esplicita richiesta: sarà egli stesso che, ove muova con autodeterminazione autopoietica, scoprirà che la fonte di tale insegnamento è nella natura, maestra autopoietica, in se stesso, soprattutto nella componente non locale.
L’esperienza diretta dello stato coscienziale Sigmasofia evidenziala pulsione autopoietica a produrre stati di autorigenerazione e di autoguarigione, di risoluzione delle situazioni esistenziali ritenute complesse, difficili. Specificamente, mi riferisco al fatto per cui, quando gli ostacolatori, le
discrasie, i problemi, le difficoltà incalzano e sentiamo che potrebbe essere possibile esserne sopraffatti, che si sta per raggiungere un punto limite, in cui ogni via d’uscita sembra ridursi fino a scomparire, la Sigmasofia autopoietica marziale muove ed emerge. La pulsione autopoietica nasce dai principi attivi autopoietici che orientano, che tengono acceso, che spingono la struttura Io-somato-autopoietica in cui, di solito, ci riconosciamo e muoviamo, ad autodeterminarsi, ad autorealizzarsi.Potrà orientare in maniera determinante verso il superamento della difficile situazione, anche attraverso il porre in remissione lo stato identificativo nelle leggi sensibili, naturali, ossia interagendo con quelle autopoietiche, da cui nascono, determinando, così, quell’orientamento all’autorigenerazione, al
principio omeostatico autopoietico,
movente in noi stessi: gli Universi-parte.
La Sigmasofia esprime la filosofia dell’essere, l’ontos-sophos-logia degli Universi-parte, che ingloba i processi di autorganizzazione, di autoconcepimento della componente sensibile, il principio autopoietico, al contatto del quale sia ciò che denominiamo salute, sia ciò che denominiamo discrasia e ogni forma di enantiodromia sono posti in remissione.
L’autorganizzazione, l’autorigenerazione, l’omeostasi autopoietiche potranno trasformarsi in orientamento del vissuto quotidiano. L’Io acquisito può riprendere empatonicamente, visceralmente contatto con i campi di forza archetipici, da sempre presenti nell’inconscio autopoietico.
Nell’Io acquisito, nei principi attivi autopoietici che lo formano, sono presenti le risposte, soltanto da vivere, che da sempre l’Io acquisito sta cercando: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? (…). Il campo morfo-atomico-coscienziale è un processo dinamico, probabilmente immutabile, e la Sigmasofia è un modo, una techné possibile per raggiungerlo. L’Io acquisito del ricercatore dovrà trovare in sé, allenare e continuamente potenziare l’intenzionalità, l’intensità della motivazione a voler conoscere se stesso.
La formazione a se stessi si attua attraverso il vissuto diretto di diverse esperienze che, progressivamente, raggiungono l’avanguardia producibile da quell’Io acquisito che, allenandosi, applicando lo stretching Io-somato-autopoietico, nedetermina l’allungamento, ossiail raggiungimento di una nuova avanguardia di autoconsapevolezza.
La realtà autopoietica è parte integrante della realtà sensibile, in cui di solito ci riconosciamo. Molti ricercatori ritengono reale lo stato identificativo nell’esperienza acquisita socio-culturale, da cui, a volte, parossisticamente dipendono. Ogni Io acquisito ha il proprio stato identificativo e deve riconoscere le coazioni a ripetere, le stereotipie che si sono cristallizzate da centinaia di anni: per questo motivo, la formazione non accarezza l’Io acquisito, ma lo fa lavorare Io-somato-autopoieticamente, perché ponga in remissione tali condizionamenti. Il dolore, il problema, la discrasia vengono utilizzati, per essere vissuti, risaliti e transmutati. Rappresentano prove dure, difficili, decisive (…).
L’Opera ci dimostra come, mediante l’Io acquisito, traduciamo stati che possono sfociare nella discrasia e come sia possibile produrre azioni che possono autoguarirla, porre in remissione lo stato identificativo discrasico.
Quando l’Io acquisito del ricercatore non riesce ad estrapolare l’archetipo acquisito funzione Ypsi e s’identifica sempre nell’esperienza, nello stato che sta vivendo, si aliena sempre più dalla consapevolezza dell’autopoietico, da cui proviene.
La chiave di volta è il luogo in cui l’Io acquisito si autoriconosce: se lo fa, reintegrando la consapevolezza dello stato coscienziale Sigmasofia, parteciperà attivamente a funzionalità transfinite, pre-spazio-tempo.
L’identificazione nel solo acquisito, riflesso, non più consapevole della funzionalità da cui nasce, spazio in cui possono insinuarsi le somatizzazioni, è la
discrasia identificativa umana,
che tentiamo di rigenerare attraverso le Autopoiesi olosgrafiche.
Infatti, il corpo fisico è mortale: ciò che va dal punto nascita al punto morte è una fluttuazione degli Universi-parte, una fiammata.
Questi vissuti mi hanno suggerito la creazione di un protocollo d’intervento, di orientamento esistenziale sigmasofico.
Soltanto quando l’Io acquisito vivrà empatonicamente i principi attivi autopoietici, potrà riconoscere quali sono i meccanismi che possono ammalarlo e rigenerarlo.
La Sigmasofia elimina la caduta, l’identificazione nella sola manifestazione sensibile dei processi esistenziali, relegandoli a forme sterili, soltanto descrittive. Se non si riconoscono tali funzionalità di autopoiesi, sovrasensibili, che evidenziano una maggiore possibilità di spiegazione vissuta delle discrasie autopoietiche, dei sintomi, questi sembrerebbero essere inspiegabili.
La riduzione nella classificazione descrittiva del Manuale degli Ostacolatori e delle discrasie (M.O.D.) serve a facilitare la comunicazione tra i Maieuti-Docenti sigmasofici e con altri specialisti, e assume il significato-significante di strumento operativo, necessario a predisporre il protocollo autopoietico che darà il via all’intervento formativo di Maieutica sigmasofica, tutto da vivere.
L’approccio scelto, tendente all’autorigenerazione, all’autoguarigione, al risveglio consapevole di funzionalità omeostatiche, autopoietiche, non ha bisogno di identificazioni in denominazioni descrittive, ma di azione vissuta, al di fuori delle identificazioni nel linguaggio verbale, senza escludere il necessario e funzionale protocollo autopoietico e il
momento analitico autopoietico,
attuato durante la Costruzione della Propria Teoria conseguente al vissuto, realizzata da ogni ricercatore in formazione.
Non ci si rivolge mai al paziente, al cliente, al malato (o similari), ma al ricercatore in formazione (non importa quale livello di autoconsapevolezza, discrasia e funzionalità veicoli).
Lo scopo non è quello di guarire ciò che denominiamo discrasia, perché tale stato di guarigione è, inevitabilmente, una proprietà emergente dalla formazione. Non va ricercato, semplicemente accade, se quell’Io acquisito si forma a se stesso, con particolare riferimento alla propria funzionalità autopoietica non localistica. 
In tal senso e con questi significati, gli Universi-parte che siamo non può essere descritto e classificato in maniera completa. Infatti, ogni volta che viviamo, esploriamo un’area dell’inconscio autopoietico, ci rendiamo conto di transfinite dimensioni e luoghi che, lì, si dischiudono. Si evidenzia il fatto che ogni
nosologia è incompleta:
con tale consapevolezza, la si risale e la si transmuta, ogni volta che la si attua.
L’approccio è quello dell’autopoiesi continua, qualunque sia lo stato di autoconsapevolezza raggiunto. Per questo, la Sigmasofia è una formazione a se stessi, da vivere, in cui è noto che ogni descrizione o qualsiasi classificazione che il ricercatore utilizza nella Costruzione della Propria Teoria conseguente al vissuto è soltanto indicativa: segna il momento dell’azione bioetica autopoietica che tende a non avere soste nella continuità.
La presa di consapevolezza delle proprie facoltà autopoietiche e di remissione spontanea delle identificazioni, vissute e reintegrate nell’azione quotidiana, è il primo elemento che viene progressivamente raggiunto.
Ciò conduce alla presa di consapevolezza anche di processi profondissimi, non immediatamente riconoscibili, quando il ricercatore si presenta con i propri stati coscienziali d’ingresso.
Un Maieuta o un Docente sa muoversi in questi stati Io-somato-quantistico-autopoietici. Le angosce, le crisi esistenziali, le paranoie, la perdita di significati, le psicosi, le schizofrenie, l’alienazione (…), così come tutti gli stati coscienziali letti come positivi, quali il benessere, la pace, l’amore, la felicità, la lealtà, la salute (…) possono essere riconosciuti come manifestazione sensibile incompleta, riflessa, dello stato coscienziale Sigmasofia, condizione autopoietica degli Universi-parte, di cui gli stati opposti-complementari indicati sono emanazione. In tal modo, si prepara il terreno a forme di autorigenerazione, di autoguarigione, di autorealizzazione anche nell’espressione sensibile degli Universi-parte: si può verificare la remissione spontanea dell’inconsapevolezza del tutto è atomicamente e coscienzialmente legato.
