SIGMASOPHY

BENVENUTI NEL SITO UFFICIALE DELLA SIGMASOFIA

 

DICONO DI

NELLO MANGIAMELI

 

 

 

Padre Anthony ELENJIMITTAM

 

 

È nato nel 1918 a Muthedam, nello stato del Kèrala, India meridionale.

Ordinato prete, entrò poi nell'ordine domenicano e nel 1939 prese i voti a Roma.

Grande amico del Mahatma Gandhi, ricevette da questi la consegna di combattere per la mutua comprensione di tutte le religioni e per il bene del popolo indiano.

In adempimento a questo mandato egli viaggia frequentemente in occidente tenendo conferenze sulle culture religiose dei due emisferi.

In India, dopo l'impegno nel giornalismo e nella vita politica, si è dedicato all'assistenza dei giovani.

Ha fondato in Bombay la " St. Catherine of Siena School" che raccoglie i bambini abbandonati; la " Welfare Society for Destituite Children" e la "Aquinas Industrial School".

Da profondo conoscitore delle correnti spirituali dell'Asia ha scritto molti libri, tra cui, tradotti in italiano, un ampio commento degli Yoga Sutra di Patangiali e uno sulle Upanisad.

Fu grande amico di papa Giovanni XXIII che voleva imporgli la mitra arcivescovile. Egli rifiutò per poter continuare liberamente la missione che Gandhi gli aveva suggerito.

 

Nella prefazione all'opera S.T.o.E.

 

 

Padre Antthony afferma, testualmente

 

L'Opera S.T.o.E. di Nello Mangiameli (...)

 

(…) sarà il riferimento scientifico di questa verità eterna,

della filosofia perenne dell'oriente e dell'occidente;

sarà il ponte incrollabile tra la tecnologia scientifica europea e la psicologia metafisica asiatica,

sarà l'osmosi che cementerà il genere umano del terzo millennio.

 

 

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Prof. Mario BRUSCHI

fisico teorico presso l'Università "La Sapienza" di Roma, si occupa professionalmente di Dinamica Nonlineare. E' autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Si interessa anche di informazione e divulgazione scientifica; è curatore della rubrica "Scienza" sul sito web DS online (http://scienza.dol.it). Tra gli altri interessi: ricerca con metodologia scientifica nel campo del cosiddetto "paranormale", correlazioni ed analogie tra scienza moderna ed antiche tradizioni "sapienziali", investigazione dei sogni. Tra gli hobbies: pittura, tiro con l'arco, poesia e teatro. E' autore anche di una raccolta di liriche (... e lo stesso cadere è menzogna) e coautore del libro "LE TRE ANIME - chi siamo... da dove veniamo... dove andiamo" (Armando Editore)

 

 

Forse non è lontano il tempo in cui un futuro Nello Mangiameli ricercatore interiore, potrà scrivere in modo pertinente una prefazione per un libro scientifico di un futuro Mario Bruschi, fisico

 

Estrapolato dalla prefazione del libro

Y

L’ARTE MARZIALE INTERIORE

-          Nello Mangiameli

-          Edizioni Mediterranee

 

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Dott. Francesco PALMIROTTA

  

 

(fondatore dell’ontosofia psicosomatica, filosofo, psicologo, psicoterapeuta dirige la International University of Humanistic Ontosophy)

 

Ecco ti trovi solo a questo punto della tua vita, solo senza passato e senza futuro e vedi tutto quello che è stato e che sarà come semplicemente il prima e il dopo di te e sai che non puoi confermare niente, neanche la tua precisa presenza di esistere e conosci che oltre il tuo corpo c’è sempre un corpo e percepisci questa continuità senza una necessaria identità e vivi il principio dell’azione semovente come una clausola eterna di ciò che non appare eppure fonda l’apparenza (…)

(…)Toccando mio figlio mi accorgo che è me ed altro da me: meditando mio figlio mi sconvolge sapere che è se stesso! . e mi appaga! (…)

(…) La via del Lambda (la Sigmasofia nda), l’Ontosofia, sono solo parole, per tanti saranno sentieri di vita unici appigli di senso su pareti glabre e scoscese di alienazione psicocibernetica, per me e te sono turbolenze di sangue nelle vene, tumescenze luminose di amori eterni, invisibili grandi occhi di bambini puri (…).

 

Estrapolato dalla prefazione del libro

ENCICLOPEDIA DI SCIENZA DELLA COSCIENZA

Secondo volume

- Nello Mangiameli

- Edizioni Gli Ennagoni

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dott.ssa Piera IADE

(psicologa, psicoterapeuta, analista corporea della relazione)

 

Nello Mangiameli é un uomo di potere, di quelli che attraggono le persone in qualunque modo le trattino.

            Ha carisma.

            Non sempre comodo nella relazione, difficile da affrontare.

            Di bell’aspetto, le donne s’innamorano di lui, gli uomini se ne competono il riconoscimento e il giudizio positivo.

            Centrato inesorabilmente su di sé, da anni porta avanti il suo progetto di Sigmasofia, anche nei momenti più difficili e nelle situazioni più assurde, che diventano realtà, azione pratica.

            I progetti più impensabili, le idee irrealizzabili diventano realizzate.

            Non sopporta costrizioni e si assume la propria libertà, educando le persone a fare altrettanto, ponendole di fronte alla propria dipendenza.

            Sa essere totalmente disponibile, come può totalmente non esserlo.

            Può essere molto duro, come dolcissimo.

            Si può essere d’accordo o no con alcune sue posizioni che, comunque, fanno riflettere.

E’ un conduttore di coscienze, senza fronzoli.

            Alcuni sfruttano la fiducia che ripone in loro, non sempre meritevoli di averla.

            E’ creatore, mai ripetitivo, anche quando sembra che faccia sempre le stesse cose.

            Ha gli occhi profondamente buoni. E’ lo sguardo che colpisce, quando ci si arrabbia con lui, ci si scontra, quando esprime durezza da cui ci si può sentire anche molto feriti.

A guardarlo, si sente, si vede, si può osservare la possibilità di andare oltre, il famoso oltre di cui spesso lui parla e che non é sempre facile da realizzare.

            Spesso, ci sono interferenze nelle sue relazioni: fa parte dell’essere di Nello e della sua impostazione di lavoro, essere aperto agli altri, alle richieste che gli vengono fatte, a cui risponde, pur rimanendone distaccato.

            Può esprimere concetti apparentemente comunemente inaccettabili al senso comune e renderli addirittura ovvi, ineluttabili, più che normali, osservati da un punto di vista differente da quello che ognuno ha ritenuto scontato fino ad allora.

            Può raggiungere livelli molto alti di stanchezza (é costantemente in attività) e poi, inaspettatamente, esprime scatto e velocità sorprendenti (é spettacolare durante le sue lezioni di Danza autopoietica!).

            Ha rivoluzionato il punto di vista della psicologia, collegandola alle Scienze e, anche in questo caso, allargando lo studio della psiche e la considerazione di tutte le sfaccettature dell’essere umano.

E’ lo studio della psiche da un punto di vista olistico che costringe lo psicologo, attento, alla ricerca innovativa continua, dentro di sé.

            Il concetto del corpo unico (mediato dalla fisica quantistica) é decisamente interessante, amplia e modifica la percezione e l’analisi della relazione, come la consapevolezza della realtà energetica dell’individuo, vissuta, cambia necessariamente l’attitudine nell’elaborazione delle diagnosi.

            Non teme le critiche

            La sua é una ricerca coraggiosa, da scienziato e da artigiano dell’anima.

 

 

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TESTIMONIANZA DI RICERCATORI ISCRITTI ALLA 

INTERNATIONAL SIGMASOPHY UNIVERSITY

 

 

Questo testo vuole essere solo una testimonianza

 del percorso di ricerca interiore che alcune persone stanno seguendo, delle difficoltà e dei “traguardi”  guadagnati, e sudati, sul campo. 

Non vuole essere un “documento celebrativo”,

anche se la profonda gratitudine verso Nello per averci indicata una strada possibile per scoprire l’identità autopoietica di noi stessi, gli Universi-parte, ha lasciato un segno indelebile

 

Poesia

 

A Nello che spalla a spalla cerchiamo di seguire

(se l’opposizione non ce lo sta ad impedire)

    per le Vie impervie della coscienza

Dove ci conduce con santa pazienza.

*

Ypsilon, PSI e Lambda E SIGMA ci sono compagne

Anche se a volte troviamo chiuse stagne

Le porte che della quotidiana azione

Ci portano oltre: all’Animazione.

*

    Scudo, scettro e forgiatura

Sono la nostra forte armatura

E in queste pagine vedrai annotate

Quanta fatica ci sono costate!

*

Ma ancor oggi siamo qui (qualcuno s’è perso…)

A cercare il senso degli Universi:

La vita, la morte e i significati ai quali tu ci hai iniziati.

*

Il viaggio è lungo e dure le prove

Ma nel nostro cuore un guerriero si muove,

Si è risvegliato e compatti avanziamo

Come un unico corpo,

quale in effetti siamo!

 

dott.ssa Gaia RUIA  Maieuta di Sigmasofia

 

 

Questa formazione mi ha permesso di lavorare realmente su me stessa. E’ difficile parlarne, perché sono stati per me dei cambiamenti, delle scoperte, talmente radicali, profondi e progressivi, che è difficile ordinarli tutti, ma forse non lo devo fare, ecco, inizio da qui, devo lasciarmi andare e far parlare la “pancia”, non importa che le cose siano tutte ben ordinate e catalogate, l’emozione profonda fluisce e basta, non si preoccupa  di “uscire nella maniera giusta”, emerge e diventa azione, movimento. 

Questa è  una  delle  prime,   fondamentali  cose, per   me,

che ho imparato attraverso il vissuto.

Io sono stata sempre una molto razionale, catalogatrice, rigida nell’affrontare le cose che mi venivano incontro: tutto era già impostato nel mio modo di relazionarmi, e non mi ponevo proprio il problema che potevano esserci altri modi, comunque io avevo i miei.

Ho incontrato Nello, e questa Via di ricerca, e ho cominciato a capire che, in fondo, i miei modi di relazionarmi non sapevo neanche cosa fossero!

Dopo otto anni, al momento, di formazione, ora, posso dire di averne compresi alcuni, e di poterne parlare con cognizione di causa!

Avevo dato per scontato talmente tante cose!

Errore in cui continuo a incorrere ma solo ora, per esempio, conosco il lavoro che ci può essere, o non essere, nella semplice affermazione “Sono così, è il mio carattere, questi sono i miei modi di relazionarmi”.

Nel corso di questi anni ho scoperto che questa mia rigidità era spesso una fuga, o una copertura, dall’abbandonarmi alle emozioni, perché associavo l’esprimere d’impulso le proprie emozioni (soprattutto quelle affettive), a una forma di debolezza.

Il perché mettevo in atto questo meccanismo ha radici più profonde nel mio rapporto con i miei genitori.

Ora so, perché è registrato nel mio corpo, nei miei muscoli (così come lo era la rigidità), che si può ridere, piangere, di cuore, abbandonarsi alle proprie emozioni, anche quelle più profonde e nascoste, senza “perdere potere”, senza dare un’immagine di sé di debolezza, anzi.

E’ un nucleo molto importante per me questo, perché veramente questa rigidità espressiva l’avevo nel corpo. Liberarmene, o meglio trasformarla è stato, ed è tutt’ora, un lavoro molto intenso.

Mi ripenso all’inizio del percorso: una “perfettina”, sempre attenta all’abbigliamento, al trucco, ma soprattutto con l’illusione di avere le idee chiare. Mi sono ritrovata a camminare nel fango, durante le escursioni, guadare fiumi, infilarmi in cunicoli sotterranei, dormire col sacco a pelo in grotte etrusche, uscire sempre da queste giornate con terra e fogliame infilati ovunque: non potevo non “mollare” un po’!! Il mio corpo, la mia psiche e la mia autopoiesi, hanno subito, e stanno subendo, una vera e propria opera di “rimodellamento”. Questa mia rigidità nell’affrontare le cose e le persone, ha dovuto “smussare gli angoli” via via: talmente diverse e implicanti le proposte del metodo formativo che o scappavo, lasciavo perdere tutto (pensiero che è salito su talmente tante volte nei momenti di difficoltà!), oppure lasciavo che qualcosa cambiasse sul serio dentro di me.

Così mi sono permessa di entrare, e per contrasto, attraverso il metodo operativo delle autopoiesi Io-somatiche (situazioni), che richiedevano una modalità relazionale esclusivamente corporea, senza mediazione del linguaggio verbale, ho iniziato a prendere coscienza di queste mie rigidità, corporee, che ho scoperto essere anche psichiche ed energetiche, e di altri nuclei emozionali.

Il fatto di fare le escursioni con la pioggia, col freddo, sotto il sole cocente, con qualsiasi condizione climatica, e con qualsiasi stato d’animo del momento, non sapere mai fino all’ultimo momento il percorso da fare (“perché la strada si forma facendola!" Frase che ancora oggi mi smuove un nervoso, perché io sono una che deve pianificare le cose), il senso di precarietà organizzativa dei seminari, il “martello battente” del buttarsi nel gioco libero, senza pensare, di ogni situazione, ad ogni seminario, alla fine crea, affina, la capacità di adattamento.

E’ questo uno degli insegnamenti vissuti che emergono dall’impostazione, dall’approccio del metodo stesso, non tanto come tema specifico su cui si è lavorato: il sapersi adattare con fluidità alle situazioni, interiori ed esterne, più disparate, il non separarsi da ciò che può recarci disagio, ma trovare la strategia giusta per entrare in fusione, in comunicazione con quel disagio che è, in ogni caso, un proprio prodotto.

L’affrontare ogni situazione proposta delle più varie (dalle conferenze, ai seminari, alle escursione, ai viaggi, alla parte più energetica, sovrasensibile, dalle proposte lavorative che richiedono movimento sfrenato, a quelle che richiedono l’immobilità, anche fisica, e l’abbinamento di entrambe le componenti ecc.) ha creato via via questo tessuto di fondo, di spirito d’adattamento, concreto, psico-fisico-energetico, che poi ognuno può applicare alle proprie situazioni quotidiane.

Io credo che la cosa più importante di questa Via sia l’inserimento di vari principi attivi, primo tra tutti:

l’osservazione spietata di se tessi,

su qualsiasi piano, e qualunque sia lo stato in cui ci si trova,

anche quando l’emozione è talmente forte che impregna tutto il corpo e t’invade dentro, come se non esistesse che lei, e non solo per quelle emozioni ritenute “negative”, ma anche per quelle ritenute “positive”.

In questa Scuola s’insegna ad avere la forza, la potenza per la penetrazione di sé.

E questa si conquista a forza di “rimandi” durissimi, che mettono a dura prova il proprio ego, l’immagine che si ha di sé, il proprio narcisismo, le amplificazioni di sé e la paura del giudizio, per nominarne alcune.

Ci vuole coraggio, forza vera, a tirare fuori il “marcio” che si ha dentro e imparare a non ritenerlo tale, ma semplicemente un proprio prodotto da elaborare, a tirare fuori tutte le parti colpevolizzate, partendo da quelle corporee; la violenza, per esempio, spesso impensabile, che ci si porta dietro, nelle varie forme, da quelle dirette, esplicite, rumorose, a quelle più subdole, mascherate da gesti affettuosi, silenziose.

Ci vuole onestà a tirare fuori i propri bisogni affettivi, a chiederli esplicitamente, direttamente, accettare i “no”, od avere la forza di viverseli, accettare di essere contenuti, nutriti dalle stesse persone verso le quali, a volte, possiamo provare competizione, che spesso possono coincidere con la figura della conduzione, proprio perché su di lei si proiettano tutte le capacità rispetto alle quali, invece, si è ancora in formazione.

Faccio l’esempio della competizione perché è una di quelle cose che ancora non ho risolto!

Figura importantissima per me è stata, ed è, Piera, la persona che in questo percorso formativo in molti seminari è stata la figura femminile della conduzione nelle “situazioni”. E’ stata la “rivale da sconfiggere”, “la donna da cui prendere esempio” (ed ammetterlo mi dà ancora un po’ di stridore dentro!), “la mamma che non ho mai avuto”, “la maternità che ancora devo scoprire” e…la capacità di giocare, senza senso, di scatenarsi senza pensare.

A volte è difficile accettare il fatto stesso di essere in formazione, e io a volte ho ancora il bisogno di dirmelo, ma ci si placa dentro quando si comprende, dal profondo, che tutta la vita è una formazione, perché c’è sempre qualcosa da scoprire dentro di noi, perché la profondità chiama profondità, forse all’infinito!

Ula lo sa!

Sì, mi presento:

 

  ULA

Ula è la dimensione più profonda che ho raggiunto.

E’ la vastità del dentro. E’ il buio densissimo e pieno di luccichii.

E’ lo spazio della coscienza dove si disegnano forme, simboli, striature, figure geometriche e irregolari. Dove incontro qualche personaggio strano, antico, e dove s’innescano sequenze di immagini come in un film.

E’ lo stato di Calma profonda, di cui il senso di sicurezza, pieno, ne è naturale figlio. Sicurezza che è l’accettazione profonda delle cose, degli eventi, anche quelli che in superficie, invece, determinerebbero reazioni emotive forti, prese di posizione, identificazioni rigide, di quelle che possono far cambiare “linea del destino”, che possono portare a scelte improvvise che si allontanano molto dalla reale ricerca di sé.

Lì tutto si quieta, perché il tessuto di quella dimensione è la fusione, che dà la leggerezza per spostarsi dentro, con fluidità.

E’ la condizione di Calma che può permettere l’emergere di intuiti. Io li vivo così, non mi è mai capitato fin’ora di avere la “soluzione giusta” per un qualcosa durante questi momenti, ma la sensazione è che il vissuto stesso di quella dimensione, nel momento in cui la morsa emotiva per un qualcosa genera identificazioni ristrette nella propria rigida logica, di quelle che possono portare alle prese di posizione di cui parlavo prima, di per sé, fa essere consapevoli che quelle emozioni sono solo passaggi da attraversare; che in realtà, l’unica “linea del destino” possibile è la ricerca di sé…perché cambiando città, relazioni, modalità, se i nuclei profondi non sono risolti, si ripresenteranno, anche se sotto altre vesti.

Ula è la donna che si dona,

che si apre e si lascia penetrare, senza filtri.

Ula è quella che penetra quegli spazi e che se ne lascia assorbire.

Nella vita di tutti i giorni emerge come l’entusiasmo per la ricerca, è la voglia di fare, d’imparare, di mettersi alla prova. E’ la consapevolezza profonda che la forza di un legame, se intriso di queste atmosfere, può superare “prove” anche molto forti, che possono essere

la propria difficoltà a trascendere le proprie identificazioni e proiezioni, ma anche i tentativi di altri di spezzare quel legame.