Spesso, molti aspetti della realtà socio-politica, culturale, religiosa, filosofica in cui viviamo, sembrano non riconoscere tale facoltà non locale, autopoietica, determinando, così, di fatto, un ostacolo al riconoscimento vissuto, diretto, del principio autopoietico, autorigenerante, presente in noi.
E’ necessaria una revisione del paradigma esistenziale e sociale, in favore del riconoscimento dell’essere umano e della società autopoietici.
L’essere umano autopoietico, sigmasofico, può evidenziarsi, risorgere dallo stato d’identificazione nel solo sensibile, in cui si trova. La formazione indica esattamente come fare, al di là di tutte le dialettiche filosofiche, intellettuali e religiose. Si definiscono i lineamenti dell’azione sensibile e sovrasensibile, locale e non locale, reintegrata e consapevole, attraverso il vissuto diretto.
E’ già possibile una prima sintesi.
I principi attivi autopoietici fluiscono negli ingredienti formanti l’Io acquisito.
Spesso inconosciuti, tali principi attivi sono non locali, transfiniti.
Sono campi di forza inagiti, inattuati sul piano dell’autoconsapevolezza.
E’ semplice osservare che quei principi esprimono le capacità autopoietiche che veicolano, quando formano gli stati coscienziali, attraverso cui percepiamo, riconosciamo la natura, di cui siamo parte.
I principi attivi autopoietici non locali, il campo morfo-atomico-coscienziale, vengono convertiti, ridotti e collassati a stato coscienziale individuale. Se si riuscisse a non determinare tale collasso, potremmo far ricadere, consapevolmente, l’autopoiesi a sostegno dell’azione sensibile. Ove ciò avvenisse, il campo istintivo-emozionale e aggredior, presente nel corpo fisico agirebbe realtà di autocreazione, di cui prima non era consapevole, anche se, paradossalmente, interamente creato da tale campo di forza.
I principi attivi autopoietici dell’Io acquisito si attuano, quando, attraverso la pratica delle Autopoiesi olosgrafiche, si ricrea la coniuctio tra autopoiesi e Io-somatico.
L’autocoscienza è la componente fondamentale dei principi attivi autopoietici, da cui l’enantiodromia può nascere ed è ciò che ricongiunge, reintegra gli opposti-complementari. E’ ciò che dà
tensegrità autopoietica
agli Universi-parte, noi stessi.
La vita è riconoscibile in questo ritmo, nella funzionalità dell’autopoietico collegato all’acquisito che forma. In questa dialettica funzionale, riconosciamo stati di autoconsapevolezza indispensabili all’Io acquisito.
Gli Universi-parte, noi stessi, è un essere vivente sempre in vita, attivo, in piena autopoiesi continua. I corpi fisici, antropomorfi, che questo unico essere produce e in cui ci identifichiamo, sono funzionalità, fluttuazioni del campo morfo-atomico-coscienziale, dell’autocoscienza autopoietica che, nell’accezione comune, nascono e muoiono, ma che in realtà restano parte integrante di noi stessi. Quando l’Io acquisito si riconosce in quella componente separata, non consapevole dell’Io autopoietico, sa di essere mortale, ossia, di entrare nel ciclo nascita-evoluzione-morte. Ma, se si assumesse come Universi-parte, riconoscerebbe se stesso come autopoiesi transfinita: nasciamo e gli Universi-parte è attivo, moriamo e gli Universi-parte, noi stessi, continua la propria azione.
La formazione in Sigmasofia non consiste nell’aprirsi intellettualmente a forze, per così dire, trascendenti, magari sperando che agiscano, malgrado la nostra autodeterminazione e il nostro autoriconoscimento: un Io acquisito non formato all’esperienza diretta, penetrata, non potrà mai percepire, vivere l’essenza di tali principi attivi autopoietici, in quanto evocatore dello stato già collassato e ridotto. Si dovrà, bensì, formare alla percezione empatonica di tali principi, in modo che possa riconoscerla nel sensibile, senza riduzioni.
Si assisterà al ricompattamento, alla tensegrità autopoietica, parte del campo istintivo-emozionale, del pathos, dell’ethos. E’ la nascita del pensiero sigmasofico o Sigma-logic.
Gli stati finora indicati potranno far nascere la gelontologia e l’autoironia autopoietica, lo strumento che ci consentirà di auto-sorprenderci nei paradossi che veicoliamo, senza denunce o giudizi, senza, per così dire, scandalizzarci, bensì contemplandoli attraverso il sorriso autopoietico, esito inevitabile del duro lavoro formativo a se stessi.
Sorridere autopoieticamente significa illuminare, con l’insight intuitivo e sincronico, con l’olospresenza autopoietica, l’ombra dello stato identificativo, paradossale, ostacolante. Si tratta di un fulmineo guizzo dell’Io acquisito nelle maglie socio-politiche, culturali, filosofiche, scientifiche, che vorrebbero trattenerlo. E’ possibile vivere la capacità di sintesi, l’intenzionalità a ricondurre ogni manifestazione sensibile ai principi attivi autopoietici e a far ricadere tale consapevolezza nuovamente nell’azione sensibile, transmutandola. Attraverso la risata autopoietica, si può esprimere quanta autoconsapevolezza si sia ricercata inutilmente nell’effimero: la base dell’ironia, della gelontologia autopoietiche.
Molti ricercatori possono scoprire di non aver mai realmente conosciuto come si producano gli stati coscienziali, attraverso cui si crea la realtà che si vive; possono altresì rendersi conto di ignorare l’organo immediato, il cervello, il sistema nervoso, attraverso cui si specializzano gli stessi stati coscienziali.
Non si cercano risposte alle domande sulla coscienza, sull’esistere, negli ingredienti autopoietici che tali funzioni formano, ma negli organi, negli stati di coscienza, la cui caratteristica è già la riduzione dello stato Sigmasofia.
Senza la formazione a se stessi, nessun Io acquisito penetra, in realtà, il mistero della nascita-morte, della malattia-salute, del dolore-benessere, della paura-coraggio, dei vari stati intermedi coscienziali che li uniscono, perché si tratterebbe di condurre un’indagine realizzata con strumenti incompleti.
Le azioni che tali Io acquisiti, specializzati nel sensibile, agiscono, lasciano intatta la ferita. Questa continuerà a sanguinare, fino a che non si vivrà l’Io-ontos-sophos-logia e la Sigmasofia autopoietica marziale che sanno come fare per determinare che ciò che ferisce e uccide può essere la porta, da cui entrare in ciò che autopoieticamente rigenera.
Sostanzialmente, esistendo, ogni Io acquisito veicola gradi di autoconsapevolezza degli Universi di cui è parte. Sono stati di verità relativa, incompleta, rispetto all’autoconsapevolezza della non località, transfinita, di cui sono ugualmente parte.
Nel cuore di ogni Io acquisito, opera la pulsione autopoietica a vivere, a conoscere, ed è possibile vederla all’opera nell’esperienza umana, in quanto tutto è coscienzialmente e atomicamente legato. Le esperienze realizzate sono impresse, registrate sia nella componente sensibile che in quella sovrasensibile, non locale.
 
S.T.o.E. ®
Entriamo ora in alcune considerazioni, relative alla scienza normalmente intesa e proposte dalla Sigmasofia.
Da sempre, la scienza è alla ricerca della risposta al segreto della vita. Il primo aspetto che si evidenzia è che lo stato di transfinitezza dell’autopoiesi, della non località, pone in remissione i presupposti per una presunta e proiettiva fine della scienza, così come taluni studiosi hanno dichiarato: nella stragrande maggioranza dei casi, le scoperte essenziali, autopoietiche, sono ancora da scoprire, da vivere. Forse, ci stiamo preparando alla morte alchemica della scienza e s’intravvedono i germi di un innovativo
paradigma scientifico-coscienziale sigmasofico.
Osserviamo insieme.
L’Io acquisito che indaga se stesso, che percepisce la percezione, gli stati coscienziali, (…) agisce una formazione che può avvenire soltanto per graduali prese di consapevolezza, vissute, delle microstrutture formanti noi stessi: si tratta di un orientamento innovativo, necessario a spiegare le radici autopoietiche della conoscenza umana, della manifestazione sensibile.
La Sigmasofia tenta di rispondere alla domanda che cos’è la vita?, con i propri sistemi, con specifico riferimento alla coscienza dell’atomo, alle meccaniche quantistiche e sub-quantistiche, al genoma umano. Dalla pratica, si è evinto che le cellule e gli atomi sono governati dai principi attivi autopoietici che, trasmettendo specifici pulsioni-codici ed informazioni, li inscrivono in loro. Tali principi attivi contengono il piano di sviluppo degli Universi-parte, della natura, di noi stessi.
La reintegrazione, anche come metodo dell’unità Io-somato-autopoietica, dimostra di essere una chiave capace di guidarci al vissuto dell’autopoiesi, movente negli Universi-parte, con specifico riguardo alla componente coscienziale, tanto che si sta rivelando l’orientamento della
teoria del Tutto Io-somato-autopoietico, della S.T.o.E.®.
In particolare, si tratta del quadro complessivo di tutte le leggi autopoietiche, da cui ogni funzionalità coscienziale Io-somatica acquisita deriva.
E’ una sorta di cifrario, in continua formazione, ma pur sempre un cifrario: ci consente di leggere il libro degli Universi-parte, noi stessi, con una straordinaria profondità (da verbalizzazione di alcuni ricercatori in formazione), tanto da poter prevedere moltissimi aspetti di ciò che l’Io acquisito è e, probabilmente, sarà.
Voglio evidenziare che la Sigmasofia ha già dimostrato di riuscire a comprendere eventi e fatti Io-somato-autopoietici, utilizzando la funzione Ypsi.
L’autocoscienza acquisita ha saputo edificare molti miti e simboli che ritroviamo in quantità impressionanti nell’inconscio acquisito, collettivo ed individuale. Tutte queste edificazioni sono riconosciute come parti da vivere, da risalire e da transmutare (non da analizzare), per permettere l’accesso all’autopoietico che, riconnesso al sensibile, lo rigenera, lo irrora.
L’autocoscienza acquisita è di fondamentale importanza, perché permette la forgiatura, la strutturazione della funzione Ypsi, senza cui l’Io acquisito non potrebbe autopercepirsi nella propria componente e dimensione autopoietica. Eliminata l’identificazione parossistica nel tema, nella frammentazione, nell’ostacolatore (l’elemento discrasico), ciò che resta e che si può estrapolare è funzionale al lavoro di vissuto diretto degli Universi-parte.
Molti stimoli, interferenze, necessità, ideologie, condizionamenti, politiche, religioni, miti, da sempre, determinano rinforzi all’identificazione nell’acquisito, per cui, spesso, si giunge a negare il campo morfo-atomico-coscienziale, da cui tutti i processi acquisiti hanno origine.
Di solito, il ricercatore, identificato in questi processi, non è consapevole delle funzionalità autopoietiche che pure possiede: l’ascolto del respiro, del battito del cuore, la capacità di poter pensare e ripensare a piacimento, di poter emozionarsi e ri-emozionarsi, il potere di rimarginare una ferita (…) non gli evidenziano l’esistenza dei principi attivi autopoietici, da cui tutto ciò nasce. Riconosce questi elementi come automatismi, a cui non riesce ad attribuire alcun significato-significante: non è in grado d’intuire che quegli stessi processi hanno un potere di vita, di autopoiesi e che il corpo è tenuto acceso da questo campo morfo-atomico-coscienziale complessivo. Quindi, tutta la sua azione è mediata, soltanto ed esclusivamente, dalla propria identificazione Io-somatica.
L’autocoscienza autopoietica è pre-stati identificativi sensoriali ed iper-sensoriali, veicola la bioetica autopoietica che l’Io acquisito, il soma possono, simmetricamente, esprimere. Si tratta del processo che ho denominato
simmetria o autosomiglianza autopoietica,
elemento caratterizzante l'etica del Maieuta e del Docente di Sigmasofia.
Gli Universi-parte, noi stessi, non è un evento casuale, bensì emanazione del
determinismo autopoietico.
Tutti i luoghi degli Universi-parte hanno in comune il medesimo ambiente e le medesime leggi: sono composti dagli stessi atomi e dalla stessa autocoscienza autopoietica.
La definizione di terrestre, rispetto ad altro, è una forma di riduzionismo: l’ossigeno e il carbonio sono presenti in tutto il cosmo. Voglio comunicare che, alla visione autopoietica, si evidenzia il fatto per cui l’Universo, in cui ci riconosciamo, è soltanto uno dei tanti Universi-parte che siamo, tutti veicolanti pulsione autopoietica, vita, e ogni regione ha la possibilità di poter produrre complessità, evidenziare l’autocoscienza autopoietica. Tutto è parte di un
intelligent design autopoietico.
La Sigmasofia Io-somatica coincide con il primo ciclo di studi proposto dalla Sigmasophy University e dalla S.T.o.E.. Attraverso il vissuto, affronta tutti gli stati coscienziali, le possibili identificazioni, le funzionalità della componente acquisita, per poter riconoscere quella autopoietica.
Cominciamo ad osservare alcune caratteristiche generali dell’Io acquisito.
Nell’inconscio autopoietico, operano principi attivi archetipici (non nell’accezione junghiana) che determinano l’autorganizzazione dell’Io acquisito, del soma e dell’autopoiesi. Permettono al corpo umano di creare se stesso, attraverso varie interazioni e transmutazioni: ci sono sviluppi che si producono continuamente e realizzano la rete di processi che lo generano. Ciò che crea se stesso continuamente, possiede principi, forze e contenuti dell’Universo, omeostatici, di autoequilibrio. Si tratta della capacità sostanziale di mantenere un equilibrio dinamico stabile, nonostante il variare delle condizioni.
La materia è la manifestazione sensibile degli Universi-parte sovrasensibile, atomicamente e coscienzialmente collegato, che sa auto-organizzarsi, auto-rigenerarsi e ri-crearsi.
L’unità dell’autopoietico con l’acquisito, consapevole, può aiutare a percepire il funzionamento dal punto di vista degli Universi-parte che, dopo il punto morte del corpo, in cui ci identifichiamo, continua a vivere. Comprenderemo dall’interno, che non esistono il principio e la fine. Il respiro degli Universi-parte è sempre individuale, poiché, essendo tutto atomicamente e coscienzialmente collegato, è possibile affermare
Io solo esisto.
Quindi, in ultima osservazione, non siamo dei microsistemi, ma un unico grande tessuto.
Non siamo parte degli Universi, ma Universi-parte.
E’ Io solo esisto, gli Universi-parte, noi stessi, ad essere inquinato, deforestato, bucato nell’ozono (…). I veleni presenti nell’atmosfera sono parte di noi, per cui è necessaria la Sigmasofia ecologica atta a formare per autorigenerare, autoguarire gli stati identificativi discrasici che abbiamo prodotto, per ritrovare il modo di vivere simmetrico al campo morfo-atomico-coscienziale da cui ci evidenziamo, in modo da mettere in remissione il malessere e il benessere e dar vita all’azione bioetica autopoietica.
A livello degli Universi-parte, il benessere e il malessere si manifestano in una moltitudine di altre divisioni-scissioni, tra regioni ricche e regioni povere (nell’accezione comune).
Ogni giorno, alcune migliaia di Io acquisiti muoiono di fame, altre migliaia, per eccesso di cibo, milioni vivono il malessere, altri milioni il benessere. In realtà, stiamo parlando di un processo che riguarda tutti, poiché, essendo unico il corpo, noi siamo obesi e denutriti: lo squilibrio non è negli eccessi, ma nella non consapevolezza che in ogni caso si tratta di processi degli Universi-parte. Il passaggio chiave, durante la formazione, è riuscire a far vivere al ricercatore tutto questo, e non a disquisirne.
E’ possibile affermare che, sul piano sensibile, a causa della non adeguata formazione a se stessa, l’autocoscienza acquisita ha prodotto azioni che hanno determinato disfunzionalità sul pianeta Terra. L’essere umano ha manifestato un’azione distruttivo-violenta costante, ma, allo stesso tempo, è possibile riconoscere stati di presa di consapevolezza formativa che hanno dato vita a movimenti ecologici, di ricerca coscienziale, a forme di spiritualità e di scienza, legate al progresso e alla visione olistica globalizzante, significativa.
La Sigmasofia non si prefigge di raggiungere il benessere, l’amore o la società globale, perché queste sono soltanto proprietà emergenti dalla condizione di autoconsapevolezza delle potenze autopoietiche che ci formano, di autocoscienza continua, condizione che darà, anche al benessere e al malessere, nuove evidenze di manifestazione.
I ricercatori vivono il malessere e il benessere che li forma, le dicotomie che veicolano, e iniziano a riconoscerli come parte degli Universi: prenderne coscienza apre una porta alla consapevolezza che entrambi nascono dai principi attivi autopoietici che li crea, per dar vita a nuove azioni di bioetica autopoietica, attraverso cui gli stati di sfruttamento e di cooperazione vanno in remissione.
La funzionalità autopoietica pone in remissione azioni e comportamenti dell’Io acquisito, operante sia nelle regioni del malessere che in quelle del benessere, dando vita a scienze e a tecno-ontos-sophos-logie che renderebbero gli Universi-parte autopoieticamente visibili. Tale condizione non trova evidenze nei modelli positivi o negativi che seguiamo, tranne in pochi insights: per questo, il cambio di paradigma Io-somato-autopoietico, a cui tendiamo, è enormemente distinguibile dai modelli di vita acquisiti, in cui ci riconosciamo. Considerando, però, che gli Universi-parte manifesta uno stato identificativo grave e che parte del proprio corpo (come la Cina, gli U.S.A. o alcuni Paesi del sud del mondo) non vuole saperne di modificare le modalità di organizzazione industriale o di funzionamento dell’Io acquisito che crea quell’industria, si arriverà ad una tale forma di esasperazione, da rendere sempre più discrasico l’Io acquisito degli Universi-parte. Si darà vita a manifestazioni che, secondo l’accezione comune, definiremmo catastrofiche, come l’esasperazione dei consumi delle materie prime e del conflitto nella relazione, la tendenza a mantenere il potere nella relazione (…): stati di coscienza che, complessivamente, non potranno non trovare la loro abreazione, il loro aggredior-out che costringerà l’evidenziarsi del principio attivo omeostatico, che si reintegrerà in nuove morfologie e formulazioni.