E’ la sensibilità di capire e accettare le difficoltà altrui, anche se queste ci possono ferire.

E’ la determinazione ad andare avanti.

E’ la voglia del cambiamento, nonostante le altrettanti forti resistenze.

E’ l’atteggiamento al superamento.

Sono i “cinque minuti” in più della corsa, quando sei stanco e vorresti fermarti.

Nello ha cambiato il corso della mia vita.

Le sincronie della vita mi hanno portato a conoscerlo in un momento delicato, i problemi che ho avuto in famiglia non sono sicuramente dei più “tosti”, ma i miei genitori sono delle persone “dure” con cui relazionarsi, le loro forme di anaffettività, nonostante, ora, sono consapevole essere delle loro problematiche, sono difficili da mandare giù.

Probabilmente le nostre incomprensioni, quindi anche le  mie questioni non risolte, avrebbero potuto portarmi a forti forme di chiusura e di fragilità.

Nello mi ha fatto scoprire la forza di superarle, mi ha accompagnato nei luoghi interiori dove attingere tale forza, ovviamente applicabile ad ogni difficoltà.

Mi ha mostrato col suo modo di essere, di vivere, cosa significa trasformare la propria vita in ricerca pura, dedicare il suo tempo agli altri, in modo vero, profondo, e veramente farlo senza chiedere nulla in cambio.

Mi ha mostrato che le cose spesso, spessissimo, non sono come noi le guardiamo, ma sono inserite in un contesto più ampio. Questa è tutt’ora una delle mie difficoltà: guardare le cose troppo da vicino, in maniera troppo scontata, dalla mia angolazione.

Mi ha fatto intuire che la normalità forse non esiste, ma esistono realtà diverse, anche quando a noi sembra “lampante” che quella persona è “diversa”, ma rispetto a chi? Sempre a noi che ci facciamo forti del fatto che altri mille la pensano come noi, e se fossimo mille che hanno trascurato dettagli importanti? E se fossimo mille che non sanno accettare, per mancanza d’indagine su di sé, forme diverse dalle nostre?

Beh, io prima queste domande neanche me le ponevo, ora cerco di portare attenzione sui miei filtri di osservazione delle cose.

L’altro esiste, che ci piaccia o no, e nell’uno e nell’altro caso siamo sempre di fronte alle nostre reazioni, che possono essere approfondite sempre di più, se si riesce ad essere davvero consapevoli di questo, allora si può cominciare a parlare di relazione non proiettiva, di reale ascolto.

Mi ha insegnato a fare i “primi passi da sola”: a conquistarmi la consapevolezza di essere padrona di me stessa, con tutte le responsabilità che questo implica, e che spesso si vogliono attribuire agli altri.

Non è stato facile essere consapevoli che se soffro, sto male, è un mio prodotto, anche se la causa scatenante può essere esterna, poco importa che lo sia: quella diventa la porta per entrare dentro me stessa, dentro la mia reazione.

Ancora più difficile, ma appassionante, ampliare, approfondire quella penetrazione fino all’energia che ha innescato quell’emozione, anche nel caso si trattasse di piacere intensissimo.

Quando sono riuscita a fare questo, l’emozione mi si è trasformata in quel mondo di luci, e di ovattamento che mi ha incantata indelebilmente, e che mi ha dato il senso di quel “respiro più ampio” delle cose e che, per naturale conseguenza, cambia, trasmuta, quella particolare emozione in uno spazio coscienziale da attraversare, da navigare.

Lo stare “con i piedi per terra” concedendosi voli  impensabili  è quello che Nello per me incarna, e quello che voglio realizzare.

Io so, per averlo vissuto, che “lo stare con i piedi per terra” implica un lavoro durissimo su se stessi, ma so, per averlo intuito, che il volare, navigare, è operazione altrettanto tangibile, e attendibile proprio perché sostenuto dal reale lavoro svolto su di sé.

Grazie a Nello che ha realizzato, e fondato, questa Via di ricerca, io sto avendo la possibilità di scoprire me stessa, nella maniera più ampia e completa, perché posso indagare in prima persona, facendo, le componenti, acquisite e strutturali che mi compongono.

Grazie per avermi dato la possibilità di scoprire l’identità sacra, di farmi intuire che il “modello” a cui far riferimento sono le parti profonde di me, quelle che mi potranno far essere reale conduttrice di me stessa, ovunque andrò, di fronte a chiunque e, soprattutto, di fronte a qualunque situazione interna ed esterna.

 

 

MARILENA CARPEGNA

MAIEUTA DI SIGMASOFIA

 

 

Quando ho iniziato il mio “percorso di formazione” in un lontano sabato 7 aprile 1990 (ben 12 anni fa), non sapevo di iniziare un percorso e non sapevo che sarebbe stata una formazione, sapevo solo di aver bisogno di aiuto perché le difficoltà della vita mi opprimevano e non sapevo come affrontarle. Per iniziare è fondamentale descrivere la difficoltà che incontro nell’affrontare la formazione in Sigmasofia. Non è facile per me scrivere queste parole, poiché istintivamente non lo farei.

Mi sono rivolta non ad una “Via” ma ad una persona, Nello, nella speranza che potesse risolvere per me un problema, un problema fisico che sapevo essere collegato a fattori psicologici, ma che non sapevo da che parte prendere.

Ora, in questo momento, ancora non ho risolto la specifica disfunzione fisica (sempre che sia una disfunzione e che non sia invece funzionale a quel che io sono) che mi ha condotto su questa strada, ma ciò non ha più alcuna importanza.

Credo di essere sempre stata una persona un po’ strana, tutti mi definivano ipersensibile, fin da bambina, perché non sapevano che cavolo avessi. Avevo dei momenti di “profonda malinconia” per me inspiegabili, ero chiusa, taciturna, musona, ma avevo anche per fortuna, dei momenti di allegria spensierata e, secondo me, ho sempre avuto un umorismo di sottofondo anche verso me stessa, che mi ha aiutato non poco.

La mia testa è sempre stata piena di sogni e preferivo rifugiarmi in questi piuttosto che nella realtà dove non avevo amici ma solo una sorella che era la mia guida e il mio sostituto in quasi tutto ciò che invece avrei dovuto agire io per farmi delle esperienze, per imparare a cavarmela, cosa che invece ho dovuto affrontare più in là negli anni e ancora adesso sto imparando a fare.

In questi lunghi 12 anni (ma a volte mi sembra di aver iniziato ieri, a volte mi sembra un’eternità) ho dapprima sperimentato alcune tecniche autopoietiche che mi hanno permesso di incontrare un mondo interno fatto di luci, colori, atmosfere rarefatte, sensazioni strane ed emozionanti, paure e “mostri”; in piccola parte già conoscevo queste sensazioni, ma mi spaventavano molto, spesso ho pensato di essere in bilico sull’orlo della pazzia, ma poi con la guida di Nello, ho capito che non c’è nulla di cui aver paura perché questo mondo è dentro ciascuno di noi e perché i mostri li produciamo noi stessi, sono le nostre paure che si materializzano.

Più in là nel tempo ho cominciato a sperimentare le Autopoiesi Io-somatiche (situazioni) e…cosa non è uscito!! Quante volte ho verbalizzato dei sentiti per i quali avrei poi nascosto la testa sotto tre metri di sabbia per poter sparire; ma qualunque cosa abbia detto o fatto, furba o stupida, giusta o meno, è stata assorbita dal gruppo grazie all’attenta guida di Nello e di Piera e io ho imparato e sto imparando a superare l’imbarazzo di mostrarmi agli altri “nuda”, senza difese, vera”.

Ora se dovessi dire in cosa sono cambiata nella specificità della vita quotidiana, mi riuscirebbe molto difficile, so di essere diversa ma in cosa è difficile dirlo. Sono piccoli cambiamenti graduali dei quali mi accorgo improvvisamente e che riguardano soprattutto il modo di affrontare o di rapportarsi con le cose, le persone, me stessa. Forse è proprio il modo di considerare me stessa.

Sono passata dal volermi annullare alla considerazione di me.

Ora sempre di più mi “sento” nel senso che sento di essere parte della vita, una parte, per quanto infinitesimale, importante. Sento di essere parte integrante del mondo, non un’esclusa e non succube, sento che il mondo senza la mia piccola presenza sarebbe diverso e che quindi io, per il solo fatto di esistere, sono in qualche modo importante.

Non so di preciso qual è lo scopo della mia vita e “cosa farò da grande”, ma intanto lavoro per capire cos’è la vita.

Cosa ho imparato in questi anni?

Che la conoscenza passa attraverso l’esperienza diretta e l’indagine (dovrei dire la risalita) dei propri sentiti, ma che per fare questo non si può essere troppo teneri con se stessi, bisogna lavorare duramente e io troppo spesso cerco ancora di fuggire;

che è importante una guida onesta di chi sulla strada di conoscenza è più avanti di te e sa come condurti;

che non posso scaricare su altri responsabilità che sono mie per atti o atti mancati;

che se imparo ad ascoltarmi imparo ad ascoltare anche gli altri.

Ci sono però ancora troppe cose di cui ho paura, ed anche se in fondo, ma molto in fondo, sono convinta che solo andando incontro alle mie paure le potrò superare (sempre che non soccomba) continuo a rimandare; forse non ho la forza sufficiente per affrontarle, una in particolare, forse atavica: Cosa si nasconde nel buio?” O più generalmente in quello che vedo? Cosa posso incontrare indagando su ciò che non conosco? La morte?…

Il grande sogno rimasto nella testa, anzi nella pancia, è saper volare, sapermi librare sul mondo, e se talvolta è un desiderio di fuga dalle difficoltà, altre è desiderio di sapere, di sperimentare la leggerezza, la libertà dal corpo.

Riportato nella vita quotidiana il saper volare potrebbe voler dire sapersi muovere con leggerezza tra i fatti e i casi della vita, sapersi spostare dai problemi senza lasciarsi sommergere, ma sapendolo guardare da una posizione diversa.

 

COME SONO

A scuola più attenzione ai bambini

Più tranquillità nel rapportarmi con gli altri.

Mi arrabbio meno, quindi lascio correre più facilmente e quando mi arrabbio,

dura poco, dimentico subito.

Non penso più che tutti ce l’abbiano con me.

Qualche volta riesco a dire di no senza sentirmi in colpa.

Ogni tanto ho delle intuizioni improvvise.

Ho desiderio di tranquillità e voglia di star sola.

Mi infastidisce la confusione e le chiacchiere vuote.

Ho voglia di ridere  e cantare.

Ho paura ad affrontare situazioni nuove.

 

 FORMAZIONE E TRASFORMAZIONE

 Entro, sono abbastanza tranquilla, soprattutto determinata.

Stesa sul terreno, pancia a terra, procedo per un piccolo tratto, mi fermo e sento fortissimo l’odore della terra, del tufo, sento come una scossa lievemente dolorosa al naso, come se si fosse improvvisamente tolto un tappo interno, il fastidio passa, rimane intensissimo, penetrante, il profumo della terra; lo lascio entrare.

Mi sposto un po’ più avanti, penso che il tunnel è lungo e mi vien voglia di procedere più rapidamente, ma subito mi dico: no. Adesso ci sono e adesso me lo devo vivere, inutile metterci velocità e poi rimpiangere di non averlo assaporato.

Apro gli occhi, osservo i giochi di luci ed ombre e lascio che mi parlino attraverso gli stati d’animo.

Nel terreno si vedono puntini luminosi e fuoriescono anche dalle mie mani a contatto del terreno..

Tutti i sensi sono all’erta, amplificati; ho bisogno, quando li sento, di dar nome ai rumori (in fondo un po’ d’ansia c’è!) Ecco questa è la terra che scivola dalle pareti, questa è un ghianda che cade sul telo, questo è il mio respiro….. Ora sei tranquilla ,  vai avanti.

A occhi chiusi, o a occhi aperti  è un continuo movimento di luci e ombre, ci sono       molte ombre tondeggianti che si spostano velocemente in tutte le direzioni.

Mi vien voglia di fermarmi a dormire li sulla terra, mi sento accolta.

Dove la profondità del tunnel aumenta un po’, provo a voltarmi  con la schiena appoggiata al terreno e le mani alle pareti, mi muovo a serpente, ma più che un serpente mi sento un lombrico.     La costola mi fa male; mi metto a carponi e procedo di qualche passo.  Questo procedere mi fa sentire “animale”, guardinga, ma nello stesso tempo lo stare in guardia contribuisce a trasformare le ombre, sento salire la paura che le ombre si possano trasformare in qualcosa di pauroso.

Controllo, lascio andare e riprovo a mettermi sulla schiena, non voglio accettare di essermi fatta fermare da un doloretto.

Guardo in alto, c’è più luce; le ombre delle foglie degli alberi illuminati dalla luna creano altri disegni; mi sembra di essere nella faggeta..

Chiudo gli occhi e riprendo lo spostamento, sono dentro di me, mi sento un coccodrillo, ma, improvvisamente mi esplode un urletto subito represso: Cosa mi ha   toccato ? Era solo una radice!

Torno a pancia a terra e proseguo.  Non ho più bisogno di toccare le pareti, so che  direzione prendere tenendomi al centro.

Improvvisamente ho una sensazione che mi stoppa; non so perché mi sono fermata ed ora indago: apro gli occhi, sento la presenza di un intoppo, scopro che è una radice solo dopo che la tocco con le mani.

Questa volta l’”intoppo” non è stato una sorpresa, non mi ha preso alla sprovvista.

I suoni notturni mi accompagnano così come le ombre, per tutto il tragitto: prima i grilli (è bello lasciarsi andare dentro il suono ), poi la civetta e dopo ancora il canto lamentoso di un altro uccello.

Ad un certo punto mi siedo e guardo indietro, verso l’entrata del tunnel. Mi pare che le ombre si addensino e mi inseguano. La tranquillità per un po’ mi abbandona, ma mi riprendo e torno a calmarmi.  So che sono io a dare significato alle ombre che si muovono dentro di me e allora perché farle diventate paurose?   Osserva e basta !

Proseguo, sono quasi giunta alla piramide.

 

NELLA PIRAMIDE

(di Caporipa)

Stesa, schiena a terra vedo miriadi di luci e globi che salgono verso l’alto. Mi sento proiettata anch’io verso lo scudo che si intravede sulla punta della piramide.

Eseguo mentalmente il “saluto alle forze intuitive” e poi  mi ripeto che voglio sognare lucidamente e voglio ricordare i sogni.

Durante le tecniche mi sento molto lucida e vigile, interrompo spesso e riapro gli occhi, ma nonostante questo le immagini continuano a scorrere, sono visioni di globuli che si spostano all’interno della piramide, ma se chiudo gli occhi la piramide diventa una grotta immensa.

Ci sono globuli con all’interno strie colorate  sui toni del viola e del giallo, ce ne sono altri che si sovrappongono e hanno la trasparenza delle bolle di sapone e si intuiscono solo per una falce di luce, ci sono grandi “alberi” di spirali in movimento, sono spirali intrecciate tipo il DNA, ma più complesse e a queste sono aggrappati globi viola-indaco;

vedo anche degli strani esseri di forma antropomorfica: sembrano fatti di metallo fuso e i loro contorni non sono stabili e ben delineati, Ci sono forme evanescenti e allungate che si muovono nello spazio verso la punta della piramide. Più volte ho visto anche dei labirinti  e strane forme a ventaglio

(In questo momento non so più dire se queste immagini sono comparse durante il sogno o mentre facevo le tecniche).

Mi do le indicazioni per il sogno lucido, ma non riesco a prendere sonno per lungo tempo, in qualche modo comunque mi addormento e sogno.

Sogno di sognare e di controllare ciò che sto sognando e “ripasso” il sogno per riuscire a ricordarlo. Sempre dormendo, ad un tratto ho l’impressione di svegliarmi perché qualcosa è entrato nel mio sacco a pelo (un coniglio) e svegliandomi ricordo che ho un compito da svolgere, un compito che mi era stato assegnato da un “maestro”, il problema è che non ricordo quale fosse il compito. Comunque prendo un sacchetto dal quale estraggo una serie di tessere che si modificano, si sbriciolano, si autodistruggono. Su queste tessere ci sono dei numeri (tutti pari) che senz’altro avevano dei significati ma per me erano occulti e su queste tessere io eseguo delle operazioni non meglio identificate.

Lo strano è che mentre io opero, vedo contemporaneamente in un altro spazio una situazione quasi identica, parallela, dove avvengono le stesse cose che sto facendo ma non in modo identico, ci sono delle varianti.

Ad un tratto questa situazione finisce.

Compaiono esseri strani che ricordano la forma delle impronte digitali. Loro svolgono la loro vita lì sotto ai miei occhi: si modificano, invecchiano, vengono fagocitati da altri individui che poi ne producono altri nuovi.

Io nel sogno penso: Questa è la logica della vita, tutto avviene secondo una legge

dello strutturale senza inutili sofferenze o paura della morte.

Alle prime luci dell’alba mi sveglio e mi riaddormento più volte, poi ripercorro il tunnel ed esco.

 

 

AUTORILASSAMENTO ED ESPANSIONE 

 Caporipa (agosto 2002)

cora non ho terminato l’espansione e mi ritrovo in un’alta tagliata dove il sentiero è lastricato a rombi; all’uscita verso il pianoro si forma un triangolo luminoso che si apre con un’esplosione di energia verso l’alto e mi ritrovo proiettata     “ai confini dell’universo”.  Lì mi metto in posizione lambda e inizia un viaggio iper iper veloce, incontrollabile.

An

Sono qui e sono là quasi in contemporanea.

Un momento sono in un brodo primordiale ricco di amebe e polipi e  esseri unicellulari, subito dopo sono nel bosco dietro casa mia, poi sono dentro un sogno, poi mi infilo in una caverna di mucose che scopro essere il mio naso e poi di nuovo negli spazi siderali a velocità allucinante.

Vivo una leggerezza incredibile. Il mio corpo non esiste più, c’è solo il viaggio, ci sono solo le immagini.

Provo a controllare i miei spostamenti, ma non riesco, voglio fermarmi su un particolare, ma mi ritrovo proiettata in un altro spazio trasportata dai suoni del CD  che sono dentro di me e fanno parte integrante di questo viaggio.

In questo tentativo di controllo dei movimenti mi sento come immersa in una bolla d’aria, posso cambiare l’inclinazione a destra e a sinistra, ma è come se io fossi ferma e si inclinasse ciò che mi circonda, ma non posso scegliere la direzione di spostamento.

 

 

VIAGGIO IN  UN CANYON
Sorvolo una lunga vallata che termina con due montagne gemelle scure; al centro c’è un sole fortissimo, luminosissimo.

Ai piedi delle due montagne c’è un’enorme costruzione, sembra una sfinge. Al centro c’è un’apertura.