Per millenni, l’essere umano ha creduto, e continua a credere, in presunti divari tra uomini e donne e non ha preso consapevolezza che si tratta di espressioni diverse degli Universi-parte. Le presunte differenze sono delimitate da stati identificativi nell’acquisito, tutte le logiche maschiliste o femministe sono produzioni, stati identificativi che l’Io acquisito può manifestare, ma, autopoieticamente, siamo un unico corpo e i principi attivi autopoietici, che formano l’autocoscienza acquisita, sono comuni.
Le azioni prodotte sono agite dall’Io acquisito, dalla propria autoconsapevolezza e non appartengono all’uomo o alla donna. La parità è già in atto ed è autopoietica: qualunque Io acquisito, di uomo o di donna, può rendersene conto e fruirne e, quando lo farà, capirà l’androginia Io-somato-autopoietica in atto.
Attraverso la Sigmasofia, ci si forma al funzionamento integrale: all’androginia Io-somato-autopoietica degli Universi-parte, noi stessi.
Il funzionamento integrale mancante può essere trattato come stato d’inconsapevolezza delle funzionalità Io-somato-autopoietiche complessive.
In questo volume, vedremo come ciò sia la principale causa degli stati identificativi, anche discrasici, dell’Io acquisito, degli Universi-parte.
Quando, durante la formazione, l’Io acquisito prende coscienza, vivendolo, del proprio stato d’inconsapevolezza e, quindi, di vita collassata che conduce, pone le basi per la transmutazione di tale stato e del proprio stile di vita.
L’autorigenerazione e l’autoguarigione di un singolo Io acquisito, identificato localmente in se stesso, diventa un miglioramento dello stato di autoconsapevolezza degli Universi-parte.
Se l’Io acquisito, ridotto alla consapevolezza del proprio sistema nervoso o del corpo che lo veicola, inizia a prendere coscienza di non produrre e assumere veleni o di non devastare e non creare residui tossici, inquinanti, per specifiche simmetrie-risonanze, accrescerà il patrimonio degli Universi-parte. Questa è una delle azioni più importanti proposte dalla Sigmasofia, in cui tutto il socio-culturale può ritrovare autorigenerazione e autoguarigione autopoietiche.
Viviamo in uno stato d’incompletezza, come autoconsapevolezza. A questo, si è aggiunto il fatto che la ricerca scientifica complessiva ha fatto passi in avanti impressionanti, creando milioni e milioni di nozioni, tanto che l’Io-somato-autopoietico ha dovuto riorganizzarsi e creare tre strati di neocorteccia: la prevalenza dell’insegnamento, della pedagogia, ci costringe a studiare e a memorizzare tali nozioni.
Durante la formazione scolastica, ad ore e ore d’apprendimento ne corrispondono poche di educazione fisica e pochissime vengono impiegate nella pratica degli istinti, delle emozioni e dei principi attivi autopoietici: non ci si allena a viverli e a conoscerli, ma si contribuisce a creare ulteriori stati identificativi e disfunzionalità. Poiché la società e la famiglia, spesso, hanno seguito tale orientamento socio-culturale, possiamo osservare la grande difficoltà di molti Io acquisiti a funzionare in modo autopoietico, olistico, soprattutto per quanto concerne lo stato coscienziale punto morte. In realtà, il corpo fisico che muore è uno specifico funzionamento di questo Universi-parte: o pensate che, se l’essere umano si distruggesse completamente con le sue atomiche, gli Universi, i soli, le galassie, la vita, l’autopoiesi, smetterebbero di operare?
L’obbiettivo è riprendere a funzionare e a cooperare attivamente con le finalità degli Universi-parte, e poco importa se questi si muove ed opera in uno stato che potrei definire di salute Io-somato-autopoietica.
Sigmasofia significa utilizzazione dei vissuti rappresentati, attraverso la simbologia nascente dalla Y e dal lambda.
Nella Ypsilon (Y), il due diventa uno, il principio maschile si unisce al femminile, le dicotomie, le suddivisioni-scissioni si reintegrano e da lì, nasce il figlio. Nel Lambda, l’uno diviene due e si esprime l’autonomia dell’Io dal sistema nervoso, dal corpo. In entrambi, è racchiuso il movimento dell’autocoscienza autopoietica, ciò che fa nascere l’orientamento, l’intenzione, la finalità degli Universi-parte: noi stessi. Sono dei riferimenti simbolico-reali essenziali. Come vedremo, tutto è immerso in una logica a Ypsilon, a Psi, a Lambda e a Sigma, attraverso cui sintetizziamo i principi attivi autopoietici pre-acquisito, pre-formazione del corpo fisico. Tali principi posseggono un significato-significante non localistico, transfinito, cosmico.
I principi attivi autopoietici sono il riferimento fondamentale, poiché veicolano l’autocoscienza autopoietica, lo stato coscienziale che, se immesso consapevolmente a sostegno dell’azione, determina orientamenti autopoietici nel setting,previsto dalla Sigmasofia e, ovviamente, nella vita.
L’autocoscienza autopoietica è veicolata dal Docente e dal Maieuta che intenzionalizza ogni atto a mediazione Io-somato-autopoietica o verbale (…), con le funzioni e le atmosfere autopoietiche che ha raggiunto attraverso il vissuto diretto, sia durante la fase formativa che in quella didattica.
L’atmosfera autopoietica èl’atmosfera-qualità di autopoiesi continua archetipica che l’Io acquisito del ricercatore ha saputo raggiungere, vivere, attraverso il vissuto diretto. E’ lo stato di autoconsapevolezza da parte dell’autocoscienza acquisita delle proprie componenti autopoietiche. E’ lo stato di conoscenza degli Universi-parte che coincide con la misura della propria capacità di autorealizzazione, autorigenerazione e conoscenza autopoietiche.
La pulsione autopoietica a vivere, a conoscere, l’irrorazione consapevole di tali principi attivi autopoietici a sostegno delle azioni, anche convenzionali, sensibili, è il metabisogno autopoietico che guida l’indagine dell’Io acquisito su se stesso e, in questo senso, la relazione tra il Maieuta, il Docente e il ricercatore in formazione.
            Fin dal primo incontro, l’Io acquisito del ricercatore, in qualche modo, sentirà e intuirà la presenza immanente nella relazione di queste atmosfere che gli appartengono per intero (anche se non ne è ancora consapevole) e tale percezione sarà già un primo forte segnale della motivazione con cui si presenta alla Sigmasophy University.
            Quando sono in azione consapevolmente, gli archetipi Ypsilon, Psi, Lambda e Sigma determinano la peculiare atmosfera autopoietica.
            Significa intensità della motivazione che si orienta secondo le caratteristiche dell’autopoiesi: è l’intenzionalità autopoietica degli Universi-parte in azione, che siamo. Se veramente realizzato, questo processo raggiunge la simmetria tra autopoietico ed acquisito, armonizzando quest’ultimo secondo le caratteristiche funzionali che hanno saputo creare il mondo, la natura, così come li osserviamo. Ed è in conseguenza di ciò che, nell’acquisito, potrà nascere il fondamentale principio di autosomiglianza-autosimmetria: il figlio veicola i caratteri Io-somato-autopoietici del padre-madre. E’ una forma di autoriconoscimento, di empatonia autopoietica profonda con il campo morfo-atomico-coscienziale, in perfetta integrazione e armonizzazione con le varie manifestazioni degli opposti-complementari. E’ possibile viverli o metterli in remissione, attraverso le manifestazioni di Sigmasofia ecologica.
            I principi attivi autopoietici operano nel campo morfo-atomico-coscienziale. Per quanto concerne il sensibile, la componente, atomico ha la sua manifestazione riconoscibile nel campo elettromagnetico, gravitazionale, elettrodebole e nucleare (…). Ha una consistenza sovrasensibile (non visibile agli strumenti di misura informatici, elettronici e meccanici), percepibile direttamente attraverso la visione autopoietica.La componente morfo (morfogenetica) e quella coscienziale sono ciò che invia, irradia i segnali, le pulsioni, i vettori informazionali che poi verranno processati e resi operativi dagli atomi, dalle molecole, dal DNA (…), determinandone il funzionamento. E’ la forza che dà tensegrità autopoieticaagli atomi, è ciò che ha il potere di aggregare e di disaggregare un quark che, per esempio, innesca la differenziazione cellulare, le specifiche funzioni dei geni, ingredienti che formano gli archetipi acquisiti alfa, l’Io acquisito.Tutto rientra nel funzionamento autopoietico, ossia nella condizione che, se lasciata fluire, non ha bisogno di produrre sintomi.
L’atmosfera autopoieticaè parte integrante di quanto riferito. E’ il potere dello scettro Ypsilambd,
 
   
Fig.1
che rappresenta la struttura umana, quando assume la postura a X.