Entro e percorro, sempre in volo, il tortuoso scorrere di un fiume infuocato di lava fino a trovarmi di fronte a uno spettacolo mozzafiato:  Un rarefatto, maestoso precipizio che sembra infinito; le pareti sono lisce, di luce, con tutte le tonalità del viola. Il desiderio interiore di lanciarsi giù è fortissimo, mi sento leggerissima e pronta alla partenza, ma in realtà non riesco a librarmi, ad esplorare.

Il mio corpo (anche se il corpo non c’è in realtà in quel momento ) non segue. C’è solo il pensiero, il desiderio di andare. Ci provo più volte, inutilmente.

 

 ALESSANDRO FERRARA

Maieuta di Sigmasofia artistica

C’è sicuramente in me una parte molto pigra e che si oppone ancora con forza al cambiamento.

Lo vedo, per esempio, nei continui tentativi di smettere di fumare, oppure quando durante le tecniche nei seminari mi addormento. C’è sempre questa maledetta razionalità che sovrasta l’emozionale, il quale, comunque, chiede con forza riconoscimento, vuole essere espresso fino in fondo, ma ancora non ci riesce.

Fin da piccolo non ho mai portato a termine un obiettivo prefissato, spesso perché non riconoscevo l’autorità altrui, quindi anche la mia. Adesso, però, sento che malgrado tutte le opposizioni in atto, sono ben determinato a seguire il percorso tracciato da Nello.

Ho iniziato 6 anni fa, ma Nello lo conosco già da una decina d’anni. .Fin dalla prima volta che l’ho visto sentivo una forte attrazione, ma altrettanto forte era l’opposizione. Scelsi comunque l’attrazione ed iniziai a seguire la formazione.

I primi tempi il mio approccio era prettamente energetico, cercavo una dimensione che mi allontanasse dalla realtà quotidiana nella quale vivevo in forte conflitto. Quindi sfruttavo la dimensione autopoietica come strumento per fuggire dalla realtà.

Non intendevo sicuramente “lavare in pubblico i miei panni sporchi”. Ciò, chiaramente, non mi consentiva di comprendere il senso reale della ricerca interiore.

Un altro aspetto fondamentale che distorceva la comprensione, e che ancora oggi agisce nella mia vita, seppure con minore intensità, è la fretta di concludere la formazione. A questa si abbina un’ amplificazione dei vissuti ed una competitività nei confronti di Nello. Vorrei essere come lui, almeno come penso che lui sia, ovvero una persona che abbia realizzato sul serio la “risalita al sovrasensibile”. Lo invidio, lo imito, a volte mi abbandono, altre mi oppongo. Ho fiducia, sono dubbioso, ma sento più di tutto il bisogno di tentare con tutte le forze questa risalita.

Ciò lo dico oggi, dopo sei anni di formazione, poiché sento che realmente è stata utile ad una maggiore consapevolezza di me stesso: sento che sono più lucido, più abbandonato, ho più equilibrio.

Mi rendo conto che il percorso è ancora ostruito dalle opposizioni in atto nei confronti di Nello, ma soprattutto verso un cambiamento strutturale. L’opposizione a volte, come in questo momento, è così forte che vorrebbe bloccare l’espressione di ciò che sento realmente. La paura del giudizio, istintivamente, mi spinge ad apparire così come la razionalità vuole che appaia, sicuramente non come in realtà sono e ciò mi avvicina al forte nucleo di aggressività che si manifesta spesso durante i rimandi di Nello. Ciò accade in conseguenza del fatto che comunque una parte di me non vuole scendere in profondità, non vuole assolutamente cambiare.

È inutile continuare a dire che la mia aggressività è stata causata da una difficile condizione familiare; sento che tutto ciò può essere soltanto un tentativo per continuare a permanere in uno stato di stallo, poiché, attribuendo all’esterno la causa del mio blocco, attribuisco all’esterno anche la soluzione dello stesso. Assurdo! Sono stufo di starmi a raccontare cazzate, in realtà fuggo da me stesso: continuo a fumare per reprimere l’emozionale che ancora temo, mi oppongo a Nello perché mi oppongo ad un’assunzione totale della mia ricerca. Sono sicuro che il dirlo, da un lato mi fa sentire potente e mi da la sensazione di aver capito e risolto tutto, dall’altro impotente poiché constato direttamente che il cambiamento è molto lento a procedere.

Questa cosa mi fa incazzare perché vorrei tutto e subito, però, vorrei anche essere più paziente ed approfondire bene la ricerca.. In questi anni di formazione sono sicuramente cambiati diversi aspetti della mia vita, la ricerca ha avuto i suoi risultati. Da due anni conduco come volontario un laboratorio di musica, danza e arte di strada presso il D.S.M. di Giugliano(Na). Qui è nato un gruppo di artisti di strada e di musica etno-pop costituito da utenti del D.S.M. All’ inizio avevo grandi difficoltà nel relazionarmi con loro, soprattutto quando mi accorgevo che, mentre conducevo, c’era qualcuno che si distraeva o si allontanava, e mi sentivo frustrato perché avrei voluto subito una partecipazione totale alle attività che proponevo.

Lentamente mi abbandonai alle situazioni che nascevano durante le attività, e ciò mi ha consentito di instaurare un rapporto di intesa utilizzando come strumento la musica. Dopo i primi spettacoli realizzati con i ragazzi, giungevano da più parti i complimenti per i risultati del volontariato che stavo conducendo. Mi dicevano: “sei un bravo ragazzo” e ciò alimentava sicuramente il mio ego. Oggi so di essere di aiuto a loro ma anche loro lo sono per me, in quanto mi consentono di esprimere il mio bisogno di coinvolgerli attraverso la musica.

Inequivocabilmente ciò che Nello definisce “lucido abbandono”, si manifesta nella relazione che ho con la musica. Quando eseguo un ritmo mi ci fondo divenendo il ritmo stesso.

Nonostante la mia tendenza a perdere l’aderenza al vissuto, a ciò che effettivamente ho raggiunto grazie alla formazione, è comunque emerso un mio potere reale. Tutti gli allenamenti, le tecniche energetiche, i vissuti delle situazioni, la corsa sotto il sole cocente, il contatto con la natura, sostengono profondamente la mia capacità di coinvolgere la gente in questo “vento che muove le acque interiori e si trasforma in danza: la musica”.

Non riesco a fare a meno di far vibrare la pelle dei tamburi, suono ovunque, con qualsiasi oggetto, e il corpo, danzando, segue le mani. Ciò mi riporta a quel “ lucido abbandono” di cui Nello spesso ci ha parlato negli anni, in quello stato la mente e il corpo si liberano, e si entra in una dimensione dove il  tempo non ha ragione di esistere.

Tutto ciò è meraviglioso, ma cercando di essere aderente al vissuto, sento che sia necessario parlare anche di ciò che ostruisce un fluire più armonico di questo potere reale che sta emergendo.

Un po’ di tempo fa ho sognato di morire, non era doloroso per il corpo, ciò che mi angosciava era il fatto di non aver concretizzato degli obiettivi che mi sono fissato. Voglio essere un artista di grande successo, il migliore, voglio lasciare un segno indelebile su questo pianeta, voglio che di me si parli ovunque, anche dopo la morte. Ma se la morte arriva prima degli obiettivi fissati, mi sentirei sicuramente un perdente, in tal senso la temo.

Il mio ego comunica così, ma percepisco che, sebbene apparentemente possa essere il modo migliore per far esprimere al massimo il mio potere artistico, in realtà è un freno. Infatti l’ansia che ne scaturisce non mi consente di curare attentamente le sfumature, e queste ultime sono quelle che fanno la differenza.

Cercavo il mio potere in luoghi sbagliati e si confondeva con quello di Nello, non era reale, era un’imitazione mal riuscita, e ciò lo constatavo con gli sterili risultati che ottenevo.

Oggi i vissuti della formazione in Sigmasofia confluiscono con maggiore compattezza, soprattutto nelle attività artistiche che conduco.

Durante la pratica del movimento lambda sono rimasto colpito dall’intensità emotiva messa in gioco da Marilena, in tal senso, per me, lei è un riferimento, in quanto la mia modalità di approccio è sempre stata un po’ rappresentativa, cerco di sedurre facendo leva sul fatto che il corpo mi consente discrete prestazioni. Non mi basta più, credo che il movimento lambda può essere utilizzato per scopi più significativi.

Vorrei traslarlo sulla mente. Quei ribaltamenti, quelle capriole, usarle per passare fluidamente da uno stato mentale all’altro sarebbe sicuramente più interessante che la modalità seduttiva. E’ un bisogno che sta crescendo sempre più.

Lentamente si sta ribaltando la mia tendenza a voler far bene le cose a tutti i costi, a non voler mostrare parti di me che non funzionano, e mi rendo conto che essere aderenti al vissuto, a ciò che in realtà sono mi aiuta ad essere più fluido nelle relazioni.

La spontaneità è uno degli aspetti che sta emergendo grazie a questi anni di formazione. La eco delle “situazioni” spesso mi assiste nelle situazioni di vita, mi è molto più facile affrontare questioni che in passato temevo fortemente.

Anche le tecniche energetiche, quelle che all’inizio usavo per fuggire dalla realtà, stanno divenendo un modo per entrare meglio nella realtà.

Il loro sostegno è inequivocabile in qualsiasi momento della mia giornata, quando mi fa male la testa, quando sono giù di morale, quando mi esprimo attraverso la musica.

Il mio nemico peggiore si chiama “fretta di concludere la formazione”, perché concluderla significherebbe essere in grado di condurre la mia vita fino in fondo.