L’atmosfera autopoietica mostra come le suddivisioni, le separazioni siano state soltanto un’operazione dell’Io acquisito, ed evidenzia come, in ultima osservazione, la differenziazione tra macrocosmo e microcosmo non sia mai esistita (se non per il pensiero che l’ha inventata).
Alcune teorie moderne si sono avvicinate a questa osservazione realizzata dalla Sigmasofia: sono l’Ipotesi Gaia di J. Lovelock, secondo cui il Pianeta è un corpo unico, un ecosistema interdipendente, o i campi morfogenetici di Sheldrake, o la famosa particella di Dio dei fisici, o l’Ontosofia di Francesco Palmirotta, quando afferma: Approfondendo l’aspetto etimologico ed ermeneutico, possiamo verificare che il termine Sophos –inteso come sfera d’azione dell’energia psichica, luminosa e illuminante, intenzionalità dell’essere vivente – nasce nella storia e nella cultura prima di logos ed ha un significato più esteso e più radicalmente cosmico (…).
L’atmosfera autopoietica è uno stato dell’Io acquisito che può mostrare irresistibilmente la danza autopoietica. Nella sua ricerca, la Sigmasofiaè partita da dati certi, ossia da quello che riconosceva di essere, da quello di cui era consapevole in quel momento. Fu facile individuare il codice della Y, perché, sotto varie rappresentazioni, è presente in tutte le culture del mondo: unendosi al principio maschile, il principio femminile faceva nascere il figlio. A sua volta, unendosi con un altro essere opposto-complementare a sé, il figlio dava continuità. Attualmente, noi siamo l’espressione ultima della Y. Interiormente, ho riscontrato lo stesso processo. Unendo l’autocoscienza acquisita, il corticale, con la struttura profonda di provenienza, l’inconscio collettivo e l’inconscio autopoietico, il cervello limbico, il rettilico-viscerale e il cuore, incontravo insights intuitivi e sincronici, olospresenza, figli dell’unione tra il corticale e il sottocorticale: figli con caratteristiche diverse, di diverso spessore e con profondità differenti. Anche quest’Opera è un figlio, poiché l’insight, la rivelazione intuitiva e sincronica, l’olospresenza autopoietica può dare vita a risvegli coscienziali che possiamo osservare sia nell’opera sensibile che in quella sovrasensibile.
La Sigmasofia:
per dare la parola al cervello rettilico e viscerale e alle sue connessioni con il cuore e con il campo morfo-atomico-coscienziale (l'autocoscienza autopoietica, gli Universi-parte), per connettere, tramite il cervello limbico, la neocorteccia e i due emisferi con esso e comprendere quello che insieme comunicano:
l’autonomia fusionale autopoietica.
Posso osservare che, pur avendo una valenza cosmica, questo processo risulta essere intermedio, di relativa profondità! Il vissuto, l’osservazione ci provano che il figlio può muoversi soltanto nell’ambito del conosciuto, dello sperimentato, ma alla domanda che cosa avesse saputo edificare la prima Y, non c’era risposta. Era necessario approfondire. Sicuramente, utilizzando il principio del padre-madre, si evinceva che tutti proveniamo da una struttura, priva di caratteristiche antropomorfe: osservando una cellula al suo interno, non percepivamo la forma, la geometria umana che dopo nove mesi avrebbe assunto. Anche l’Io acquisito dell’essere umano, pronto a funzionare, si forma in quel nucleo: la capacità di percepire, i sensi e le altre funzioni lo provano. Questo padre-madre coincide con il campo morfo-atomico-coscienziale, senza cui non c’è evidenza sperimentale e sperimentabile di poter edificare il corpo fisico. Anche la cellula, a sua volta, è espressione di altre autopoiesi.
Fu, a quel punto, che nacque l’insight intuitivo e sincronico, che ho utilizzato, per raggiungere la consapevolezza della cellula, perché, così facendo, sicuramente avrei vissuto e registrato (almeno soltanto come campo di forza) quel momento. Successivamente, si trattava di raggiungere i principi attivi autopoietici, formanti la cellula: la coscienza dell’atomo e delle meccaniche quantistiche e sub-quantistiche.
Ho iniziato la mia Concentrazione-transmutazione autopoietica (la Risalita) dal corpo fisico. Ho dovuto superare molteplici processi acquisiti, fase che ho definito la destrutturazione e l’attraversamento della componente Io-somatica, ovvero il superamento di ciòche ho denominato archetipo barriera sensibile e sovrasensibile. Finalmente, utilizzando specifiche technè coscienziali, sono riuscito empatonicamente ad avere la percezione interiore diretta di quei campi di forza. A quel punto, ho compreso immediatamente che il corpo fisico e gli archetipi acquisiti alfa (campo istintivo-emozionale e aggredior, autocoscienza acquisita, spazio-tempo, barriera sensibile e sovrasensibile, funzione Ypsi,) sono soltanto la porta principale da attraversare, per arrivare in quei luoghi autopoietici. E’ risultato chiaro che quei campi di forza hanno una struttura ed un funzionamento che, pur essendo ad esso collegati, possono essere autonomi dal corpo fisico, in cui siamo identificati.
Ad un passaggio successivo, ho potuto percepire una struttura molto più profonda, l’inconscio autopoietico, collegato alla dimensione sensibile, ma operante in una sorta di campo non localistico, transfinito. L’elemento che mi permetteva di riconoscere quanto stavo incontrando era la quantità-qualità di archetipo funzione Ypsi maturato, edificato, attraverso l’opera dell’Io acquisito, perché, mi accorsi, poteva muoversi, esplorare, in maniera indipendente dal corpo fisico. La prima volta che feci questa esperienza, scoprii che il mio corpo era caduto in catalessi, con i valori vitali al minimo, ma l’Io acquisito poteva muoversi, in maniera autonoma rispetto al corpo, al cervello e al sistema nervoso. Fu lì che pensai di elaborare il metodo, attraverso cui l’uno della Ipsilon potesse divenire due: il Lambda. Dopo l’unione, sul piano dell’autoconsapevolezza, tra Io acquisito e corpo, tra sistema volontario e involontario, la forgiatura, intuivo, vivevo e percepivo che tale consapevolezza poteva essere ampliata, espansa. Lo feci, prima spontaneamente, poi attraverso la Concentrazione-transmutazione autopoietica e capii che cos’è la sicurezza onto-sophos-logica: potevo esplorare, espandermi, lasciarmi andare, ma ero ontos-sophos-logicamente certo che avrei saputo ritrovare perfettamente il mio stato di reintegrazione, vissuto consapevolmente. Senza il vissuto della reintegrazione, è sconsigliabile procedere verso il vissuto dell’uno che diviene due (che non significa scissione, separazione), verso la non località, l’olospresenza, la transfinitezza.
Come visto, l’uno che diviene due è l’opposto della Ypsilon e la sua forma é quella della lettera dell’alfabeto greco, Lambda: mi sorprese il fatto che il nostro corpo integra perfettamente queste due geometrie. Se ci posizioniamo in piedi, con le braccia e le gambe distese e aperte, le braccia formano la parte superiore della Y, il tronco, la base e la parte superiore del lambda, la cui metà inferiore è rappresentata dalle gambe divaricate. (V. figura n. 1, pag. 37)
L’autocoscienza acquisita che può autonomizzarsi dal corpo, dal sistema nervosoe dal cervello, in cui è inserita e con cui è identificata, coincide con la scoperta di uno dei principi fondamentali di riferimento della Sigmasofia. La condizione di autonomia dall’identificazione nel solo corpo fisico mi fece vivere il fatto che, a quella profondità, non ci si trova di fronte alle forme acquisite, ai loro significati-significanti, ma ai principi attivi autopoietici da cui si evidenziano. Ad esempio, non s’incontra il contenuto, il significato-significante del concetto, del pensiero, bensì i principi attivi autopoietici che formano la capacità funzionale di poter concettualizzare, di poter pensare, indipendentemente dal tema concettualizzato e pensato. Non ci si trova di fronte a volere qualche cosa, ma ai principi attivi autopoietici che edificano la capacità funzionale del volere e del sentire. Alla visione autopoietica interiore, tali processi sono riconoscibili come i principi attivi autopoietici, integrati, agenti specifiche modulazioni, morfologie geometriche, frattali e ritmi che vengono irradiati negli atomi, nel DNA. Mi appariva chiaro lo stato di androginia dell’autocoscienza (Io).
Attraverso l’archetipo Ypsilon, ho sintetizzato i principi attivi autopoietici da cui si evidenzia la pulsione autopoietica a vivere necessaria ad edificare il corpo e le varie specie; attraverso gli archetipi Lambda e Psi (il tratto emergente dalla Y, indicante caratteristiche estrapolate dall’esperienza diretta del figlio, ), ho sintetizzato le pulsioni autopoietiche, aventi il potere di edificare, di creare gli stati coscienziali, e tutti e tre sono perfettamente interconnessi, integrati tra loro.
Anche per questo, il nome dell’archetipo autocoscienza autopoietica è anche Ypsilambd (da cui il nome dello scettro: del potere autopoietico, ontos-sophos-logico, dell’autocoscienza acquisita). Potere autopoietico reale che, se utilizzato durante gli stati di non località, di olospresenza, di transfinitezza, nell’esplorazione dell’inconscio autopoietico, ogniqualvolta prende coscienza di una dinamica o campo di cui prima non era consapevole, determina espansioni dell’archetipo autopoietico Sigma  la sommatoria e la proprietà emergente di insights di autoconsapevolezza degli Universi-parte, noi stessi.