Ma dove vado se non riesco a curare bene i particolari, quelli che fanno la differenza. Sono certo che questo si può realizzare soltanto, come dice Nello,

“ SENZA FRETTA,  MA SENZA TREGUA”.

  

 MONICA GHIOTTI

Maieuta di Sigmasofia Io-somatica

 

La leggerezza e la libertà.

 Queste sono le prime due parole che mi viene da scrivere, quelle che più hanno cambiato di significato nella mia vita in questi ultimi sette anni abbondanti di strada alla ricerca di me, dei significati della vita e della morte.

Sono partita carica della leggerezza dell’inconsapevolezza; avevo provato un po’ tutto (gruppi, formazioni, psicoterapia…) e questo mi dava la sensazione di conoscermi e dunque essere libera di agire, costruire, disfare, partire, tornare….

Mi sono nutrita qua e là assaggiando senza gustare, attirata da ciò che più stimolava la mia curiosità e soddisfaceva il mio bisogno del momento di nuove e più forti emozioni.

L’incontro con la Sigmasofia, mi ha rivelato per un istante la libertà vera di cui andavo comunque in cerca attraverso ogni cosa, in ogni istante, mentre con il “fare” coprivo quell’insoddisfazione che profondamente mi accompagnava e della quale non volevo accorgermi per la paura di rimanerne sopraffatta.

Ero quella che normalmente si definisce “una ragazza a posto“: ho studiato, mi sono costruita una professione, mi sono sposata e ho avuto dei figli.

Sono stata nelle regole facendo tutto per benino; anche se qualcosa nella mia vita ogni tanto “sfuggiva”, riuscivo a riportarlo “a posto”.

Tutto era sempre sotto controllo, anche in quei rari momenti in cui pensavo ( e non a caso dico pensavo) di lasciarmi andare.

Controllare, programmare, realizzare, correggere, perché lo schema e la regola della giornata, della vita, funzionasse. Sani principi di efficienza e moralità nei quali sono cresciuta e ai quali avevo dedicato la mia vita: questa era la consegna che io non ho trasgredito.

Ero anzi assolutamente convinta di conoscermi e di essere padrona della mia vita.

Leggerezza della mia presunzione, illusione che la libertà fosse quel piccolo spazio di scelta tra un’azione e l’altra del mio quotidiano.

Anche i primi anni di formazione tutto questo apparato di regole, spiegazioni, giustificazioni, razionalità ha continuato a funzionare a puntino. Pensando di non pensare, costruendomi giustificazioni, rannicchiandomi nella solida convinzione che “tanto nessuno può capirmi” e “che comunque io andavo bene così“.

Eppure dentro qualcosa cominciava ad intaccarsi, le convinzioni non erano più così forti anche se davvero ci ho messo tutta me stessa per farle restare tali. E l’evidenza dei fatti nelle verbalizzazioni, dopo le situazioni, i rimandi duri e spesso per me taglienti, pian piano cominciavano ad entrare e a non scivolare via sulla mia immagine di bella statuina piena di virtù.

Faceva male, e dentro di me ero piena di rabbia perché cercavo sempre una conferma della mia presunta “perfezione” e non volevo che mi si mostrassero quelle parti di me che avevo sempre negato perché etichettate e considerate fuori dal “modello brava bambina”.

Odiavo Nello e Piera tanto più avevo bisogno di loro. Mi veniva voglia di scappare, di richiudere tutto e far finta di niente, di rinnegare tutto.

Ma insieme c’era la fiducia e la spinta a continuare ad approfondire, il desiderio di riprovare quella nuova leggerezza dei primi istanti di apertura “oltre”, dei momenti di sospensione e chiarezza interiore, di un briciolo di compattezza e allineamento.

Per me è stata una lunga, lunghissima marcia di avvicinamento fatta di ristagni, fissazioni, cadute, luci improvvise e buio inquietante.

E paura. Paura di non avere più riferimenti, di vedere in pezzi tutto ciò che avevo costruito, di perdermi, di non riconoscermi e non essere riconosciuta, di sentirmi sbagliata e allo sbando.

Solo dopo tanto tempo, guardando indietro, mi sono accorta che ad un certo punto, in un preciso punto, la mia vita ha deviato.

Non una deviazione decisa e subito identificabile, semplicemente in modo impercettibile ha cambiato direzione e cambiato meta, quasi di un nulla all’inizio e sempre più chiaramente man mano che il tempo passa. Uno spazio che si allarga tra ciò che è e ciò che avrebbe potuto essere, tra ciò che sono e ciò che immaginavo di essere.

La mia vita è cambiata non tanto in quello che faccio ma in come vivo.

Mi aspettavo cambiamenti eclatanti, la folgore che risolve e improvvisamente chiarisce tutto.

Invece mi sono trovata con una matassa piena di nodi da districare e giorni in cui si procede e altri in cui si sta nel nodo, quel piccolo o grande nodo che imbroglia il mio filo. Ma ho imparato a riconoscere un po’ di più quel filo e quei nodi e cosa mi fa imbrogliare o mi permette di sciogliere, ad accettare che è questo il mio posto di “dipanatrice“, più attenta a seguire e a lasciarmi portare. Ho lasciato che arrivasse ancora improvvisa la voglia di forbici e di tagliare e andarmene mollando tutto lì, e che salisse subito dopo la chiarezza che nel profondo mi accompagna: la responsabilità della matassa è comunque mia.

Questa è la mia libertà di oggi: la disciplina e il rigore che sto scoprendo dentro di me, che non mi permette di barare con me stessa, che mi avverte stridendo se mi sposto di un millimetro dalla verità.

La libertà di non sentirmi più “in dovere di…” verso me stessa e gli altri e di assumermi la responsabilità di ciò che vivo e delle mie reazioni per andare oltre e cercare di superarle.

La libertà di immergermi in una dimensione oltre al sensibile, di scoprire passo dopo passo piccoli scorci dell’interiorità al di fuori del tempo e dello spazio convenzionali.

La libertà che trovo nella fusione dove ogni problema o attaccamento alla mia identità scompaiono e ciò che è può scorrere perché non esiste dicotomia.

La leggerezza e la libertà di condividere profondamente questo percorso con gli altri del gruppo, senza segreti, permettendoci di essere , fare, dire, esattamente ciò che in quel momento siamo, facciamo, diciamo.

La leggerezza di quando per un istante sono stata in perfetta sintonia con il vento e le foglie, o il grottone di notte si è acceso di una luminosità calda mentre danzavo, o quando alle pozze venivo cullata nell’acqua dai compagni, o la visione di quella densità baluginante sui canaloni dell’Etruria...cento istanti che riaffiorano e mi riportano in quelle atmosfere, bagliori che hanno segnato la mia vita e tolto peso ai miei pensieri.

Atmosfere rarefatte e speciali che posso ritrovare dentro di me quando non permetto all’emozione, al pensiero e alle loro trappole, di prendere il sopravvento.

Per me ora e arrivato il tempo in cui la spada si trasforma in scettro, il tempo di attaccare il sentiero che sale alla montagna dopo la marcia di avvicinamento, il tempo di ricostruire su nuove fondamenta.

La mia armatura è perlopiù distrutta e paradossalmente il mio potere è cresciuto.

Sono più presente e compatta, più disincantata e lucida, e la mia sensibilità si è affinata. Posso sentire il mio cuore che batte e entrare in contatto con le mie emozioni senza spaventarmi come una volta e andare un po’ oltre.

Nella mia vita di adesso c’è più spazio così come in alcuni momenti ho vissuto il non avere confini e l’indifferenza tra dentro e fuori. C’è più respiro e più ordine. Molti fronzoli sono spariti quasi senza che me ne accorgessi...

Nel gioco di ombre e luci sulla parete della grotta e nella faggeta mossa dal vento estivo sento di specchiarmi con le mie parti chiare e quelle oscure che danno vita ad un’unica danza.

Ed è la bellezza di questo danzare ritmi e figure mutevoli che resta sottilmente ad accompagnarmi giorno per giorno.

 

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ESPEDITO PETACCA

GIULLARE AUTOPOIETICO

 

 

Testimonianza di Alessandro Ferrara

Espedito PETACCA ha una emiparesi spastica. Nel 2004 gli è stata impiantata una pompa Syncromed Medtronic, mod 8840 totalmente impiantata sottocute in regione addominale sinistra, presso l’ospedale S. Maria di Loreto Nuovo –NA-.

Grazie alla tecnologia e alle attività di Sigmasofia e Giullarismo Autopoietico la mobilità e l’espressività di Espedito stanno gradualmente migliorando.

Riteniamo che il matrimonio tra tecnologia scientifica e tecnologia coscienziale risultino in questo specifico caso da noi accurato la condizione che, affiancata alla grande forza di volontà di Espedito, può essere strumento di azioni sociali significative.

 

 la TRASMUTAZIONE

di Espedito PETACCA

(Coordinatore artistico dei Giullari Autopoietici)

 

e dai! Finiscila di camminare come un clown.

Era il mio naturale modo di camminare e mi faceva stare male sentirmi dire una simile frase. Poi, col tempo ho sentito che le difficoltà emotive incontrate in ospedale non avevano più gli stessi effetti depressivi iniziali perché la mia motivazione di giullare autopoietico diveniva sempre più forte. Mio scopo era quello di essere un aiuto per la guarigione dei bambini. Ho pianto, ho riso, ho danzato. Anche se le mie esperienze di giullare autopoietico sono minime, già stanno avendo degli effetti positivi nella mia vita: mi sento più fluido nel comunicare all’esterno le mie emozioni. Grazie alle attività eseguite all’0spedale pediatrico mi sono sentito pronto ad affrontare il difficile pubblico del congresso internazionale di Arte e Scienza tenutosi a Cassano delle Murge (Ba) ed organizzato dall’Ontosofia, fondata dal Prof. Francesco Palmirotta, amico di Nello. Durante il congresso mi sono sentito parte integrante della Sigmasofia e quando con Alessandro abbiamo rappresentato un brano tratto da A-Thanatos (opera teatrale autopoietica) non riuscivo a credere di essere anch’io un attore al centro dell’attenzione. 

Ed invece era tutto vero, meravigliosamente vero!

 

P.S.

Vedi  DVD  dei Giullari Autopoietici

 

 

 

SIMONETTA MELLO  ricercatrice

 

 

Ho all’attivo ben solo due anni e mezzo di formazione.

Attualmente mi sembra propendere più nella “fase di costruzione”.

Sento dentro di me che si può fare.

Che cosa?

Qualsiasi cosa!

Nonostante questo, mi accade anche di tornare  indietro.

Mi spiego:  in questo periodo ad esempio, mi dibatto continuamente tra “orgoglio”  e realtà.

Sento tuttavia che è questo quello che mi serve, questo continuo confronto tra la certa ipotesi di una più ampia realtà e la certezza di un tunnel già percorso.

Combattere con me, mi provoca effettivamente un gran mal di testa!!!

Ahhh! I miei mal di testa!

Sono stanca di non accettare di me cose che sono in verità del tutto normali.

Non accettare fino in fondo ciò che non si può dire, mi fa arrabbiare, soprattutto quando è privo di senso profondo.

Forse è proprio questo che mi disturba, l’accertare e poi cercare di accettare quello che si è creduto di  tale importanza da formare tutto un comportamento che aveva un solo ed unico fine: coprire l’innominabile senso di vuoto.

Potrebbe essere tutto più semplice? Sembra proprio di si.

L’ammettere inorgoglita a me alcune convinzioni è una cosa del tutto meravigliosa quando appunto nessuno mi contraddice.

Ma cos’è l’orgoglio per me? Credo proprio sia quella situazione di stasi che mi fa credere di avere un’opinione delle cose che sono giuste e delle cose che sono sbagliate.

Cercare di accettare di avere come parti integranti entrambe non mi fa certo piacere.

Non è possibile! Quasi tutto quello che ho costruito fino ad ora non esiste realmente. O meglio nella realtà di tutti i giorni, del compromesso, della trattativa, del do così ricevo non c’è nulla di semplice o di scontato, è tutto pesato su una bilancia. E invece potrebbe essere tutto, ma veramente tutto più semplice.

Sento che è così, sento veramente che sulla mia strada ho incrociato un sentiero difficile ma che tra ostacoli in salita e corse in discesa mi può portare a vaste distese.

E’ pur vero però che, come prima ho anticipato, spesso mi è capitato che con un solo mezzo passo in avanti mi sono ritrovata quattro passi indietro.

Nonostante questo io insisto.

Proprio così: cado spesso nella fase: “nun me va, e manco se m’ammazzi te dico de sì”.

E mi chiedo: a chi devo dire di sì? Obbedire a me?

E’ possibile Nello che senta io una tale negazione da farmi rendere nullo quello che faccio? Ebbene sì. Mi rispondo. (E’ inutile che te faccio la domanda Tu me dirai!?).

Ora nonostante tutto lo stravolgimento che sento in me, mi rendo conto che la rabbia che sale perde forza quando cerco di darle un senso. E’ rabbia, pura rabbia di insoddisfazione, di non totale pienezza, di false verità messe lì per coprire un vuoto, un vuoto che per adesso sento incolmabile.

L’opportunità che ho, spesso vorrei farmela scappar via.

Salutare tutti, e arrivederci e grazie.

Ma, ripeto,  sono qui ad insistere.

Insisto anche se con metodica lentezza.

 “Nun me va de fa l’allenamento”. Ma ogni tanto corro.

E che fatica!!! Lo vivo come una situazione pesante! Senza via di uscita! Senza Respiro.

Ma vorrà dire che non ascolto? Non ascolto veramente fino in fondo me? Quella parte di me che si è accorta che correre serve?

Una forzata educazione all’obbedienza a me.

E poi!?  E poi arriva il bello!!! (Spiego i miei quattro passi indietro). Quando non lo faccio mi dico che in fondo mi alleno anche in altro modo.

Falsa verità.

Ipocrita verità.

Ecco la mia metodica lentezza.

E mi capita anche che nel momento in cui c’è la voglia di fare trovo la scusa per non fare. Facile farla difficile.

Non riconoscere è la mia prerogativa.

Uno dei tanti propositi da realizzare, ma sento che è quello più importante per me, ora, proprio ora che desidero fortemente riconoscermi.

Senza questa prerogativa non potrò realizzare nessuna  delle cose che vorrei.

E’ questo che mi blocca completamente nel fare ciò che mi piace. Potrebbe sembrare che nonostante questo mi adopero a fare qualcosa, ma il punto è: da sola, senza suggerimenti, ho qualcosa da fare?

Me lo sono chiesto ultimamente, e torno alla conclusione che non riconosco me e non do alcuna importanza a ciò che potrei realizzare. Non apprezzo mai fino in fondo ciò che faccio, non sono soddisfatta.

Mi aiuta una sensazione e cioè: sento che potrei costruire e realizzare un mio sogno, ma anche qui è necessario impegnarsi, allenarsi, insistere, insistere proprio lì dove mi è più faticoso. Questo è il consiglio operativo Tuo che non è che abbia provato spesso ma che quella volta che l’allenamento non mi è stato pesante e che ho avvertito quel lampo di benessere e di soddisfazione di me, mi ha lasciato un segno profondo, una sensazione che mi è piaciuta, che ho intenzione di ripetere!!!

Ed è per questo che voglio insistere.

Mi urlo quindi continuamente: E corri! E muoviti! Che aspetti?

…Arriverà il giorno in cui non avrò nemmeno l’occasione di pensarlo. Farò.

Questo è quello che ho capito da questa via che Tu ci offri. Che aspiro ad ottenere da me.

Come Tu dici  a diventare “Maestro di te stesso”Voglio questo per me.

Non sentirmi più un vuoto dentro che mi blocca gambe e mani, insomma i sensi ed i pensieri.

Voglio esprimere una continua danza con me ed il resto del tutto.

Un continuo evolversi e dissolversi di movimento e stasi che mi permetterà di portare la mia “vita e la mia morte” dove più mi piacerà o dispiacerà, con tutte le distrazioni o attenzioni che riuscirò a mettere, insomma “maestra di me stessa”, riuscendo a vivere ogni attimo traendone  infinito insegnamento.

Come ho accennato all’inizio, tutto questo stravolgimento di sensazioni, di emozioni, di pensieri e incriccamenti mi fa credere di essere nella “fase di costruzione”. Disfare e rifare quelle parti di me che mi impediscono e che invece potrebbero darmi la possibilità di danzare, mi fa sperare che si possono realizzare i sogni …

Con sincera gratitudine 

 