Queste intuizioni, sincronicità e olospresenze, vissute, mi fornirono la spiegazione del funzionamento di un principio attivo autopoietico fondamentale: la generazione degli archetipi acquisiti alfa, con particolare riferimento all’archetipo acquisito campo istintivo-emozionale e aggredior. Voglio sottolineare un solo aspetto. Le attività che lì si svolgono possono essere rappresentate da due parole:
auto-poiesi.
In questa autopoiesi continua, trovavo le funzioni, le caratteristiche dello stato coscienziale Sigmasofiacherisulta essere l’esperienza autopoietica fondamentale degli Universi-parte e coincide con il valore bioetico autopoietico, assunto e seguito dalla Sigmasofia.
Lo stato coscienziale Sigmasofia contiene Ypsilambd, Sigma e le varie manifestazioni sensibili ad essa funzionali, ontos, sophos, logos, eros, thanatos, psiche, ares, kraino (…), le modalità dell’aggredior, dell’aggressività, dello stato coscienziale punto morte, così come quelle opposte sono contenuti, figli della danza autopoietica, forze da integrare.
I principi attivi autopoietici, lo stato Sigmasofia sono il reale potere del campo morfo-atomico-coscienziale, l’elemento che include e su cui si fonda la manifestazione sensibile. Tali funzioni muovono alla radice essenziale dell’Io acquisito. Per questo, ognuno può determinare le proprie prese di consapevolezza, disponibili a chiunque, se sa come raggiungerle. E’ questo meccanismo che crea le basi per le prese di consapevolezza collettive.
Ypsilambd è l’archetipo autocoscienza autopoietica. Sintetizza l’insieme dei principi attivi autopoietici, che fungono da motore generante, il quale crea la manifestazione sensibile. E’ ciò che tiene acceso gli Universi-parte, sempre in vita, che accende e spegne il corpo fisico, in cui ci identifichiamo o che può riconoscere le transfinite evidenze e possibilità di creare sommatorie e proprietà emergenti di stati coscienziali, di Sigma.
La Sigmasofia ha saputo sperimentare direttamente che i centri autopoietici fondamentali di riferimento e di confluenza nel corpo sono le cellule. La clonazione lo
mostra. I chakras, i focus, i centri di potere, di fuoco, o come vogliamo chiamarli, coincidono, di base, nel corpo, con la cellula e il suo potere autopoietico.
La coscienza della cellula e dei principi attivi autopoietici, che ne determinano il funzionamento, coincide, in parte, con ciò che in Oriente riconoscono sotto il nome di Samadhi e che segna l’inizio del vissuto più ampio: lo stato coscienziale Sigmasofia.
Tale matrimonio autopoietico (alchemico) dell’Io acquisito con se stesso, oltre alle rivelazioni intuitive e sincroniche sull’olospresenza, sulla danza autopoietica che osserviamo nel cosmo, negli Universi-parte, potrà certamente garantirci continuità di autorigenerazione autopoietica e di recupero del naturale fluire dei processi Io-somatici.
L’olosdirezionalità è segnata. Sono i primi passi verso la possibile linea del destino autopoietica e acquisita,: Sigmasophy (practice and) Theory of Everything.
Raggiungimento vissuto che consentirà il
salto-autotrasformazione quantico autopoietico
e che creerà la continuità di autoconsapevolezza di
noi stessi: gli Universi-parte.
 
Testamento autopoietico
La S.T.o.E. è il mio testamento autopoietico.
E’ un orientamento per l’Homo sapiens, affinché possa utilizzare insights intuitivi, sincronici e autopoietici come messaggi per lo spazio-tempo, per il futuro: per l’Homo autopoieticus (essere umano autopoietico).
Voglio comunicare che tutto quanto avviene negli Universi-parte è autopoietico e trova evidenza nelle stringhe, nel campo morfo-atomico-coscienziale (sub-quantico), operante nel cuore dell’atomo. L’autopoiesi è parte della costituzione interna della manifestazione sensibile, come una grande orchestra che esegue l’in-formazione degliUniversi-parte.
La Sigmasofia dimostra che l’autocoscienza acquisita non è soltanto il risultato della trasmissione di campi bios-elettrici, bios-chimici, da una cellula del cervello all’altra. Non è un processo generato esclusivamente dal cervello, ma, in realtà, è il creatore, il motore della complessa catena di reazioni bios-chimiche e bios-elettriche che lo formano.
Il campo morfo-atomico-coscienziale, i principi attivi autopoietici, l’autocoscienza autopoietica sono la causa per cui sentiamo ciò che sentiamo, percepiamo ciò che percepiamo (…).
Sigmasofia Io-somato-autopoietica: per dimostrare che gli Universi-parte evidenziano una rete di relazioni funzionali autopoietiche, in cui ogni manifestazione esprime la propria realtà.
La nascita di tale pratica integrale sigmasofica, del riconoscimento degli Universi-parte come unico sistema vivente autopoietico, in cui le diverse morfologie osservabili sono parte integrante del Tutto, è lo stato coscienziale Sigmasofia, l’autoconsapevolezza di base dell’essere umano e della società autopoietici, della Sigmasophy Theory of Everything, di cui quest’Opera è la descrizione organica.
 
Caratteristiche
La Sigmasofia Io-somato-autopoietica si qualifica per specifiche peculiarità. Esemplifica i principi attivi fondamentali dell’intero arco dell’insegnamento sigmasofico, dalla nascita ad oggi, mediante la descrizione di molte delle fasi di sperimentazione e delle esperienze realizzate. Si presenta come un testo continuo, atto ad indurre riflessioni, meditazioni, orientamenti sui significati-significanti dell’esistenza, degli Universi-parte, di noi stessi.
 
Note e rimandi
I termini autopoietici a cui corrisponde una nota-glossario sono identificabili dal carattere in corsivo. Per poter consultarla è necessario utilizzare il segnalibro-note-glossario che troverete, in allegato, al volume, su cui, in ordine alfabetico, sono indicati i riferimenti (denominazione e numero pagina) attraverso cui sarà possibile individuare la descrizione del termine. In alcuni casi, si sono resi necessari i rimandi, per evitare ripetizioni. Sono indicati con (V.) abbinata alla parola che funge da lemma.
Questa Opera, in diciotto volumi, è stata redatta e completata interamente da me,
senza eccezione alcuna.
 
Copyright
Si comunica all’utente che tutti i diciotto volumi formanti la
S.T.o.E.
Sigmasophy Theory of Everything
sono depositati, registrati ® e protetti da copyright ©.
Tutti i testi e tutte le voci sono utilizzabili soltanto ed esclusivamente per finalità inerenti la formazione personale. È fatto esplicito divieto di ri-pubblicarli, copiarli per la ri-distribuzione a terzi, per scopi commerciali o per altri scopi differenti da quelli formativi personali. Non è consentito usare i testi, le voci, i contenuti o i marchi della Sigmasofia per ogni altro scopo non preventivamente autorizzato, per iscritto, dall'autore. Nessuna responsabilità viene assunta in relazione ai contenuti e all'uso personale, da parte di chiunque, di quanto pubblicato in questa Opera.
 
Bibliografia e ringraziamenti
Essendo una teoria emergente dal vissuto diretto, Sigmasofia Io-somatica ha pochissime citazioni, anche se nei diciotto volumi troverete alcuni riferimenti a testi filosofici, psicologici, scientifici, religiosi (…), ma rigorosamente transmutati alla luce della visione autopoietica.
            La bibliografia nasce da questo spunto di riferimento. In questo senso, va utilizzata con cautela, dando la precedenza al principio attivo autopoietico sigmasofico, che è sempre l’assunto fondamentale di ogni riferimento bibliografico.
Il mio ringraziamento va ai ricercatori in formazione, iscritti al corso per Maieuti e Docenti, proposto dalla Sigmasophy University: Anzidei Flavio, Carpegna Marilena, Di Mario Francesco, Ferrara Alessandro, Ghiotti Monica, Iade Piera, Megna Michele, Mello Simonetta, Ruia Gaia, Liberati Elena, Paniccia Enrica, Chiricozzi Flavia, Oroni Annalisa, perché hanno aperto testa, pancia e cuore, facendo emergere vissuti, relazioni, dinamiche Io-somato-autopoietiche, insights intuitivi e sincronici, olospresenza (…) che hanno contribuito, in maniera determinante, a sostenere le evidenze teoriche scaturenti dalla pratica e pubblicate in questa Opera.