 dott.ssa GAIA RUIA
terapista della riabilitazione
 
Mi chiamo Gaia Ruia, sono terapista della riabilitazione e da sette anni seguo la formazione in Sigmasofia.
Quello che ho scritto l’ho scritto col cuore perché viene dalla mia esperienza diretta e personale, e ringrazio Nello Mangiameli di essere il riferimento nell’indagine di me. 
Per me Nello Mangiameli è stato una guida, un punto di riferimento, e continua ad esserlo.  
L’ho conosciuto in un periodo della mia vita in cui non avevo avuto grosse scosse emotive, ero molto giovane, ma qualcosa d’inafferrabile mi chiamava insistentemente verso di lui, verso quello che proponeva.  
La ricerca interiore per me era una definizione priva di significato, attraverso di lui ne ho capito l’importanza e la portata. 
Nello è uno che sperimenta direttamente, sulla propria pelle, non si spaventa dello spingersi sempre più in profondità nella conoscenza diretta della coscienza. È una persona che ha realmente raggiunto delle avanguardie nell’attraversamento di essa, un attraversamento fisico, non pensato e immaginato, e questo traspare dalla fluidità, dalla sicurezza ontologica inattaccabile di quando parla del metodo da lui sperimentato e proposto. 
Sentendolo parlare la prima volta, non conoscendo assolutamente nulla di ricerca interiore e, anzi, mettendomi sulle difensive, da scettica su questi argomenti, qualcosa del mio inconscio ha riconosciuto che in quell’uomo si muoveva qualcosa di veramente differente. Ho seguito quel richiamo e…sono ancora qui dopo molti anni! 
Pur avendo toccato vette rare, secondo me, della possibilità di conoscersi, proprio questo lo tiene con i piedi per terra, nel senso che è consapevole dell’immenso impegno e fatica che un uomo deve fare per attraversare se stesso, così identificato e intrappolato com’è dai suoi pensieri, dalle sue occupazioni, dal suo lasciarsi vivere, e non vivere, consapevole della vitalità che lo muove. 
Di Nello parlano le azioni, ha una disponibilità nell’ascoltare tutti indistintamente, alla pari, una serietà nel prendersi cura, veramente, delle persone che può lasciare il segno per sempre. Ho conosciuto diverse persone che gli saranno grate per tutta la vita, io sono una di quelle. 
Se gli si chiede di prendersi carico di sé, e la motivazione è reale, profonda, non ti molla più, è sempre pronto ad aiutarti anche se questo può significare frasi durissime, azioni difficili da accettare, assenze, silenzi voluti se questo è necessario a far prendere coscienza di un meccanismo della propria interiorità. 
E’ uno che sicuramente non carezza l’ego, ma che anzi fa in modo che ci si renda conto che spesso è da “schiaffeggiare”, per poterlo recuperare in modo funzionale alle prese di consapevolezza, piuttosto che per autocelebrarsi, per imporsi, per ritenere i propri bisogni gli unici significativi ecc., come spesso avviene. 
E’ un uomo dalla saggezza antica Nello, ma dall’energia giovane, frizzante.  
A volte i segni di questi due aspetti sembrano visibili sul suo corpo. 
E’ uno che ha riconosciuto cosa fare nella vita, profondamente, ha stretto un patto indelebile con se stesso, che è quello di scendere in verticale nella scoperta di se stesso e trasmettere i suoi vissuti a chi gliene fa richiesta, questo costi quel che costi, a fronte di scelte durissime nella sua vita. 
Come formatore di chi si colloca come ricercatore interiore, diventa lo straccio di tutti gli investimenti psico-corporei, mettendo a disposizione il suo corpo, nel senso reale del termine, per fare da specchio a tutte le proiezioni. 
Lo vedi lì durante le situazioni, la fase dei vissuti psico-corporei durante i seminari, sommerso dalle persone: chi lo aggredisce, chi lo adora, chi gli chiede nutrimento affettivo, chi lo maschera e… nella risata, nel pianto, in quell’urlo, le persone iniziano ad entrare in loro stesse. 
Proprio perché c’è l’implicazione corporea, a volte le persone non capiscono questo, che quello è un modo per entrare in loro stesse, si fermano nell’interpretazione di quel vissuto e per questioni irrisolte (altrimenti non avrebbero scelto di entrare in una formazione), non vedono l’elemento proiettivo e attribuiscono a Nello questioni che non lo riguardano neanche lontanamente.  
Questo è il rischio, di cui lui è perfettamente consapevole prima che le persone stesse lo sappiano, di chi ha il ruolo di porre le persone realmente di fronte loro stesse, soprattutto di fronte le parti di sé che segnalano funzionare di meno, e questo coincide col mettersi realmente in discussione sul piano corporeo, psichico ed energetico, scelta che a volte le persone non ce la fanno ad assumersi fino in fondo.  
Anch’io ho trattato Nello ad uso e consumo delle mie proiezioni, l’ho aggredito, adorato, maltrattato, gli ho attribuito poteri, volgarità, ne ho tratto nutrimento in varie forme, finché mi sono accorta che lui intanto… era lì che continuava il suo lavoro!  
…Finché mi sono resa conto che l’unica cosa utile da fare, avendo scelto questa Via, era quella di approfondire sempre di più il rapporto con me stessa per poterne impostare di non proiettivi con gli altri, e con lui. 
Mi lascia senza parole la sua dedizione all’altro, la sua instancabilità.
E’ sempre al lavoro: a scrivere libri, monografie, dispense, condurre seminari, fare tecniche, allenamenti…è un tutt’uno con quello che trasmette. 
E’ un uomo che smuove, basta la sua presenza. Provoca delle reazioni, di consenso o meno, ma non passa mai indifferente. 
E’ una persona allegra e divertente. 
E’ umile, perché nonostante l’enorme patrimonio di esperienze e d’informazioni che ha sull’essere umano, è pronto ad ascoltare chi ha “novità” in tal senso.  
Anche se propone un metodo saldamente strutturato nel suo articolarsi, è un ricercatore che non si è fermato nell’indagine di sé, e questo lo porta a molte variazioni e varietà nelle proposte operative, che sono indice di evoluzione, non d‘instabilità.  
Anche se usa un linguaggio spesso molto tecnico, è avvolgente, soprattutto se ci si “aggancia”, io uso questo termine perché quando lo seguo nei discorsi o nella lettura dei suoi libri, ho la sensazione proprio di entrare e seguire quell’atmosfera, ti accompagna passo passo, con una precisione veramente rara. Nessuna frase è messa a riempimento o è una digressione poco utile. 
E’ una persona che avvolge col suo modo di fare, è molto accogliente, e marziale, è potente e penetrante, e questi principi, maschili e femminili, sono molto evidenti in lui.  
Come figura della tradizione è un guerriero-sacerdote. 
Mi ha insegnato a scendere dentro di me, psicologicamente ma anche e soprattutto energeticamente. Mi ha fatto scoprire la tridimensionalità della visione interiore, dimensione che non sapevo neanche esistere, ho visto spazi immensi dentro, ho provato sensazioni di profonda calma e leggerezza e vissuti indelebili che hanno cambiato il mio approccio con la vita. 
Ho trovato la motivazione per affrontare parti di me anche dolorose, che magari sarebbero uscite fuori nel corso di un’ intera vita, che forse non avrei mai elaborato, anche nell’aspetto energetico. 
E’ stato, e continua ad essere, un lavorio minuzioso, spesso faticoso doloroso ma anche entusiasmante delle varie mie componenti.  
Ero una persona molto introversa, silenziosa e seria, ho scoperto che la serietà, cui davo tanta importanza, passa anche attraverso il concedersi di giocare per il solo piacere di farlo, come spontaneità che fluisce e che diverte. 
Attraverso Nello ho scoperto componenti profonde della mia femminilità, passaggio fondamentale per me, la fluidità, il sapersi abbandonare, il fidarsi. 
Ha fatto, abbiamo fatto, sì che io prendessi in mano la mia vita e me ne assumessi la responsabilità. Ho fatto scelte e passi che probabilmente senza questa Via di ricerca non avrei fatto, o non in questi tempi. 
Mi ha fatto capire l’importanza del
mettersi sempre in discussione,
dell’assumere un ruolo di vero ricercatore, che sa che dietro una presa di consapevolezza ce ne sono sempre tante altre da compiere…questo dà senso alla vita, perché ci si pone nell’ottica appassionante ed entusiasmante, secondo me, della continua scoperta. 
E’ un uomo puro e cristallino, a volte troppo semplice per essere compreso! 
Per conoscere Nello basta guardarlo
 quando gioca con Lambda, il suo cane!
Gaia RUIA

 

 
 
Antonio Bernini
Elfo Frassino)
Presidente del CONACREIS
 
 
(estrapolato da Introduzione a Bioetica autopoietica)
Un meccanismo che, direbbe Mangiameli, è virtuoso quando avviene su base autopoietica, cioè di autocreazione e autoasseverazione…
 
Il motivo della mia presenza sulle prime pagine di questo libro è l’apprezzamento per la proposta dell’amico Mangiameli, affinché le discussioni in termini di “bioetica” non si fermino al bipolarismo religiosità-laicismo.
 
Mangiameli va ancora oltre. Afferma che la posizione “religiosa versus laica” va superata perché si tratta di un anacronismo, di una dicotomia artificiale, figlia forse della separazione dell’umanità dalla sua stessa natura, a sua volta figlia di culture nate per distinguersi le une dalle altre e sviluppatesi grazie al principio della separazione che a poco a poco si è instaurato nelle menti, in epoche diverse, sotto tutte le latitudini. Dentro ognuno di noi – dice l’Autore - convivono le matrici di entrambe le visioni etiche, le cui radici sono saldamente intrecciate dove l’individuo è più vero: verso la riscoperta di quelle radici e, nello specifico, verso la ricomposizione di “una” etica, ci suggerisce quindi di andare.
Non sono in grado di dire se il percorso proposto da Mangiameli sia agevolmente percorribile, e con quale soddisfazione per l’individuo che intenda addentrarvisi. Mi piace però sottolineare lo spirito di ricerca del quale è pervaso, e il doppio movimento che richiede, di allargamento delle etiche possibili, e di definizione di un’etica che componga armonicamente concezioni ed esigenze diverse. Doppio movimento, com’è proprio del respiro, del battito cardiaco, dell’alternanza di luce e buio nella quale nasciamo e moriamo, cercando di lanciare semi positivi, tracce di noi, spazi utili per chi ci succederà.
Elfo FRASSINO
Presidente Conacreis
 
 

 

Michele SCAPINO
-Orango Riso-
(Co-fondatore della Federazione di comunità di Damanhur)
La sigmasofia autopoietica si propone come disciplina capace di integrare tutti i diversi aspetti dell’esperienza umana, attraverso un percorso di consapevolezza e di autoconferma. Afferma che un elemento fondamentale del benessere è il riconoscimento delle proprie esperienze e la loro affermazione come elementi formativi, fisici e spirituali, della personalità.
Anche se non ne siamo così lontani, non si tratta ancora di sostenere, come fa la Fisica quantistica, che è l’osservatore a creare e modificare il fenomeno: a un sigmasofo il principio quantistico deve sembrare forse un po’ venato di un principio autistico, apparendogli figlio di un sistema chiuso, entropico. Certamente, però, anche questa nuova scienza pone alla base di se stessa non tanto l’osservazione del fenomeno quanto la sua creazione, attraverso un processo di conferme e riconoscimenti.
 
Per questo, il principio autopoietico è sano, in linea con la direzione della vita e, diremmo, implicitamente terapeutico. Per questo, uno studio sulla bioetica autopoietica – al di là dello spessore del tomo! – stimola la nostra curiosità di lettori e ricercatori, in cerca di sempre nuovi strumenti per confrontarci con noi stessi e il mondo del quale siamo a cavallo.
 
Orango RISO