Ringrazio, profondamente, il Prof. Andrè Lapierre, fondatore, unitamente ad Anne Lapierre, dell’Analisi Corporea della Relazione, perché senza gli otto lunghi anni di analisi e sperimentazioni, realizzati con lui e con gli analisti Victor Garcia e Angela Biagini, molti degli insights intuitivi, inerenti le Autopoiesi Io-somatiche, non sarebbero stati probabilmente possibili. Fonte d’ispirazione continua sono state le opere:
  1. Lapierre A. La simbologia del movimento, Edipsicologiche, 1980.
  2. Lapierre A. e A. L’adulto di fronte al bambino, S.I.T., 1983.
  3. Lapierre A. I contrasti, Sperling e Kupfer, 1984.
  4. Lapierre A. Le sfumature, Sperling e Kupfer, 1978.
  5. Lapierre A. La rieducazione fisica, Sperling e Kupfer, 1983.
  6. Lapierre A. Associazione di contrasti, Sperling e Kupfer, 1978.
  7. Lapierre A. Fantasmatica corporale, Sperling e kupfer, 1984.
  8. Lapierre A. Dalla Psicomotricità Relazionale all’Analisi Corporea della Relazione, Armando, 2001.
Un particolare ringraziamento va a Massimo Scaligero, per avermi dato l’opportunità di poter comunicare intuitivamente con lui e per gli elementi di transfinitezza che ho percepito, leggendo le sue opere:
  1. Scaligero M. Reincarnazione e Karma, Mediterranee, 1993.
  2. Scaligero M. I segreti dello spazio tempo, Tilopa, 1964.
  3. Scaligero M. Iside-Sophia, Mediterranee, 1980.
  4. Scaligero M. L’uomo interiore, Mediterranee, 1988.
  5. Scaligero M. La via della volontà solare, 1986.
  6. Scaligero M. Psicoterapia, Perseo, 1974.
  7. Scaligero M. Zen e logos, Tilopa, 1980.
  8. Scaligero M. Dell’amore immortale, Tilopa, 1982.
  9. Scaligero M. Manuale pratico della meditazione, Tilopa, 1984.
  10. Scaligero M. Kundalini d’occidente, Mediterranee, 1988.
  11. Scaligero M. Meditazione e miracolo, Mediterranee, 1988.
  12. Scaligero M. Magia sacra, Tilopa, 1989.
  13. Scaligero M. Guarire con il pensiero, Mediterranee, 1988.
  14. Scaligero M. Tecniche della concentrazione interiore, Medit., 1985.
  15. Scaligero M. Il logos e i nuovi misteri, Teseo, 1973.
  16. Scaligero M. Il sorriso degli dei, Tilopa, 1987
  17. Scaligero M. Dallo yoga alla rosacroce, Perseo, 1972.
  18. Scaligero M. Yoga meditazione magia, Teseo, 1974.
  19. Scaligero M. Hegel Marcuse Mao, Volpe, 1980.
  20. Scaligero M. L’immaginazione creatrice, Melita, 1989.
  21. Scaligero M. Rivoluzione, Perseo, 1985.
  22. Scaligero M. Meditazione e miracolo, Mediterranee, 1988.
  23. Scaligero M. La tradizione solare, Teseo, 1978.
  24. Scaligero M. Trattato del pensiero vivente, Tilopa, 1972.
Un grazie di cuore a Umberto Di Grazia, per aver condiviso con me la breve, ma intensa cavalcata di due cavalieri per un solo cavallo, che mi ha consentito di vivere specifici insights sincronici, da cui sono scaturiti alcuni intuiti, dimostratisi utili alla pratica della S.T.o.E..
  1. Di Grazia U. Tecniche dell’unione, Mediterranee, 1990.
Altra fonte ispiratrice, che ringrazio, sono i dott.ri Dahlke R e Dethlefsen T., che con le loro opere mi hanno offerto lunghe riflessioni sulla discrasia e l’autorigenerazione:
  1. Dahlke R. La purificazione del corpo, Mediterranee, 1999.
  2. Dahlke R. Il viaggio interiore, Mediterranee, 1998.
  3. Dahlke R. Malattia linguaggio dell’anima, Mediterranee, 1992.
  4. Dahlke R. Mandala, Red, 1994.
  5. Dahlke R. Crisi personale e crescita interiore, Mediterranee, 1997.
  6. Dethlefsen T. Vita dopo vita, Mediterranee, 1978.
  7. Dethlefsen T. Il destino come scelta, Mediterranee, 1988.
  8. Dethlefsen T. Malattia e destino, Mediterranee, 1995.
Un grazie autopoietico al dott. Francesco Palmirotta, per gli specifici insights ricevuti attraverso i testi
  1. Palmirotta F. Musicoterapia psicosomatica e Ontosofia Umanistica, AMO Editrice, 2005.
Altra luce, che ho incontrato lungo il sentiero che conduce a me stesso e che mi ha aiutato in una piccola, ma significativa parte a comprendere che cosa mi avrebbe fatto cambiare, è stata quella di Krishnamurti J:
  1. Krishnamurti J. Sulla libertà, Astrolabio, 1996.
  2. Krishnamurti J. La rete del pensiero, Aequilibrium, 1987.
  3. Krishnamurti J. Verità e realtà, Ubaldini, 1978.
  4. Krishnamurti J. La domanda impossibile, Ubaldini, 1978.
  5. Krishnamurti J. L’uomo alla svolta, Ubaldini, 1979.
  6. Krishnamurti J. Taccuino, Ubaldini, 1979.
  7. Krishnamurti J. Gli ultimi discorsi, Ubaldini, 1987.
  8. Krishnamurti J. Il regno della felicità, Melita, 1989.
  9. Krishnamurti J. Diario, Ubaldini, 1983.
  10. Krishnamurti J La vita liberata, Writings inc., 1937.
  11. Krishnamurti J. La sola rivoluzione, Ubaldini, 1973.
  12. Krishnamurti J. Al di là della violenza, Ubaldini, 1974.
  13. Krishnamurti J. Di fronte alla vita, Ubaldini, 1969.
  14. Krishnamurti J. Un gioiello da scoprire, Aequilibrium, 1990.
  15. Krishnamurti J. La fine del dolore, Aequilibrium, 1982.
  16. Krishnamurti J. La visione profonda, Ubaldini, 1982.
  17. Krishnamurti J. La prima e ultima libertà, Ubaldini, 1969.
  18. Krishnamurti J. Una scuola per la vita, Aequilibrium, 1988.
  19. Krishnamurti J. Che cosa vi farà cambiare, Ubaldini, 1981.
Il passaggio formativo che mi ha suscitato importanti riflessioni è stato rappresentato dalla psicologia, dalla psicoterapia e dalla psicanalisi, attraverso diversi Autori. Ne indico alcuni:
  1. Jung C.G. La sincronicità, Boringhieri, 1980.
  2. Jung C.G. Il simbolismo della messa, Boringhieri 1978.
  3. Jung C.G. Psicologia dell’inconscio, Boringhieri, 1968.
  4. Jung C. G. La dimensione psichica, Boringhieri, 1972.
  5. Jung C. G. L’albero filosofico, Boringhieri, 1983.
  6. Jung C. G. La teoria della psicanalisi, Newton Compton, 1970.
  7. Jung C. G. La schizofrenia, Boringhieri, 1977.
  8. Jung C. G. Psicologia e educazione, Boringhieri, 1979.
  9. Jung C. G. L’archetipo della madre, Boringhieri, 1981.
  10. Jung C. G. Tipi psicologici, Boringhieri, 1977.
  11. Jung C. G. La libido simboli e trasformazioni, Newton Compton, 1975
  12. Freud S. Totem e tabù, Garzanti,1973.
  13. Freud S. La negazione, Boringhieri, 1981.
  14. Freud S. Metapsicologia, Newton Compton, 1976.
  15. Frankl V. Fondamenti e applicazioni della logoterapia, Sei, 1969.
  16. Fromm E. L’arte di amare, Il saggiatore, 1975.
  17. Fromm E. Psicanalisi e religione, Comunità, 1980.
  18. Fromm E. Avere o essere?, Mondadori, 1976.
  19. Fromm E. Grandezza e limiti del pensiero di Freud, Mondadori, 1979.
  20. Fromm E. Psicanalisi della società contemporanea, Comunità, 1980.
  21. Fromm E. Marx e Freud, Il saggiatore, 1962.
  22. Fromm E. La rivoluzione della speranza, Bompiani, 1982.
  23. Fromm E. Personalità, libertà, amore, Newton Compton, 1980.
  24. Fromm E. Il linguaggio dimenticato, Bompiani, 1982.
  25. Fromm E. Anatomia della distruttività umana, Mondadori, 1979.
  26. Fromm E. L’umanesimo socialista, Bur, 1975.
  27. Fromm E. Voi sarete come dei, Ubaldini, 1970.
  28. Fromm E. Fuga dalla libertà, Comunità, 1979.
  29. Fromm E. Psicanalisi dell’amore, Newton Compton, 1971.
  30. Fromm E. Dogmi, gregari e rivoluzionari, Comunità, 1979.
  31. Fromm E. L’arte di amare, Il Saggiatore, 1985.
  32. Gregorat La musica come mistero del suono, Convivio, 1988.
  33. Groddeck G. La natura guarisce, il medico cura, Celuc, 1982.
  34. Groddeck G. Il linguaggio dell’es, Mondatori, 1969.
  35. Groddeck G. Carteggio Freud-Groddeck, Adelphi, 1979.
  36. Groddeck G. Il libro dell’es, Adelphi, 1984.
  37. Groddeck G. Lo scrutatore d’anime, Adelphi, 1977.
  38. Laing R. D. Al di là della psichiatria, Newton Compton, 1979.
  39. Laing R. D. La politica dell’esperienza, Feltrinelli, 1978.
  40. Lowen A. Paura di vivere, Astrolabio, 1982.
  41. Lowen A. Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, 1986.
  42. Lowen A. Il tradimento del corpo, Mediterranee, 1984.
  43. Kopp B. Guru, Astrolabio, 1980.
  44. Kopp B. Se incontri il Buddha per strada uccidilo, Astrolabio, 1975.
  45. Matte Blanco I. L’inconscio come insiemi infiniti, Einaudi, 1981.
  46. Montecucco N. Cyber la visione olistica, Edizioni Mediterranee, 2001
  47. Montecucco N. Psicosomatica olistica, Edizioni Mediterranee, 2005
  48. Verdiglione A. La peste, Spirali/Vel, 1980
  49. Rho l. Pragmatica della disidentificazione, Studio vivere, 1986.
  50. Reich W. La rivoluzione sessuale, Feltrinelli, 1984.
  51. Reich W. Ascolta piccolo uomo, SugarCo, 1973.
  52. Reich W. Analisi del carattere, SugarCo, 1973.
  53. Reich W. La biopatia del cancro, SugarCo, 1974
  54. Schultz J. H. Il training autogeno, Feltrinelli, 1980.
Sul fronte scientifico, diversi Autori hanno influito più di altri nell’elaborazione della teoresi sigmasofica, scaturente dal vissuto:
  1. Capra F. La rete della vita, Rizzoli, 1997.
  2. Capra F. Il Tao della fisica, Adelphi, 1982.
  3. Capra F. Verso una nuova saggezza, Feltrinelli,1988.
  4. Bohm D. Universo, mente, materia, Red, 1980.
  5. Boncinelli E. A caccia di geni, Di Renzo, 1996.
  6. Boncinelli E. Il cervello la mente e l’anima, Mondadori, 2000.
  7. Bunyard P. L'ipotesi Gaia, Red,1992.
  8. Charon J. E. Morte, ecco la tua sconfitta, Mediterranee, 1997.
  9. Cogliani E. Ken Wilber, Edizioni Alba Magica
  10. Dawkins R. Il gene egoista, Mondadori, 1995.
  11. Davies P. Dio e la nuova fisica, Mondadori, 1984.
  12. Dossey L. Spazio, tempo e medicina, Mediterranee, 1983.
  13. Davies P. I misteri del tempo, Mondadori, 1996.
  14. Eccles J. Come l’Io controlla il suo cervello, Rizzoli, 1994.
  15. Hawking S. Dal big-bang ai buchi neri, Rizzoli,1990.
  16. Hilgers A. Melatonina, Armenia, 1997.
  17. Hofstadter D. L’Io della mente, Adelphi, 1985.
  18. Hofstadter D. Godel, Escher, Bach, Adelphi,1979
  19. Hoyle F. L’origine dell’universo e della religione, Mondadori, 1998.
  20. Horgan J. La fine della scienza, Adelphi, 1998.
  21. LeDoux J. Il cervello emotivo, Baldini & Castoldi, 1999.
  22. Lee M. Il paradiso clonato, Sperling & Kupfer, 1998.
  23. Kandel E. R. Principi di neuroscienze, Ambrosiana, 1994.
  24. Kosko B. Il fuzzy pensiero, Baldini e Castoldi, 1997.
  25. Maturana H. L’albero della conoscenza, Garzanti, 1992.
  26. Maturana H. Autocoscienza e realtà, Cortina, 1993.
  27. Maturan H. Macchine ed esseri viventi, Astrolabio, 1972.
  28. Monod J. Il caso e la necessità, Mondadori, 1997.
  29. Penrose R. Ombre della mente, Rizzoli, 1996.
  30. Schrodinger E. Che cos’è la vita, Adelphi, 1995.
  31. Teodorani M. Teletrasporto, Macro Edizioni, 2007
  32. Teodorani M. Sincronicità, Macro Edizioni, 2005
  33. Varela F.J. Un know-how per l’etica, Laterza, 1992.
  34. Zukav G. La danza dei maestri Wu Li, Corbaccio, 1995.
Nel campo della parapsicologia, ringrazio i seguenti Autori:
  1. AA.VV. Simboli, Garzanti, 1999.
  2. Broughton R. Parapsicologia, Sperling & Kupfer, 1991.
  3. AA.VV. I King, Astrolabio, 1990
  4. Castaneda C. L’arte di sognare. Bur, 1993.
  5. Chevalier J. Dizionario dei simboli, Rizzoli, 1986.
  6. Churchward J. Mu: il continente perduto. SugarCo, 1978.
  7. D’Amato G. L’alfabeto sacro di Adamo AUM, Melita, 1987.
  8. De Lubicz R.A. HerBak, 1° e 2° l’Ottava, 1986.
  9. De Lubicz R. A. La scienza sacra dei faraoni, Mediterranee, 1994.
  10. De Lubicz R.A. La teocrazia faraonica, Mediterranee, 1994.
  11. De Lubicz Templi di Karnak, Mediterranee, 2001.
  12. De Lubicz Il tempio dell’uomo, Medieterranee, 2000.
  13. Nietzsche F. Così parlò Zarathustra, Longanesi, 1979.
  14. Ouspensky P. Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976.
  15. Pelosini G. Magia e scienza della spirale, Meb, 1991.
  16. Pettazzoni R. Dal caos al cosmo, Utet, 1991.
  17. Steiner R. I misteri dell'antico Egitto, Melita, 1988.
  18. Steiner R. Mondi Superiori, Mediterranee, 1999.
  19. Steiner R. L’iniziazione, Antroposofica, 1983.
  20. Watson L. La vita segreta delle cose, Sperling & Kupfer, 1995.
  21. Watson L. Le forze occulte dell’universo, Armenia, 1983.
  22. Watson L. Gli ultimi draghi, Mediterranee, 1992.
  23. Watson L. Oltre supernatura, Mediterranee, 1992.
  24. Van Lysebeth A. Tantra, Mursia, 1995.
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Un fusionale abbraccio autopoietico va alla dott.ssa Piera Iade, Mimia, per il suo professionale, artistico e autopoietico impegno nella collaborazione che ha voluto donarmi nella conduzione delle diverse Autopoiesi Io-somatiche, durante gli stages di Sigmasofia e nella vita. Altresì, per aver integrato gli insegnamenti pratico-teorici Sigmasofici alla sua attività professionale quale psicoterapeuta, nonchè per il suo contributo, infaticabile, più che determinante, indispensabile alla correzione di questa opera!
Uno schiena a schiena alla socia Gaia Ruia, perché, praticando la vita, ha saputo congiungersi con l’atmosfera autopoietica, ottenendo così preziosi insights intuitivi, sincronici e di olospresenza, utili all’impostazione del cifrario, l’essere umano autopoietico e alla sintesi-integrazione di alcuni capitoli di questa Opera. Un abbraccio autopoietico, per la sua dedizione diurna e notturna, nell’assiduo e illuminato lavoro di decodifica, di sintesi e di trascrizione al computer di migliaia e migliaia di incomprensibili pagine di appunti, presi in trent’anni di studi e di ricerche.
Un grazie di cuore al dott. Francesco Di Mario, per la sua continua disponibilità nell’opera di organizzazione del Sigmasophy Institute e per le capacità di recupero e di reintegrazione con se stesso, durante e in seguito ai momenti di caduta.
Un sorriso autopoietico ad Alessandro Ferrara, Espedito Petacca e Vincenzo Pellecchia: grazie, per aver dato vita alla straordinaria forma di ricaduta nell’azione quotidiana della Sigma-Art e del Giullarismo autopoietico e alla collaborazione senza ritorno, offerta alle attività del Sigmasophy Institute.
Uno schiena a schiena a Marilena Carpegna, ricordandole che l’intensità degli ostacolatori è parte integrante della sua azione autopoietica.
Slancio, complicità, sostegno e affetto autopoietici vanno a Monica Ghiotti per la Scuola di Maieutica Sigmasofica che sta organizzando presso Artistinove di Torino: evidenza autorealizzativa dell’assunzione della propria formazione a se stessa.
Forza autopoietica a Michele Megna per la sua rinnovata intenzionalità a cooperare con il Sigmasophy Institute.
Un grazie di cuore a Elena Liberati per la sua continua disponibilità collaborativa e formativa e, principalmente, per il talento musicale e artistico che ha messo a sostegno del Sigmasophy Institute.
Grazie, a Flavio Anzidei, nella certezza che sapremo riconoscere e condividere forme di cooperazione.
Un saluto autopoietico ai ricercatori, Annalisa Oroni, Flavia Chiricozzi ed Enrica Paniccia.
Dedico questa Opera ad
Alba VAN DER VELDEN,
mia figlia,
affinché il sorriso autopoietico
silenziosamente sempre espresso
 sia la sua Forza.
Caporipa, 20 Settembre 2008                          
 

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